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Messaggio Da einrix il Dom 07 Lug 2013, 19:38

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La rivoluzione di Francesco
senza corte, ori e valletti

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Devo dire che ho trovato piacevole questo articolo che parla del "nuovo" Papa.

http://www.lastampa.it/2013/07/07/italia/cronache/la-rivoluzione-di-francesco-senza-corte-ori-e-valletti-atHRraf3Tin9uCAU8Aj7XP/pagina.html

La sua banalizzazione di ogni protocollo castale, viene come una benedizione in un mondo in cui per aumentare la distanza, si fa di tutto. Non so quanto durerà, ma spero che sia un inizio.

Certo, Francesco condisce con la spontaneità ogni suo gesto, ma se dovesse diventare un rituale, com'era prima, non importa se con l'oro o con il ferro, tornerà ad essere quella prigione in cui il potere stava sempre rinchiuso, per potersi difende meglio.

Coraggio Francesco, perché il tuo cammino è lungo e difficile, e non si sa neppure dove porti.
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einrix

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Re: di la del Tevere

Messaggio Da Adam il Dom 07 Lug 2013, 21:40

Sono convinto che con Francesco, nella Chiesa Cattolica Romana, nulla sarà più come prima.
Sin dal suo insediamento e dalle piccole cose si è capito che uno dei suoi obiettivi sarebbe stato quello di portare la Chiesa più vicino alla gente e allo spirito evangelico. Per fare questo, ha incominciato dalla sua persona, mantenendo le sue vecchie scarpe nere, al posto dei mocassini rossi, la croce di vile metallo invece dell'oro, la residenza ben fuori dagli appartamenti pontifici, che frequenta solo per affacciarsi sulla piazza alle 12 della domenica.

E poi, quel "toccare" la folla, immergersi in essa e indugiare nel contatto, abbandonare la numero uno dei pontefici, per salire sul pulmino dei Vescovi, e per chi a Roma ha la possibilità di conoscere gente che lavora in Vaticano, il sapere che è facile incontrarlo da solo in attesa di un ascensore, o sentirsi salutato bonariamente all'incontro casuale. Questo per le piccole cose.

Ma poi c'è la ferma decisione di scoperchiare pentole e buttare a mare le tante immobili situazioni covo di scandali soffocati e di misteri mai svelati, come lo IOR o la cricca degli immorali e le voci che corrono sul turnover della curia, che sarà il vero colpo di timone, se non lo faranno fuori prima.

E domani a Lampedusa irrituale visita ai derelitti ammucchiati nei centri di raccolta, dove sarò curioso di sentire ciò che avrà da dire.

Non sono credente, ma so il peso della Chiesa nelle faccende italiane e il cambiamento che si profila e che è già iniziato, mi fa bene sperare.
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Adam

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Re: di la del Tevere

Messaggio Da rikkitikkitavi il Dom 07 Lug 2013, 22:44

il papato più retrivo, che ha fatto tornare la chiesa ai tempi di pio decimo, è stato anche il regno del papa più amato dai media, perché era anche il papa che i media li sapeva usare.
fine della teologia della liberazione, e fin lì passi, ma anche fine del lungo governo di padre arrupe all'ordine dei gesuiti, spazio alle organizzazioni più fondamentaliste e affariste, come l'opus dei e la sua ramificazione italiana di comunione & liberazione, spazio ai legionari di cristo, copertura ai crimini pedofili, appoggio alle losche manovre del vescovo marcinkus, pesante interventismo nella politica italiana per mano del cardinal ruini, spazio alla superstizione e alle credenze popolar-medievali come il festival perenne di vanna marchi-padre pio.
questo è stato il pontificato di giovanni paolo secondo, l'uomo tanto amato dai media.
per questo mi preoccupa francesco, anche se sembra di tutt'altra pasta, ma per rimediare ai guasti del polacco, a mio parere, ci vogliono almeno cinquant'anni.
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Re: di la del Tevere

Messaggio Da cireno il Lun 08 Lug 2013, 11:13

rikkitikkitavi ha scritto:il papato più retrivo, che ha fatto tornare la chiesa ai tempi di pio decimo, è stato anche il regno del papa più amato dai media, perché era anche il papa che i media li sapeva usare.
fine della teologia della liberazione, e fin lì passi, ma anche fine del lungo governo di padre arrupe all'ordine dei gesuiti, spazio alle organizzazioni più fondamentaliste e affariste, come l'opus dei e la sua ramificazione italiana di comunione & liberazione, spazio ai legionari di cristo, copertura ai crimini pedofili, appoggio alle losche manovre del vescovo marcinkus, pesante interventismo nella politica italiana per mano del cardinal ruini, spazio alla superstizione e alle credenze popolar-medievali come il festival perenne di vanna marchi-padre pio.
questo è stato il pontificato di giovanni paolo secondo, l'uomo tanto amato dai media.
per questo mi preoccupa francesco, anche se sembra di tutt'altra pasta, ma per rimediare ai guasti del polacco, a mio parere, ci vogliono almeno cinquant'anni.

 Giovanni Paolo 2 è stato fatto perfino santo. Bene, io sono d'accordo con te che è stato invece uno dei papi più retrivi e dannosi della Chiesa. Magari poi sarà anche stato santo, a suo monod, ma non c'è dubbio che era un uomo di poche ma consolidate certezze reazionarie.
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Re: di la del Tevere

Messaggio Da Osservatore il Lun 08 Lug 2013, 11:54

rikkitikkitavi ha scritto:il papato più retrivo, che ha fatto tornare la chiesa ai tempi di pio decimo, è stato anche il regno del papa più amato dai media, perché era anche il papa che i media li sapeva usare.
fine della teologia della liberazione, e fin lì passi, ma anche fine del lungo governo di padre arrupe all'ordine dei gesuiti, spazio alle organizzazioni più fondamentaliste e affariste, come l'opus dei e la sua ramificazione italiana di comunione & liberazione, spazio ai legionari di cristo, copertura ai crimini pedofili, appoggio alle losche manovre del vescovo marcinkus, pesante interventismo nella politica italiana per mano del cardinal ruini, spazio alla superstizione e alle credenze popolar-medievali come il festival perenne di vanna marchi-padre pio.
questo è stato il pontificato di giovanni paolo secondo, l'uomo tanto amato dai media.
per questo mi preoccupa francesco, anche se sembra di tutt'altra pasta, ma per rimediare ai guasti del polacco, a mio parere, ci vogliono almeno cinquant'anni.

Concordo. Un Papa che predicava in modo forte purezza e bontà d'intenti, ma che trascurava il marcio in casa propria per esaltare quello in casa altrui. Protettore indefesso dell'associazione affaristica Opus Dei, tanto da canonizzarne il suo fondatore, intimo del dittatore fascista Franco. Benedicente del criminale dittatore Pinochet, quando andò in visita in Cile. E, come ben riporti, demolitore con quello che si potrebbe ben definire un atteggiamento di avversione sconfinante nell'odio, della "Teologia della Liberazione". L'arcivescovo Romero, assassinato dal potere salvadoregno è stato da lui messo nel dimenticatoio dal quale solamente ora Bergoglio lo ha saputo riesumare, per rendergli futuro l'onore della beatificazione.

Che dire, poi, di un Papa acerrimo nemico della contraccezione e dell'uso del preservativo nella lotta all’Aids, ma anche sostenitore della bomba atomica che - secondo lui - era uno strumento garante della pace? Un papa attaccato allo scranno di S. Pietro fino alla fine, quando non era ormai più in grado di essere lucido: vien da lodare Ratzinger che - sebbene anche per altri motivi - ha saputo dignitosamente dare le dimissioni al momento opportuno.

Al confronto di Wojytila, Bergoglio sembra un... santo, ma non solo negli intenti. Vedremo quanto saprà realizzare per introdurre finalmente nella chiesa lo spirito evangelico della povertà. Gli auguro lunga vita, ammesso che gli intrighi all'interno e all'esterno del Vaticano gliela consentano senza alcun problema. Il breve pontificato di Giovanni Paolo I è ancor presente, nella sua inesplicabile brevità, nella nostra memoria.
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Re: di la del Tevere

Messaggio Da Rom il Lun 08 Lug 2013, 17:46

Un bell'articolo di Flavia Perina sul Fatto di oggi.

Comincia a diventare impietoso, in modo del tutto inaspettato, il confronto “estetico” tra i due poteri che storicamente si sovrappongono in Italia: lo Stato e la Chiesa. Napolitano e Letta nella reggia di Monza e Francesco I al porto di Lampedusa. Il Presidente e il premier in una location esclusiva, appuntamento a inviti, circondato da una impenetrabile zona rossa. Il Papa su una qualsiasi jeep scoperta, in mezzo a persone qualsiasi, nell’isola più disgraziata del Mediterraneo.
Non entro nel merito dei discorsi e dei ruoli evidentemente diversi. Ma certo nessuno avrebbe pensato, fino a un anno fa, che l’icona pop al tempo della crisi sarebbe diventato un Pontefice che non sbaglia un colpo, sul piano della comunicazione, e dà la birra a tutto il colossale apparato di spin doctor e consulenti per l’immagine che si muove intorno alle istituzioni laiche.
Con un po’ di furbizia, e di feeling con l’immaginario collettivo, le istituzioni si regolerebbero allo stesso modo: l’Expò avrebbe potuto essere inaugurata tra gli operai, in un cantiere, parlando di lavoro, sviluppo e ripresa non a una platea di privilegiati ma ai manovali e agli stagisti, agli elettricisti e ai piccoli imprenditori dell’indotto. Qualcuno di loro avrebbe potuto anche avere voce, al microfono, accanto al Presidente e al premier.
E magari ottenere una risposta, a nome di tutti. Invece no. La nostra politica, le nostre istituzioni, non ci arrivano. E continuano a coltivare riti castali – l’incontro nella Villa Reale, la super-vigilanza, gli inviti selezionatissimi – che li rendono sempre più marziani.
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Messaggio Da Adam il Lun 08 Lug 2013, 18:28

E' vero: il raffronto è impietoso, ma c'è un perché.

Le cariche dello Stato sono per definizione a titolo precario, oggi ci sono e domani non ci sono più, quindi operano per accattivarsi consenso negli ambienti dove il consenso paga e alle prossime elezioni si vedrà.

Il Vescovo di Roma occupa una cattedra perpetua o comunque soggetta al suo solo volere, come Ratzingher ha inaspettatamente inaugurato e in un modo tale che una dose, per ora omeopatica, di dissacrazione è stata somministrata ai fedeli, rinunciando cioè all'unzione divina della sua persona che ne ha fatto il vicario di Cristo. E su questa scia Papa Francesco, già di per se orientato a modi inconsueti, prosegue umanizzando la sua carica spostandola da quei vincoli sacrali che i secoli hanno dal 400 in poi costantemente incrementato.

Ho riflettuto sul processo di santificazione di Giovanni XXIII e sul fatto che Francesco abbia frettolosamente limitato a un solo "miracolo" la condizione posta al Beato per varcare la soglia della santità, che la regola vorrebbe in due. Il che mi induce a credere che nei miracoli Francesco, molto pragmaticamente crede poco, preferendo all'imponderabile intervento soprannaturale le doti delle virtù che ciascuno è pronto a riconoscere come bagaglio morale a Papa Roncalli.
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Messaggio Da Rom il Lun 08 Lug 2013, 21:58

Adam ha scritto:
Le cariche dello Stato sono per definizione a titolo precario, oggi ci sono e domani non ci sono più, quindi operano per accattivarsi consenso negli ambienti dove il consenso paga e alle prossime elezioni si vedrà.

La ricerca del consenso, semmai, si cerca con la finta umiltà, la falsa semplicità, come la cafoneria di Bossi o il giubetto di Renzi.
No, io credo che si tratti di un vizio ormai diventato abitudine: usare il potere (o la disponibilità dei benefit a spese degli altri) ai limiti massimi possibili. A tutti i livelli: dal congresso nazionale dei commercialisti alla festa della Croce Rossa, al ricevimento della FAO, si affittano navi da crociera, alberghi a Capri e castelli-resort sulle rive dei laghi.
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Messaggio Da Condor il Lun 08 Lug 2013, 22:00

Penso che se chiedessimo al Papa il motivo di tanta ammirazione da parte del pubblico – credente, ateo ed agnostico - verso la sua persona, egli risponderebbe in modo semplice: “coerenza”.
Avrete notato che ho sottolineato il termine ammirazione, perché è diverso da: successo, quest'ultimo, termine diffuso nel mondo della competizione. Papa Francesco non vuole competere con nessuno, l'indole del competitore non gli appartiene.
La sua missione è di sola coerenza con la parola di Cristo, e ben ha dimostrato che in tale percorso non compie alcuno sforzo, ma tutto si evolve con naturalezza, la naturalezza dello spirito Cristiano.
Coerenza. Quante volte avete letto nei miei interventi questo termine: coerenza con i sani principi; siano essi laici che religiosi. Coerenza con i valori etici dell'Uomo, contrastati da azioni pleonastiche ostentanti potere e ricchezza.
Probabilmente vi avrò anche annoiati, e me ne scuso.
Non a caso, in quanto riportato da Rom - con riferimento all'articolo di Flavia Perina – anche se in modo velato o implicito, il concetto di coerenza è presente. Si, perché esiste anche la coerenza nell'incoerenza del comportamento delle istituzioni, tra il professato e il compiuto; come scrive la giornalista Perina: nelle istituzioni si continuano a coltivare riti catastali.
Mai come in questo anno, la Chiesa ha inflitto un duro colpo d'immagine ai potenti del pianeta, con poche azioni di coerenza cristiana, qualità che avrebbe dovuto riscoprire molto tempo addietro.
Si spera solamente che il messaggio della Chiesa - con Papa Francesco - venga giustamente raccolto da tutto il pianeta, e che il tempo del cambiamento, quello vero, inizi la sua alba.
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Messaggio Da cireno il Mar 09 Lug 2013, 05:34

Caro Condor, amico dall'animo MOLTO sensibile (lo si nota benissimo in ogni tuo intervento), dopo aver letto il tuo post a me è venuto spontaneo dire "alla buon'ora!". Dopo papi che hanno rappresentato il nulla della conservazione o perfino il peggio, un uomo che si chiama Francesco, che mi sarei aspettato vestito di sacco alla maniera dei parabolani del primo cristianesimo, sta risollevando, si spera, le sorti di una Chiesa che sembrava avviata alla decadenza della missione ma ancora più dei costumi e della fede.
Spero solo che questo Papa si ricordi che nel sud America, casa sua quindi, qualcuno è morto o è stato emargfinato per aver cercato di riportare la Chiesa nel posto che il suo Fondatore le aveva dato.  Spero davvero.
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