Risposta ad Erasmus

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Re: Risposta ad Erasmus

Messaggio Da cireno il Gio 09 Gen 2014, 08:30

Rom ha scritto:

La mia mente ha, sull'argomento, contorsioni differenti dalle tue.
Ho letto pochissima saggistica: se l'avessi praticata di più, probabilmente avrei cognizioni assai più estese.
In realtà ho sempre obbedito a un principio - ancora prima di esserne consapevole, quindi dovrei più correttamente chiamarlo istinto: quello di mantenermi il più "ignorante" possibile.
Il fatto è che le opinioni degli altri, specialmente se autorevoli, le ho sempre considerate una sorta di condizionamento o perfino di ostacolo alla (mia) libertà di giudizio, o meglio alla formazione autonoma di un'opinione personale, soprattutto sui temi dell'attualità o in generale su tutto ciò che sono in grado di conoscere o di pensare da solo: leggere pagine e pagine di considerazioni e riflessioni per me scontate, mi annoia, anche quando in alcuni casi sono la premessa all'esposizione di una perla di pensiero. Come mi annoia tutto ciò che è molto intellettuale, o patentemente "intelligente", dato che su questo piano  il bilancio, diciamo così, tra costi e benefici non lo trovo conveniente.
Preferisco dedicarmi a ciò che, per definizione, è conformato sulla soggettività altrui, e che entri in relazione con la mia sensibilità, le emozioni, le suggestioni o che insomma sia in grado di dirmi cose che non so dirmi da solo o che da solo non avrebbero lo stesso senso.

Quanto al resto, non capisco perché ti dissoci da quello che avevo detto dopo il "collateralmente": non è in contrasto con la varietà delle reazioni che tu descrivi.
Quando scrivo lo faccio così velocemente che a volte mi perdo in  viottoli che spuntano da soli senza che io intendessi percorrerli, quindi ecco là che dalla testiera percossa a mille all’ora escono parole che compongono frasi che non erano nella mia intenzione: bisogna avere pazienza.
La prima reazione che ho avuto leggendo le tue parole è stata una visione: i falò di libri che certe religioni e certe dittature ci hanno mostrato. Io accetto la noia che ti nasce leggendo pagine e pagine di opinioni altrui specialmente se autorevoli ma assolutamente non la condivido. In primo luogo perché mi sembra ci sia una certa arroganza intellettuale nella tua posizione e poi perché io penso che le nostre opinioni le formiamo anche su quelle degli altri.  Non fosse così Socrate e Aristotele e tutti i pensatori che hanno formato il fiume del pensiero filosofico sarebbero stati inutili e portando al limite la tua posizione anche Bach non dovrebbe avere un piedistallo. Chiaro che sto esasperando la questione per mera vis polemica che però non mi impedisce di essere d’accordo totalmente con te quando scrivi “Preferisco dedicarmi a ciò che, per definizione, è conformato sulla soggettività altrui, e che entri in relazione con la mia sensibilità, le emozioni, le suggestioni o che insomma sia in grado di dirmi cose che non so dirmi da solo o che da solo non avrebbero lo stesso senso”  togliendo però quel “preferiscoche dà inizio alla frase, perché anch’io amo molto quello che può sollecitare la mia sensibilità, che può darmi emozioni ecc.ecc. ma ciò non mi toglie la curiosità di leggere le opinioni altrui, quanto meno per misurarle con le mie.
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cireno

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Re: Risposta ad Erasmus

Messaggio Da Rom il Gio 09 Gen 2014, 14:07

cireno ha scritto:La prima reazione che ho avuto leggendo le tue parole è stata una visione: i falò di libri che certe religioni e certe dittature ci hanno mostrato. Io accetto la noia che ti nasce leggendo pagine e pagine di opinioni altrui specialmente se autorevoli ma assolutamente non la condivido. In primo luogo perché mi sembra ci sia una certa arroganza intellettuale nella tua posizione e poi perché io penso che le nostre opinioni le formiamo anche su quelle degli altri. 

Naturalmente hai ragione: sia sull'arroganza, sia sul fatto che le nostre idee le formiamo anche su quelle degli altri.
Altrettanto naturalmente devo difendere la natura benigna della mia arroganza, che non è disprezzo o indifferenza verso l'intelligenza degli altri, autorevoli o meno che siano. Anzi, c'è soltanto una qualità, negli altri, che mi dà un piacere maggiore dell'intelligenza: la delicatezza, la grazia dei sentimenti - quello che Pasolini chiamava "il coraggio di avere un cuore", anche se dubito che sia realmente possibile, alla fine, separare la mente e il cuore nel modo così duale, che ci viene suggerito dalla versione pop dello spiritualismo cattolico.
Il fatto è che la costruzione intellettuale, il puro gioco delle idee, è fin troppo facile: è come correre quando si hanno vent'anni.
Ti faccio un esempio, personale.
Negli anni '70 ci fu l'avvento delle televisioni cosiddette "private", meglio definibili come "commerciali". Nello stabilimento di lavorazioni cinematografiche che allora frequentavo, giovane giovane, per lavoro presero sede due di quelle che poi sarebbero state assorbite dalla rete Fininvest e mi sembrò naturale andare a proporre ai loro dirigenti una serie di proposte: mi misi a tavolino e nello spazio di una sera riempii un quaderno con la bozza, abbastanza dettagliata, di circa cinquanta progetti di trasmissioni di ogni tipo, dall'inchiesta giornalistica al talkshow, allo sport, alla divulgazione, ai viaggi e altro ancora. Se ci avessi dedicato anche la notte, le bozze sarebbero state cento o duecento. Molti, quasi tutti, quei progetti sono stati poi realizzati, a mano a mano, negli anni successivi, in RAI e altrove: non sto dicendo che furono copiati, sto dicendo soltanto che erano, evidentemente, "nell'aria", erano immanenti nella realtà, in attesa di essere individuate e messe su pagina. Un puro gioco intellettuale, troppo facile.
Talmente facile che, parlando con quei dirigenti, prospettai anche il futuro, non solo di quegli stessi programmi, ma delle tv commerciali e del degrado che avrebbero portato alla comunicazione, e insomma tutto quello che poi abbiamo visto e verificato nei tempi più recenti: troppo facile anche questo, ma inopportuno, per un giovane autore in corso di certificazione - ma questa è un'altra parte della storia.
Ti faccio un altro esempio, forse più pertinente: la banalità del male della Arendt. Un libro importante, perché è importante aver reso esplicita e aver diffuso una verità. Ma davvero vogliamo dire che questa sia una rivelazione? Ricordo bene che sensazioni come quelle descritte dalla Arendt, nell'osservare i criminali nazisti, le avevo avute a diciott'anni, quando mi documentavo sulla guerra, così come bastava leggere le cronache del regime per prendere atto di quella "banalità". Bene ha fatto l'autrice a scrivere il libro, ma questo non toglie che per me la lettura sia inutile, e probabilmente noiosa: molto meglio, per cose come queste, la sintesi estrema di un corsivo, di un articolo, di un'immagine che riassume un mondo.
Insomma, per quanto riguarda l'intelligenza, a me sembra che tutto si riduca a un aforisma, a una sentenza: tutto il resto è racconto, rappresentazione.
L'aforisma, la sentenza chiedono un interlocutore alla pari - un arroganza uguale - perché l'alternativa è la sudditanza e la passività.
Il racconto e la rappresentazione chiedono l'umiltà dell'innocenza, il piacere di mettersi lì, distesi, rannicchiati sotto le coperte come il nostromo di Moby Dick la notte prima dell'imbarco. Il racconto ha tempi lunghi, e uno spazio per il ricordo ancora più lungo.
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Rom

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Re: Risposta ad Erasmus

Messaggio Da cireno il Ven 10 Gen 2014, 07:57

Rom ha scritto:

Naturalmente hai ragione: sia sull'arroganza, sia sul fatto che le nostre idee le formiamo anche su quelle degli altri.
Altrettanto naturalmente devo difendere la natura benigna della mia arroganza, che non è disprezzo o indifferenza verso l'intelligenza degli altri, autorevoli o meno che siano. Anzi, c'è soltanto una qualità, negli altri, che mi dà un piacere maggiore dell'intelligenza: la delicatezza, la grazia dei sentimenti - quello che Pasolini chiamava "il coraggio di avere un cuore", anche se dubito che sia realmente possibile, alla fine, separare la mente e il cuore nel modo così duale, che ci viene suggerito dalla versione pop dello spiritualismo cattolico.
Il fatto è che la costruzione intellettuale, il puro gioco delle idee, è fin troppo facile: è come correre quando si hanno vent'anni.
 
Io sono polemico di natura, se uno mi da ragione mi toglie le armi che mi appartengono da sempre. Non è questo il caso, tu mi dai ragione specificando di avere a tua volta ragione e, scusa il bisticcio di parole, hai perfettamente ragione.  


Quindi la delicatezza più dell’intelligenza….non so cosa rispondere perché io penso che una persona intelligente di solito, a meno che non si chiami Sgarbi obbligato a recitare il personaggio Sgarbi, di solito dicevo è anche sensibile e quindi fondamentalmente delicato. Poi ci sono le eccezioni, le contraddizioni: io, per esempio, ha pochissima delicatezza nei riguardi di chi giudico cretino e anzi mi diverto e cerco il modo e le parole per metterlo in difficoltà e fargli capire che io lo giudico un cretino: capisco che non è una bella cosa e infatti vengo spesso ripreso dalla signora che divide il letto matrimoniale con me, ma che ci devo fare se mi hanno confezionato con questa stoffa? Ecco, qui sta la contraddizione perchè d'altra parte a me sembra di essere molto sensibile, visto, per esempio,  che mi commuovo ascoltando l’Adagetto della Quinta di Mahler o leggendo certi brani dell’Antologia di Spoon River, quindi diciamo che mentre tu hai delle idee chiare su come sei e come intendi o ti piace essere, io ho un certo casino. Sarà che mi hanno fabbricato in sette mesi e quindi certamente non c’è stato il tempo per mettere nella confezione tutto quello che serve  di solito per vivere in maniera meno casinata.


Parlando della tua avventura con la televisioni agli esordi hai sollevato i miei ricordi. Anch’io quando nacque la TV sperimentale i corso Sempione a Milano presentai all’allora responsabile (era Galasso? Ba, un nome del genere) un progetto chiamato “L’alfabeto dei mestieri e delle professioni” che infatti fu trasmesso ma dopo avermi detto “aspettiamo, vediamo, vedremo”così da non dovermi assumere per farlo, e poi se lo sono fatti loro. Stronzi. 


Sulla Arendt. Non so perché ma quando cito quel libro sempre mi viene in mente quello di Erasmo da Rotterdam, l’Elogio della Pazzia, che non c’azzeccano niente come temi trattati ma che ugualmente sono, alla fin fine, ovvii, perché sono cose che pensandoci un attimo, sappiamo da noi stessi. Però è proprio questo il merito della Arendt: aver portato l’ovvietà della normalità di criminali come furono quei tedeschi, in evidenza, in modo che anche l’osservatore più distratto o quello, alla Tessa per esempio, che si ferma a discutere su certe sgrammaticature, certamente dovute alla traduzione, si possano rendere conto di come IL MALE possa essere commesso anche dal vicino di casa se sollecitato da convinzioni che lo rendono una sorta di automa privo di sentimenti.


Alla fine scopro che sei schopenhaueriano, laddove scrivi che in definitiva tutto è racconto o meglio ancora, rappresentazione. Un’idea che mi sta nella testa gia da quando i miei capelli erano scuri, o quasi scuri:  e se davvero noi stessimo recitando una sorta di spettacolo,  una rappresentazione di una vita che non esiste?
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Re: Risposta ad Erasmus

Messaggio Da Erasmus il Lun 03 Apr 2017, 11:18

Ciao a tutti quanti (supposto che qaulcuno legga).
Son qua perché ho trovato più "thread" con titolo "Risposta ad Erasmus"
E questi titoli mi sono saltati fuori cercando "Erasmus" (convinto che i risulati sarebbero stati quelli di miei interventi).
Aperto il primo risultato della ricerca di "Erasmus" ... toh che è un intervento di Cireno in uno dei thread dal titolo "Risposta ad Erasmus"!
E dire che poco prima, cercando "Cireno" mi sono usciti tre risultati tutti di "augurio" a Cireno. Ed in uno sono intervenuto chiedendo, tra l'altro, come mai non uscissero i suoi interventi e sospettando – la mia memoria è ormai scarsa – che su queesto forum il Cireno di SF.net avesse cambiato "user-name".

Chiedo venia per questa noiosa introduzione (dovuta certamente alla mia imperizia). Le mie ricerche hanno forse dato risultati strani rispetto alle mie attese per averle impostate male (o non averle affatto "impostate").

Volevo dire: Ma che ca..o c'entra Erasmus in questa discussione?
Insomma: che avevo detto (e dove) per provocare ben tre thread (tutti iniziati da Tessa) con titolo "Risposta ad Erasmus"?

E che c'entrano (con quel che avrei detto io – che ancora non so –) tutti gli intercventi di qui? 
[Tessa, Vargas,  Rom, Cireno, Adam, ecc.]

Infine: quando frequentavo anch'io questo forum – ma sapete che io sono "federalista europeo" [V. in calce la mia "signature"], per cui mi vedevate quasi esclusivamente  nella sezione che poi, stravogendo le iniziali intenzioni, è diventata (non certo con mia soddisfazione) "L'elisir del diavolo" – non ricordo che tra gli utenti ci fosse anche Tessa (che invece ho ben conosciuto nell'altro "areaforum.forumattivo", quello con Admin  Verci),
 [Quello di Verci, dove ancora scrivo nella sezione "Unione Europea" è un forumino ancora meno frequentato di questo e pure in fase di "desertificazione"!]
Ma è ovvio che tutto ciò che ha avuto un inizio, prima o poi avrà pure una fine.

Come nella vita umana, a volte la fine è repentina (e perciò improvvisa, cioè imprevista) – qualcuno ricorda la fine di POLITICAONLINE.com ? – a volte è lenta e l'individuo resta lì per un bel po' a vegetare soltanto. [Ed è forse il caso dei nostri "forumini", come pure di "pagine Azzurre" condotto da Monnalisa; ma non soltanto di questi].
––> https://www.youtube.com/watch?v=cl2X4c5Gf6w

Ciao a tutti (senpre supposto che qualcuno abbia letto)
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Re: Risposta ad Erasmus

Messaggio Da einrix il Gio 06 Apr 2017, 10:00

Caro Erasmus, non facendo politica, ma essendo interessato alla comprensione degli sviluppi del mondo, trovo comodo riflettere in un ambiente come questo, nato e strutturato apposta per il dibattito e l'approfondimento.

Ho anche un account in Facebook che uso per mantenere i contatti con gli amici ed i parenti, ma non mi metto a discutere con loro di politica, per evitare di far degenerare quel "mezzo" che non ha il "dibattito" per vocazione, ma il contatto multimediale che scandisce il tempo della vita.
Ho dei parenti, negli USA, che non solo hanno votato per Trump, ma che hanno fatto pure propaganda. Ho chiuso un occhio proprio per non perdere quelle amicizie che mi riportano ad anni lontani, visto che nella famiglia di mia nonna e di mio nonno, tutti sono andati negli USA e alcuni ci sono rimasti. Spero pure che non tutti abbiano votato per Trump.

Questo dei forum, è l'ambiente ideale per un dibattito che ci permetta di analizzare, e quando necessario, criticare le scelte della politica che incidono sulla nostra vita, in maniera razionale ed impersonale.

Senza contare che vi sono anche sezioni per l'arte e la poesia (Vargas, Arzak...) in cui ci sono autentiche perle. Io, ad esempio, nel 2014 ho ripreso a dipingere e attraverso questo forum ho quasi scritto un diario di quelle attività, che alla fine ho trasformato in un piccolo ebook.

Insomma, considero utile questo mio continuare a mantenere aperto questo forum e lo consiglio a chiunque altro voglia farlo, dato che c'è davvero spazio per tutti; e l'unione, quando è fatta di persone generose ed intelligenti non può che rendere più potente (detto in senso buono e con estrema umiltà) il mezzo e noi stessi.
Ciao
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