L'attesa

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L'attesa

Messaggio Da Rom il Sab 31 Ago 2013, 14:55

Molti di noi - forse proprio quelli che tradizionalmente si sentono i più "impegnati" nella politica - siamo da tempo spettatori in attesa.
Le cause, così come le sfaccettature, di questo stato mentale ed esistenziale sono varie, e non stiamo qui ad analizzarle.
Vediamone solo una delle conseguenze: la possibilità di fare filosofia, con quello scetticismo che gli scienziati chiamano "obiettività", che ci è concessa dalla condizione sospesa e neutrale alla quale ci sentiamo relegati dal non avere più una squadra in campo con cui identificarci politicamente.

Per esempio, possiamo discutere, finalmente senza essere condizionati da una passione, se sia più grave essere stupidi o essere corrotti, o in malafede - sempre riferendoci alla politica, naturalmente, ma tutto sommato anche in via generale.
Intanto mettiamo da parte la categoria di coloro che sono entrambe le cose, cioè stupidi e in malafede, perché questa non vale: troppo facile.
Dopo di che, s'impone subito una distinzione: c'è un discorso che riguarda la politica, o meglio, i politici nel loro insieme, e c'è un discorso che riguarda invece i politici di quella che è quanto di più simile alla "nostra parte", più o meno ex o più o meno "dispersa" - nel nostro caso, la sinistra e quel che ne resta.
Un principio logico, però, vale per tutti: si può smettere di essere corrotti o in malafede, mentre stupidi si è per sempre. Quindi, sembrerebbe più grave, in via definitiva, essere stupidi. Ma è davvero così?
E che differenza esiste, sotto questo aspetto, tra la categoria dei politici in generale e quella della sinistra in particolare?
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Re: L'attesa

Messaggio Da einrix il Sab 31 Ago 2013, 16:14

Ponendo di cogliere questi quattro concetti:

- siamo spettatori in attesa
- fare filosofia, con quello scetticismo che gli scienziati chiamano "obiettività",
- se sia più grave essere stupidi o essere corrotti, o in malafede
- i politici in generale, ed in particolare quelli della sinistra
vediamo cosa si può dire in una calda giornata d'estate.

1.Siamo spettatori in attesa, specie chi come me è in pensione da un po di anni. Altrimenti, basta lavorare, e quello è un ambito in cui la politica viene fuori dalle relazioni e dai comportamenti, più che dalle parole. Durante le ferie, anche per i lavoratori, quella condizione si sospende. per questo nascono "Governi balneari"; nonostante nessuno lo abbia mai detto, il governo Letta è un chiaro esempio di governo balneare. Potrebbe avere davanti a se anche delle settimane bianche, ma resta sempre sospeso alle lancette di un orologio che all'improvviso potrebbe accelerare la sua corsa tanto da far perdere presa ed equilibrio di tutti.

2. Gli scettici sono una strana categoria di filosofi, perché tra loro vi è anche stato qualcuno che ha incominciato col dire: questo non è un tavolo di legno, questo è legno, anzi, è legno di noce, o meglio è un noce che deve essere vissuto nel nostro paese chissà dove, eccetera. Gli scienziati, se guardano ad un tavolo, non necessariamente pensano di vederci degli atomi. Fouchault, quando vede il suo pendolo ruotare, non pensa agli atomi del pendolo, e neppure a quelli della Terra, ma pensa alla Terra (che ruota, mentre il pendolo continua le sue oscillazioni per il principio di inerzia): la vera protagonista di quell'esperimento. Gli scienziati creano un ambito di discussione definendo un determinato modello, e limitano le loro affermazioni a quell'ambito. Euclide, definendo un punto, una linea ed un piano, crea la geometria, sa bene che si tratta di un modello di rappresentazione che non ha la pretesa di essere l'universo, ma ne coglie la potenzialità di rappresentarlo, seppure in maniera approssimata. L'assoluto spinge sempre verso lo scetticismo, quando non riesce a frenare la metafisica, mentre può diventare un punto all'infinito per chi voglia comunque rappresentare ciò che non è raggiungibile.

3. Essere stupidi, o corrotti o in malafede, è nella natura umana, come essere svegli, integerrimi ed incorruttibili. Il problema per gli altri è cosa procura loro il dover convivere con persone che abbiano certe tendenze. E allora conta molto l'idea che si ha per tutto ciò che succede. Tenere i gomiti sul tavolo quando si mangia, fa cattiva impressione, o portare il coltello alla bocca è da maleducati, ma là dove tutti lo fanno, è normale. La stupidità è la grandezza di una misura che si estende fino all'essere svegli, attenti. E lo stesso vale per la corruzione, che diventa indeterminata quando si camuffi da elusione. La malafede e la buona fede, poi, sono sempre oggetto di disputa tra chi sostiene che vi sia l'una e non l'altra, in un paradosso simile a quello de "i cretesi sono tutti bugiardi", detto da un cretese.
Alla fine si muore tutti, dopo essere passati al vaglio di una vita che ci obbliga ad essere, tra ciò che siamo, tutto quello di cui si ha bisogno per sopravvivere.

4. Non ho detto nulla dei politici, ma questa è l'ora in cui porto a passegno il cane di mio fratello, così vedrò questo altro spunto impegnativo, più tardi.
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