la "crisi" non è solo dell'Eurozona!

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la "crisi" non è solo dell'Eurozona!

Messaggio Da Erasmus il Ven 31 Mag 2013, 12:57

Mi è stato segnalato (tramite la mailing list del MFE) un articolo da "La Stampa" di oggi ven. 31.05.13 dal titolo alquanto strano: «Impiccate il Portavoce!».

A segnalarlo è stato un federalista "esperantista" che sostiene che è ora di affrontare senza indugi il problema di una "lingua franca" europea proprio per evitare il devastante "colonialismo culturale" da parte della lingua inglese.

Indirettamente, l'ormai indiscussa supremazia dell'inglese nuoce anche al civismo dei cittadini britannici favorendo la crescita di una mentalità nazionalista, piuttosto xenofoba, che ritiene la propria cultura (e civiltà) superiore a quella degli altri europei.

Ma a me l'articolo ha dato luogo ad altri pensieri.

Da sempre vado dicendo che non sta in piedi il ritenere che la crisi sia in qualche modo causata o almeno aggravata dall'adozione di più stati della moneta unica europea.
Da sempre vado sostenendo che gli squilibri tra stato e stato ci sono e si rilevano sì anche in termini di difficoltà o meno di rispettare i parametri di Maastricht, ma che senza la moneta europea sarebbe peggio proprio per gli stati ora in difficoltà. E che la causa dell'impossibilità di ridurre questi squilibri non sta nella perduta sovranità sulla moneta ma sta invece sulla conservazione della formale sovranità sulla politica finanziaria e macro-erconomica dei singoli stati. Quindi, per me ci vuole "più Europa", non già "meno Euroapa"; e il tornare alle monete nazionali per alcuni stati sarebbe catastrofico.

A suffragio delle mie affermazioni portavo appunto la constatazione che la crisi non è certo (mediamente) più forte in eurozona che in altri paesi europei.
In particolare, le cose non vanno bene in quei paesi a forte tendenza di "destra conservatrice e nazionalista", e che proprio per questo ben difficilmente si disporranno a rinunciare alla propria moneta.
Tra questi spiccano la piccola Ungheria di Orbàn e il "blasonato" Regno Unito.

Emblematiche, a proposito dell'UK, sono le tre "e.mail" (tradotte e pubblicate in coda a quell'articolo di La Stampa) inviate da comuni lettori al portavoce (britannico) della Commissione Europea il quale, in una intervista alla BBC, aveva spiegato in che cosa consisteva la denuncia della Commissione stessa di violazione [da parte delle stesse istituzioni britanniche] dei diritti riconosciuti in UE a circa 28 mila stranieri che lavorano legalmente in UK.

Emblematiche sono sia a riguardo del senso di appartenenza o meno dei cittadini britannici ad una patria più grande (che sarebbe l'Unione Europea se fosse federale) sia [e ancor più] a riguardo del fatto che crisi, austerity e tagli al welfare non sono certo da poco là ... nel paese felice (per gli euroscettici nostrani) che non è caduto nella trappola – sempre secondo gli euroscettici nostrani – di adottare l'Euro "tedesco"!

L'articolo sta qua:
=> "Inpiccate il portavoce!" (www.lastampa.it/2013/05/31)

Lo trascrivo di seguito.
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
"Impiccate il portavoce!"

Furia euroscettica contro Bruxelles che accusa il Regno Unito di discrimare gli stranieri. Pioggia di minacce sul funzionario che ha dato la notizia. Nervi tesi oltre la Manica. Abbiamo un problema, no?
La Commissione Ue ha deciso ieri di portare la Gran Bretagna davanti alla Corte di giustizia europea per applicare un sistema sociale ''discriminatorio'' nei confronti dei cittadini Ue non britannici residenti sul suo territorio, privandoli di una serie di benefici a cui avrebbero invece diritto in base alle norme Ue. Londra, che ha da tempo intrapreso una 'guerra' contro quello che ha definito 'turismo del welfare', non ha, secondo i calcoli di Bruxelles, dato i benefici sociali a 28mila persone tra il 2009 e il 2011.

L’Unione europea crede nello stato di diritto. Se un regolamento è approvato all’unanimità a Bruxelles da ventisette stati membri - compreso il Regno Unito -, il regolamento deve essere rispettato. In un sistema democratico le regole possono essere cambiate o sfidate da una iniziativa politica. Ma non devono mai essere violate da un governo, soprattutto se questo danneggia dei lavoratori legali e le loro famiglie. A maggior ragione se il diritto che è negato è uno di quelli che cittadini britannici possono godere ovunque una volta qualora si rechino all’estero.

Dovrebbe essere un questione fra gentiluomini. Il governo britannico dovrebbe evitare di alimentare l’ondata euroscettica e considerare che l’Ukip – il partito indipendentista anti Bruxelles – vincerà certamente se David Cameron andrà a fidarlo sul suo terreno. L’Europa vuole che il regno Unito resti al suo interno. Il regno Unito ha tutto da guadagnare da un mercato efficace e da una integrazione duratura. Naturalmente sono liberi di andarsene se lo decideranno e nessuno dovrebbe fermarli. Se ami qualcuno, lascialo libero. E l’Europa ama il Regno Unito.

E’ una questione complicata dalla soluzione difficile. Oltre i 28 mila lavoratori che sono stati apparentemente discriminati, l’aspetto peggiore è l’odio che l’euroscetticismo sta seminando nel Regno Unito. Ieri la posizione della Commissione europea è stata illustrata da un portavoce inglese, Jonathan Todd, un ex giornalista, comunicatore di grande esperienza. Con coraggio ci ha messo la faccia, è andato davanti alle camere della Bbc ha illustrare cosa stava succedendo. Con grande calma. Sapeva a cosa stava andando incontro.

In pochi minuti ha cominciato ad essere tempestato di email e sms davvero pesanti. Parole che non dovrebbero avere cittadinanza nella nostra civiltà moderna. Forse Nigel Farage, leader dell’Ukip, considererà gli scriventi come una sorta di eroi dei nostri tempi, ma il governo britannico dovrebbe affermare l’esatto contrario. Spiegare che hanno deciso loro e non il portavoce. Dire che non si tratta di eroi. Chi usa quei toni e quelle parole non vale davvero nulla.

Tre email, per vedere e provare a capire l’aria che tira.

Sir, lei è davvero così fuori dal mondo nella sua torre d’avorio?
Nel nostro paese abbiamo attacchi terroristici, disoccupazione, un sistema previdenziale che crolla, gente che vive in mezzo alla strada, scuole stracolme, anziani che muoiono di freddo…
Lei, come cittadino britannico, deve anteporre gli interessi dei suoi concittadini.
Lei è ovviamente fuori di testa e ha perso il contatto con la gente qualunque.
Quando il Regno Unito deciderà di abbandonare lo stato comunista dell’Europa, la gente come lei non sarà più in grado di decidere come noi nel Regno Unito possiamo vivere. Non sarà mai abbastanza presto..
Lei, signore, è un peso per tutte le libertà per le quali i nostri antenati hanno combattuto.
Io, come altri, sono disgustato dal suo comportamento.
Dovrebbe impiccarsi per la vergogna.

MS XXXXX

Ps. Con le sue stupide azioni, lesi sta piantando gli ultimi chiodi nella bara dell’Ue. Per questo, dovrei ringraziarla.


Una seconda mail.

Trovo oltraggioso assistere a un comportamento così palesemente da traditore di un cosiddetto britannico. Io so che lei non avrà onta delle sue decisioni perché la fedeltà e l’empatia sono estranee al suo distorto modo di ragionare. Ricordi che quando si avvicinerà ai suoi anni del tramonto, che verranno per lei come per tutti noi, e la sua stagione sarà finita, lei sarà ricordato soltanto come un traditore. Si goda la vita che le resta, io spero davvero che lei si ammali.
Le auguro una cattiva salute e una mente disturbata dai tormenti.

Kieron XXXX
(Un patriota che ama il suo paese e la sua gente)


Una terza, per concludere.

Sir,
ho appena visto al sua intervista alla BBC sugli attuali problemi fra Ue e Regno Unito sui benefici ai lavoratori stranieri

Posso darle un consiglio? Quando sei in un buco, è meglio non scavare.
Con degli idioti come lei, l’Ukip sarà al potere dopo le prossime elezioni.
Non ha pensato che nel concedere un’intervista avrebbe causato irritazione ovunque nel paese?
Lei, Sir, è un traditore del suo paese, dovrebbe essere arrestato per tradimento.

Questo paese è sull’orlo della catastrofe e il crollo economico e tutto che voi pazzi volete fare e dare a tutti il MIO DENARO.

Se fossimo nella seconda guerra mondiale le sarebbe messo al muro e fucilato per quello che ha fatto.

La prego, Signore, di restare a Bruxelles e non tornare mai nel Regno Unito.

Prima l’Ukip andrà al potere e prima ci porterà fuori dalla fogna puzzolente in cui a lei piace vivere.

yours
A XXXXXX
chelmsford

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Ciao a tutti

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Re: la "crisi" non è solo dell'Eurozona!

Messaggio Da cireno il Sab 01 Giu 2013, 07:04

E' vero: il titolo del tuo thread dice la verità assoluta: la crisi non è solo euopea perchè è una crisi di sistema. E' il capitalismo che è in crisi, questo capitalismo oltretutto infettato dal neo-liberismo.
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