SportBar Area

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Re: SportBar Area

Messaggio Da cireno il Ven 27 Set 2013, 07:44

Rom ha scritto:Baggio non lo metto nemmeno tra i primi cinque.
Se nella classifica dobbiamo inserire i "fantasisti", molto meglio Meroni, che non a caso è riuscito a diventare un mito anche se ha avuto una vita (purtroppo non solo calcistica) molto breve - simile in questo a un'icona indimenticabile di un altro sport, Gilles Villeneuve.
Il calcio non è solo fatto di una palla e un piede, e i giocatori veramente grandi sono quelli che cambiano una squadra e che ne rappresentano l'anima e la forza, sia sul piano tecnico, sia su quello caratteriale, e in qualche modo "ideologico".
Baggio non è stato niente di tutto questo, mentre lo sono stati Paolo Maldini, per esempio, o Agostino Di Bartolomei, Gigi Riva, Boniperti, tra gli italiani, e Platini, Liedholm, Suarez, Falcao, tra gli stranieri del nostro campionato.
Tutti questi, a ben guardare, sono giocatori che hanno fatto l'intera carriera con una sola maglia e questo non è casuale.
Baggio è uno che faceva i numeri da seconda punta ed è stato decisivo in molte partite, ma non più di quanto siano stati decisivi tanti attaccanti, da Giordano a Pruzzo, da Pulici a Sivori, a Batistuta, a Montella, Boninsegna, per non parlare delle grandi ali tattiche Causio e Bruno Conti.
Tanto per essere più chiaro, consideriamo il Barcellona: Messi - stesso tipo di giocatore rispetto a Baggio, anche se più funambolico - ruba l'occhio e le prime pagine dei giornali, ma a vincere il mondiale è la Spagna di Inesta, mentre Messi nell'Argentina non conclude praticamente niente: riconosciuto a Messi quello che gli spetta, il vero pallone d'oro dev'essere dato a Iniesta.
Hai dimenticato qualche nome, e altri ne hai messi che non meriterebbero. Van Basten è stata una delle vere grandi stelle arrivate in Italia, e così Schiaffino, Suarez bravissimo ma era inferiore a questi fuoriclasse. E poi hai messo Di Bartolomei (viva la Roma) e non hai messo Rivera. Ma tu Rivera lo hai visto giocare?
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Messaggio Da Vargas il Ven 27 Set 2013, 07:59


Erano discorsi diversi, Cireno. Rom ha addirittura proposto Rivera al primo posto della classifica dei migliori giocatori italiani del dopoguerra (io propongo Totti, ma si sa, sono accecato dall'amore). Su Van Basten non si discute, era un miracolo che sfidava le leggi della fisica e dell'anatomia, un lungagnone con la sensibilità tattile di un brachitipo, un Nureyev capace dei morsi di un serpente letale.
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Messaggio Da Rom il Ven 27 Set 2013, 15:00

cireno ha scritto:Hai dimenticato qualche nome, e altri ne hai messi che non meriterebbero. Van Basten è stata una delle vere grandi stelle arrivate in Italia, e così Schiaffino, Suarez bravissimo ma era inferiore a questi fuoriclasse. E poi hai messo Di Bartolomei (viva la Roma) e non hai messo Rivera. Ma tu Rivera lo hai visto giocare?
Non avevo l'intenzione di fare un elenco giuridicamente esaustivo. Erano solo esempi per sostenere un concetto, quello dell'uomo-squadra, cioè non decisivo per il risultato in sé, ma fondamentale per il gioco.
Schiaffino l'avevo pensato, così come altri (per esempio il torinista Sala), ma non volevo dilatare l'elenco.
Quanto a Diba, ho sempre considerato che fosse la vera anima profonda di quella Roma, più di Falcao: un uomo-squadra dà qualcosa che non si esaurisce nel gioco e nemmeno sul campo, ma è una questione di stile, di umanità e di intelligenza.
Rivera, ovviamente, non solo l'ho visto giocare, ma quando ero un giocatore adolescente scelsi di portarne la maglia, quando non indossavo quella verde e nera della mia squadra - io che non ho mai voluto icone da santificare e non ho mai avuto un poster in camera, nemmeno quello di Che Guevara.
Ancora adesso sono incerto se considerare più grande lui o Francesco Totti: Rivera era più elegante, Totti più potente, e certo Rivera ha vinto di più (nonostante sia stato derubato di una finale mondiale) ed è stato su più palcoscenici, ma è altrettanto certo che abbia goduto di una squadra costantemente più forte intorno a lui. Tutto sommato, i paragoni tra campioni di età troppo lontane tra loro sono difficili, forse improponibili. Mi prendo, alla fine, il lusso di far prevalere Totti, per una ragione di cuore, naturalmente giallorosso.
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Messaggio Da Lara il Ven 27 Set 2013, 16:19

Caro Rom, sei molto ingiusto nei confronti di Baggio. Pur essendo milanista e riverista, Baggio lo metto tra le espressioni poetiche del calcio. La felicità che riusciva ad esprimere semplicemente toccando la palla, ed appropriandosene come un’appendice naturale , è di quelle che ti riconciliano coi gesti sportivi, che valgono il  biglietto, e ti fanno rivivere l’azione come un lampo d’eternità.
Se Rivera era geometria, gioco superiore di triangolazioni ed appuntamenti in corsa, Baggio era l’apparizione improvvisa, il tocco sorprendente, la polverina magica che trasformava la zucca in gol.
Entrambi sono stati boicottati la loro parte. Rivera giocò sei minuti di finale in Messico, Baggio un’altra manciata di minuti nella finale degli europei coi francesi, quasi che in Italia la parola d’ordine fosse sempre quella di ritenere la classe un elemento superfluo, a cui preferire la solidità utilitaristica di una tattica, dove il gruppo possa sentirsi tranquillamente superiore. Anche a scapito dello spettacolo e, spesso, del risultato.
Perché, nel gioco, gli dei aiutano gli audaci e si fermano ad ammirare i belli.
Non dimenticare che fu Baggio a portarci in finale negli USA e, poi, tanto per non smentirci, Sacchi lo tolse quando rimanemmo in dieci, rinunciando subito all’arma principale in un campo di calcio, l’anima del calcio, l’imprevedibilità, l’invenzione, la docilità del pallone tra i piedi di un predestinato a governarlo.
Baggio non era brasiliano, era limpido come un disegno toscano, aeréo come l’elegante sberleffo di un fenomeno naturale, che colpisce lo sguardo senza volerlo impressionare con inutili artifici.
Quando penso a Baggio, mi viene da sorridere, come quando si assaporano nella mente le dolcezze delle cose belle e ben riuscite, la palla ipnotizzata da un minuscolo santone, costretto alla fine a vagabondare nelle periferie del calcio, perché, in fondo, alieno a tutte quelle tattiche e strategie da piedi normali, lui, il divin codino dagli occhi scintillanti, nel cui fondo rimaneva la polverina sparsa del suo gioioso abracadabra.
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Messaggio Da Rom il Sab 28 Set 2013, 07:37

Mi verrebbe voglia di dire che, in queste bellissime parole di Lara, c'è tutta la capacità delle donne di vedere in un uomo quello che non c'è, e di riuscire a ignorare quello che c'è. Ma l'istinto di conservazione mi suggerisce di non rischiare la puntata, quindi non lo dico.

Di Baggio non riesco a ricordare nemmeno un'azione: probabilmente i suoi arabeschi e i miei neuroni non hanno la chimica giusta per collegarsi.
La sua leggerezza è tautologica, di quel genere che risulta tanto diversa (e quindi evidente) quanto incapace di fondersi con la squadra, di "illuminare" la squdra e il gioco.
Sul piano individuale, a prescindere dalla squadra, a me colpisce di più la metamorfosi che la tautologia: la pesantezza di un Pruzzo che riesce a sollevarsi di un metro mezzo per una rovesciata al 90', lo zoppo Garrincha che diventa una ballerina inafferrabile, Di Stefano con l'aspetto di un salumiere che si fa più bello e più veloce di Bolt, se appena gli capita la palla tra i piedi, Del Vecchio con quel corpo da clown sgangherato che mette a sedere Nesta accarezzando il pallone, Ardiles il pallido vaquero impettito che combatte alla'arma bianca contro gli olandesi in un duello infernale ...
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Messaggio Da Vargas il Lun 30 Set 2013, 07:24

Qualunque cosa poi accada, caro Rom, godiamocelo, questo momento, godiamoci catullianamente e orazianamente questa Roma. Se poi le cose dovessero maturare, costruiremo un'epica virgiliana, ma già così siamo felici.
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Messaggio Da Vargas il Lun 30 Set 2013, 07:26



(Su Baggio, però, ha ragione Lara, Rom: come fai a non ricordarti una sua azione? Il dribbling da sinistra ad accentrarsi contro la Bulgaria, nel '94, o il tiro da biliardo contro la Nigeria? Proprio quest'ultimo, e ha ragione di nuovo Lara, smentisce il suo ridursi a mero arabesco: fu un gesto rinascimentale, limpido e razionale pur nella totale bellezza, una linea retta che raggiungeva l'unico punto possibile per il risultato più utile e più bello).

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Messaggio Da Rom il Ven 04 Ott 2013, 00:24

Colendissimo Vargas, tu e Lara avete ragione, nel senso che nessuno può negare le vostre visioni: sono vostre, le rispetto ma non riesco a condividerle.
Io mentirei se le facessi mie: il non ricordare gli arabeschi di Baggio non significa soltanto che la mia memoria è debole, ma anche che - per ragioni che la ragione non capisce - quegli arabeschi non sono riusciti ad aggrapparsi alla mia immaginazione.
Come sai bene, certi meccanismi mentali sono infuenzati da dettagli apparentemente incoerenti: la complessione fisica, la faccia, il modo di correre, la gestualità o magari la lunghezza di un codino.
Per esempio, non sopporto l'interista Palacio, per altro bravissimo, propria a causa di quel suo codino, che si parte da una testa pelata e svolazza sottile come il pelo di una verruca.

Piuttosto, hai visto Gervinho? Te lo dicevo che era sottovalutato ...
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Messaggio Da Vargas il Sab 05 Ott 2013, 22:43


E adesso, Rom, la cosa si fa preoccupantemente seria.
Totti comunque è il calcio. Oltre al primo gol, straordinario, e al solito spietato rigore, il palleggio tra tre avversari e il lancio alla cieca - si fa per dire - che hanno fatto partire dalla nostra area l'azione del terzo gol sono stati poesia pura.
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Messaggio Da cireno il Dom 06 Ott 2013, 09:03

Ho giocato quasi sedici anni a calcio, e non ero nemmeno solo un dilettante. Ho maturato in quegli anni la convinzione che la casualità, e quindi la fortuna, ci giochino una grande parte. Rocco diceva sempre che "dove che ghe xe la bala ghe vol anche el cul che funsiona". Aveva ragione, io che giocavo mediano, quindi non attaccante, ho segnato uno dei gol più belli della mia vita all'89° di una partita giocata nel fango e che perdevamo 1-0 immeritatamente, quando arrivato a 30 metri dalla porta e senza più gambe per andare avanti ho sparato, quasi a occhi chiusi, un sinistro che si è insaccato nell'angolino alto della porta avversaria come un siluro. 
Perchè dico ciò? Perchè sul "gol strepitoso" di Totti avrei qualche riserva: lui ci ha tirato, ovvio visto che è un campione vero, ma che poi quel pallone sia passato tra OTTO gambe schierate davanti senza essere nemmeno sfiorato, testimonia che le parole di Rocco hanno fondate ragioni.
Che l'Inter abbia preso tre pere a me fa solo piacere, che le abbia meritate però no, non mi sento di dire che l'Inter meritava di perdere, specialmente in quel modo.

Domanda: ma il grande imperatore del mercato, parlo di Galliani ormai diventato solo un tappeto di Berlusconi, come ha fatto a farsi scappare uno come Cervinho? E visto la fine che sta facendo Lijalic, come mai lui, l'imperatore del mercato, lo ha lasciato andare?
Grande imperatore del c............
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Messaggio Da Vargas il Dom 06 Ott 2013, 16:12

Io invece, Cireno, ero attaccante, un centravanti di ottima tecnica e limitate doti fisiche (che non mi impedivano di segnare molto anche di testa, contro marcantoni o grandi saltatori, grazie alla scelta del momento giusto, alla Inzaghi), e dico che quel tiro non era casuale, un collo esterno destro che è il marchio di fabbrica di Totti. No, lui ha mirato all'unico spazio utile, come Baggio contro la Nigeria, e la capacità di scegliere in frazioni di secondo è la stimmata del fuoriclasse. Su Gervinho non credo, per una volta, che sia colpa di Galliani. Nessuno, Rom e Garcia esclusi, avrebbe scommesso su di lui. Chapeau, Rom.
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Messaggio Da cireno il Dom 06 Ott 2013, 16:19

Cacchio Vargas, anch'io tiravo di collo esterno ma la mira era sempre, come dire, casuale. Capisco tirare di collo pieno, che allora puoi dare una traiettoria, ma di collo esterno? basta un millimetro in più o meno per variare il tiro. Be, Totti è un grande, ma continuo a pensare che Rocco aveva ragione.
ROM conosceva Gervinho? Complimenti: grande acquisto.
Io a Galliani do la colpa di non aver comperato Liajic, che per me diventerà un grande giocatore. Del resto da uno che ha comprato Matri a 11 milioni e non ha comprato Tevez a 9 cosa vuoi aspettarti?
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Messaggio Da Lara il Dom 06 Ott 2013, 20:42

Ho l’impressione di aver scelto il giorno sbagliato per contattare ShakaZulu.
 Avevo dimenticato il piccolo particolare che … è gobbo  
Anche se,  questo Milan, neanche gli esorcismi di Cireno potrebbero farlo ritornare tra i vivi.
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Messaggio Da Shaka_Zulu il Lun 07 Ott 2013, 06:27

Eheheheh.....però non voglio infierire.
Alla fin fine io ce l'ho con il Milan dell'era berlusconiana, non mi riesce di maramaldeggiare con tifosi DOC come Cireno o il mio collega Alberto.
Loro sono per il Milan di Rocco e Rivera, non certo per quello di Piersilvio e Marina.....almeno spero.
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Messaggio Da Rom il Lun 07 Ott 2013, 07:27

No, Gervinho non lo conoscevo, l'ho solo visto giocare nella prima partita e tanto mi è bastato: si muove come un giocatore vero e ha una velocità impressionante.
In un calcio che ormai non contempla più il dribbling, ma solo triangolazioni, uno che supera l'avversario diretto e punta in avanti è un'arma letale, specialmente quando aggiunge questa qualità a una squadra molto geometrica e pesante come la Roma.

La casualità esiste, come il caos, solo nelle apparenze: al di là delle apparenze, ci sono le leggi della fisica, della meccanica e della fisiologia.
Altrimenti non si spiegherebbe come mai Bolt vince trenta gare di seguito, o lo stesso giocatore  riesce a fare un tiro come quello di Totti quando inclina il corpo nella posizione giusta, e invece manda il pallone in tribuna quando arriva a calciare sbilanciato all'indietro, o lo manda a sbattere sulla gamba o la schiena di un avversario quando tira nel mucchio: il capolavoro di Totti è per almeno la metà merito di Gervinho, che gli ha dato il pallone giusto giusto cinquanta centimetri all'indietro, per permettergli di stare lontano dai difensori e avere la possibilità di mirare.
Certo, possiamo chiamare "caso" l'allineamento di tanti fattori difficili da governare.
Io però, in questo discorso, ci metterei un altro genere di "casi", che poco hanno a che fare con la balistica, ma hanno molto a che fare con la tecnologia telefonica. Ma lasciamo stare, proprio oggi che salutiamo il graditissimo ritorno di Shaka.

Per la cronaca, io ero una mezz'ala destra, alla De Sisti. Pochissimi goal, molta manovra, molto filtro a centrocampo cercando sempre di intuire le linee di passaggio degli avversari. Mi è sempre piaciuta la geometria, che sta alla fantasia come la matematica sta alla musica.

PS
Il rigore su Gervinho non c'era, nel senso che c'era il fallo, ma era venti centimetri fuori dall'area. Però, in diretta mi era davvero sembrato dentro.
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Messaggio Da Vargas il Lun 07 Ott 2013, 07:48

 
Cireno, tu, Rom ed io stesso abbiamo giocato a calcio: non ti sfuggirà, perciò, l’importanza di certi dettagli a volte quasi invisibili, per la loro velocità, e che invece cambiano le sorti di una partita o di un torneo. Ne isolo due, entrambi riferiti al nostro Totti. Il primo: semifinale del mondiale vinto dall’Italia nel 2006, Italia-Germania. Ultimi istanti di gioco, subito dopo il gol di Grosso: Cannavaro interrompe l’ultimo assalto tedesco, si porta avanti il pallone appena fuori area. È un giocatore forte ed esperto, diciamo anche un campione, ma non uno di quei rarissimi fuoriclasse che illuminano il calcio e che spuntano ogni tanto come episodi irripetibili. Che cosa farebbe un giocatore come lui, senz’altro bravo ma iscritto alla specie dei comuni mortali? Fermerebbe il pallone, alzerebbe la testa, studierebbe la disposizione dei compagni, poi effettuerebbe un passaggio. Il tutto richiederebbe quattro secondi, non di più, visto l’alto livello del protagonista. In quei quattro secondi, tuttavia, la forte difesa tedesca si sarebbe già schierata e avrebbe coperto il campo. Invece che cosa succede? Cannavaro lascia la palla a Totti, o forse, se si osservano con cura le immagini, è il numero dieci azzurro a togliergliela, nemmeno si trattasse di un avversario. Tutto quello che Cannavaro farebbe in quattro secondi Totti lo sintetizza in un istante, meno di un secondo: apparentemente senza guardare, lancia la palla quaranta metri più avanti, esattamente tra i piedi di Gilardino. La differenza di tre secondi e rotti significa che i tedeschi non hanno fatto in tempo a rendersi conto di nulla, figuriamoci schierarsi. Si è creata la superiorità numerica, Gilardino e Del Piero mettono in mezzo un difensore avversario e il nostro numero sette chiude la partita. Secondo episodio, sabato sera, sul due a zero per la Roma a San Siro. Calcio d’angolo per l’Inter, Totti si trova in difesa, nella posizione del libero dei vecchi tempi. Come tale, guarda la sua porta, al limite della propria area, e ha le spalle rivolte alla porta interista, lontana quasi novanta metri. Er Pupone intercetta il pallone, effettua un doppio palleggio aereo girandosi in senso antiorario. A quel punto il giocatore normale, anche molto forte, metterebbe la palla a terra, studierebbe lo schieramento dei compagni, eccetera, o al limite passerebbe la palla al volo di piatto alla propria sinistra. Totti invece fa una cosa apparentemente impossibile: prima che il pallone tocchi terra, dopo il doppio palleggio, lo taglia d’esterno destro in avanti, lanciando Strootman. Di nuovo, la rapidità e la soluzione apparentemente impossibile non sono fini a se stesse, non sono un numero da giocoliere, ma servono a spiazzare mezza squadra avversaria, che non ha il tempo di capire e di reagire. L’olandese si trova così lanciato in un corridoio sguarnito perché imprevisto, e crea la superiorità numerica, mettendo Florenzi in condizione di chiudere la partita. Questa è intelligenza pura, appartiene alla stessa categoria del genio di Mozart o di Michelangelo. Manca rispetto a loro la cultura, che Totti non ha, come non l’aveva Maradona, e che probabilmente non avrà mai. Ma il genio puro è lo stesso: si sostanzia in capacità di prefigurare in un istante – come se non guardasse, o se vedesse con la nuca, come le mosche, ma sappiamo che non è vero, non è vero nemmeno per le mosche – la spazialità, la geometria, la posizione delle cose in un luogo con le sue misure e la sua forma. La geometria sta alla fantasia come la matematica sta alla musica, dice giustamente Rom. È l’intelligenza di Basquiat, per fare un nome, che si traduce in un gesto immediato che tuttavia ha alle sue spalle la mostruosa capacità di comprendere il mondo. È il fuoriclasse, qualcosa di più e di diverso dal campione.


Ultima modifica di Vargas il Mar 08 Ott 2013, 07:01, modificato 1 volta
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Messaggio Da cireno il Lun 07 Ott 2013, 07:56

Shaka_Zulu ha scritto:Eheheheh.....però non voglio infierire.
Alla fin fine io ce l'ho con il Milan dell'era berlusconiana, non mi riesce di maramaldeggiare con tifosi DOC come Cireno o il mio collega Alberto.
Loro sono per il Milan di Rocco e Rivera, non certo per quello di Piersilvio e Marina.....almeno spero.
Fino a che il pagliaccio (così è stato definito Berlusconi dal Sun dopo la giravolta della fiducia a Letta, niente uccide più del ridicolo, nel mondo anglosassone) ha avuto bisogno del popolo rossonero per questioni politiche ha speso, poi, come fa sempre, lentamente ha cominciato a smontare il giocattolo ed ora ha obbligato il povero Galliani a costruire una squadra di media classifica(se ha tutti gli uomini a disposizione). Da parte sua Galliani è ormai andato in tilt, comperando Matri che non serve a niente essendo notoriamente un mezzo brocco, facendosi prestare Kakà che, poverino, è alla fine della carriera, liberando Flamini e Ambrosini per tenersi Nocerino, obbligando Allegri a gestire una squadra di broccacci pure ridotta all'osso (la panchina di ieri sera a Torino era Amelia, Gabriel, Saponara, Emanuelson, Niang, Poli, Cristante), a tenersi Robinho he ormai è un ex giocatore. Se pensi che la Roma ha in panchina Lijaic, Osvaldo, Marquinho, Borriello, tanto per fare tre nomi i tifosi del Milan possono anche guardare al futuro con gli occhiali neri. E naturalmente, per Berlusconi, il colpevole sarà Allegri.
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Messaggio Da cireno il Lun 07 Ott 2013, 08:12

Rom ha scritto:No, Gervinho non lo conoscevo, l'ho solo visto giocare nella prima partita e tanto mi è bastato: si muove come un giocatore vero e ha una velocità impressionante.
In un calcio che ormai non contempla più il dribbling, ma solo triangolazioni, uno che supera l'avversario diretto e punta in avanti è un'arma letale, specialmente quando aggiunge questa qualità a una squadra molto geometrica e pesante come la Roma.

La casualità esiste, come il caos, solo nelle apparenze: al di là delle apparenze, ci sono le leggi della fisica, della meccanica e della fisiologia.
Altrimenti non si spiegherebbe come mai Bolt vince trenta gare di seguito, o lo stesso giocatore  riesce a fare un tiro come quello di Totti quando inclina il corpo nella posizione giusta, e invece manda il pallone in tribuna quando arriva a calciare sbilanciato all'indietro, o lo manda a sbattere sulla gamba o la schiena di un avversario quando tira nel mucchio: il capolavoro di Totti è per almeno la metà merito di Gervinho, che gli ha dato il pallone giusto giusto cinquanta centimetri all'indietro, per permettergli di stare lontano dai difensori e avere la possibilità di mirare.
Certo, possiamo chiamare "caso" l'allineamento di tanti fattori difficili da governare.
Io però, in questo discorso, ci metterei un altro genere di "casi", che poco hanno a che fare con la balistica, ma hanno molto a che fare con la tecnologia telefonica. Ma lasciamo stare, proprio oggi che salutiamo il graditissimo ritorno di Shaka.

Per la cronaca, io ero una mezz'ala destra, alla De Sisti. Pochissimi goal, molta manovra, molto filtro a centrocampo cercando sempre di intuire le linee di passaggio degli avversari. Mi è sempre piaciuta la geometria, che sta alla fantasia come la matematica sta alla musica.

PS
Il rigore su Gervinho non c'era, nel senso che c'era il fallo, ma era venti centimetri fuori dall'area. Però, in diretta mi era davvero sembrato dentro.
E io giocavo mediano sinistra, quando si giocava ancora con il WM, quindi dovevo correre e correre. Ero mancino, e il destro mi serviva solo per non cadere e una volta un mio nister, il grande Gratton che giocò anche in Nazionale, mi disse:- vedi di solito i mancini sono grandi giocatori, poi ci sono le eccezioni, ecco, tu sei un'eccezione.  In verità mi faceva giocare sempre quindi proprio così brocco non potevo essere. Del resto quasi 1,90 per 80 chili non potevo essere un Chiarugi qualsiasi, giocavo più di forza che di classe...vabbè, ricordi a parte

ROM, a Totti gli è andata di culo. Sfido chiunque, Messi in testa, a tirare di collo esterno avendo davanti OTTO gambe che si muovono e passare in mezzo alle stesse senza ostacoli. Siamo seri.
Certo che se il corpo sta all'indietro il pallone va alto, a meno che non tiri di piattone. Ma se il corpo è troppo avamti puoi tirare di collo solo se hai il 40 di piede, il povero Piedone manfredini (o anche Ibrahimovich) con il 45 di piede non avrebbero mai potuto farlo.
Gervinho sa dribblare? Non dribbla, ma butta il pallone e con lo scatto che ha va via. Nel suo piccolo anche Abate fa la stessa cosa.
La Roma è forte non per Garcia ma perchè ha ottimi giocatori. Il Milan è debole non per Allegri ma perchè ha giocatori scarsi.
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Messaggio Da Vargas il Lun 07 Ott 2013, 09:12

 Caro Cireno, io insisto, dobbiamo arrenderci all'evidenza che vi siano persone - poche - che nascono con la capacità mostruosa di muoversi, e muovere occhi, muscoli e terminali nervosi, a una velocità diversa rispetto agli altri corpi che girano attorno nello stesso spazio. Essi fermano quasi il tempo e riescono a far passare un pallone tra otto gambe nell'unico angolino libero, oppure una pallina da tennis a velocità impossibile nell'unico spazio non raggiungibile dalla racchetta avversaria, mentre corrono all'indietro. E se non credi né a me né a Rom, leggi quello che scriveva il geniale scrittore americano David Foster Wallace su Federer: «Quasi tutti quelli che amano il tennis e seguono i tornei maschili in televisione avranno sperimentato, negli ultimi anni, uno di quelli che potrebbero essere definiti “Federer Moments”. Ci sono delle volte, quando guardi giocare il giovane tennista svizzero, in cui la mascella scende giù, gli occhi si proiettano in avanti ed emetti suoni che inducono il coniuge nell’altra stanza a venire a vedere se ti è successo qualcosa. Questi Federer Moments sono ancora più intensi se hai abbastanza esperienza diretta di gioco da comprendere l’impossibilità di quanto gli hai appena visto fare. Tutti possiamo citare qualche esempio. Questo è uno. Finale dello US Open 2005, Federer contro Agassi, siamo all’inizio del quarto set, Federer ha il servizio. C’è uno scambio piuttosto lungo di colpi da fondocampo, con il caratteristico andamento a farfalla del tennis da picchiatori che predomina ai giorni nostri, con Federer e Agassi impegnati ognuno dei due a far correre l’avversario da un lato all’altro del campo, cercando di trovare il colpo vincente fino a quando, improvvisamente, Agassi tira fuori un potente rovescio incrociato che costringe Federer a decentrarsi alla sua sinistra: ci arriva, in allungamento col rovescio, ma il tiro esce corto e tagliato, mezzo metro oltre la linea di battuta, una di quelle situazioni in cui Agassi va a nozze, e mentre Federer si scalmana per cambiare direzione e recuperare la posizione centrale, Agassi si fa sotto per prendere la palla corta di controbalzo e la scaglia con forza nello stesso angolo di prima, per cercare di prendere Federer in contropiede, e in effetti ci riesce: Federer è ancora vicino all’angolo, ma sta correndo verso il centro, e la palla ora è diretta verso un punto dietro di lui, dove stava appena un attimo fa, e non c’è tempo di girare il corpo, e Agassi segue il colpo scendendo a rete sul rovescio ed ecco che Federer, non si sa come, riesce a invertire istantaneamente la spinta, arretra di tre o quattro passi quasi saltellando, a velocità impossibile, e colpisce la palla di diritto sul suo lato di rovescio, con tutto il peso spostato all’indietro, e quel diritto è un topspin lungolinea da urlo, e Agassi, sceso a rete, si protende per cercare di intercettarlo, ma la palla lo supera, corre lungo la linea e va a atterrare esattamente sull’angolo destro del campo di Agassi, conquistando il punto, con Federer che ancora sta danzando all’indietro quando la palla tocca terra. E poi segue quel consueto, breve secondo di silenzio attonito prima che la folla newyorchese esploda, e in tv John McEnroe, con il suo auricolare da commentatore in testa, che dice (più che altro a se stesso, sembra): “Come ha fatto a far punto da quella posizione?”. E ha ragione: considerando la posizione di Agassi e la sua straordinaria velocità, Federer doveva indirizzare la palla dentro un corridoio largo cinque centimetri se voleva superarlo, ed è quello che ha fatto, muovendosi all’indietro, senza tempo per preparare il colpo, e senza poter sfruttare il peso del corpo per imprimergli potenza. Era impossibile. Era una roba alla Matrix. Non so che razza di suoni siano usciti dalla mia bocca, ma la mia consorte dice di essere accorsa nella stanza e di aver trovato il divano pieno di popcorn e il sottoscritto in ginocchio, con gli occhi che sembravano quelli finti a palla che si trovano nei negozi di cianfrusaglie».
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Messaggio Da cireno il Lun 07 Ott 2013, 12:08

Va bene, per la stima che ho per te, accetto le tue opinioni. Aggiungo solo una cosa, a difesa delle mie: gli unici giochi dove la fortuna non c'entra niente sono
-l'atletica leggere
-gli scacchi
dove c'è una palla, pallina, sferetta oppure carte da gioco, bridge compreso, la fortuna gioca un suo ruolo spesso determinante.

A Milano piove, il tempo è grigio, fa anche freddo e io così mi sento completamente milanese.
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Messaggio Da Vargas il Lun 07 Ott 2013, 13:05


«Quel cielo di Lombardia, così bello quand'è bello» [I promessi sposi].
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Messaggio Da Vargas il Lun 07 Ott 2013, 13:49


E' ovvio, Cireno, che quanto ho scritto più sopra non escluda l'intervento della dea fortuna - della Diva Eupalla, come la chiamava Gioan Brera.
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Messaggio Da cireno il Lun 07 Ott 2013, 15:10


    Nel mio giardino triste ulula il vento,
    cade l'acquata a rade goccie, poscia
    più precipite giù crepita scroscia
    a fili interminabili d'argento...
    Guardo la Terra abbeverata e sento
    ad ora ad ora un fremito d'angoscia
        
    Guido Gozzano non era nato sotto il segno del Cancro, quindi la malinconia non sarebbe dovuta essere il suo abito quotidiano. Io sono nato in luglio, il mese che ha visto Kafka e Proust venire al mondo. Io ho diritto di amare la malinconia del cielo grigio e della pioggia che cade, ho il diritto ad amare questo colore neutro che ha soppiantato il troppo allegro azzurro del cielo d'estate. Io adoro la Sicilia ma non potrei viverci: troppa allegria in quel sole...............io amo il cielo di Lombardia che è bello quando esclude l'azzurro....


Ultima modifica di cireno il Lun 07 Ott 2013, 18:13, modificato 1 volta
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Messaggio Da Vargas il Lun 07 Ott 2013, 15:16


Gozzano, Palazzeschi, più di tutti Pascoli: quanti autori abbiamo sottovalutato relegandoli a cliché scolastici (di Pascoli si leggono i testi sbagliati, tarscurando le sue straordinarie innovazioni, che hanno aperto la strada, in Italia, alla poesia del Novecento). Hai ragione sul cielo lombardo e sulla forza della nostalgia, Cireno, senza però dimenticare anche la bellezza della luce del giorno. Forse la sintesi perfetta è nel sublime Gadda, l'ingegnere milanese che ha saputo scrivere un romanzo immortale in parte in romanesco. 
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Messaggio Da cireno il Lun 07 Ott 2013, 18:14

Vargas ha scritto:
Gozzano, Palazzeschi, più di tutti Pascoli: quanti autori abbiamo sottovalutato relegandoli a cliché scolastici (di Pascoli si leggono i testi sbagliati, tarscurando le sue straordinarie innovazioni, che hanno aperto la strada, in Italia, alla poesia del Novecento). Hai ragione sul cielo lombardo e sulla forza della nostalgia, Cireno, senza però dimenticare anche la bellezza della luce del giorno. Forse la sintesi perfetta è nel sublime Gadda, l'ingegnere milanese che ha saputo scrivere un romanzo immortale in parte in romanesco. 
dal quale è stato tratto quel bel film con il grande Volontè.......................
si diceva di Gadda che scrivesse un italiano perfetto. Confesso di aver letto poco di lui, la Cognizione del dolore, grandissimo, e qualche altro libro di cui non ricordo il nome. Del resto io preferisco i saggi ai romanzi, e poi amo i russi, specialmente  Dostojewsky. Degli italiani Pavese (il Male di vivere l'ho letto venti volte), qualcosa di Calvino e, guarda te, il modo di scrivere della Fallaci. Ah, dimenticavo: Se questo è un uomo, il più più di tutti.
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Messaggio Da Vargas il Lun 07 Ott 2013, 18:43

Cire', non farmi arrabbiare, Gadda scriveva non bene, scriveva come un dio, senza eguali in Italia nel Novecento. Rileggilo, non te ne pentirai.
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Messaggio Da Rom il Lun 07 Ott 2013, 18:47

cireno ha scritto:Va bene, per la stima che ho per te, accetto le tue opinioni. Aggiungo solo una cosa, a difesa delle mie: gli unici giochi dove la fortuna non c'entra niente sono
Bene: sette coppe dei campioni e una quindicina di scudetti del grande Milan sono prevalentemente una questione di fortuna.
E io che per anni pensavo che Rivera fosse davvero un fuoriclasse: forse erano i miei occhiali giallorossoneri?

Bellissima la citazione di Vargas sul tennis, che, insieme con il basket, è un caso esemplare di studio sull'apparenza del caos, più semplice da analizzare perché le dimensioni del campo e il numero relativamente ridotto dei giocatori, rispetto al calcio, rendono le geometrie più accessibili all'analisi.
Per dirla in altro modo (che corrisponde anche a un diverso aspetto dei giochi), tennis e basket si fondano proprio sull'individuazione e lo sfruttamento dei centimetri, non solo per le traiettorie della palla, ma anche per la posizione infinitesimale di mani o piedi: per esempio, quando il pallone prende il ferro, invece di andare dentro al canestro, non si dice che è sfortuna, ma che il tiro è sbagliato (e alla fine non si fa la conta dei "ferri" presi), così come quasi ogni canestro è il risultato di una traiettoria che passa sopra o in mezzo a dieci mani, e non si parla di fortuna.

Vedendo il Barcellona che l'anno scorso ha fatto fuori il Milan, con una partita straordinaria, ho visto almeno venti o trenta volte Iniesta e Xavi scambiarsi il pallone sul filo della linea laterale, a velocità impressionante, e sfruttare linee di passaggio infinitesimali.
Certo, è possibile parlare di fortuna: quella di essere Iniesta e Xavi.
E' più accettabile che se ne parli nbel caso dei rimpalli (o dei "nastri" nel tennis), ma fino a un certo punto: l'anno scorso, quando De Rossi era inguardabile, perdeva tutti i rimpalli a centrocampo, adesso che è tornato il De Rossi normale sembra che la palla gli rimbalzi tra i piedi "per fortuna".

Caro Cireno, io ho paura proprio del Milan: dopo Juve e Napoli, che arriveranno prima della Roma, sarà proprio il MIlan a contenderci il terzo posto, per gli stessi, esoterici meccanismi dell'anno scorso.
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Messaggio Da cireno il Lun 07 Ott 2013, 19:32

Vargas ha scritto:Cire', non farmi arrabbiare, Gadda scriveva non bene, scriveva come un dio, senza eguali in Italia nel Novecento. Rileggilo, non te ne pentirai.
Cazzo, ma io sono d'accordo! E poi Gadda era un milanese e io che sono sciovinista figurati..................

Mi riprometto di leggere la Madonna dei filosofi, è lì che mi guarda dalla libreria e non l'ho mai nemmeno sfogliata: che vergogna................
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Messaggio Da cireno il Lun 07 Ott 2013, 19:39

Rom ha scritto:Bene: sette coppe dei campioni e una quindicina di scudetti del grande Milan sono prevalentemente una questione di fortuna.
E io che per anni pensavo che Rivera fosse davvero un fuoriclasse: forse erano i miei occhiali giallorossoneri?

Bellissima la citazione di Vargas sul tennis, che, insieme con il basket, è un caso esemplare di studio sull'apparenza del caos, più semplice da analizzare perché le dimensioni del campo e il numero relativamente ridotto dei giocatori, rispetto al calcio, rendono le geometrie più accessibili all'analisi.
Per dirla in altro modo (che corrisponde anche a un diverso aspetto dei giochi), tennis e basket si fondano proprio sull'individuazione e lo sfruttamento dei centimetri, non solo per le traiettorie della palla, ma anche per la posizione infinitesimale di mani o piedi: per esempio, quando il pallone prende il ferro, invece di andare dentro al canestro, non si dice che è sfortuna, ma che il tiro è sbagliato (e alla fine non si fa la conta dei "ferri" presi), così come quasi ogni canestro è il risultato di una traiettoria che passa sopra o in mezzo a dieci mani, e non si parla di fortuna.

Vedendo il Barcellona che l'anno scorso ha fatto fuori il Milan, con una partita straordinaria, ho visto almeno venti o trenta volte Iniesta e Xavi scambiarsi il pallone sul filo della linea laterale, a velocità impressionante, e sfruttare linee di passaggio infinitesimali.
Certo, è possibile parlare di fortuna: quella di essere Iniesta e Xavi.
E' più accettabile che se ne parli nbel caso dei rimpalli (o dei "nastri" nel tennis), ma fino a un certo punto: l'anno scorso, quando De Rossi era inguardabile, perdeva tutti i rimpalli a centrocampo, adesso che è tornato il De Rossi normale sembra che la palla gli rimbalzi tra i piedi "per fortuna".

Caro Cireno, io ho paura proprio del Milan: dopo Juve e Napoli, che arriveranno prima della Roma, sarà proprio il MIlan a contenderci il terzo posto, per gli stessi, esoterici meccanismi dell'anno scorso.
Eh no, tu ciurli nel manico (che bella espressione, mi piace). La Wehrmacht non vinceva perchè aiutata dalla fortuna, e il Milan di Van Basten era la Wehrmacht, e oggi lo è il Barcellona, il Real, il Bayern, queste squadre vincono perchè sono TROPPO forti rispetto alle altre. Poi le altre magari riescono a pareggiare e magari perfino a vincere, ma sono colpi della dea bendata che NEL CALCIO giocano una buona parte.
E in queste wehrmacht ci sono panzerdivisionen come Iniesta, come Messi, come Ronaldo...e allora ecco che quello che a nocerino potrebbe riuscire con un colpo di culo a questi riesce perchè CI PROVANO e siccome sono bravi, e la fortuna aiita i bravi, ci riescono.

Guarda, Tiger Wood è stato un fuoriclasse assoluto, nel golf, eppire sono due anni che viaggia a metà rendimento. Perchè? Perchè di mezzo c'è una pallina. 

Prova dire che Bolt vince perchè è fortunato.
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Messaggio Da Rom il Mar 08 Ott 2013, 00:57

cireno ha scritto:
 La Wehrmacht non vinceva perchè aiutata dalla fortuna
Ecco una spiegazione semplice e chiara sul perché sono contento di tifare per i partigiani in camicia giallorossa.

Quello che hai trascurato, nel tuo autocontraddittorio elenco, è che Totti fa parte della categoria degli Iniesta, Rivera, Crujf e Platini.
Lo so, è duro per un cittadino di una città provvisoria riuscire a fare questo sforzo di coscienza, ma, come diciamo qui nella Città Eterna, deligere oportet quem diligere, insomma fatevene una ragione.
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