Istanbul: la protesta diventa rivolta

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Istanbul: la protesta diventa rivolta

Messaggio Da Guya il Dom 02 Giu 2013, 09:51

La battaglia d' Istanbul in difesa di seicento alberi,
novecento arresti, mille feriti, quattro accecati per sempre,
la battaglia d' Istanbul
è per gli innamorati a passeggio sui viali,
per i pensionati, per i cani,
per le radici, la linfa, i nidi sui rami,
per l' ombra d' estate e le tovaglie stese
coi cestini e i bambini,
la battaglia d' Istanbul è per allargare il respiro
e per la custodia del sorriso.

Erri De Luca



Il premier Erdogan minaccia i manifestanti e promette che non fermerà i suoi faraonici progetti speculativi. La protesta per la difesa del Gezi Park si estende e diventa rivolta popolare contro un regime oscurantista e autoritario. Ancora manifestazioni e scontri.







Sono immagini forti, shockanti, ma danno il senso di quello che è accaduto ieri ad Istambul. Quello che i media ufficiali non dicono o lasciano trasparire a malapena.


2 giugno 2013

Scontri Istanbul, almeno due morti
Amnesty International: mille i feriti. E anche oggi piazze piene di manifestanti e poliziotti antisommossa

Secondo Amnesty International ci sarebbero stati ieri "almeno due morti" negli scontri a Istanbul fra polizia e manifestanti anti-governativi. In una nota l'organizzazione umanitaria afferma che secondo le informazioni ricevute ci sono stati "oltre mille feriti e almeno due morti" a Istanbul. La repressione della manifestazione è stata, come dimostrano video e immagini trasmesse in tutto il mondo, molto violenta.
Il bilancio ufficiale degli scontri, secondo il ministro degli interni Muammer Guler, è invece di 79 feriti, 53 civili e 26 agenti.

Intanto è Ancora alta la tensione in Turchia, con i manifestanti che presidiano piazza Taksim a Istanbul, anche se il loro numero è sceso notevolmente. Lo riferiscono i giornalisti locali sul posto. Alcuni dimostranti hanno eretto delle barricate provvisorie. Nei pressi dell'ufficio del premier, la situazione è calma, anche se è vistosa la presenza di agenti in tenuta anti-sommossa.
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Re: Istanbul: la protesta diventa rivolta

Messaggio Da Guya il Dom 02 Giu 2013, 10:06

14.30 - “Abbiamo deciso e andremo avanti”. Suona così, in sintesi, il lungo e minaccioso messaggio rivolto al paese attraverso i canali radio e tv dal premier islamico-liberista Recep Tayyip Erdogan, che ha intimato ai manifestanti di Piazza Taksim ad Istanbul di fermare "immediatamente" il loro intralcio alle forze dell'ordine impegnate a sgomberare il parco, il Gezi Park, dove il governo vuole edificare un centro commerciale e una moschea. “Chiedo ai manifestanti di fermare immediatamente le loro manifestazioni per evitate ulteriori danni ai visitatori, ai pedoni e ai commercianti" ha detto il primo ministro, ribadendo che non ritirerà il mega progetto urbanistico all'origine delle proteste. Una dichiarazione che suona come un nuovo via libera alla dura repressione già costata quasi 100 arresti e centinaia di feriti, e che promette di bypassare la decisione di un tribunale che ieri sera aveva fatto sapere di aver ordinato di far fermare le ruspe arrivate lunedì nel giardino a due passi dalla centralissima e animata Piazza Taksim. Non è ancora chiaro se la brutale violenza della polizia abbia provocato alcuni morti, come alcune fonti continuano a denunciare accusando i media di censura. Ma alcuni dei feriti sono in gravi condizioni. E questa mattina la repressione si è di nuovo scatenata contro parecchie migliaia di manifestanti che in vari quartieri del centro hanno dato vita a nuovi blocchi e manifestazioni. La polizia é nuovamente intervenuta con i gas lacrimogeni, le granate stordenti e i cannoni ad acqua, e si registrano altri feriti e altri arresti dopo quelli di ieri e dei giorni scorsi. Nelle scorse ore migliaia di manifestanti appartenenti a diversi gruppi politici della estrema sinistra ma anche di centrosinistra hanno marciato sul ponte che collega i due lati del Bosforo, bloccando per ore il traffico e manifestando ormai non più contro la distruzione del Gezi Park ma ormai contro un regime autoritario e repressivo che dimostra di non farsi scrupoli nell’imporre, ad ogni costo, gli interessi economici dei suoi sostenitori e una visione oscurantista e reazionaria dell’Islam. Contro Erdogan e l'Akp si stanno coagulando, con la protesta del Gezi Park a fare da detonante, diverse proteste: quelle contro le restrizioni alla vendita degli alcolici; quella contro le restrizioni al diritto di aborto e di contraccezione per le donne; quella contro la devastazione ambientale; quella contro un modello economico liberista e autoritario in campo sociale e sindacale; quella contro la repressione delle minoranze etniche, culturali e religiose; quella contro l'interventismo di Erdogan nei confronti di un paese, la Siria, da molti turchi considerata un paese fratello.

A due passi da piazza Taksim, il Gezi Parki, costruito nel 1940, è circondato da alberghi di lusso. Il progetto approvato dall'amministrazione comunale islamica conservatrice, prevede al suo posto un centro commerciale, oltre al “rifacimento” di una caserma di epoca ottomana. Da lunedì, quando i bulldozer sono arrivati nel parco, gli istambulioti, frequentatori del parco o ambientalisti, hanno cominciato a montare la guardia per impedire lo scempio. Avviate da ecologisti e urbanisti, le manifestazioni si sono a poco a poco trasformate in un movimento contro il governo e i suoi mega progetti a Istanbul, come il terzo ponte Bosforo e il terzo aeroporto internazionale, per non parlare del canale artificiale parallelo allo stretto naturale che taglia in due la città. Cuore pulsante della città e centro della vita notturna, Piazza Taksim concentra divisioni e veleni non solo per quanto riguarda l'area verde del Gezi Parki. Dopo una lunga battaglia giudiziaria, è ormai certo che nella nuova piazza troverà posto anche una moschea, fortemente voluta dal premier e che ha ricevuto critiche da residenti e urbanisti. Un indissolubile legame tra islam radicale e business che sembra la base del crescente potere di Erdogan e dell’Akp.

14.50 - Da stamattina si susseguono in molti quartieri di Istanbul, oltre che nel centro della città già diventato ieri un vero e proprio campo di battaglia, le manifestazioni, le proteste e i presidi.
Dopo le minacciose affermazioni di Erdogan, il Taksim Dayanisma, cioè la piattaforma che riunisce le varie realtà mobilitate in questi giorni a difesa del Gezi Park, ha invitato tutta la società a scendere in piazza sulla base di tre richieste:

1) Le immediate dimissioni del Governatore di Istanbul e del capo della polizia della megalopoli
2) L’immediata fine della repressione e della violenza della polizia contro la popolazione
3) L’immediata rimozione delle barriere di sicurezza e delle transenne e dei blocchi di polizia piazzati da ormai una settimana intorno e dentro il Gezi Park, e la riapertura del parco all’utilizzo pubblico.

14.55 - Le proteste si estendono oltre Istanbul. Nella capitale i manifestanti si sono radunati di fronte al Parlamento e hanno lanciato bombe molotov contro la polizia, che a sua volta ha usato gas lacrimogeni per disperdere la folla. Sempre ad Ankara, in migliaia si sono riuniti nel parco centrale della capitale per chiedere le dimissioni del governo. La polizia ha invece disperso violentemente centinaia di sostenitori dell'opposizione che tentavano di raggiungere la sede principale dell'AKP, il partito del primo ministero Recep Tayyip Erdogan. Manifestazioni di solidarietà nei confronti dei contestatori di Taksim si sono registrate anche a Eskisehir, Mugla, Konya e a Bolu. In alcuni casi i manifestanti sono stati attaccati dai reparti antisommossa della polizia.

15.05 - Amnesty International ha denunciato l'uso eccessivo della forza da parte della polizia turca a Gezi Park a Istanbul ed ha affermato che ''l'utilizzo di gas lacrimogeni contro manifestanti pacifici in uno spazio ridotto dove possono comportare un serio rischio per la salute é inaccettabile e viola lgli standard internazionali dei diritti umani, deve essere fermato immediatamente''. In un comunicato il direttore per l'Europa di Amnesty John Dalhuisen, riferisce Hurriyet online, ha anche avvertito che ''l'uso della violenza da parte dela polizia a questi livelli appare volto a negare il diritto di protesta pacifica e a scoraggiare altre persone dal parteciparvi''. Amnesty International ha chiesto una inchiesta sul comportamento delle forze di polizia a Gezi Park. Intanto il capo dell'opposizione, il socialdemocratico Kemal Kilicdaroglu, ha chiesto al premier Recip Tayyip Erdogan di ordinare ''l'immediato ritiro'' delle forze di polizia che circondano i manifestanti a Gezi Park. ''Non mettete la polizia contro il popolo. Questa gente sta difendendo la sua città" ha affermato Kilicdaroglu.

15.10 - L'ordine degli avvocati turco ha lanciato un appello questa mattina al capo dello stato Abdullah Gul perché intervenga per fare calare il livello di tensione fra manifestanti e forze di polizia attorno al caso di Gezi Park a Istanbul.

15.15 - Decine di migliaia di persone stanno scendendo in piazza in questi minuti in diverse parti di Istanbul, chiamati a raccolta dai partiti dell'opposizione, dai sindacati, dalle realtà antagoniste ed ecologiste, dalle associazioni per i diritti umani. Già stamattina a migliaia hanno inscenato manifestazioni spontanee contro il governo, ad esempio nella parte asiatica, dove hanno occupato i moli dei traghetti che solcano il Bosforo urlando slogan per la libertà e contro la repressione. Alcuni coordinamenti di lotta hanno dato appuntamento sulla via Istiklal per una marcia diretta verso Piazza Taksim, epicentro storico delle proteste della sinistra e dei sindacati e a due passi dal Gezi Park, dove ancora stamattina la polizia ha attaccato i manifestanti che nonostante la brutalità dei reparti antisommossa erano rimasti a presidiare il parco per impedire alle ruspe di sradicare gli alberi.

15.20 - Secondo il sito della sinistra greca Left.gr alcuni soldati turchi avrebbero distribuito mascherine ad alcuni manifestanti per potersi proteggere dall'effetto dei lacrimogeni con i quali i reparti antisommossa della polizia stanno da alcuni minuti di nuovo inondando migliaia di manifestanti che protestano nell'ultimo tratto di Istiklal Caddesi, ai margini di Piazza Taksim. Secondo il sito Kranos.gr la polizia, che inseguiva alcuni manifestanti rifugiatisi presso un ospedale militare, sarebbe stata minacciata con le armi da alcuni soldati per impedire che gli agenti facessero irruzione nella struttura. La polizia avrebbe risposto sparando lacrimogeni all'interno dell'ospedale militare.
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Re: Istanbul: la protesta diventa rivolta

Messaggio Da Guya il Dom 02 Giu 2013, 10:13

15.30 - Durante una conferenza stampa realizzata dalla Taksim Dayanisma, la piattaforma che coordina la difesa del Gezi Park, due medici hanno assicurato che durante l'assalto di ieri della polizia contro i manifestanti un giovane ha perso la vita. Su Internet gira anche un video che mostra un uomo abbattuto violentemente da un getto d'acqua sparato da un idrante della polizia in Piazza Taksim e che batte violentemente la testa sul selciato, perdendo conoscenza. Secondo alcune fonti l'uomo non sarebbe sopravvissuto ma anche in questo caso mancano conferme ufficiali.

15.45 - Il primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, ha ammesso che possono esserci stati casi di azioni "estreme" delle forze dell'ordine nei confronti della gente che in questi giorni sta dimostrando nel centro di Istanbul contro l'attuazione di un progetto di ridisegno della piazza centrale della citta'. "Sì, é vero - ha detto Erdogan - potrebbero esserci stati degli errori, una risposta un po' troppo estrema da parte della polizia". E il ministero dell'Interno ha fatto sapere con un comunicato che sarà intrapresa azione legale contro i poliziotti che hanno agito in maniera "eccessiva". Sembra un segnale di debolezza da parte delle autorità



18.15 - Migliaia di manifestanti stanno resistendo alle violenze della polizia turca nel centro della capitale Ankara. Nel quartiere di Kizilay centinaia di persone hanno lanciato pietre contro la polizia mentre un elicottero sparava candelotti di gas lacrimogeno sulla folla. La polizia ha anche fatto ricorso a bastoni elettrificati, che colpiscono con scariche anche di 40.000 volt le persone colpite, stordendole e provocando anche seri danni e lesioni.

18.40 - E' di almeno 1.000 feriti il bilancio provvisorio degli scontri ad Istanbul tra manifestanti e polizia degli ultimi giorni. Lo riferisce l'Associazione dei medici turchi, sottolineando che almeno 4 persone hanno perso la vista dopo essere stati centrati dai candelotti lacrimogeni sparati dagli agenti mentre altri 4 sono curati per fratture al cranio.

18.50 - Piazza Taksim a Istanbul è gremita di persone, le foto pubblicate sui profili facebook degli attivisti turchi è impressionante. Sono ormai parecchie centinaia di migliaia di persone che stanno confluendo da tutti i quartieri dell'enorme metropoli verso il cuore della protesta contro il regime di Erdogan e del suo partito islam-liberista Akp che oggi, almeno sul Bosforo, ha dovuto incassare una sonora sconfitta.

20.00 - Mentre la polizia turca si é ritirata da piazza Taksim, gli agenti in tenuta antisommossa hanno usato gas lacrimogeni e idranti contro i manifestanti nel quartiere di Besiktas, a poca distanza, per disperdere un folto gruppo di manifestanti che stavano dirigendosi verso l'ufficio del premier, Recep Tayyip Erdogan. Lo riferisce la rete al Jazira aggiungendo che alcuni dei manifestanti avrebbero rovesciato e dato alle fiame un veicolo della polizia.

20.20 - Con il calare del buio i coordinamenti di lotta temono che la polizia attacchi di nuovo i manifestanti ancora radunati, a centinaia di migliaia, in Piazza Taksim ed in altre decine di città turche. Scontri si segnalano già, violentissimi, ad Adana. Confermate le crepe nell'esercito, con molti militari che dichiarano apertamente il proprio sostegno al movimento per la difesa del Gezi Park ed indirettamente la propria opposizione al governo e alla polizia.



16.15 - La piazza è sempre più piena e in vari punti con amplificazioni improvvisate i promotori della protesta - partiti, coordinamenti, sindacati, associazioni - stanno parlando davanti a decine di migliaia di persone sempre più determinate. Negli ultimi minuti, da quando la polizia si è ritirata dalla piazza e si è posizionata nelle vie adiacenti, alcuni canali televisivi hanno cominciato a parlare insistentemente di incendi appiccati dai dimostranti, mostrando nuvole di fumo che si alzano dalla spianata. In realtà gli incendi in piazza c'erano già da ieri, da quando cioè gruppi consistenti di dimostranti hanno incendiato le barricate che avevano eretto per tentare di difendersi dagli attacchi dei reparti antisommossa.

16.35 - Il deputato turco Aykan Erdemir conferma in una dichiarazione l'uso da parte della polizia di un "gas colorato di arancione" oltre al normale gas cs. Oltre che a Istanbul, il gas arancione è stato usato - afferma il parlamentare - anche ad Ankara contro i manifestanti antigovernativi. E' più micidiale del 'normale gas Cs' e provoca violenti conati di vomito.

16.50 - Moltissimi giornalisti e attivisti nelle scorse ore hanno segnalato grossi problemi alle connessioni telefoniche e soprattutto l'oscuramento di alcuni social network, probabilmente una misura intrapresa dalle autorità nella fase più acuta degli scontri per rallentare la mobilitazione popolare. Negli ultimi minuti la situazione sembra essere tornata quasi alla normalità.






http://www.contropiano.org/esteri/item/16997-istanbul-la-protesta-diventa-rivolta-la-diretta

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Re: Istanbul: la protesta diventa rivolta

Messaggio Da Guya il Dom 02 Giu 2013, 10:24



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Re: Istanbul: la protesta diventa rivolta

Messaggio Da Condor il Dom 02 Giu 2013, 10:45

Non voglio scendere nel merito delle questioni turche che hanno portato agli scontri riportati dalle agenzie di stampa.
Ma voglio soffermarmi sulla modalità operativa delle forze dell'ordine - come l'azione riportata nella toccante foto proposta da Guya - che spesso esula dai canoni per il rispetto della vita umana.
Vorrei tanto poter essere in quel luogo, e cristallizzare l'immagine con le parti invertite.
Vorrei vedere il poliziotto al posto di quel ragazzo seminudo, sofferente e terrorizzato per l'animalesca azione che si sta per compiere sul suo volto.
Fermarci un attimo, riflettere e chiedere al poliziotto: come ti sei sentito al posto del ragazzo?
Guya, in altro thread – che ai miei occhi non è passato inosservato – ha posto una domanda su cui aprire una interessante discussione: l'etica nasce con l'uomo, cresce e muore con l'uomo, è la sua inseparabile compagna: non vi è etica senza umanità.
Vedendo la foto in questione, talvolta penso che l'etica non sia mai nata con l'uomo e che non ci possa essere umanità senza etica.
No, cari amici, non ci siamo proprio!
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Re: Istanbul: la protesta diventa rivolta

Messaggio Da Guya il Dom 02 Giu 2013, 10:53

Condor ha scritto:Non voglio scendere nel merito delle questioni turche che hanno portato agli scontri riportati dalle agenzie di stampa.
Ma voglio soffermarmi sulla modalità operativa delle forze dell'ordine - come l'azione riportata nella toccante foto proposta da Guya - che spesso esula dai canoni per il rispetto della vita umana.
Vorrei tanto poter essere in quel luogo, e cristallizzare l'immagine con le parti invertite.
Vorrei vedere il poliziotto al posto di quel ragazzo seminudo, sofferente e terrorizzato per l'animalesca azione che si sta per compiere sul suo volto.
Fermarci un attimo, riflettere e chiedere al poliziotto: come ti sei sentito al posto del ragazzo?
Guya, in altro thread – che ai miei occhi non è passato inosservato – ha posto una domanda su cui aprire una interessante discussione: l'etica nasce con l'uomo, cresce e muore con l'uomo, è la sua inseparabile compagna: non vi è etica senza umanità.
Vedendo la foto in questione, talvolta penso che l'etica non sia mai nata con l'uomo e che non ci possa essere umanità senza etica.
No, cari amici, non ci siamo proprio!

infatti avevo "lanciato" il quesito (sul 3D Ubuntu) che tu hai ben colto, caro amico Condor: etica, religione (e politica) possono coesistere ?
La domanda aleggia ancora. La discussione è aperta



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Re: Istanbul: la protesta diventa rivolta

Messaggio Da Condor il Dom 02 Giu 2013, 11:24

Guya ha scritto:

infatti avevo "lanciato" il quesito (sul 3D Ubuntu) che tu hai ben colto, caro amico Condor: etica, religione (e politica) possono coesistere ?
La domanda aleggia ancora. La discussione è aperta



Tranquilla Guya, parteciperò alla interessantissima discussione prima che tu compia i cento anni, quindi a breve, considerando i dati visibili sotto al tuo avatar.
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Re: Istanbul: la protesta diventa rivolta

Messaggio Da Guya il Dom 02 Giu 2013, 11:48



Nei modi più disparati i turchi protestano contro le scelte del governo di Erdogan. Nella notte una protesta sonora e visiva si è diffusa nella grande città turca. Sentire e vedere una città che protesta accendendo e spegnendo le luci dei propri appartamenti, fa una certa impressione.

http://youmedia.fanpage.it/video/aa/UasJx-SwwIqPNIZY
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Re: Istanbul: la protesta diventa rivolta

Messaggio Da Guya il Dom 02 Giu 2013, 11:52



questa sopra, però, drammaticità dell'esito della manifestazione a parte, è davvero bella
Darth Vader in manifestazione...










altre immagini QUA
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Re: Istanbul: la protesta diventa rivolta

Messaggio Da il Monitore il Dom 02 Giu 2013, 15:04

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Re: Istanbul: la protesta diventa rivolta

Messaggio Da il Monitore il Dom 02 Giu 2013, 15:38

Sostengo da tempo immemorabile che la Turchia NON sia un Paese con standard allineati alle democrazie europee. Non c'era nulla di ironico nè OT. Erdogan lo hanno eletto i turchi, l'attacco alle libertà individuali sta nel programma elettorale. La repressione delle opposizioni di piazza è il linea con la sua politica controriformatrice. Questo hanno voluto i turchi col loro voto.
E te la prendi con me?

:eek: :eek: :eek:
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Re: Istanbul: la protesta diventa rivolta

Messaggio Da Guya il Dom 02 Giu 2013, 15:45

il Monitore ha scritto:Sostengo da tempo immemorabile che la Turchia NON sia un Paese con standard allineati alle democrazie europee. Non c'era nulla di ironico nè OT. Erdogan lo hanno eletto i turchi, l'attacco alle libertà individuali sta nel programma elettorale. La repressione delle opposizioni di piazza è il linea con la sua politica controriformatrice. Questo hanno voluto i turchi col loro voto.
E te la prendi con me?

:eek: :eek: :eek:

Monitore quello che sostieni con l'immagine che hai postato in questo 3D è OT. Per cui, se vuoi continuare a sostenere ciò apriti un 3D in Unione Europea e lì se ne discute.
Quindi ti invito a non proseguire con gli OT

Oltretto ciò che sostieni vale anche per l'Italia... infatti qualcuno che ha votato lega, c'è pure stato.. e la Lega, si sà, è una delle fautrici di leggi repressive.. :readpaper:

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Istanbul: la parola alla piazza

Messaggio Da Guya il Dom 02 Giu 2013, 20:30


2 giugno 2013
Se ne diranno di cose, su questi quattro giorni. Si scrivera’, si parlera’, si tracceranno grandiosi scenari politici.

Ma che cose e’ successo veramente?

La resistenza per il parco di Gezi ha infiammato la capacita’ di gente come noi di autorganizzarsi ed agire – e per accenderla e’ bastata una scintilla. Abbiamo visto il corpo della resistenza stendersi verso di noi lungo il pontre del Bosforo, abbiamo visto il suo coraggio mentre combatteva per respingere gli idranti su Istiklal; Abbiamo visto le sue braccia in tutti quelli che, piegati da un’orgia di lacrimogeni, lottavano per mettere i compagni in salvo; abbiamo visto il corpo della resistenza in ogni negoziante che ci ha offerto il cibo, in ogni dottore sceso in strada per soccorrerci, in tutti quelli che hanno aperto la casa ai feriti, nelle nonne rimaste sveglie alla finestra a sbattere pentole tutta la notte contro la repressione.
La polizia ci aveva dichiarato guerra – ma non e’ riuscita a spezzare quel corpo. Ha finito le scorte di lacrimogeni contro di noi, ci ha gassati nei tunnel della metro, e’ venuta di notte a darci fuoco nelle tende, ha usato i proiettili di gomma.

Ma era bastata una scintilla per accendere il corpo della resistenza, e ormai poteva solo continuare. E quel che rimane di tutte queste esperienze, di tutte le nostre storie quel che resta di tutte le nostre, sara’ la linfa per questo corpo, sara’ memoria collettiva. Ci seguira’ in altre resistenze ed altre battaglie, ripetendocelo ancora e ancora: possiamo scegliercelo noi, il nostro destino, agendo collettivamente. Possiamo sceglierci quale vita vivere – e in quale citta’ vogliamo viverla.

Gezi e’ stato un viaggio fatto di tenacia, creativita’, determinazione, e coscienza. Dal parco la resistenza ha travolto piazza Taksim, e da Piazza Taksim via verso il resto del paese, finche’ Gezi e’ diventato per tutti noi lo spazio in cui tirar fuori tutta la rabbia contro chiunque voglia imporci come vivere nella nostra citta’. Adesso che questa rabbia l’abbiamo vista, che questa solidarieta’ l’abbiamo assaggiata, niente sara’ piu’ come prima. Nessuno di noi sara’ piu’ lo stesso. Perche’ abbiamo scoperto qualcosa del nostro essere insieme che mai prima avevamo visto. E non l’abbiamo solo visto: l’abbiamo creato insieme. Ci siamo visti far partire una scintilla, accendere il corpo della resistenza e farlo camminare.
La lotta per il parco di Gezi ha fatto scattare la rivolta giovanile di almeno due generazioni cresciute sotto i governi autoritari di Recep Tayyip Erdoğan e le imposizioni dell’AKP.

Sono i figli delle famiglie sfrattate da Tarlabaşı in nome della speculazione edilizia, sono gli operai licenziati in nome della privatizzazione, i precari schiacciati ogni giorno sotto la ruota del profitto. Le lotte a venire faranno tesoro di questa rabbia. Ma c’e’ molto di piu’. La resistenza per il parco di Gezi ha cambiato lo la stessa definizione di quel che chiamiamo spazio pubblico, perche’ la battaglia per il diritto a restare in piazza Taksim ha stracciato l’egemonia del vantaggio economico come regola morale. Ha respinto il piano di riqualificazione col quale l’AKP avrebbe voluto sconvolgere il ruolo sociale dei nostri spazi urbani, cambiare le regole di come viviamo la nostra citta’, e a quale prezzo, e con quale estetica. Recep Tayyip Erdoğan ha provato a imporci la sua idea di piazza, ma oggi quello che e’ piazza Taksim lo abbiamo deciso noi cittadini: Taksim e Gezi park sono i nostri spazi pubblici.
Abbiamo visto che basta una scintilla per accendere il corpo della resistenza. Adesso sappiamo che ci portiamo dietro altre scintille per altre nuove battaglie. Adesso sappiamo di cosa siamo capaci quando lottiamo collettivamente contro l’esproprio dei nostri beni perche’ abbiamo scoperto cosa si prova a resistere. Da qui non retrocediamo. Sappiamo che basta un momento perche una scintilla prenda fuoco – e di scintille ne abbiamo ancora tante.
Questo e’ soltanto l’inizio – la lotta continua!

Müştereklerimiz

fonte: http://mustereklerimiz.org/


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Dalla Turchia al mondo: una lettera da Istanbul

Messaggio Da Guya il Lun 03 Giu 2013, 19:26


1 giugno 2013
"Ai miei amici che vivono fuori dalla Turchia: scrivo per farvi sapere cosa sta succedendo a Istanbul da cinque giorni. Personalmente sento di dover scrivere perché la maggior parte della stampa è stata messa sotto silenzio dal governo e il passaparola

e internet sono i soli mezzi che ci restano per raccontare e chiedere sostegno. Quattro giorni fa un gruppo di persone non appartenenti a nessuna specifica organizzazione o ideologia si sono ritrovate nel parco Gezi di Istanbul. Tra loro c'erano molti miei amici e miei studenti. Il loro obiettivo era semplice: evitare la demolizione del parco per la costruzione di un altro centro commerciale nel centro della città. Ci sono tantissimi centri commerciali a Istanbul, almeno uno in ogni quartiere. Il taglio degli alberi sarebbe dovuto cominciare giovedì mattina. La gente è andata al parco con le coperte, i libri e i bambini. Hanno messo su delle tende e passato la notte sotto gli alberi. La mattina presto quando i bulldozer hanno iniziato a radere al suolo alberi secolari, la gente si e' messa di mezzo per fermare l'operazione.

Non hanno fatto altro che restare in piedi di fronte alle macchine. Nessun giornale né emittente televisiva era lì per raccontare la protesta. Un blackout informativo totale. Ma la polizia è attivata con i cannoni d'acqua e lo spray al peperoncino. Hanno spinto la folla fuori dal parco.

Nel pomeriggio il numero di manifestanti si è moltiplicato. Così anche il numero di poliziotti, mentre il governo locale di Istanbul chiudeva tutte le vie d'accesso a piazza Taksim, dove si trova il parco Gezi. La metro è stata chiusa, i treni cancellati, le strade bloccate. Ma sempre più gente ha raggiunto a piedi il centro della città. Sono arrivati da tutta Istanbul. Sono giunti da diversi background, da diverse ideologie, da diverse religioni. Si sono ritrovati per fermare la demolizione di qualcosa di più grande di un parco: il diritto a vivere dignitosamente come cittadini di questo Paese.

Hanno marciato. La polizia li ha respinti con spray al peperoncino e gas lacrimogeni e ha guidato i tank contro la folla che offriva ai poliziotti cibo. Due giovani sono stati colpiti dai tank e sono stati uccisi. Un'altra giovane donna, una mia amica, è stata colpita alla testa da uno dei candelotti lacrimogeni. La polizia li lanciava in mezzo alla folla. Dopo tre ore di operazione chirurgica, è ancora in terapia intensiva in condizioni critiche. Mentre scrivo, non so ancora se ce la farà. Questo post è per lei.

Nessun agenda nascosta
Queste persone sono miei amici. Sono i miei studenti, i miei familiari. Non hanno "un'agenda nascosta", come dice lo Stato. La loro agenda è là fuori, è chiara. L'intero Paese viene venduto alle corporazioni dal governo, per la costruzione di centri commerciali, condominii di lusso, autostrade, dighe e impianti nucleari. Il governo cerca (e quando è necessario, crea) ogni scusa per attaccare la Siria contro la volontà del suo popolo.

E, ancora più importante, il controllo del governo sulle vite personali della sua gente è diventato insopportabile. Lo Stato, dietro la sua agenda conservatrice, ha approvato molte leggi e regolamenti sull'aborto, il parto cesareo, la vendita e l'utilizzo di alcol e anche il colore del rossetto delle hostess delle compagnie aeree.

La gente che sta marciando verso il centro di Istanbul chiede il diritto a vivere liberamente e a ottenere giustizia, protezione e rispetto dallo Stato. Chiede di essere coinvolta nel processo decisionale della città in cui vive. Quello che invece ha ricevuto è violenza e un enorme numero di gas lacrimogeni lanciati dritti in faccia. Tre persone hanno perso la vista.

Eppure continuano a marciare. Centinaia di migliaia si stanno unendo. Duemila persone sono passate sul ponte del Bosforo a piedi per sostenere la gente di Taksim. Nessun giornale né tv era lì a raccontare cosa accadeva. Erano occupati con le notizie su Miss Turchia e "il gatto più strano del mondo". La polizia ha continuato con la repressione, spruzzando spray al peperoncino tanto da uccidere cani e gatti randagi.

Scuole, ospedali e anche hotel a cinque stelle intorno a piazza Taksim hanno aperto le porte ai feriti. I dottori hanno riempito le classi e le camere di albergo per dare primo soccorso. Alcuni poliziotti si sono rifiutati di spruzzare lo spray e lanciare lacrimogeni contro persone innocenti e hanno smesso di lavorare. Intorno alla piazza hanno posto dei disturbatori per impedire la connessione internet e i network 3G sono stati bloccati. I residenti e i negozi della zona hanno dato alla gente in strada accesso alle loro reti wireless, i ristoranti hanno offerto cibo e bevande gratis.

La gente di Ankara e Izmir si è ritrovata nelle strade per sostenere la resistenza di Istanbul. I media mainstream continuano a raccontare di Miss Turchia e del "gatto più strano del mondo".

***

Scrivo questa lettera così che possiate sapere cosa succede a Istanbul. I mass media non ve lo diranno. Almeno non nel mio Paese. Per favore postate più articoli possibile su internet e fatelo sapere al mondo.

Mentre pubblicavo articoli che spiegavano quanto sta avvenendo ad Istanbul sulla mia pagina Facebook la scorsa notte, qualcuno mi ha chiesto: "Cosa speri di ottenere lamentandoti del tuo Paese con gli stranieri?". Questa lettera è la mia risposta.

Con il cosiddetto "lamentarmi" del mio Paese, io spero di ottenere:

Libertà di parola e espressione,

Rispetto per i diritti umani,

Controllo sulle decisione che riguardano il mio corpo,

Diritto a radunarsi legalmente in qualsiasi parte della città senza essere considerato un terrorista.

Ma soprattutto dicendolo al mondo, ai miei amici che vivono nel resto del globo, spero di aprire i loro occhi, di aver sostegno e aiuto".

*Originariamente pubblicato sul blog defnesumanblogs.com
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Turchia, una corrispondenza: “Dovunque resistenza, dovunque scontri!”

Messaggio Da Guya il Lun 03 Giu 2013, 19:33



3 giugno 2013
di Seyit Aldogan*

Una interessante corrispondenza dalla Turchia racconta la dimensione popolare e di classe della rivolta in corso contro il governo islam-liberista di Erdogan e dell'Akp. Traduzione a cura di AteneCalling.

In quasi tutte le città turche, ci si è svegliati oggi, per il settimo giorno consecutivo, con voci e manifestazioni sulle libertà politiche e sui diritti democratici.

Fino alle prime ore del mattino, in particolare a Istanbul, Ankara, Izmir, Kocaeli, Eskişehir, Kayeseri, Dersim e in molte altre città grandi e piccole, hanno avuto luogo delle manifestazioni di gente di ogni età e genere, di operai e lavoratori.

Ieri ad Ankara le manifestazioni sono continuate per tutto il giorno. Appena è scesa la notte, la polizia ha attaccato i manifestanti con i cannoni d’acqua, le macchine dei vigili e altri mezzi. Una volante è entrata ad alta velocità tra i manifestanti. Quattro manifestanti sono rimasti feriti, di cui uno in condizioni gravi. Gli scontri più pesanti hanno avuto luogo intorno alla casa presidenziale. La polizia ha sparato, ferendo moltissimi manifestanti. Solo in questo punto, oltre 1000 persone sono state fermate e portate dalla polizia in alcune palestre.

Il Comitato dei Lavoratori della Sanità ha dichiarato che in vari luoghi sono stati allestiti degli ambulatori medici provvisori e che la polizia, in diverse occasioni, ha aggredito anche lo stesso personale medico-sanitario. Ma le aggressioni brutali e assassine della repressione non potevano fermare il mare di persone che cercava di arrivare alla piazza centrale di Kizilay. Alla fine, i manifestanti sono riusciti ad unirsi con quelli che si trovavano in piazza Kizilay. Gli scontri sono continuati fino alle prime ore del mattino e ovunque sono state alzate delle barricate. Intorno alla casa presidenziale c’è un fitto schieramento di forze dell’ordine.

Parallelamente, a Istanbul, in piazza Taksim, c’è stata una calma relativa, dato che le forze di polizia si erano ritirate. Nei dintorni, però, ci sono scontri feroci, con centinaia di feriti e moltissimi arresti. Soltanto ad Istanbul, le persone arrestate sono migliaia. Nella zona di Beylikdüzü, 30.000 persone hanno bloccato le strade principali per diverse ore. Manifestazioni simili hanno avuto luogo in tutti i quartieri, con i manifestanti che urlavano in continuazione “Dovunque Taksim, dovunque resistenza!”, “Morte al fascismo, libertà al popolo!”.

Nel frattempo, manifestazioni massicce si sono svolte davanti ai grandi canali televisivi. La gente urlava slogan contro i media pro-governativi, definendoli come “venduti”. In queste manifestazioni gli artisti e gli attori hanno letto un annuncio comune, condannando la posizione filo-governativa dei media. In moltissime manifestazioni la gente ha cacciato via le troupe televisive, tranne il canale Hayat.

Ieri i media erano ancora più contenuti e, mentre in tutta la Turchia c’erano delle manifestazioni, i canali dedicavano pochissimo spazio a questi eventi. Su tutte le manifestazioni c’erano aggiornamenti continui soltanto dal canale Hayat, che faceva collegamenti in diretta.

Mentre si svolgevano le manifestazioni massicce, decine di volanti della polizia venivano incendiate e una caserma di polizia subiva la rabbia dei manifestanti. Sono stati incendiati anche molti autobus dei trasporti pubblici, usati per trasportare le forze di polizia nei punti delle manifestazioni. Scontri feroci si sono registrati in particolar modo nella zona di Beşiktaş. Come in tutta la Turchia, anche in questa zona la polizia effettuava assalti nei palazzi, negli ospedali, negli spazi pubblici, per arrestare la gente.

Nella città di Hatay, 100.000 persone sono rimaste in strada fino alla sera tardi, continuando a manifestare. In questa città, che confina con la Siria, la gente urlava continuamente slogan contro gli interventi turchi in Syria.

Scontri altrettanto feroci si sono registrati a Izmir e Adana. Decine di migliaia di persone si sono scontrate fino all’alba con le forze di polizia, mentre la popolazione che si radunava dietro le barricate aumentava sempre di più.

Il Ministero degli Interni ha annunciato che, soltanto fino a ieri pomeriggio, 89 volanti della polizia sono state incendiate. Non comunica, però, il numero degli arresti e dei feriti. L’Ordine degli Avvocati di Izmir ha annunciato che solo in quella città ci sono migliaia di persone arrestate. Nella stessa direzione vanno anche gli annunci dell’Ordine degli Avvocati di Ankara.

I manifestanti sono scesi in piazza in tutte le città e si sono dati appuntamento per nuove manifestazioni durante la sera.

Erdogan, in un suo annuncio di ieri, ha sottolineato che tutti gli eventi sono stati manipolati e che non si piegherà “per una manciata di teppisti”. Mentre il sindaco di Istanbul ha chiesto scusa alla gente, sottolineando che tutti gli alberi sradicati saranno di nuovo piantati.

Una gran parte dei media cerca di trasformare il carattere delle manifestazioni in slogan ambientalisti. Nella stessa direzione si muove anche il governo. Ma in tutte le manifestazioni i manifestanti chiedono: libertà democratiche e abolizione delle leggi conservatrici. Gli slogan e tutte le rivendicazioni si muovono verso questi obiettivi. Tutte le richieste e gli annunci sono inseriti in questo quadro politico, in cui il governo di Erdogan è additato come responsabile della povertà, della disoccupazione e della repressione.

*corrispondente del giornale turco Evrensel

link originale http://atenecalling.org/turchia-nuova-corrispondenza-dovunque-resistenza-dovunque-scontri/




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Per un pugno di alberi

Messaggio Da Guya il Lun 03 Giu 2013, 19:48

giugno 1, 2013

Di Vaggelis Kechriotis

Da Istanbul, dove vive ed insegna, Vaggelis Kechriotis, assistente universitario di Storia all’Università del Bosforo, ci ha inviato stamattina il testo che segue. Un’impressione ed un primo commento sulla grandiosa mobilitazione degli abitanti della città, che ieri si è intensificata drammaticamente. Visto che il foglio domenicale del giornale “Avgi” è stato già stampato, lo pubblichiamo immediatamente sul blog. Torneremo sull’argomento.


Il ponte sul Bosforo pieno di manifestanti - #occupygezi pic.twitter.com/Qqsz7VQawj

Venerdì 1 giugno. Il centro di Istanbul oggi è rimasto sveglio fino a tardi. Gli attacchi della polizia si sono susseguiti per tutta la notte. E’ il quarto giorno di proteste, che ormai si espandono anche in altre città turche. La causa è lo sradicamento di due alberi nel parco adiacente a piazza Taksim. Questa goccia ha fatto traboccare il vaso. Ormai da due anni un massiccio movimento di cittadini, tra i quali anche architetti e urbanisti, cerca in ogni modo di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e di convincere il governo a non proseguire nel suo progetto, che riguarda la costruzione di snodi sopraelevati che renderanno quasi impossibile l’accesso alla piazza storica per i pedoni, e che quindi non potrà più ospitare manifestazioni di massa. Quest’anno il governo ha vietato le manifestazioni in piazza del Primo Maggio e questo ha portato ad incidenti di vaste proporzioni. La polizia ha soffocato la città nei lacrimogeni. Quella battaglia è durata un giorno. I lavori per la creazione del passaggio sopraelevato continuano.
La seconda parte del progetto include la trasformazione del parco adiacente a piazza Taksim in un centro commerciale, che prenderà però la forma di un campo militare ottomano costruito là nel diciannovesimo secolo e poi abbattuto negli anni della Repubblica. Erdogan si occupa personalmente della questione, che ha assunto un significato simbolico, ed è determinato a completare l’opera qualsiasi cosa accada.

Ad oggi, il costo dell’opera sono quattro morti, centinaia di feriti, una gran parte della città che respira lacrimogeni. La questione in gioco però non sono ormai gli alberi, circondati dall’abbraccio di persone di tutte le età e di colore politico, anche islamisti, per proteggerli. La questione è la qualità della vita in una città dove ogni fonte di ossigeno, ogni traccia di verde viene sradicata. La questione in gioco è un modello di sviluppo concentrato solo sul profitto, che ignora la persona, che crea mostri residenziali in cui i residenti possono essere solo tristi, distaccati da ogni attività urbana. La questione è la democratizzazione di un paese profondamente diviso politicamente e il cui governo, visto che ha il sostegno di metà della popolazione, crede di poter fare qualsiasi cosa. Gli scontri proseguiranno e le vittime aumenteranno. La gente però è determinata. La violenza della polizia li fa infuriare ancora di più.

Ieri mattina ho visto un blindato attaccare gli occupanti della piazza, che erano rimasti svegli tutta la notte, mentre facevano colazione e offrivano cibo agli agenti della polizia. Immagini molto familiari per chi ha vissuto il movimento degli indignati a piazza Syntagma e altrove in Grecia. Quello che ieri hanno vissuto migliaia di persone per tutto il giorno devono saperlo tutti. Ci tornerò con pensieri più analitici. Il messaggio per il momento è uno: non sottovalutate il popolo; se può resistere alla povertà, può resistere anche alla ricchezza, se comprende che tutto viene deciso in sua assenza.

Fonte: enthemata

Traduzione di Atene Calling

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Re: Istanbul: la protesta diventa rivolta

Messaggio Da SaggiaSelvaggia il Mar 04 Giu 2013, 19:45

Amnesty inetrnational lancia un appello:

A partire dal 29 maggio, oltre 2000 persone
sono rimaste ferite in tutta la Turchia quando la polizia ha usato
cannoni ad acqua e gas lacrimogeni contro i manifestanti.
.....
Per continuare e firmare: qui
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Re: Istanbul: la protesta diventa rivolta

Messaggio Da Guya il Gio 06 Giu 2013, 19:52



Turchia: e' notte, a Tunali scorre la movida della rivoluzione
Limoni, latte e ventolin nel kit dei ribelli che odiano Erdogan


06 giugno, 19:50

(di Francesco Cerri) (ANSAmed) - ANKARA - Sono le nove. E con l'arrivo del buio a Tunali ogni sera si ripete il miracolo della rivoluzione.

Per tutta il giorno la strada, piena di negozi, ristoranti, bar, e' un inferno. Macchine parcheggiate in seconda e terza fila, autobus bloccati, code infinite. Una giungla del piu' forte che solo i pedoni piu' incoscienti si azzardano a attraversare.

Alle nove diventa un altro pianeta. La metamorfosi inizia con un improvviso concerto di clakson e pentole sbattute, una 'cacerolada' suonata a finestre e balconi. E' l'ora della rivoluzione. Centinaia di ragazzi, con in mano bandiere turche, ritratti del padre della patria Ataturk, cartelli che dicono ''Tayyip Vattene!'', bloccano l'inizio di Tunali all'altezza di Kogulu Park. E' il Parco dei Cigni, teatro da una settimana di duri scontri con la polizia.

Ma i cigni non si vedono. Dopo la prima notte di scontri sono stati evacuati. Rischiavano una eutanasia da lacrimogeni. Un fiume di auto, in una spietata sinfonia di clakson, inizia una infinita ronda notturna. Le ragazze si sporgono dai finestrini urlando di gioia, sventolano le bandiere rosse. I rivoluzionari della notte si ammucchiano sui camioncini, o a tre su moto e motorini. Passano fra due ali di folla che salta, balla, canta 'Tayyip Istifa!' (Tayyip Via). Tunali ora e' un pezzo di Repubblica degli Indignados di Ankara. Migliaia di giovani percorrono su e giu' il chilometro di strada, chiacchierano, cantano. Vanno verso Kizilay, teatro numero uno degli scontri nella capitale. Tutti hanno in mano il kit del rivoluzionario urbano. Borse o sacchetti con dentro acqua, latte e limoni, per pulire gli occhi e liberare le vie respiratorie dopo le nuvole di lacrimogeni. Spray di ventolin per aprire i polmoni nei casi piu' seri. E il telefonino, l'arma indispensabile per comunicare, lanciare allarmi, chiedere aiuto, mandare foto di compagni massacrati dai poliziotti.

Bulent e Zeynep si baciano davanti allo Starbuck rimasto senza la vetrina, esplosa negli scontri di due giorni prima.

''Baciarsi e' rivoluzionario'' dice Bulent, studente di ingegneria. Il partito islamico Akp del premier, spiega, non vuole che si beva alcol, che ci si baci in pubblico: ''e' immorale''. Dieci giorni fa 200 giovani si sono baciati davanti alla metro per protestare contro un cartello che chiedeva alla gente di comportarsi ''in conformita' con le leggi morali''. Era stato affisso perche' delle coppie si erano baciate in pubblico.

La 'protesta del bacio' era finita male. Era stata attaccata da militanti Akp. Un ragazzo era stato accoltellato. Andando avanti su Tunali, diventa piu' difficile respirare. I lacrimogeni salgono da Kizilay. Tutti ora mettono la mascherina bianca. Ma gli occhi bruciano, la gola e' un inferno. Qualcuno grida ''Arrivano!''. Attimi di panico. Molti controllano il telefonino. Ma non ci sono tweet di avvertimento. La polizia pero' non si vede. Gli elicotteri anti-sommossa come sempre ronzano in cielo. ''Non torneremo indietro'' dice un ragazzo con il volto di Ataturk disegnato sulla t-shirt rossa. ''Prima temevamo Erdogan. Ora non abbiamo piu' paura''. (ANSAmed)


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Re: Istanbul: la protesta diventa rivolta

Messaggio Da Guya il Mar 11 Giu 2013, 21:27

La polizia turca assalta piazza Taksim e Gezi Park, centinaia di feriti. Arrestati decine di avvocati. Il centro di Istanbul è un campo di battaglia

Centinaia di poliziotti in tenuta antisommossa, con l'appoggio di blindati muniti di cannoni ad acqua, hanno attaccato le barricate intorno a piazza Taksim, facendo un uso massiccio di lacrimogeni per disperdere i manifestanti che avevano passato la notte nella grande spianata. Un gruppo di manifestanti ha risposto all'attacco con molotov e fumogeni. La polizia non pare dirigersi verso il parco Gezi, dove é accampato il grosso dei manifestanti.
I militari hanno in pratica bloccato tutti gli accessi alla piazza, per evitare che nelle prossime ore la folla possa tornare a occupare lo spazio tradizionalmente teatro delle manifestazioni dei sindacati e della sinistra.
Alle prime luci dell'alba gli agenti avevano cominciato ad avvicinarsi alla piazza, attraversando le numerose barricate erette dai manifestanti e approssimandosi al centro culturale Ataturk, edificio anch'esso occupato dai dimostranti.
Una decina di veicoli pieni di poliziotti si sono dispiegati nei pressi dello stadio della squadra di calcio del Besiktas, che si trova a metà strada tra la piazza e l'omonimo quartiere, che è stato teatro di numerosi scontri negli ultimi giorni.
''Da stamani siete affidati ai fratelli poliziotti'', ha detto il governatore di Istanbul rivolgendosi ai manifestanti.
Anche ad Ankara ieri sera la polizia antisommossa ha disperso una nuova manifestazione, nell'undicesimo giorno consecutivo di proteste contro il governo e la repressione. Le forze dell'ordine hanno fatto uso di gas lacrimogeni sulla via Tunali Hilmi.

Sono 50 gli avvocati arrestati nelle ultime ore nel corso di un maxi-rastrellamento che ha preso di mira gli attivisti delle associazioni professionali che si sono schierate contro il governo e la repressione. Quando la polizia ha tentato di portare alcuni degli avvocati arrestati stamattina in una stazione di Polizia vicino al tribunale si è trovata di fronte centinaia di manifestanti accorsi a protestare contro la repressione e per la loro liberazione.

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Istanbul. “Questo era solo l’inizio, la lotta continua!”

Messaggio Da Guya il Mar 11 Giu 2013, 21:37


11 giugno 2013

Mentre la polizia tenta di sgomberare piazza Taksim, pubblichiamo questo testo della “Rete per i COMMONS”, scritto pochi giorni fa, utile a capire quanto sarà difficile per Erdogan, il suo governo e la sua polizia rompere il movimento. Non bastano i lacrimogeni e le cariche a spazzare via l’accumulo di potenza, di immaginario e di desiderio collettivo nato dalla rivolta turca. “Questo era solo l’inizio, la lotta continua!”

Si potrebbe dire molto sugli sviluppi degli ultimi giorni. Lo spazio pubblico è pieno di “analisi macropolitiche”. Ma cosa è veramente successo in questi giorni? Il movimento del parco Gezi, ha rilevato, in modo esplosivo, la possibilità delle persone odierne, cioè di tutti noi, di organizzarci e di agire collettivamente. È stata sufficiente una scintilla: abbiamo visto tutti il corpo principale dei manifestanti attraversare compattamente il ponte del Bosforo e manifestare con forza in via Istiklal, ignorando la violenza brutale della polizia. Abbiamo visto persone abbracciare e aiutare i militanti caduti privi di sensi a causa dei lacrimogeni, negozianti offrire gratuitamente del cibo ai manifestanti e aprire le porte dei loro negozi ai feriti, nonché molti volontari del settore medico fornire il pronto soccorso.

La polizia ci ha dichiarato guerra sin dall’inizio. Quando sono finiti i lacrimogeni, ha cominciato ad usare le pallottole di gomma. Eppure non sono riusciti a piegare l’impatto del movimento. La scintilla iniziale è diventata più forte e giorno dopo giorno diventa più grande. Le esperienze di questi giorni sono state registrate nella memoria collettiva. Hanno fatto il nido dentro di noi e scorrono nelle nostre vene. La sedimentazione di queste esperienze dimostra la semplice verità che risulta da ogni forma di resistenza popolare: i responsabili per la nostra sorte siamo noi stessi. Il movimento di resistenza per la difesa del parco Gezi come bene comune, con la determinazione, l’insistenza, la fiducia e la creatività ci ha riempiti di sicurezza. In poco tempo, il movimento di resistenza si è esteso dal parco Gezi a piazza Taksim, da Taksim a Istanbul e da Istanbul a tutta la Turchia. Il parco Gezi è diventato il luogo dove abbiamo espresso la nostra indignazione contro qualsiasi cosa che cerca di imporci come dovremmo vivere e che vuole dominare la nostra sorte. Dopo questa manifestazione di rabbia e di solidarietà niente sarà più come prima. Nessuno di noi rimarrà lo stesso di prima. È come se fossimo tutti rinati. E tutto questo perché nel movimento abbiamo visto una cosa senza precedenti. Non solo la abbiamo vista, ma la abbiamo pure vissuta, la abbiamo creata noi stessi. Abbiamo visto il nostro corpo diventare enorme a partire da una piccola scintilla, lo abbiamo visto diventare un corpo massiccio di resistenza.

Il movimento di Gezi ha innescato la rivolta della gioventù. Il parco è diventato lo spazio e allo stesso tempo il simbolo della protesta contro il potere attuale e contro ogni forma di potere, da parte di una o due generazioni che, non avendo vissuto il governo di altre organizzazioni politiche oltre al Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP), si identificano solo con il nome di Erdogan e la repressione. Questa generazione arricchirà ogni nuova lotta nel futuro prossimo. Allo stesso tempo, il movimento di resistenza nel parco Gezi ed in piazza Taksim, ha rivelato a tutti il significato politico dello spazio pubblico. Da spazio di potenziale raduno della leadership di AKP è diventato l’epicentro della lotta contro di esso. Abbiamo visto la scintilla della resistenza nel suo nascere. Sappiamo che possiamo ricreare delle “scintille”. Ci siamo resi conto della forza del corpo collettivo contro tutti coloro che cercano di approfittarsi degli spazi pubblici.

Abbiamo gustato il sapore della resistenza e non facciamo passi indietro.

La scintilla si mantiene viva nel nostro corpo collettivo. Ormai sappiamo che può infiammarsi in qualsiasi momento.

Questo era solo l’inizio! La lotta continua!

[Rete per i COMMONS]

Fonte: http://mustereklerimiz.org/σήμερα-όλοι-μας-ξαναγεννηθήκαμε/

Traduzione di Atene Calling


Ultima modifica di Guya il Mar 11 Giu 2013, 21:43, modificato 1 volta
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#OccupyGezi - 11/06 tentativo sgombero di piazza Taksim in corso

Messaggio Da Guya il Mar 11 Giu 2013, 21:41




Di seguito un aggiornamento da Dinamopress in diretta da Istanbul:

Sgombero in corso piazza Taksim

Questa mattina la polizia si è presentata a Taxim massicciamente, sono in corso in questo momento fronteggiamenti nella piazza, mentre la situazione nel parco è ancora tranquilla. Le autorità affermano che le intenzioni sono quelle di sgomberare la piazza e rimuovere bandiere e striscioni dal Centro culturale Ataturk, mentre non ci sarebbero piani per il momento sul parco. Comunque sia nuovamente le forze di polizia stanno facendo uso pesante di lacrimogeni,gas urticanti e cannoni ad acqua, mentre i dimostranti rafforzano le barricate attorno al parco e cercano di contenere l’avanzata dello sgombero.
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Re: Istanbul: la protesta diventa rivolta

Messaggio Da il Monitore il Mer 12 Giu 2013, 12:33



:cheers::cheers::cheers:
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Re: Istanbul: la protesta diventa rivolta

Messaggio Da Guya il Mer 12 Giu 2013, 12:34

Sgomberate le piazze, ma gli alberi della Libertà hanno radici profonde


12 / 6 / 2013

Nelle prime ore del giorno di mercoledì, si legge su Al Jazeera on line, nuove squadre di polizia sono arrivate in piazza Taksim per dare il cambio ai loro colleghi, che hanno prestato servizio ininterrottamente dal tardo pomeriggio di martedì. Alcuni scontri si sono verificati anche al parco Gezi, dove il 28 maggio scorso era stata organizzata la prima manifestazione contro il progetto di costruire un centro commerciale distruggendo parte del parco cittadino. Da allora, le manifestazioni si sono estese a molte altre città della Turchia e sono diventate una protesta contro il governo di centrodestra di Erdoğan, accusato di essere sempre più autoritario e di mettere a rischio la laicità dello stato con leggi che tendono all’islamizzazione del paese e alla limitazioni delle libertà delle persone.

Come abbiamo cercato di dare conto su Global quello di ieri è stata una giornata di continui scontri che si sono moltiplicati nel pomeriggio e nella notte, non solo a Istanbul ma anche ad Ankara, dove si è determinata una situazione parallela, con l’occupazione di piazza Kizulay dove si era allestita una tendopoli, come in  piazza Taksim, così come era avvenuto per il movimento degli indgnados spagnoli e per gli egiziani di piazza Tashir o gli Occupy  americani ed inglesi, andando a determinare una TAZ, una zona temporaneamente liberata nel cuore delle metropoli, dove confrontarsi, organizzarsi e partire con le iniziative di movimento.

Una mobilitazione, dunque, quella turca che parla un linguaggio universale di lotta e di rivolta contro l’ordine costituito, che ha attraversato l’Europa, il Meditterraneo, soffermandosi in maniera più continuativa sulla sua sponda africana e medio orientale, dove le contraddizione, con ogni evidenza, sono molto più laceranti.

Oggi siamo al 13° giorno di rivolta in Turchia, una rivolta tumultuosa che ha interessato le principali metropoli: le agenzie riportano che sono state 84 le citta che ieri sono state attraversate da manifestazioni, moltissime dando luogo ad incidenti con le forze di polizia.

Tutta la giornata di ieri e la notte è stata costellata di scontri molto duri, probabilmente i piu' violenti dall'inizio delle proteste antigovernative, in Turchia dove la polizia ha ripreso il controllo di Piazza Taksim a Istanbul dopo otto ore di guerriglia con i manifestanti, contro i quali il premier islamico Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato "tolleranza zero".

Finché alle 3 (le 2 in Italia) di mercoledì 12, la polizia - che aveva già disperso ad Ankara una protesta di circa 5 mila persone anti-Erdogan - ha sferrato l'ultimo attacco con i lanci di lacrimogeni riconquistando il luogo simbolo di Istanbul.

Dopo che la polizia anti-sommossa ha disperso la folla lanciando ancora raffiche di gas e getti d'acqua, piccoli gruppi di manifestanti hanno continuato la schermaglie per ore, poi e' tornata la calma. E gli scontri nel vicino Parco Gezi sono continuati fino a stamane; poi all'alba i bulldozer hanno portato via detriti, macerie e le barricate che erano state erette tutto attorno ma il parco di Gezi è ancora presidiato da manifestanti.


 Dopo aver riconquistato piazza Taksim, il governo ha inoltre imposto una nuova misura destinata a scatenare altre proteste. Il Consiglio supremo della radio e della tivù (Rtuk), organismo di controllo nominato da Erdogan, ha multato le piccole televisioni che hanno trasmesso in diretta le manifestazioni di protesta.
 «Hanno danneggiato lo sviluppo fisico,morale e mentale di bimbi e giovani», è stata la giustificazione della Rtuk.

 La situazione nel paese rimane incandescente, tanto che la stessa Casa Bianca ha espresso preoccupazione per quanto sta succedendo, esigendo il rispetto della liberta' di espressione, di assemblea e di associazione, e di avere "una stampa libera e indipendente". Il bilancio degli scontri è pesantissimo, si parla di 3000 feriti nella giornata di ieri, mentre non si ha avuto conferma della notizia che è circolata nei network di 1 manifestante morto.

SMS DIRETTA MULTILINGUA:

http://gezipark.nadir.org/index_ita.html

Tarabini da dinamopress


Dopo una giornata intera di scontri l'occupazione di Gezi Park continua a resistere mentre Piazza Taksim è stata sgomberata dalle forze dell'ordine. Istanbul si sveglia sotto la pioggia e tra le macerie di uno scenario di guerra che il governo Erdogan prova a nascondere sotto il tappeto.

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Re: Istanbul: la protesta diventa rivolta

Messaggio Da Guya il Mer 12 Giu 2013, 13:04


Ammetto, di provare una forte emozione nel seguire le notizie della repressione ad Istanbul, ricordo, la stessa rabbia la stessa voglia di condividere quelle lotte di quando ci giungevano le notizie della rivolta e poi della repressione da piazza Tienanmen (di cui avevo riportato QUA la lettera manifesto)

La voglia di essere la con quei ragazzi, con quelle persone che per una curiosa alchimia in quel posto, in quel momento hanno saputo dare voce a speranze, gioia di vivere ad una visione diversa del futuro, hanno dato senso e significato all'aggregazione spontanea della gente intorno ad un progetto, un'idea, una rivendicazione, per quanto vaga ed imprecisa ci hanno saputo comunicare la forza del pensare in modo altro, ci hanno dimostrato che l'utopistico, l'immaginario, possono essere reali che la forza delle idee può davvero contrastare quella dei lacrimogeni e dei manganelli non soltanto nelle frasi fatte o nelle citazioni

Ci hanno costretto a ripensare e ridiscutere di queste cose e molti di noi se ne erano dimenticati da tempo
Ci hanno dato una lezione di democrezia partecipativa, ci hanno ricordato che le idee vanno difese e coltivate con la mente e con il cuore, che una cosa non esclude l'altra
Ci hanno ricordato che quando i tempi sono maturi la repressione non può arginare la rivolta. Ci ha dimostrato che il potere ha lo stesso volto quando viene veramente messo in discussione e che i poliziotti sono uguali a tutte le latitudini.

Credo ci sia molto su cui ragionare...
Per questo vorrei ringraziare sinceramente quelle persone che resistono e hanno dato vita a queste rivolte e vorrei chiedere a tutti di ragionare su questi eventi che a mio parere sono, in quanto figli diretti di questi tempi così oscuri, così esplicativi delle dinamiche che dovranno trovarci tutti protagonisti.


Riporto a mo' di chiusa di questo mio post, uno stralcio di un articolo dei Wu Ming http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=13323



Spagna, Germania, Svezia e ora Turchia.
Sapevamo che il continente sarebbe riesploso. E non solo il continente: negli USA si rioccupano Zuccotti Park e tanti altri spazi, la polizia risponde con la repressione ma non basterà, come non è bastato l’anno scorso.
Sapevamo che chi parlava di “fine” o “esaurimento” del ciclo di lotte e rivolte iniziato nel 2010-2011 aveva torto marcio. Lo sapevamo, perché eravamo in ascolto. Alla fine del 2012, in Spagna erano già chiarissimi i segnali di una “seconda ondata” del Movimento 15 Maggio: escraches ovunque, manifestazioni, blocchi contro le confische di case da parte delle banche… E tanti altri sintomi si manifestavano in altri paesi. Da noi, invece, toccava sopportare le banalità, i luoghi comuni, le sentenze sputate da chi non si informava: «Gli Indignados non ci sono più! Occupy è morta! Le proteste in Grecia non sono servite a nulla! Le primavere arabe hanno solo sostituito nuovi regimi a quelli vecchi! Rassegnatevi, i movimenti che piacciono a voi hanno fallito, siamo molto più avanti qui in Italia, grazie al Movimento 5 Stelle! Negli altri paesi non combinano niente, noi vinciamo le elezioni! Ditelo, che siete invidiosi di Grillo!»

[...]
Sono passati solo tre mesi da quando quelle frasi erano moneta corrente, e sembrano voci di un secolo fa. Ovunque si fa movimento, i corpi si riappropriano di strade e spazi pubblici, si contesta l’austerity persino in Germania (nel ventre della Bestia). Da noi, invece, lotte importanti ma ancora a macchie di leopardo, e per quanto si scuota la bottiglia, non si è ancora riusciti a far saltare il tappo dei partiti, delle burocrazie sindacali e del qualunquismo travestito da “protesta” [...]
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Re: Istanbul: la protesta diventa rivolta

Messaggio Da Ospite il Mer 12 Giu 2013, 14:31

In effetti, credo proprio che Istanbul non sia così lontana come sembra e costituisca un nuovo punto di emersione di quel  fiume carsico, di protesta e sperimentazione del nuovo che stenta a nascere, che percorre il mondo e che non riescono a fermare, ingrandendosi anzi man mano.

Presto toccherà in Italia e non mi sorprenderei se nell'occasione il M5S svolgerà una funzione di contenimento, non diversamente da come, sul piano politico, ha recentemente svolto quella di stabilizzazione del sistema (malizia o eterogenesi dei fini?)

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Re: Istanbul: la protesta diventa rivolta

Messaggio Da Guya il Mer 12 Giu 2013, 14:35

Bessarione13 ha scritto:In effetti, credo proprio che Istanbul non sia così lontana come sembra e costituisca un nuovo punto di emersione di quel  fiume carsico, di protesta e sperimentazione del nuovo che stenta a nascere, che percorre il mondo e che non riescono a fermare, ingrandendosi anzi man mano.

Presto toccherà in Italia e non mi sorprenderei se nell'occasione il M5S svolgerà una funzione di contenimento, non diversamente da come, sul piano politico, ha recentemente svolto quella di stabilizzazione del sistema (malizia o eterogenesi dei fini?)




...esatto !
Come soleva dire un mio amico nel '77:  "noi siamo un Movimento.. e i movimenti per costituzione, si muovono" come un fiume (aggiungo io) capace di travolgere
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Re: Istanbul: la protesta diventa rivolta

Messaggio Da Ospite il Mer 12 Giu 2013, 14:50

Guya ha scritto:






...esatto !
Come soleva dire un mio amico nel '77:  "noi siamo un Movimento.. e i movimenti per costituzione, si muovono" come un fiume (aggiungo io) capace di travolgere




Già.
Peccato che i movimenti, in assenza di partiti che ne colgano le positività e le traducano in iniziativa politica, sono destinati prima o poi a esaurirsi, lasciando alle loro spalle solo le macerie di quanto hanno travolto. E ri-costruire sulle macerie è molto più difficile che costruire in base a un progetto razionale valido.

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Re: Istanbul: la protesta diventa rivolta

Messaggio Da Guya il Mer 12 Giu 2013, 15:55

Bessarione13 ha scritto:






Già.
Peccato che i movimenti, in assenza di partiti che ne colgano le positività e le traducano in iniziativa politica, sono destinati prima o poi a esaurirsi, lasciando alle loro spalle solo le macerie di quanto hanno travolto. E ri-costruire sulle macerie è molto più difficile che costruire in base a un progetto razionale valido.

sono d'accordo.. in Italia, ciò che manca ai movimenti (non parlo del 5Stelle che è in tutto e per tutto un partito) è la testa pensante, una base insomma, che dia progetto e indirizzo "militare" (tra virgolette, bada bene) per poter avere una reale ed importante continuità


Un grande vecchio, insomma..
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Re: Istanbul: la protesta diventa rivolta

Messaggio Da Ospite il Mer 12 Giu 2013, 16:17

Guya ha scritto:



... in Italia, ciò che manca ai movimenti .... è la testa pensante, una base insomma, che dia progetto e indirizzo "militare" (tra virgolette, bada bene) per poter avere una reale ed importante continuità

Un grande vecchio, insomma..
o, meglio, un ostetrico che aiuti il nuovo che stenta a nascere mentre il vecchio defunge 

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Re: Istanbul: la protesta diventa rivolta

Messaggio Da Guya il Mer 12 Giu 2013, 16:24

Bessarione13 ha scritto:


o, meglio, un ostetrico che aiuti il nuovo che stenta a nascere mentre il vecchio defunge 
occorre un cesareo, dal momento che sembra podalico :marina:
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