Nelson Mandela

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Nelson Mandela

Messaggio Da Guya il Lun 24 Giu 2013, 11:35

Il governo sudafricano ha annunciato che Nelson Mandela, quasi arrivato all’età di 95 anni, è ormai in “condizioni critiche”.
In un momento così drammatico è giusto ricordare in cosa consiste la grandezza di quest’uomo rispettato, ammirato e venerato in tutto il mondo fin dagli anni ottanta.

Prima di tutto bisogna citare i 27 anni di prigione (a lungo in condizioni durissime) scontati per essersi ribellato alla segregazione razziale in atto nel suo paese.
In secondo luogo c’è l’assoluta legittimità della sua battaglia – inizialmente non violenta e successivamente armata – contro il regime di apartheid che aveva condannato i neri a vivere come paria nel loro stesso paese, dominato da una minoranza bianca che non riconosceva loro alcun diritto.

In terzo luogo ci sono la forza, la dignità e il coraggio con cui ha rifiutato per cinque anni le offerte di liberazione e di un ammorbidimento delle condizioni carcerarie in cambio di un appello alla rinuncia alla lotta armata.
Infine (e soprattutto) c’è l’impegno profuso per evitare, una volta avviati i negoziati con il potere bianco nel 1990, che la volontà di fondare stati separati degli zulu e della corrente più radicale della minoranza bianca spaccasse il Sudafrica scatenando una guerra infinita.

Prima ancora di diventare il primo presidente del Sudafrica democratico (nel 1994), Nelson Mandela ha portato sulle spalle il destino del suo paese, animato dall’ossessione di non lasciar morire la speranza di una transizione pacifica tra il non diritto e lo stato di diritto.
Per questo motivo ha frenato l’impazienza dei suoi partigiani, ha dato tempo a Frederik de Klerk (l’uomo che lo aveva fatto liberare) di convincere la popolazione bianca che bisognava abbandonare l’apartheid e ha perfino negoziato con i movimenti più razzisti e violenti, fino a convincerli ad accettare l’ineluttabile: un uomo, una voce.
Queste quattro ragioni sarebbero più che sufficienti a giustificare il mito che circonda Mandela, ma c’è dell’altro.
 La vera grandezza di Madiba consiste nell’aver saputo oltrepassare il risentimento e aver convinto la maggioranza dei neri a fare lo stesso, e nell’aver compreso che la più grande delle vittorie non sarebbe stata la sconfitta dell’avversario ma la saggezza di saper guardare avanti e non indietro.

Dopo tanti anni di ingiustizie e violenze, i sudafricani avrebbero avuto tutte le ragioni per non voler vivere insieme ai bianchi e spingerli ad andarsene.
Sarebbe stato umano, troppo umano, ma quali sarebbero state le conseguenze? Persone che si erano stabilite da tempo in Sudafrica e non avevano un’altra patria sarebbero diventate apolidi.
Sarebbe stata una nuova ingiustizia, e il Sudafrica si sarebbe privato di quegli insegnanti, imprenditori, agricoltori, operai e medici di cui aveva bisogno per sviluppare la sua economia e che erano cittadini sudafricani tanto quanto lo erano i neri. Nelson Mandela, invece, ha saputo perdonare e costruire un paese che oggi continua a crescere e sta diventando una nazione forte e unita nella diversità.



(Traduzione di Andrea Sparacino)

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Re: Nelson Mandela

Messaggio Da Guya il Lun 24 Giu 2013, 11:36

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Re: Nelson Mandela

Messaggio Da Guya il Lun 24 Giu 2013, 11:41

la scena finale del film "un mondo a parte" uno spaccato della vita nel Sudafrica al tempo del regime sudafricano

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Re: Nelson Mandela

Messaggio Da afam il Lun 24 Giu 2013, 12:24

Mandela è un GRANDE!
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Re: Nelson Mandela

Messaggio Da Guya il Mar 02 Lug 2013, 19:19


oggi su FB girava la - falsa - notizia che fosse morto



Due villaggi si contendono il luogo di sepoltura. L'Inghilterra punta a una celebrazione funebre a Westminster con la presenza della regina Elisabetta. Obama, in visita in Sudafrica, non parla dei licenziamenti di massa nelle miniere di proprietà Usa

Il presidente Usa, Barack Obama, ha salutato domenica sera il Sudafrica per la Tanzania, l'ultima tappa del suo giro d'Africa, mentre continua il lungo addio di Mandela alla sua gente. Le condizioni di Madiba restano «critiche ma stabili», in quello che è diventato quasi un trinomio dalla cadenza litanica.
Silenzio assordante dalla sua stanza d'ospedale, scandito dai toni di una diatriba interna alla sua famiglia - numerosissima - che pare sia ormai diventata una vera e propria faida sul paesino che ospiterà le sue spoglie e che ha già ha raggiunto le aule dell'alta Corte.
A contendersi i resti di un Mandela ancora in vita - ricoverato da più di venti giorni presso il Mediclinic Heart Hospital di Pretoria - due villaggi rurali nella provincia dell'Eastern Cape, Mvezo - il suo paese natale - e Qunu - dove è cresciuto e dove spesso, fino a poco prima di cominciare il calvario delle ospedalizzazioni frequenti, era solito soggiornare.
Intanto dalla Gran Bretagna, il paese di Margaret Thatcher - che definì il partigiano Madiba «terrorista» e che si rifiutò di votare sanzioni contro il Sudafrica bianco dell'apartheid - è arrivata la richiesta di autorizzazione - così titolavano domenica il The Sunday Indipendent e il Weekend Argus - per una celebrazione funebre di Mandela nell'abbazia di Westminster con tanto di partecipazione di sua maestà la regina.
Sarebbe il primo caso per un africano e per un cittadino non-britannico, per di più in passato considerato un «terrorista».

Mandela, insomma, ancora in vita è già oltre la leggenda e in via di santificazione: è l'«eroe personale» che Obama non è riuscito a incontrare. Ma a cui ha reso omaggio visitando l'ex carcere di massima sicurezza di Robben Island dove Nelson Mandela trascorse 18 dei 27 anni di prigionia.
Un Obama, che per essere il primo presidente afro-americano, nel passaggio nel continente dei suoi avi, non ha certo fatto la differenza rispetto ai suoi predecessori. E anzi, il suo tour africano ha tutta l'aria di essere stato un viaggio di famiglia, più che una visita ufficiale.
Toni celebrativi quelli dei suoi discorsi più che propositivi, certo non di respiro oratorio ma piuttosto retorico.

Ha scelto l'University of Cape Town, per tenere il discorso al continente, gli stessi scranni da cui nel 1966 Robert F.
Kennedy infiammò i movimenti anti-apartheid e per i diritti civili con il suo famoso «Day of Affirmation», che esortando alla lotta contro l'oppressione le giovani generazioni in un Sudafrica governato dal regime bianco della segregazione razziale, rivendicava alla singola battaglia di ciascuno contro le ingiustizie la forza di «una piccola onda di speranza».

Obama, invece, più che raccogliere qualche applauso di compiacimento non ha impressionato nessuno. Ad attenderlo fuori dall'Università, manifestanti che - come a Soweto e a Pretoria nei giorni precedenti - gli hanno urlato il malcontento contro le politiche statunitensi nel mondo, apostrofandolo «killer di massa» e invitandolo a «mettere fine alla guerra dei droni ora».
Ma il presidente Usa, che pure si era detto «profondamente umiliato» per Madiba e per gli altri suoi compagni di prigionia - «gli eroi» di Robben Island li aveva definiti durante il giro sull'isola - non ha trovato parole per rispondere ed esprimere lo stesso sconcerto e la stessa solidarietà per i prigionieri di Guantanamo.
Così come non ha proferito sillaba sui 6.000 licenziamenti pendenti annunciati dal colosso minerario dell'Anglo American Platinum - di proprietà per l'80% dell'AngloGold American - nella cintura di platino sudafricana.


http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/9648/
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Free Nelson Mandela, quando il rock sconfisse l'apartheid

Messaggio Da Guya il Gio 04 Lug 2013, 19:37



Follow Simon Hooper on Twitter: @Hooper AJ
Source: Al Jazeera

L'11 giugno 1988 si tenne nello stadio londinese di Wembley il tributo musicale per i 70 anni di Mandela. L'evento in diretta mondiale contribuì a porre fine alla sua detenzione.

È stato più efficace di qualsiasi altra iniziativa nella lunga lotta contro l'apartheid in Sud Africa. Ed è durato un solo giorno. Nulla più del Nelson Mandela 70th Birthday Tribute riuscì a sensibilizzare l'opinione pubblica mondiale contro il regime di segregazione razziale che guidava da decenni il più ricco Paese africano.
Dopo un quarto di secolo, Tony Hollingsworth sembra Ancora incredulo mentre ricorda la sua conversazione con un agente musicale di Los Angeles in merito al concerto che stava organizzando per celebrare il settantesimo compleanno del personaggio mito del Sud Africa, a quel tempo detenuto in carcere. Nel 1988, Mandela aveva già trascorso 26 anni in prigione, ma la notizia del suo stato di detenzione non era mai arrivata nei luoghi più remoti dell'industria dello spettacolo, lungo le coste assolate della California.
«Bisogna considerare che molte persone Ancora non sapevano chi fosse Mandela», racconta Hollingsworth ad Al Jazeera, ricordando la lunga preparazione del concerto dell'11 giugno 1988 a Londra, che 600 milioni di persone seguirono in televisione in tutto il mondo.
Hollingsworth era diventato famoso nel Regno Unito negli anni '80 come promotore di eventi musicali con un messaggio politico, inclusi i festival di Glastonbury dell'epoca.
L'idea di fare un concerto a sostegno di Mandela e della sua causa lo aveva attratto da quando Nelson Mandela Free, una canzone di protesta di Jerry Dammers degli Specials, inaspettatamente era diventata un inaspettato successo internazionale nel 1984.
Nell'imminenza del 70mo compleanno di Mandela, Hollingsworth intravide l'opportunità di modificare l'opinione della gente su un uomo che continuava ad essere descritto come "terrorista" dai media occidentali.
«Il movimento anti-apartheid (Aam) aveva avuto successo nel forzare sulle sanzioni, ma nel campo della comunicazione, il regime dell'apartheid era Ancora vincente, il 50 percento dei notiziari parlava di Mandela come leader terrorista nero», spiega Hollingsworth. «Così andai a trovare l'arcivescovo Trevor Huddleston [il leader di Aam] e gli dissi: "Penso di sapere come fare per rimuovere il maggiore ostacolo che io penso le impedisca di liberare Mandela"».



Tributo musicale con trucco L'idea di Hoolingsworth era che, se fosse riuscito a convincere le redazioni dello spettacolo delle emittenti televisive ad aderire ad un omaggio a Mandela ingaggiando le più importanti star del momento, le redazioni dei notiziari avrebbero ammorbidito presto i loro toni.
«In un paese come la Svezia, che sosteneva il Congresso Nazionale Africano (Anc), era un fatto assolutamente normale. Mentre in Gran Bretagna si potrebbe chiamare un tributo musicale con trucco. Alcune persone erano certamente consapevoli che si sottendesse ben altro, mentre altre ne erano assolutamente ignare». Nel piano di Hollingsworth era fondamentale che l'evento non apparisse di matrice dichiaratamente politica. Nonostante i dubbi di Huddleston e di altri attivisti, non ci sarebbe stato alcun riferimento a sanzioni più dure, non ci sarebbe stata la richiesta di rilascio dei prigionieri, né doveva esserci alcun legame formale tra l'evento e l'Aam o l'Anc.
«Si trattava di arrivare in televisione, poiché era quello che avrebbe allontanato la parola "terrorista". Si dovrebbe andare in ogni redazione di intrattenimento e chiedere "vorreste mandare in onda questo spettacolo con tutte queste celebrità?" La metà saprebbe cosa intendo, e l'altra sarebbe d'accordo senza sapere su cosa». Uno dei successi più grossi di Hollingworth fu di persuadere la BBC ad appoggiare l'evento, persino mentre il governo di Margaret Thatcher continuava ad essere il più tenace sostenitore del regime razzista. Esponenti del partito Conservatore della Thatcher accusavano la rete nazionale di «fare pubblicità ad un movimento che incoraggia il congresso nazionale africano nelle sue attività terroristiche». Alcune volte «le relazioni tra Bbc e governo sono molto strette, ma in quel periodo la Bbc si stava tirando indietro», prosegue Hollingsworth. «Il governo voleva che consegnasse tutti i filmati che aveva ripreso in Irlanda del Nord, ma la Bbc si era rifiutata. Pertanto, quando avanzammo la nostra proposta, poiché in quel momento c'era aria di indipendenza, penso che poterono agire con spirito più libero».


Mandela spent 27 years in prison for challenging apartheid

Esuli anti-apartheid Svolgendosi a Londra, l'evento offrì a Hollingsworth la possibilità di ricordare al mondo che la Gran Bretagna era ormai la patria di molti esuli sudafricani e di molti attivisti impegnati nella battaglia anti-apartheid.
«La Gran Bretagna aveva il più forte movimento anti-apartheid e allo stesso tempo il governo più forte a sostegno dell'apartheid. Le due cose andavano mano nella mano; c'erano motivazioni storiche. L'apartheid era in verità un'espressione dell'impero, un'estensione dei britannici che andavano là a scavare miniere d'oro sfruttandone i giacimenti». Hollingsworth aveva preso accordi con 67 emittenti nazionali, incluse la Fox tv in USA, la CCTV in Cina, l'emittente sovietica Gosteleradio e la Doordarshan in India, mentre decine di paesi africani erano autorizzati a mandare in onda il concerto senza costo alcuno. Ottenere l'impegno di alcuni artisti fu più difficile. Quando il manager di Sting disse che il leader dei Police non sarebbe stato disponibile, Hollingsworth volò in Svizzera, prenotò nello stesso albergo del cantante e rincorrendolo nella sua stanza gli promise un jet privato a sua disposizione in qualsiasi momento per consentirgli di esibirsi Anche negli altri tour in cui era impegnato.
Stevie Wonder, uno dei più popolari artisti dell'epoca, diede la sua adesione con pochissimi giorni di anticipo, solo dopo che Hollingsworth lo aveva chiamato ogni settimana per un anno intero.
E finalmente lo show della durata di quasi 12 ore, con celebrità del calibro di Whitney Houston, George Michael, i Simple Minds e il famoso gruppo dei Dire Straits con Eric Clapton alla chitarra. Hollingsworth ricorda quel giorno come «evento esplosivo: si percepiva un enorme sentimento caloroso, e tutto era veramente molto speciale». Tuttavia erano stati i mesi prima del concerto che gli avevano procurato la soddisfazione maggiore, mano mano che si accorgeva di come stavano cambiando i notiziari su Mandela, proprio come lui aveva sperato.
«Già tre mesi prima sapevo che ce l'avremmo fatta. Quella parola 'terrorista' stava sparendo, era quella la magia. Man mano che le televisioni aderivano, i loro notiziari cambiavano i toni. Infine il progetto offrì all'Aam e all'Anc un ottimo argomento potendo affermare che 600 milioni di persone avevano partecipato al compleanno (di Mandela). Quello era stato un enorme punto a suo favore per liberarlo e porre fine all'apartheid».

«Vi ringraziamo» L'impegno di Hollingsworth fu largamente riconosciuto da Mandela e dagli altri leader impegnati nella lotta contro l'apartheid.
Meno di due anni dopo, Hollingsworth organizzò un altro concerto a Londra su richiesta personale di Mandela, stavolta per celebrare il suo rilascio e ringraziare quelli impegnati nel movimento internazionale che lo avevano accompagnato nel lungo cammino verso la libertà. Ringraziando coloro che avevano manifestato a favore della sua causa nel 1988, Mandela dal palco disse: «Vi ringraziamo, in modo particolare per quello che avete fatto per la celebrazione del mio settantesimo compleanno. Quello che avete fatto allora ha reso possibile a noi fare quello che stiamo facendo oggi». Huddleston morì nel 1998, e Anche lui scriveva di Hollingsworth: «Il risultato dei suoi sforzi ha aiutato ad esercitare quella pressione che aveva assicurato il rilascio di Nelson Mandela». Hollingsworth preferisce onorare l'impegno di decenni dell'Anc e dell'Aam, che avevano con grande slancio esercitato una tale pressione internazionale fino al punto in cui un futuro a lungo termine dell'apartheid appariva ormai insostenibile. «A Trevor Huddleston avevo detto che le sanzioni presto o tardi avrebbero avuto successo, ma che noi avremmo potuto accelerarne il risultato, ed è quello che abbiamo fatto. Non so se lo abbiamo anticipato di un giorno, una settimana, un mese o un anno, ma lo abbiamo anticipato. Le cose si stavano muovendo, il mondo stava cambiando, e quel sistema razzista non poteva essere tollerato oltre. Oramai c'era il riconoscimento di una cultura post-imperialistica per cui c'era un mondo meraviglioso là fuori da abbracciare».
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Nelson Mandela in stato vegetativo permanente, i medici consigliano di staccare la spina

Messaggio Da Guya il Gio 04 Lug 2013, 19:46

L'ex presidente sudafricano Nelson Mandela è in «stato vegetativo permanente» e i medici che lo hanno in cura hanno consigliato alla famiglia di spegnere le macchine che lo tengono ancora in vita.

È quanto si legge su alcuni documenti giudiziari datati 26 giugno.
Mandela «è in uno stato vegetativo permanente ed è assistito nella respirazione da una macchina di supporto vitale», si legge in una nota legale relativa ad una controversia familiare sulla risepoltura di tre figli di di Mandela. «Alla famiglia Mandela è stato consigliato dai medici di spegnere la macchina di supporto vitale», si legge ancora nei documenti legali depositati in tribunale che fanno anche riferimento a una disputa legale all'interno della famiglia Mandela riguardo al luogo di sepoltura di tre figli dell'ex presidente.

Il tribunale di Mthatha ha disposto che le salme dei suoi tre figli dovranno essere inumate a Qunu, dove il premio Nobel per la Pace è cresciuto e vorrebbe essere sepolto, dopo che il nipote 39enne Mandla le aveva fatte tumulare a Mvezo, luogo di nascita dell'ex presidente sudafricano.
La contesa familiare era finita davanti ai giudici perché 16 membri della famiglia si sono opposti alla scelta di Mandla, che ora attacca i suoi parenti. «Negli ultimi giorni sono stato bersaglio di attacchi di tutta una serie di individui alla ricerca di pochi minuti di notorietà e di attenzione da parte dei media a mie spese», ha detto il nipote in una conferenza stampa trasmessa in tv in cui ha gettato fango su diversi congiunti.

«Al momento - ha aggiunto il nipote - sembra che chiunque possa arrivare e dire "Io sono un Mandela" e chiedere quindi di partecipare alle decisioni della famiglia. Queste persone hanno deciso di salire sul carro dei Mandela».
Poi Mandla si è scagliato contro Makaziwe, figlia dell'eroe dell'anti-apartheid, accusandola di «provare a dividere e a distruggere la sua famiglia». Mandla ha poi attaccato due suoi fratelli, Ndaba e Mbuso, per vicende extraconiugali all'interno della famiglia. La mega querelle all'interno della famiglia di Nelson Mandela è scoppiata quando sono peggiorate le condizioni di salute del Nobel per la Pace con l'imminente prospettiva di un possibile decesso. La volontà di Mandela è di essere sepolto a Qunu e le sue figlie vogliono che le spoglie degli altri parenti siano accanto a lui.

4 luglio 2013
Il Sole 24Ore
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Re: Nelson Mandela

Messaggio Da Osservatore il Gio 04 Lug 2013, 20:03

Mandela è stato un grande e la lotta contro l'apartheid, che lo ha visto per decenni vittima in prigione, è stato il solo obiettivo della sua vita.
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Re: Nelson Mandela

Messaggio Da Guya il Gio 04 Lug 2013, 20:08

Osservatore ha scritto:Mandela è stato un grande e la lotta contro l'apartheid, che lo ha visto per decenni vittima in prigione, è stato il solo obiettivo della sua vita.

già...
27 anni in quelle carceri e nelle condizioni dei carcerati politici in sud Africa, non sono pochi
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Re: Nelson Mandela

Messaggio Da Guya il Dom 07 Lug 2013, 11:54

(ANSA) - ROMA, 9 LUG - Le condizioni di Nelson Mandela, ricoverato in un ospedale di Pretoria dall'8 giugno, sono ''ancora critiche ma stabili''. Lo riferisce una nota della presidenza sudafricana in cui il capo dello Stato Jacob Zuma ringrazia ''molti gruppi e individui riuniti fuori dall'ospedale con dignità, nel rispetto della privacy di Madiba, degli altri pazienti e delle loro famiglie e del personale,'' e ''la comunità internazionale per i continui messaggi di sostegno''.


Mandela, mega rissa al capezzale

8 luglio 2013

Attorno al grande leader morente si azzuffano i parenti, divisi in tre clan molto agguerriti.
Oggetto del contendere: 110 società, 15 milioni di euro e il brand legato al suo nome


Nelson Mandela, detto "Madiba", durante la sua lunga vita ha sposato la politica e le sorti del suo Sudafrica. Per garantire la libertà di cui oggi gode il Paese ha dovuto rinunciare alla sua, trascorrendo un terzo dei suoi anni in carcere. Isolato dal mondo, dagli affetti, l'unica cosa che non ha mai abbandonato, neanche nella cella di Robben Island, è stato l'impegno politico. Le scelte personali di Mandela non sempre sono state comprese appieno dai membri della sua famiglia. Soprattutto i figli dell'icona della lotta all'apartheid hanno fatto fatica a capire i sacrifici di papà Mandela. Nel corso degli anni tutto ciò ha lasciato strascichi che oggi si riverberano nella lotta alla sua eredità economica. Una lotta che ha minato, forse irreparabilmente, le relazioni tra i vari membri di una grande e complessa tribù.

Da anni ormai i Mandela sono divisi in diverse fazioni. Almeno tre. La prima guidata da Makaziwe, frutto del primo matrimonio di Nelson Mandela con Evelyn Mase. Detta "Maki" siede nei board di importanti società come la Nestlé, oltre a essere proprietaria della casa vinicola "House of Mandela". Poi c'è Winnie, la seconda moglie di Mandela. E' la spendacciona della famiglia: avrebbe tra l'altro ancora da saldare un debito di 2 mila euro per le tasse scolastiche del nipote, motivo per cui il Tribunale ha deciso di mettere all'asta alcuni oggetti della sua casa a Soweto. Dalla sua parte le due figlie: Zenani, ambasciatrice del Sudafrica in Argentina-Paraguay, e Zindzi. Infine c'è Mandla, nipote maschio di Madiba, che lo ha nominato capo clan di Mvezo, il villaggio dell'Eastern Cape dove è nato l'ex presidente sudafricano

La sua vita è una soap sentimentale ed è accusato di aver venduto per circa 200 mila euro i diritti della diretta dei funerali del nonno alla tv di Stato Sabc. Non va poi dimenticata la terza moglie di Madiba, Graça Machel, vedova del presidente mozambicano Samora Machel, che media tra le varie fazioni. E pensare che Ndileka, una dei 17 nipoti di Mandela, riferendosi al nonno ha detto: «E' la colla che ci tiene uniti». Una colla poco resistente evidentemente, se Mandla ha deciso di appellare la sentenza della Mtatha High Court, che dopo aver accolto l'azione legale mossa da Makaziwe e altri 15 membri del clan, gli ha imposto di riportare le spoglie dei tre figli di Nelson Mandela a Qunu, villaggio dove è cresciuto l'icona della lotta all'apartheid. Mandla, infatti, nel 2011 aveva riesumato i loro resti per trasferirli a Mvuzo, dove è nato Mandela. La causa legale è stata avviata dopo che, la scorsa settimana, Makaziwe, la figlia maggiore di Mandela, ha riunito un segretissimo ibhunga (riunione di famiglia) presso Qunu, per discutere sul luogo della sepoltura del padre. Mandela, nel 1996, tramite testamento aveva espressamente chiesto di essere sepolto a Qunu. Indiscrezioni parlano di un clima bollente durante l'incontro, terminato con l'abbandono da parte di Mandla. «Il modo in cui stiamo affrontando questo tema è contrario ai nostri costumi ed è una grande vergogna nei confronti di mio nonno», ha fatto sapere.

Ma la guerra più accesa in casa è sempre stata ed è per l'eredità economica, iniziata già qualche anno fa, quando Madiba ha iniziato a soffrire di demenza senile. In ballo ci sarebbero circa 15 milioni di euro divisi in 27 trust, tra cui la "Nelson Mandela Foundation". Una cifra che può sembrare bassa vista la statura del personaggio, ma è enorme per gli standard sudafricani. Gli eredi, oltre alle tre figlie viventi, sono la moglie Graça Machel, che secondo indiscrezioni raccolte da "l'Espresso", sarebbe già stata liquidata con una casa a Sandton, il quartiere più caro di Johannesburg e i 17 nipoti, a cui Mandela avrebbe lasciato un trust da quasi un milione di euro a testa. Poi ci sono le case. Quella di Houghton, fuori Johannesburg, valutata intorno ai 500 mila euro, e quella di Qunu, dove l'ex presidente sudafricano ha trascorso gli ultimi anni della sua vita, ma di scarso valore economico. Le due proprietà immobiliari, secondo uno dei testamenti fatti da Mandela, andranno alle tre figlie. A questo va aggiunto la gestione dei diritti legati al brand Mandela, che spazia dai libri al cinema, dalla casa di moda Lwtf ("Long walk to freedom", come il titolo della sue celebre autobiografia) alla vineria "House of Mandela" gestita dalla figlia maggiore.
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Re: Nelson Mandela

Messaggio Da Guya il Mar 09 Lug 2013, 15:47

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Mandela Day, il via alle celebrazioni "67 minuti del tuo tempo per il bene comune"

Messaggio Da Guya il Gio 18 Lug 2013, 10:55

ROMA - Sono 67 gli anni spesi da Nelson Mandela a servizio del suo popolo. "Offri 67 minuti del tuo tempo agli altri, al mondo, al bene comune" : è lo slogan del Nelson Mandela Day, la giornata internazionale dedicata al leader sudafricano della lotta all'apartheid che si celebra il 18 luglio, in occasione del suo novantacinquesimo compleanno. Decine le iniziative organizzate in tutto il mondo: dai ciclisti che armati di scopa e paletta percorreranno le strade africane, ai volontari di Madrid, fino ad arrivare al Palazzo di Vetro di New York, dove ci sarà un dibattito cui prenderà parte anche l'ex Presidente americano Bill Clinton. A Roma, dalle 16 alle 18.30, sarà il Centro Benny Nato, in via dei Sabelli, a ospitare un "Tributo a Nelson Mandela, partigiano della libertà".

L'origine dell'iniziativa. Dopo il successo delle celebrazioni per il novantesimo compleanno di Nelson Mandela festeggiato a Londra nel 2008, le Nazioni Unite hanno sposato l'idea di istituire una giornata mondiale dedicata al lavoro e all'eredità spirituale di Madiba. Il 18 luglio 2010 è stato l'anno della prima commemorazione del Nelson Mandela International Day proclamato dall'Assemblea Generale nel dicembre 2009. "Questa volta i festeggiamenti arrivano in un momento delicato per il presidente e la sua famiglia - ha affermato il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon - Inviamo loro i nostri migliori auguri, ma dobbiamo anche cercare di dare maggiore risalto ai nostri sentimenti compiendo una buona azione per gli altri". Dal 6 giugno scorso, infatti, Mandela è ricoverato in ospedale per una grave infezione polmonare.

continua al link...
http://www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani/2013/07/17/news/nelson_mandela_day_via_alle_celebrazioni_67minuti_del_tuo_tempo_dedicato_agli_altri-63192801/
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