La Fusione fredda

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La Fusione fredda

Messaggio Da einrix il Gio 19 Mag 2016, 09:50

Qualche tempo fa sentimmo parlare della fusione fredda nella versione Rossi, che il Fisico Focardi (Università di Bologna) aveva sperimentato. Si seppe che sarebbe stata prodotta per impianti domestici da 3 kw, in Grecia, ma dopo un po non se ne seppe più nulla.
Il principio è semplice: vi sono metalli come il Palladio che riescono ad assorbire, nella loro struttura cristallino-molecolare, quantità molto elevate di idrogeno che è l'elemento più piccolo che si conosca (1), costituito da un solo protone ed un solo elettrone. Tradotto in altri termini, significa che l'atomo di idrogeno riesce ad avvicinarsi così tanto a quello del Palladio che in qualche particolare condizione ne può venire catturato.
Rossi deve aver trovato quel modo particolare per vincere le forze di repulsione, con catalizzatori o qualche forma di "accensione", che costituiscono gli elementi del suo dispositivo per la fusione fredda(2).
Il carbone non brucia quando si trova a temperatura ambiente, pur in presenza di ossigeno, e neppure brucia il gas metano, salvo che in qualche modo non se ne inneschi la combustione. Qualche cosa di simile deve accadere anche nel dispositivo di Rossi. Nel caso del metano occorre distinguere tra un ambiente saturo in cui scocchi una scintilla (simile ad una reazione incontrollata) ed un fornello tarato per un corretto funzionamento (simile ad una fusione fredda). Nel primo caso si ha uno scoppio, mentre nel secondo caso si ha una combustione controllata.
Le sperimentazioni fatte in diversi laboratori, avevano si mostrato che talvolta, spontaneamente in sistemi palladio-idrogeno, si aveva un improvviso innalzamento della temperatura che si poteva attribuire ad una fusione fredda, ma in quegli esperimenti non vi era alcun dispositivo che provocasse una fusione fredda ripetuta a comando.
Nel dispositivo di Rossi potrebbero esserci delle condizioni per cui, come in un fornello a carbone o a gas si produce calore in modo prevedibile o controllato. Ed in quest'ultimo caso vi potrebbe essere un dispositivo che pilotasse la fusione, potendola sostenere e interrompere a comando.
Se dovessi condurre una sperimentazione, userei un generatore di raggi x duri (simili ai raggi gamma) per eccitare gli atomi dell'idrogeno, che vicini a quelli del Palladio, potrebbero violare le forze di repulsione e fondersi, generando una elevata energia di fusione che ripagherebbe abbondantemente la spesa del generatore. Inoltre, pilotando il generatore di raggi x, potrei controllare la reazione di fusione che così resterebbe fredda. Forse è per questo che il Generatore di Rossi non sia così facilmente sistemabile in una abitazione privata, per il possibile inquinamento radioattivo dovuto o al generatore simil raggi x, oppure alla radiazione che vi può essere quando avvenga il fenomeno della fusione. Mentre la cosa sarebbe fattibile in una centrale controllata.

Qualche notizia
http://fusionefredda3.com/
http://fusionefredda3.com/novita/le-cat-ha-finalmente-ottenuto-il-brevetto-dallus-patent-office
http://e-catalyzer.it/category/lenr


note:
1) " Il palladio ha una grande abilita' ad assorbire idrogeno (fino a 900 volte il suo volume).

Read more: http://www.lenntech.it/periodica/elementi/pd.htm#ixzz495otVWWn
"
2) Dalla richiesta di brevetto (USA) emerge inoltre immediatamente che non vengono nominate esplicitamente le LENR [Con il termine di Trasmutazione LENR si definiscono delle ipotetiche trasmutazioni di alcune specie atomiche in altre, quale risultato di reazioni nucleari a bassa energia (Low Energy Nuclear Reactions, LENR, generalmente noto come Fusione nucleare fredda).], ma vengono invece specificati i mix di carburanti impiegati: litio e litio alluminio idruro come combustibile e un elemento del gruppo 10 come nichel in polvere quale catalizzatore (particolari mai divulgati in precedenza).
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Re: La Fusione fredda

Messaggio Da einrix il Lun 10 Ott 2016, 12:26

Sulla fusione fredde di Rossi e Focardi qualche tempo fa ho avuto una corrispondenza con degli amici...

Cara xxxx, scrivo a te non avendo le mail di xxxx. 
A spiaggia, abbiamo parlato di fusione fredda e di Focardi che xxx ha conosciuto molto bene.
Questione abbastanza complessa e dai molti risvolti. Così ho voluto fare un piccolo sommario di ciò che so nella speranza che possa essere utile.
I link, una volta spedita la lettera, dovrebbero risultare attivi (cosa che adesso non posso verificare). Se non funzionassero, occorre copiare e incollare  nel browser...


Grazie e scusa per il disturbo.


###########


Volendo fare tutta la storia sarebbe un discorso lungo. Mi limito ad alcuni riferimenti che attengono al discorso fatto da xxx sulle testimonianze di Focardi e famiglia.


Per fare in fretta, incominciamo da qui, riportando la testimonianza di Giuseppe Levi che spiegherà lui stesso chi è e cosa ha fatto.
 il link:
http://www.queryonline.it/2011/02/02/il-ritorno-della-fusione-fredda-ci-risponde-levi/
[...]
Dato che sono stato direttamente chiamato in causa e che ho svolto, insieme al Dr. Bianchini e al Prof. Villa, quella prova (anzi 2 come riporto nel mio brevissimo e preliminare report), mi sento in dovere di intervenire.
Sono un ricercatore confermato dell’Università di Bologna. Da anni conosco il prof. Focardi, che è professore emerito, e con lui ho collaborato in una misura accurata della costante G. Da molti anni il prof. Focardi lavorava sui sistemi Ni-H. Sono sistemi molto diversi da quelli noti come “Fusione Fredda”. Nei sistemi Ni-H non vi è produzione di He tramite fusione di due nuclei di deuterio (1).
Da poco più di due anni il prof. Focardi mi ha iniziato a collaborare con Rossi e da quel momento mi ha mostrato numerosissime evidenze coordinate che dimostravano che il reattore di Rossi stava in effetti funzionando.
Dato che si trattava di esperimenti per sviluppo industriale non ebbi modo di parteciparvi.
Solo da due mesi ho potuto esaminare il reattore e, da subito alcune cose mi hanno colpito:


La potenza prodotta: nell’ordine di 10 kW
Il fatto che nella prima prova il reattore sia stato in grado di sostenere la reazione senza potenza esterna.
La sostanziale ripetibilità dell’esperimento.
È chiaro, come del resto dico nelle conclusioni del report, che le prime due prove fatte sono da considerarsi estremamente preliminari perché troppo brevi. Stiamo organizzando una prova più lunga, da tenersi in Dipartimento in condizioni più strettamente controllate delle altre coinvolgendo anche colleghi in modo da avere un controllo reciproco.
Riguardo alla bombola di idrogeno. Il peso perso è stato valutato <1g. Avevamo una bilancia molto sensibile e un pezzo di scotch usato per fissare la bombola vi era rimasto attaccato. il quantitativo di idrogeno che avremmo dovuto consumare per produrre quell’energia sarebbe stato due ordini di grandezza maggiore.
Riguardo al modello teorico fusione Ni+p è stato per ora confutato. Non abbiamo osservato gamma da annichilazione di positrone (58Ni + p → 59Cu che decade Beta+) (e meno male perchè il flusso sarebbe stato tale da uccidermi). Leggete i report di Bianchini e Villa.
Facendo funzionare il reattore in Dipartimento per abbastanza tempo (>10-15h) potremo escludere (sono già estremamente improbabili ) qualunque fonte chimica. Vi è un limite alla densità di energia chimica immagazzinabile.
Per il resto… se mi trovo difronte a dati sperimentali correttamente acquisiti e mi manca una spiegazione teorica… beh vorrà dire che avremo molto lavoro da fare.
Osservo infine che l’atteggiamento dell’Ing. Rossi è completamente diverso da quello di un qualsiasi “claimant”.
Potremo fare misure sull’apparato in modo indipendente e con nostre apparecchiature. Ed è quello che faremo.


[...]


Grazie,
Giuseppe Levi


link del report con cui si da conto dei risultati: Report on heat production during preliminary tests on the Rossi “Ni-H” reactor


[url=http://www.journal-of-nuclear-physics.com/files/Levi, Bianchini and Villa Reports.pdf]http://www.journal-of-nuclear-physics.com/files/Levi,%20Bianchini%20and%20Villa%20Reports.pdf[/url]


Cari xxx e xxxx, vi faccio osservare come i collaboratori del Focardi abbiano parlato "del reattore di Rossi". Del Focardi molti dicono che si sia interessato nel passato, di fusione fredda, come del resto hanno fatto molti altri fisici, nel mondo. Il Professor Villa (2) però dice: "Rossi e Focardi, che hanno più informazioni di noi, su questo punto non hanno dubbi". Non si può escludere che il Focardi abbia accettato di aiutare il Rossi, a patto che qualche rivelazione gli venisse fatta. E di questo passo, anche qualche suggerimento del Focardi avrebbe potuto entrare nell'apparecchio del Rossi, che poi viene sottoposto a misura dall'equipe del Focardi, se lui stesso e la famiglia, hanno mostrato un qualche disappunto sulla vicenda del riconoscimento dei meriti.






Note:
1) sui sistemi che producono isotopi di elio, ha lavorato l'Enea, con scariche elettriche tra elettrodi di platino e palladio in acqua pesante. Si cita per questo esperimento il rapporto 41 che pare sia stato insabbiato nei suoi sviluppi. Il un primo momento Rubbia, non solo ha favorito la ricerca, ma ha partecipato alla stesura del report, salvo poi chiudersi in un inspiegabile mutismo nelle ultime fasi della divulgazione, che non è potuta avvenire attraverso le riviste ufficiali. La spiegazione per questo caso (ipotizzata proprio da uno dei ricercatori dell'Enea) è che se nelle stesse condizioni della prova, si dovessero usare elettrodi con uranio impoverito, sarebbe facile costruire l'innesco per una piccola bomba nucleare sporca. E che di tali sviluppi, ne siano a conoscenza le nazioni che detengono conoscenze sulle armi nucleari.
2) l'intervista al Prof Villa:
https://202020assoc.wordpress.com/energia/intervista-al-prof-villa/


Un saluto e a risentirci e rivederci ad una prossima occasione
Enrico
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Re: La Fusione fredda

Messaggio Da einrix il Dom 25 Giu 2017, 18:57

Non è la fusione fredda, ma...

https://video.repubblica.it/tecno-e-scienze/fusione-nucleare-viaggio-nei-laboratori-italiani-cosi-creiamo-una-piccola-stella/279542?video&ref=RHRD-BS-I0-C6-P2-S1.6-T1
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