***Seduzione***

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Re: ***Seduzione***

Messaggio Da Rom il Lun 20 Gen 2014, 13:53

Come ho detto, ho scelto da subito di considerare la vicenda come una finestra sulla realtà, invece che come racconto: una scelta sempre rischiosa e discutibile, specialmente se il racconto avviene in prima persona, moltiplicando così i piani di lettura, perché all'"io" del racconto si sovrappone l'"io" dell'autore. Un gioco di specchi, nel quale è facile che i sentimenti, i pensieri, i comportamenti dell'uno vengano attribuiti all'altro. Alla fine, in questi casi succede che l'analisi critica di un racconto si risolve in un processo, o una seduta psicoanalitica, all'autore come persona.

La realtà, dunque.
Nella realtà succede che un uomo incontra una ragazza con poca esperienza sessuale e sentimentale, mette insieme una relazione con lei, poi un giorno ...
- Non mi dire che eri nuda.
- No... ma quasi! Avevo la sottoveste. Sono arrivati presto.
- Ma... è pazzesco. Non mi hai detto niente.
- Non me l'hai chiesto. E comunque non era importante.
- Ma come non era importante! E poi cosa è successo?
- Poi mi ha chiesto se volevo fare l'amore.
- E tu hai detto sì.
- Sì. Che male c'è?
- E magari poi ti sei fatta anche l'altro.
- Beh....


Dopo di che, l'uomo si sgancia, elaborando la trascorsa relazione e il giudizio sulla ragazza in base alle ultime "illuminazioni": si spalanca la porta su di un abisso di improvvisa consapevolezza. Il nome Letizia era solo un'etichetta che definiva i suoi comportamenti esteriori, in gran parte impostati in base ai miei suggerimenti. Una maschera, una crisalide, il software di una macchina. Dietro però c'era il vuoto. Mi stavo in pratica innamorando del robot che avevo creato dimenticando che era appunto una Creatura artificiale come quella del dottor Frankenstein. Il mio lavoro di "rieducazione" si era così rivelato fallimentare, anzi controproducente, perchè con l'affidarsi ciecamente a me Letizia non aveva sviluppato un proprio codice di comportamento.

E' reale l'illusione di Mauro, di essere stato il "creatore" di un comportamento, così come è reale che una ragazza sia completamente priva di una cosceinza sul proprio comportamento. Nella realtà ci sono anche le bugie, comprese quelle raccontate a se stessi.
Come lettori non possiamo essere diversi da come siamo, anche noi, nella realtà: quanto c'è di vero in quelle convinzioni o illusioni di Mauro e Letizia? Quanto c'è di vero, o di bugiardo, nelle parole di cui sono fatti i loro dialoghi?
A me è capitato d'incontrare ragazze appena uscite dal collegio, dotate dello stesso software, che  le induceva a fare sesso con i primi due baristi o trasportatori o compagni di viaggio che incontravano. Niente training, niente relazioni con un pigmalione Frankenstein. E nessun senso di colpa, o di particolare pathos. Occhi chiari ugualmente circonfusi di nulla.

Quello era il "codice" che avevano elaborato, evidentemente, dalle Orsoline.
Ma dalle stesse Orsoline, o da una relazione sessualmente esplosiva, nascono codici completamente diversi, che inducono alla castità e magari a chiedere pudicamente la compagnia di un'amica, quando si devono ricevere in casa due maschi giovani e nerboruti.
Sul versante maschile, è altrettanto reale che, di fronte a una ragazza inesperta ma pronta a cedere alla propria sensualità, si pensi che il vero codice sia la sensualità, non l'inesperienza: come diceva mio zio a mio padre, pio frequentatore di chiese, "le figlie di Maria sono le più zoccole di tutte".
Le illuminazioni di Mauro sembrano quindi una riscrittura basata sull'esaltazione agrodolce, ma in fondo autogratificante, del proprio ruolo nella storia: in fondo, la reazione di Mauro è la versione in bella copia di una condanna, che prelude a un abbandono perchè non può pensare di stare insieme con una che si fa scopare da i primi due che passano, in poche parole una puttana.
Parole che non sono poche nel racconto, dove per arrivare alla verità ci vuole qualche minuto di dialogo:

- Letizia... non puoi offrirti così al primo che passa. Ti svaluti, ti mortifichi.
- Ma... quando l'ho fatto con te non dicevi così.
- E' diverso...
- Diverso? In cosa? Anche tu eri uno sconosciuto.
Sospiro.
- Hai ragione, è colpa mia. Dovevo dirti questo si fa e questo non si fa. Invece ho lasciato una zona grigia, e il software ha deciso per analogia. Fuzzy logic.
- Non capisco.
- Scusami, seguivo un mio pensiero. Comunque no, non sono offeso. Ma tu non devi regalarti a chiunque, può essere pericoloso. Questo lo capisci?
- Sì. Pericoloso.
- Brava. E anche coi tuoi conviventi... Stai un po' più vestita, in casa. Eccitare un uomo e non soddisfarlo può indurlo alla violenza.
- E se lo soddisfo?
- Oh madonnina mia. Se soddisfi chiunque ti ronza attorno, la voce poi circola e ti trovi assediata da folle di arrapati. E poi ti faresti la fama di puttana
.

Ma anche qui dobbiamo dire che, accanto a questa realtà, ce ne sono altre: uomini che non si sganciano, continuano a borbottare, soffrono, s'incazzano e la "puttana" la sposano, continuando a elaborare teorie sui codici di comportamento e a usare il condizionale intorno a quella impietosa definizione della propria moglie.

C'è poi una frase, intelligentemente presente nel dialogo: e se lo soddisfo? - detta da Letizia rifendosi al desiderio sessuale suscitato in un uomo.
Qui potremmo aprire un lungo capitolo su tante donne che, realmente, hanno un'atteggiamento innanzi tutto mentale, oltre che comportamentale, per cui  la soddisfazione del maschio è lo scopo, la prova e la migliore realizzazione della propria femminilità. Soddisfazione, non necessariamente sottomissione.


Insomma, Giulietta non è 'na zoccola (indimenticabile striscione dei napoletani a Verona) solo perché così ha deciso Shakespeare. Boccaccio l'avrebbe raccontata in altro modo.
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Re: ***Seduzione***

Messaggio Da Arzak il Lun 20 Gen 2014, 14:48

Chiosa mirabile, e come si evince dalla premessa, più psicanalitica che letteraria. E cogli esattamente l'ambiguità del personaggio Mauro, che soggettivamente si sente un virtuoso educatore della giovane disadattata, ma che alla fine non vede l'ora di liberarsene, senza tuttavia farsi travolgere dal senso di colpa. Diciamo però che in lui sono presenti entrambe le caratteristiche: la generosità, più o meno disinteressata, ma anche l'opportunismo autogiustificato. E' ben vero che capisce che la ragazza doveva venirne fuori da sola, e quindi il suo ritrarsi è in fondo per lei benefico, ma è anche vero che si stava rendendo conto di frequentare solo una proiezione di sè stesso, una crisalide vuota. Ma con una preoccupante tendenza al libertinaggio più incosciente...
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Re: ***Seduzione***

Messaggio Da Arzak il Lun 20 Gen 2014, 15:00

Circa l'identificazione autore-personaggio: il fatto è che scrivendo in prima persona mi riesce più facile attribuire al protagonista pensieri ed emozioni spontanee, condivisibili o meno che siano, che posso aver provato o vissuto di riflesso. La loro esplicitazione serve insomma anche come una psicanalisi a posteriori.
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Messaggio Da einrix il Lun 20 Gen 2014, 19:51

Letizia sembra davvero una ragazza con qualche problema comportamentale. La sua totale disinibizione è appena accompagnata da quel certo amor proprio che in qualche modo la protegge da approcci che non siano volontari. Mauro è un giovane che si trova di fronte ad un fatto che non aveva previsto e che l'obbliga a costruire un codice di comportamento che tenga conto sia della sua intrinseca onestà, che del rispetto di una persona che per qualche verso pare pure abbia ridotte capacità mentali. Risolve tutti i suoi scrupoli grazie anche a quel minimo di controllo che Letizia riesce ad esercitare sul loro rapporto, e va avanti tanto quanto è necessario per rispettare la promessa che subito dopo non l'avrebbe abbandonata, perché di un senso si abbandono pareva soffrisse Letizia. E' difficile che in così poco tempo sia maturata, al punto di diventare quella che nel finale lo saluta con nonchalance, dato dal racconto sappiamo che era facile preda anche prima che marco la conoscesse, di ragazzi occasionali che poi sparivano. In fondo, visto dal suo punto di vista, Marco è solo uno che sta di più con lei, che non la molla anche se fa di tutto per farsi mollare.
Forse è proprio quella inversione dei ruoli la spinta che alimenta quella improbabile fiducia che porta alla sua trasformazione, non so se alla guarigione.
Una ragazza in quelle condizioni non è una zoccola, è solo una ragazza che ha un modo di fare esperienza correndo troppi rischi, ed è fortunata se il mondo che le scivola addosso è fatto di gente che non eccede nel violare la sua volontà. In un altro contesto, più che zoccola, sarebbe una povera vittima di un mondo che non perdona comportamenti incauti, quando non proprio sbagliati. Anche Mauro ha qualche problema. Il suo amore non assecondato da chi le piace e lo tiene sempre in tiro, lo spinge ad accettare gli incontri con Letizia. Non sembra proprio una rivalsa, ma forse, in fondo al suo animo un po di risarcimento c'è. Ma deve attendere che la bilancia del dare e dell'avere ritorni al giusto equilibrio, per riacquistare la forza di parlare proprio con Luciana, dei problemi di Letizia. Un aggancio, proprio quando Letizia esce di scena.
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Re: ***Seduzione***

Messaggio Da Arzak il Lun 20 Gen 2014, 20:33

Grazie anche a Einrix per le ulteriori riflessioni che porta, come quella inedita del "risarcimento" nei confronti di Luciana riluttante. Noto con curiosità, ma anche con piacere, che i personaggi non vengono trattati come i protagonisti di una finzione, ma come elementi di indagine psicologica, trattandoli quindi come figure reali. Oserei dire che ciò è proprio quanto desideravo, perché rendere verosimili dei personaggi fatti di pixel con frasi che fatalmente suonano come artificiose perchè ricostruite, è davvero un'impresa improba, provare per credere. Ovviamente il raccontino ha tutti i limiti di un esperimento dilettantesco, ma le considerazioni che sono emerse, grazie anche alla benevolenza dei miei critici, mi pare possano avere una validità che trascende il pretesto fornito.
Come avrete capito, e come ricorda non so più chi (mi aiuterete voi) quando dice che qualunque cosa scriva un scrittore è la sua biografia, nei mie raccontini c'è molto di personale. Ci sono i pensieri espliciti e quelli inconfessabili che a chiunque di noi è forse capitato di formulare in qualche occasione critica. Trovo quindi davvero interessante questa rilettura, attraverso anche gli occhi di chi legge, di questo tipo di problematiche.

Letizia è una di quelle ragazze che ti pongono delle domande anche stando zitte. Che faccio con questa? Le faccio del bene o le faccio del male proponendomi come un punto di riferimento? Chissà. Nel frattempo, visto che ci sta.......
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Messaggio Da Lara il Lun 20 Gen 2014, 21:33

Visto che l'avete messa tutti sul piano psicoanalitico, proseguo anch'io su questa china, chiedendo scusa all'autore se ci permettiamo di compiere questa specie di identificazione col protagonista.
D'altronde, giochiamo anche noi a fare i critici letterari.
Il post che segue l'avevo scritto ieri, ma non l'avevo spedito proprio perchè mi sembrava troppo centrato sul contenuto e non sulla resa stilistica.
Ma in fondo questo è un buon segno, per uno scritto che non si fa cestinare dopo poche frasi, e non desta l'impazienza e l'irritazione delle prove velleitarie.



Il mito di Pigmalione, coi ritmi e le cadenze di una gioventù onnivora e indifferente.
Non è che passare dalla completa disponibilità ad una inaccessibilità artefatta sia un progresso, caro Arzak.
E’ la seconda ipotesi che puzza più di gabbia.
Per rimanere nella tua metafora robotica, le hai fornito degli input di correttezza comportamentale, senza riuscire però a fornirle la consapevolezza, quella scintilla divina rinvenibile solo negli umani, e non nelle macchine.
L’oggetto dell’eros è un  corpo di donna ,  e questo è stato lo scambio alla base del tuo interessamento.
E questa continua ad essere probabilmente la base delle sue successive relazioni più contrattate, a giudicare dal fastidio che rappresenti quando le ricordi le precedenti modalità.
In tutto questo, c’è una disarmante continuità, e il tuo intervento  riveste un carattere insignificante, se andiamo a ricercare dei veri cambiamenti, che non siano solo quelli degli abiti e della maliziosità.
Anche i gesuiti si applicano ai comportamenti per modificare l’anima, mentre tu ti sei applicato solo a modificare la gestione di un corpo, come se non ci fosse nient’altro da modificare.
Gli unici commenti  che ti interessano, nel corso della storia,  sono quelli di Luciana e quelli dei tuoi amici.
Io ho aspettato pazientemente un colpo di scena, che rivelasse l’appartenenza del robottino Litzie al consesso umano, ed anche quello del suo creatore.
Ma questo Frankestein non si innamora della sua creatura, si limita ad usarla senza doversene vergognare, preoccupato solo che non finisca col divenire un’appendice indesiderata.
Tra Litzie e Mau, il baratro di disinteresse, l’uno per l’altro, è egualmente profondo.
Anche se a Mau piace pensare di essere stato il cavaliere che l’ha fatta uscire dalla torre, la verità è che non si è mai avvicinato più del primo gradino alla scala  del castello.
Almeno, il racconto non ce ne dà conto.
Su questo contenuto, lo stile ha la voluta sbrigatività di un moderno “ racconto di formazione”,  una “formazione” superficiale quanto un’epidermide femminile,  ma forse emblematica della natura  degli  stadi di conoscenza che percorrono le moderne generazioni, fotogrammi fugaci di tante possibili vite.
C’è fretta nell’esposizione, come c’è fretta nella volontà di liberarsi di un problema.
Una situazione sbagliata, di cui si approfitta quel tanto che non prevarichi il resto della nostra vita.
In questo senso, la  figura sfocata di Litzie è esattamente quello che di lei percepisce il protagonista, che la fa muovere come un corpo desiderabile, senza mai desiderare di fermarla, nel pensiero e sulla carta, con tratti più profondi,  perché non ha alcuna voglia di fare una ricerca su di lei.
Il  vero protagonista del racconto di formazione è lui. E si dà da fare solo per raccontarci come abbia superato brillantemente lo scoglio della frigida incontinente.
Le ultime righe dell’epilogo sono, in questo senso, il suo ipocrita compiacimento sulla missione compiuta. Anche la scrittura evita, quindi, qualsiasi incanto eccessivo, perché si sa che, dopo il sesso fine a sé stesso, si ha solo voglia di andarsene in fretta.
Purtroppo, non si è trattato di una “ educazione sentimentale”.
Se ci mettiamo dalla parte della ragazza, trattata qui come una specie di “selvaggia”,  Mauro è uno dei tanti che hanno approfittato di un suo disadattamento , tanto drastico quanto allarmante, che è passato in secondo piano di  fronte all’esposizione e alla godibilità delle sue grazie.
Non c’è la tensione di un vero coinvolgimento, quella che dilata i tempi, facendoti entrare in un’altra epoca, dopo  un unico momento  memorabile.
Letizia non è stata per il protagonista quel momento, né lo è stata per noi: troppo vaga, troppo lontana, identificata solo dal suo comportamento sessuale, una bambola  destinata ad essere dismessa, nata col crisma della transitorietà, utile solo a sentirsi “grandi” , il partner evoluto, che gioca all’educatore perché “tocca all’’uomo dover accompagnare lo sviluppo emotivo della partner” (parole di Arzak).
In effetti, oltre alle minigonne e ad una sfoltita di peli, per cui sarebbe bastata una amica, l’educazione sentimentale ed emotiva di Mauro è quasi inesistente,  un tecnico di lavatrice più assiduo, un po’ meno distratto, un po’ più impaurito, che non dovrebbe meravigliarsi se, qualche anno dopo, non sarà ricordato come un salvatore.
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Re: ***Seduzione***

Messaggio Da Rom il Lun 20 Gen 2014, 21:53

einrix ha scritto:Una ragazza in quelle condizioni non è una zoccola, è solo una ragazza che ha un modo di fare esperienza correndo troppi rischi ...

Rashmon.
Il film di Kurosawa, non per caso, è un contributo fondamentale sul tema della verità, in particolare sull'impossibilità di definire in modo univoco, indiscutibile un comportamnto, un fatto, una persona.
Riassumo, per comodità di chi non lo ricorda: un malfattore sorprende in un un bosco un samurai e sua moglie, uccide lui e violenta lei, e il film è costituito dalla rievocazione del fattaccio da parte dei tre protagonisti e da un quarto uomo, un boscaiolo, casuale testimone.

Sul piano strettamente filmico, l'opera è caratterizzata da un'estetica diversa per ogni racconto dei diversi personaggi, che rispecchia la soggettività di ciascuna versione.
Un particolare, però, assume un significato ulteriore: la versione più credibile, più convincente, appare quella del boscaiolo, cioè quella che possiamo equiparare a un narratore, ossia a uno che non è diretto protagonista e che dunque dovrebbe essere considerato il meno "informato sui fatti" - sicuramente il meno informato sui sentimenti e i segreti pensieri dei protagonisti, che dei fatti fanno sempre parte in ogni racconto, più o meno esplicitamente.
Mi fermo qui, nella citazione e nel commento, anche perché su questo film è stato detto e scritto moltissimo e poco avrei da aggiungere nel merito stretto.
Il suggerimento di Kurosawa si proietta sul nostro racconto, così come su qualunque altro, nel cinema e nella letteratura, oltre che nella realtà della vita.

Per esempio, una donna - o anche un uomo - può decidere di scrivere la versione della storia tra Mauro e Letizia, raccontata da Letizia. Ma non basta, non è così semplice. Quale Letizia?
Infatti, i comportamenti, i gesti di Letizia-by-Arzak, i silenzi, le parole, potrebbero essere gli stessi, pur se causati da pensieri e sentimenti di Letizie diverse, seguendo meccanismi mentali diversi, come reazione a modi diversi di giudicare o recepire la presenza e l'attenzione di Mauro. Quindi, bisogna sceglierne una, tra le possibili Letizie, per farne un racconto al femminile. Ma ancora non basta.
C'è anche la possibilità di un narratore terzo, e anche qui ci sono diverse posizioni: un narratore che entra nella storia come testimone, o un narratore puro che nella vicenda non ha alcun ruolo.

Ecco che si capisce bene se e come Letizia possa essere liquidata come una zoccoletta fatta e finita, o come una psicopatica, o un'ipocrita, un'eroina, una donna qualunque, una ragazza sedotta e abbandonata, un'opportunista o un eclettico di tutto un po': dipende.
Rashomon.
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Re: ***Seduzione***

Messaggio Da Arzak il Lun 20 Gen 2014, 23:09

Analisi approfondita anche questa, di cui evidenzio solo alcuni punti significativi:
Lara ha scritto:In tutto questo, c’è una disarmante continuità, e il tuo intervento  riveste un carattere insignificante, se andiamo a ricercare dei veri cambiamenti, che non siano solo quelli degli abiti e della maliziosità.
Anche i gesuiti si applicano ai comportamenti per modificare l’anima, mentre tu ti sei applicato solo a modificare la gestione di un corpo, come se non ci fosse nient’altro da modificare.
Qui devo difendere il mio personaggio, e quindi anche me come autore. Il discorso è di carattere generale, perché a quanto sembri affermare corpo e "anima" (intesa come razionalità ed emozioni) sono due soggetti distinti e impermeabili. Non prendi quindi neanche in considerazione il fatto che attraverso il  miglioramento dell'aspetto estetico si possa arrivare ad consolidamento della fiducia in sè stessi, premessa indispensabile per ogni possibile crescita psicologica.

Parafrasando chi diceva che quel che conta è la materialità dell'economia, tutto il resto sono sovrastrutture, direi che curare lo spirito senza curare il corpo non serve a nulla. Ammesso poi che uno sappia come curare lo spirito. Di certo non con paroline incoraggianti, ma con una presenza di sostegno non invadente, come in effetti fa il protagonista.
Che poi ciò, nel racconto come spesso nella vita reale, non giunga a buon fine non dipende dal fatto che l'azione pedagogica sia stata centrata più sulla consulenza estetica che su di un sostegno di altro tipo. Il fallimento (parziale perchè in fondo il recupero c'è stato) dipende dall'inesperienza di Mauro, che mancando degli strumenti necessari non si rende subito conto della gravità della patologia della protagonista, che per come viene descritta è un tipico caso Asperger. I sintomi ci sono tutti: fobia sociale (le cuffiette), indifferenza al giudizio altrui (girare nuda in casa), depressione (pianto ingiustificato), postura impacciata, bisogno di una persona guida, ripetitività del linguaggio, il tutto senza che vengano intaccate le capacità intellettuali e cognitive.
Che poi lui stesso abbia un comportamento ambiguo, lo osservo io stesso in un commento. Ma la criminalizzazione che nei fai tu trattandolo da volgare ipocrita è una caricatura:
Anche se a Mau piace pensare di essere stato il cavaliere che l’ha fatta uscire dalla torre, la verità è che non si è mai avvicinato più del primo gradino alla scala  del castello
Un altro punto critico è il seguente:
Lara ha scritto:il partner evoluto, che gioca all’educatore perché “tocca all’’uomo dover accompagnare lo sviluppo emotivo della partner” (parole di Arzak).
Qui hai letto frettolosamente, oppure hai del tutto frainteso, attribuendo al protagonista una perfida volontà prevaricatrice in quanto uomo, con un atteggiamento da parte tua simmetrico a quello che rimproveri. Io ho scritto che,  nella maggioranza dei casi accade così. Per la semplice ragione che nelle coppie è in genere l'uomo quello più adulto ed esperto, e l'accompagnare lo sviluppo emotivo della partner non è un'odiosa prevaricazione come la dipingi, ma una manifestazione d'affetto. Evidentemente nelle coppie dove il rapporto di età e di esperienza è rovesciato, succede esattamente il contrario. In un caso abbiamo il papà, nell'altro la mamma. E non vedo cosa ci sia di riprovevole, se prescindiamo dalla percentuale di ambiguità che esiste in qualunque atteggiamento umano, e che quindi si compensa.

Non sottovaluto comunque il tuo punto di vista, ma come dice Rasho-Rom, la verità dipende da chi la dipinge. Può benissimo essere che il tapino venga trattato tempo dopo con ostilità per le ragioni che dici, come può essere valida l'ipotesi dell'uccisione freudiana del padre, o quella di Rom per cui non si ama essere ricordati in una condizione di debolezza.
Ciò che rimane di positivo è che questa storiella senza pretese abbia fornito l'estro di una discussione che si rivela assai più interessante del racconto. Segno forse che i personaggi, se pur squallidi come li si vuol considerare, sono perlomeno vivi.
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Messaggio Da Lara il Mar 21 Gen 2014, 00:13

Arzak ha scritto:
Ciò che rimane di positivo è che questa storiella senza pretese abbia fornito l'estro di una discussione che si rivela assai più interessante del racconto. Segno forse che i personaggi, se pur squallidi come li si vuol considerare, sono perlomeno vivi.


Il mio non era un discorso bassamente femminista, volevo solo sottolineare quanta presunzione di superiorità può esserci  anche solo nel desiderio di giustificare la propria tenerezza.
 
Comunque, direi che l’esperimento è riuscito. Hai avuto una caterva di commenti, e suscitato anche il desiderio di scrivere le altre possibili storie di Letizia, la nuova eroina del forum.
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Messaggio Da Rom il Mar 21 Gen 2014, 02:36

Arzak ha scritto: Segno forse che i personaggi, se pur squallidi come li si vuol considerare, sono perlomeno vivi.

I personaggi non sono squallidi. Sono isolati. Essendo un racconto, non un romanzo, manca il contesto.
I comportamenti di Letizia sembrano, così, totalmente autoreferenziali.
Per esempio, è del tutto possibile che una donna, o un uomo, possano girare in casa nudi e indifferenti al giudizio degli altri coinquilini, se questi coinquilini sono persone assolutamnte insignificanti. O che non trasmettono alcun tipo di tensione sessuale, o sono talmente poco presenti che si fa l'abitudine ad essere soli.
O, invece, può darsi che la nudità sia volutamente provocatoria, seduttiva, e che dunque non testimoni indifferenza, tanto meno patologica.
L'inesperienza stessa sembra semplice, ma in realtà è misteriosa, nelle sue radici soggettive. La spiegazione per cui Letizia proviene dalla provincia è molto vaga. Tanto pù che proprio in provincia è facile immaginare una più precoce perdita dell'innocenza: l'innocenza erotica, sessuale, intendo, non quella verbale e relazionale, che si sperimenta abbondantemente in città.
I precedenti sessuali della ragazza sembrano più che altro dei coiti senza alcuna risonanza interiore: perché?
Anche qui le risposte possibili sono diverse: l'aridità, l'indifferenza patologica, la rimozione dovuta alla sgradevolezza, una forma di animalità sensoriale, che la induce a dare valore al solo aspetto fisico di un amplesso, che non lascia traccia. O più semplicemente quei rapporti le hanno dato un cumulo di sensazioni e sentimenti, che però Letizia non sa trasmettere, o non vuole per una forma di avarizia sensuale. Quindi, in questo caso rimarremmo sempre nel campo del carattere, più che della patologia.

In realtà, il principale, se non l'unico, contesto è dato dai dialoghi dei due personaggi.
Ma c'è una differenza tra Mauro e Letizia:  nell'economia del racconto, cioè della situazione, del primo contano le parole, della ragazza contano i silenzi e le omissioni.

In definitiva, io ho seguito Letizia considerandola non solo relativamente normale, ma anche poco soggetta ad essere plasmata, e tanto meno "educata", sia sessualmnte che sentimentalmente.
La ragazza dall'apparenza un po' goffa e solitaria, ma chiaramnte disponibile alla prima, lieve induzione sessuale, è perfettamente coerente con quella civettuola nel locale, col suo vestito nuovo, e con quella che si porta a letto i due trasportatori: l'educazione di Mauro non le ha impedito di elaborare un codice, ma semplicemente non ha scalfito né in un senso né nell'altro un codice già esistente in lei, almeno nei tratti generativi.
Che il suo comportamento sia anomalo, secondo uno standard medio, è vero, ma non infrequente: succede a quelle ragazze che non hanno avuto una giusta dose di relazioni sociali durante l'nfanzia e l'adolescenza, che sono i momenti formativi più determinanti - torna il discorso delle Orsoline e più in generale dei collegi, che storicamente hanno sfornato un numero insospettabile di ragazze dalla generosa disponibilità sessuale, con percorsi assai simili a quelli di Letizia. Per la goia di molti e per la disgrazia di altrettanti.
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Messaggio Da Arzak il Mar 21 Gen 2014, 11:43

Comunque è proprio vero che, oltre all'autore, anche chi commenta una storia si mette in mutande sul balcone... come è vero che tutti noi indossiamo occhiali colorati, e vediamo la realtà di quel colore a dispetto di chi lo nega.

Sono rimasto colpito da un'osservazione fatta da un mio insegnante di fisica, che mi chiese: di che colore è quest'oggetto? Beh, è giallo, risposi, chi può negarlo? No, è proprio di tutti colori fuorché il giallo. Perché quello che tu chiami colore è il riflesso sull'oggetto della luce solare che arriva ai tuoi occhi. Lui assorbe tutte le radiazioni, fuorché quella gialla che viene respinta indietro, e che quindi NON E' il suo colore.
Una metafora illuminante, direi.

Tornando alla storia, direi di concentrare le considerazioni sul finale, in quanto riassuntive.
che significato ha la freddezza, l'ostilità di Letizia per il vecchio compagno?
Per Lara si tratta della prova dell'ipocrita prevaricazione di M, e di cui lei si è finalmente accorta.

Per Arzak si tratta di un fenomeno di uccisione del padre effettuata per il bisogno di crescita. E chi uccide non sorride certo alla vittima.

Per Einrix si tratta invece della prova che lei non è maturata, e quindi considera M come uno dei tanti estranei che l'hanno conosciuta

Per Rom è invece una reazione al fatto che a lei non piace essere ricordata nel momento della sua maggiore debolezza.

Qui ci esce un altro Rashomon... Personalmente ritengo che la più convincente sia proprio quest'ultima ipotesi. E spiego perchè.
E' comprensibile che quando una rottura è ancora fresca fra i due ex ci sia freddezza: uno perché ancora astioso per essere stato lasciato, l'altro per l'imbarazzo di averlo fatto o per le cause che l'hanno portato a farlo.
Mi riusciva però difficile capire come mai, anche dopo
diversi anni, persistesse questa freddezza. Fra persone mature si dovrebbe accettare il fatto che nella vita può capitare di allontanarsi per i più vari motivi, e mi aspetterei che dopo tanto tempo ci si potesse rivedere dicendo: in fondo, abbiamo passato dei bei momenti assieme...

E invece no. C'è chi non accetta che l'ex partner, divenuto ormai quasi un estraneo, conosca segreti intimi sul proprio corpo e sui propri comportamenti più di qualunque altra persona al mondo perchè svelati nei momenti di massima confidenza emotiva, quella che si stabilisce negli anni della crescita.

Se ho scritto che la maggior freddezza, per quanto ho sperimentato, viene dalla donna, è proprio perchè in genere, per i motivi già detti, è proprio lei ad abbandonarsi con più fiducia al partner più esperto ed adulto, salvo poi vergognarsi dello stato di inferiorità da cui si è successivamente riscattata.

Rimane comunque valida anche la spiegazione di Lara, ma solo per casi estremi di prostrazione della donna e di prevaricazione dell'uomo.

Sopravvive anche l'ipotesi di Einrix, applicata ai casi di mancata maturazione del soggetto debole: estranei si era ed estranei si continua ad essere. Anche in questo caso la patologia è di entrambi....

Grazie comunque a tutti per i commenti. Letizia  non può diventare l'eroina di questi racconti, altrimenti diventano un serial. Ho però già pronti altri casi umani su cui scannarci, ma temo che le considerazioni qui emerse mi porteranno a rivedere il taglio della figura maschile....
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Re: ***Seduzione***

Messaggio Da tessa il Mar 21 Gen 2014, 18:31

Rom, no, no, non è esatto cio' che scrivi su Boccaccio, e perchè come l'avrebbe scritta Boccaccio la novella, lui che è tra i nostri piu' grandi scrittori umanisti?
Ti ricordo solo la delicatissima  e bellissima novella di Lisabetta , in cui anche i particolari piu' macabri sfumano nella luce della poesia.
 Questa novella nacque da un canto popolare e ispirio' a sua volta un poemetto di John Keats : "Isabelle or the pot of basil" ( Isabella, ovvero il vaso di basilico).
Penso pero' che da parte delle persone piu' colte debba cessare questo dispregio di Boccaccio, e poi considerare un radicale come Shakespeare un santo, o quasi, ce ne corre.
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Messaggio Da Rom il Mer 22 Gen 2014, 16:50

tessa ha scritto:Penso pero' che da parte delle persone piu' colte debba cessare questo dispregio di Boccaccio

Quale dispregio?
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Re: ***Seduzione***

Messaggio Da tessa il Mer 22 Gen 2014, 17:14

Rom, tu l'hai scritto, vedi sopra....
"Giulietta non e' na zoccola solo perche' cosi' ha deciso Shakespeare. Boccaccio l'avrebbe raccontata in altro modo..."
Cioe'?
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Re: ***Seduzione***

Messaggio Da Rom il Mer 22 Gen 2014, 18:05

Arzak ha scritto:E' comprensibile che quando una rottura è ancora fresca fra i due ex ci sia freddezza: uno perché ancora astioso per essere stato lasciato, l'altro per l'imbarazzo di averlo fatto o per le cause che l'hanno portato a farlo.
Mi riusciva però difficile capire come mai, anche dopo diversi anni, persistesse questa freddezza. Fra persone mature si dovrebbe accettare il fatto che nella vita può capitare di allontanarsi per i più vari motivi, e mi aspetterei che dopo tanto tempo ci si potesse rivedere dicendo: in fondo, abbiamo passato dei bei momenti assieme...

Sì, in teoria così dovrebbe essere, e credo che in molti casi la teoria sia rispettata. Probabilmente bisogna scavare nei dettagli, nelle specificità di ogni caso, per capire la differenza.
Su un piano molto più, diciamo così, innocente, cioè senza alcun risvolto sessuale né realmente sentimentale, è capitato qualcosa di simile, incontrando per caso, anni dopo, una mia vecchia compagna di scuola in una riunione di redazione.
Si stava organizzando il lavoro giornalistico, in una nuova emittente televisiva che, nei primi anni '80, prometteva di diventare una cosa seria, come poi in effetti è diventata. Nel chiacchiericcio che precedeva la riunione, vedo arrivare la mia vecchia compagna. La riconosco subito, in fondo erano passati non tanti anni da quando stavamo insieme a scuola, io un paio di classi avanti, lei una matricoletta, in un liceo del centro a pochi passi da piazza di Spagna.
La ragazzina, allora, era una timida creatura, educatissima, di quelle che parlano a bassa voce e camminano composte. Una figlia di famiglia bene, anzi molto bene, che faceva trasparire questa appartenza solo con la tranquillità e la gentilezza, senza speciali oastentazioni.
Non era, comunque, troppo carina, certamente non era il tipo che a me piacesse particolarmente: era stata cooptata nel gruppo, abbastanza largo per altro, delle nostre frequentazioni da non so bene chi.
Un pomeriggio ci trovavamo a casa di una sua amica, seduti qua e là, una decina di ragazzi e ragazze. Si chiacchierava, un po' seri e un po' per gioco, di chi stava con chi, di quelli simpatici e di quelli antipatici, con molta sincerità, senza ingingimenti, dato che non solo eravamo tutti amici, ma anche divisi in due categorie ben distinte: le ragazze erano del secondo o terzo anno, noi ragazzi del quinto e tutti della stessa classe, stessa squadra di calcio e molto confidenti l'uno con l'altro, abituati a scherzare sulle nostre vicende di veri o presunti amori. La nostra confidenza induceva anche le ragazze, tendenzialmente riservate, ad essere più aperte del solito.
In un modo o nell'altro, insomma - non sto qui a rievocare dettagli che nemmeno ricordo - si arriva al punto in cui, sotto la specie del gioco, le ragazze si trovano a dover dichiarare le loro preferenze, se non proprio dedideri, su assenti o presenti: e lei, chiamiamola (oh oh) Letizia, indica me. Non mi indica solo a parole, ma in un modo che non ricordo bene rende la dichiarazione esplicita nei fatti nel seguito del pomeriggio. Io ne rimango imbarazzato, anche se comprensibilmente, moderatamente gratificato, data la situazione.
Nei giorni e nelle settimane successive l'episodio si perde nel vortice degli avvenimenti, degli incontri, della vita di noi tutti, e francamente so solo che L. si perde anche lei, uscendo dall'orizzonte.
A me rimase solo il ricordo, anzi meglio, la sensazione e la sorpresa della sua dichiarazione, non slo perché allora non era certo frequente che ciò avvenisse, specialmente in pubblico, fosse pure di amici, ma anche perché era stata fatta da una ragazza timida e riservata.

Quando comparve nella redazione, la salutai, ma Letizia tenne un comprtamento stranissimo: non negò la nostra conoscenza, né la confermò, rimanendo in uno stato di agnosticismo. Pensai subito che forse non mi avesse riconosciuto, nonostante fossi consapevole di non essere cambiato molto dai tempi del liceo. Anche adesso mi riconoscono tutti immediatamente, quando capita.
Allora, scherzando per non metterla in imbarazzo, le ricordai - con educata vaghezza, sorridendo - proprio quell'episodio di allora, che era l'ultimo nel quale ci eravamo visti. La ricerca di un'ironica complicità risultò non solo vana, ma anzi provocò una reazione - sempre misurata nei toni, com'era nel sui carattere - piuttosto scostante. Un po' peggio che scostante: disse freddamente e semplicemente di non ricordare affatto quell'episodio, col tono di chi sta dicendo che in realtà ritiene impossibile di essersi comportata in quel modo.
Una reazione che automaticamente faceva di me, in quel momento, o un mentitore, o uno stupido, e comunque un maleducato.
La lasciai lì, scelsi di sedermi tre sedie più lontano e nemmeno ci salutammo a riunione finita.
Negli anni successivi la vidi fare carriera in televisione, arrivando a ruoli importanti, che per altro svolge molto bene.
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Messaggio Da tessa il Mer 22 Gen 2014, 18:37

Come pioveva, cosi' piangeva
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Messaggio Da Arzak il Mer 22 Gen 2014, 20:34

Dire che l'episodio citato da Rom è una conferma della sua tesi, che anch'io appoggio come maggioritaria, ossia esplicativa di gran parte dei casi di questi tipo: incontrare un ex che conosce ogni segreto del tuo corpo e della tua anima, per molti (mi scuserete, ma direi più molte), è un fastidio insostenibile. Specialmente se si ritiene che quei momenti appartengano ad una fase della vita che si considera superata, direi anche rinnegata. 

Il caso della "mia" Letizia è più complesso per via della patologia, ma tra le altre componenti non escluderei questa.


Ultima modifica di Arzak il Mer 22 Gen 2014, 23:01, modificato 1 volta
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Messaggio Da Arzak il Mer 22 Gen 2014, 20:37

tessa ha scritto:Come pioveva, cosi' piangeva
Sarebbe bello però che tu impiegassi la tua verve e la tua intelligenza per esprimere un pensiero più articolato sui temi che stiamo discutendo. In fondo, a quanto dai ad intendere, qui dentro sei la più giovane, ed un tuo commento sarebbe davvero gradito.  Rolling Eyes
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Messaggio Da Rom il Mer 22 Gen 2014, 22:57

tessa ha scritto:Rom, tu l'hai scritto, vedi sopra....
"Giulietta non e' na zoccola solo perche' cosi' ha deciso Shakespeare. Boccaccio l'avrebbe raccontata in altro modo..."

E dov'è il dispregio?
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Messaggio Da Rom il Mer 22 Gen 2014, 23:49

Arzak ha scritto:Dire che l'episodio citato da Rom è una conferma della sua tesi, che anch'io appoggio come maggioritaria, ossia esplicativa di gran parte dei casi di questi tipo: incontrare un ex che conosce ogni segreto del tuo corpo e della tua anima, per molti (mi scuserete, ma direi più molte), è un fastidio insostenibile. Specialmente se si ritiene che quei momenti appartengono ad una fase della vita che si considera superata, direi anche rinnegata. 

Sì, è una conferma, anzi meglio direi che costituisce un antefatto, visto che fa parte di un'esperienza che probabilmente ha contribuito, per il suo piccolo, a suggerirmi l'idea.
Ma in questo episodio - come anche nella tua Letizia e in mille altri assimilabili - c'è anche altro, legato più all'esistenziale che allo psicologico stretto.
Non è gratuito, infatti, l'accenno alla carriera della mia "Letizia" nel campo televisivo: un'allusione al suo momento di vita che la vedeva lanciata nell'ascesa, il che implica una mutazione piuttosto ovvia nella personalità della ragazza, che da tiimida liceale è nel frattempo diventata una persona determinata, per altro in un ambiente assai spinoso.
Nel mio riassunto è assente un dettaglio, legato alla sua carriera: la sua non era una famiglia genericamente "bene", ma era legata proprio a quell'ambiente dello spettacolo nel quale poi ha deciso di scalare.
Nell'atteggiamnto di quel giorno, in redazione, ho captato solo marginalmente le implicazioni della trasformazione, non tenendone conto nell'immediato. Solo dopo, ripensandoci ho capito.
Un excursus tutt'altro che raro, quello di ragazzi che da molto giovani non si comportano e non pensano in base allo status sociale - che anzi in certi casi arrivano ad avversare o ignorare totalmente - ma che a un certo punto riscoprono essere molto utile, anche senza che questo li qualifichi come cinici calcolatori: spesso questo momento corrisponde a quando si deve scegliere o seguire una carriera, per la quale lo status offre un grande aiuto.
In questo caso non è tanto la figura degli eventuali "altri" a pesare, quanto non solo la sensazione di essere diventati, quasi inavvertitamente, diversi, ma di accorgersi che questa diversità è per così dire "genetica", ossia connaturata con la loro appartenenza familiare, con le loro radici, con la loro naturalezza.
Tutto ciò che in qualche modo contraddice tale naturalezza tende ad essere relegato tra le stranezze, o negato, dimenticato: a meno che non si tratti di stravaganze buffe, catalogabili come puro divertimento o come una specie di coraggiosa disponibilità a esplorare territori pericolosi.
Non vale per tutti, non è un meccanismo così deterministico. La tenerezza verso i propri ricordi dipende molto da quanto si sente di dover difendere il proprio presente, e soprattutto quale parte del presente.

Non so se questo fenomeno riguardi di più le donne. Probabilmente sì. Forse perché nella vita delle donne il peso di ogni cambiamneto, di ogni svolta, è più avvertito. Ma qui ho l'impressione che entriamo in un altro campo. Minato.
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Messaggio Da cireno il Gio 23 Gen 2014, 08:12

Arzak ha scritto:
Sarebbe bello però che tu impiegassi la tua verve e la tua intelligenza per esprimere un pensiero più articolato sui temi che stiamo discutendo. In fondo, a quanto dai ad intendere, qui dentro sei la più giovane, ed un tuo commento sarebbe davvero gradito.  Rolling Eyes

ma il tema qual'è, la seduzione? Mmmmmmm.......
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Re: ***Seduzione***

Messaggio Da Rom il Gio 23 Gen 2014, 09:25

cireno ha scritto:ma il tema qual'è, la seduzione? Mmmmmmm.......

Bella domanda. Risposta facile.
Quello che Arzak ci ha proposto è un racconto. Ognuno di noi ci può trovare qualunque tema: per esempio, anche quello della convivenza tra studenti in una stessa casa.
O il modo di corteggiare una ragazza da parte di un uomo che ha in corso una storia controversa con un'altra.
O il comportamento di lei, quando lui l'incontra mesi o anni dopo che la loro relazione è finita.
In realtà, come avviene nelle letture ipertestuali, partendo da questo racconto possiamo arrivare a parlare della Roma imperiale o dei noir americani degli anni '40, o di Mussolini e Claretta Petacci, o Porci con le ali, o dei nostri compagni di scuola.
La seduzione? Boh, come tema riporta il discorso sul generale, più che essere un approfondimento.
E poi, francamente, nella storia tra Mauro e Letizia ci vedo molti elementi, ma non tanta seduzione: Mauro tutt'al più impara ad apprezzare Letizia, ma non ne è mai affascinato, così come Letizia forse cede a Mauro o forse lo attira, ma obbedendo a pulsioni diverse dalla fascinazione, attiva o passiva.
Se proprio devo cercare un valore di fondo, in questa storia, lo vedo più che altro nella passività, o in una educata, tiepida meccanicità di certi rapporti.
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Messaggio Da Arzak il Gio 23 Gen 2014, 10:30

Rom ha scritto: La tenerezza verso i propri ricordi dipende molto da quanto si sente di dover difendere il proprio presente, e soprattutto quale parte del presente.
Ecco un elemento che finora non era emerso, e che si aggiunge in parallelo agli altri per spiegare il caso in questione, ossia "la freddezza degli ex".
Direi che si accosta a quello sopra citato: nel primo caso il ripudio è dovuto all'imbarazzo di ricordare "com'ero" in nome di una maturazione, di un'evoluzione di tipo emotivo, una liberazione da modelli comportamentali in cui non ci si riconosce più (e qui ci si avvicina all'uccisione di Edipo padre). In questo secondo caso il ripudio deriva dalla presa di coscienza delle proprie origini sociali inizialmente dimenticate.

Non era raro, soprattutto diversi anni fa, che ragazze dell'alta borghesia si dilettassero a frequentare l'ambiente "alternativo". Ne ricordo una, tanto per dire, il cui nome e cognome compariva sulla fiancata di una nave, così come accadeva per gli altri membri della sua famiglia. Vagli a ricordare adesso che durante le occupazioni si erano rotolate sotto i banchi assieme ai peggio capelloni, per giunta comunisti...
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Messaggio Da tessa il Gio 23 Gen 2014, 17:57

Arzak, no è vero, io sono nata una generzione dopo di voi, o due?
Ho apprezzato molto il tuo racconto, certo mi sono chiesta perchè appena hai conosciuto questa regazza, col lettone alto, subito, invece di parlare,uscire, discutere, siete caduti in una spirale sessuale.
Certo, appartenete a un'altra era , a me tutto cio' e' stato negato, diciamo purtroppo, per il dilagare dell'infezione da HIV-1. E per questo sono rimasta con questo ragazzo con cui sto, ci conoscevamo da bambini, e i genitori erano e sono amici, università assieme, ma io ho sempre studiato da sola , poi sono sgobbona e ho approfondito di piu', diciamo ci siamo stretti l'uno all'altro per paura di quest'infezione, e quando vedevo un tipo fico pensavo,Anvedi quello quant'è sorco, sai le squinzie che c'ha dietro, se mi metto con lui mi tradisce, figurati, gli uomini sono tutti stronzi e questo di piu'..., e mi infetta..., per cui ho avuto 2-3- flirt romantici, poi ho fatto l'amore solo con 2 uomini , compreso il mio ragazzo. So di scocciarvi a parlare sempre di "paura dell'Hiv," pero' che l'HIv esista è un dato di fatto, quindo non mi è mai capitato di incontrare un uomo e di andarci a letto entro breve tempo.Purtroppo non ho neanche mai detto a un uomo , Ti amo o sono innamorata di te, perchè non ho mai provato questi sentimenti, certo lo desidererei ma i desideri non sono diritti. C'e' questa malattia tremenda, è un dato di fatto e stop.
Il mio ragazzo mi ama molto, lui invece e' un po' noioso, diciamo che è veramente noioso, a volte preferisco parlare con voi perche' scarico stress e stanchezza, non so perche' sia cosi' noioso, è sempre stato cosi', forse dovrebbe suonare il fax per rendersi un po' eccitante ai miei occhi.
Non ho quindi mai incontrato vecchi grandi amori da qualche parte, perchè non li ho avuti, purtroppo.
Pazienza
.Un abbraccio
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Messaggio Da Arzak il Gio 23 Gen 2014, 18:21

E dunque Fax tibi, Teresa, evangelista mea.
Non dovrei essere io ad insegnarti che esistono degli espedienti per evitare le malattie, il primo dei quali è fare uno screening ed imporlo anche ai partner. Certo, capisco che sia sgradevole chiedere i documenti prima dell'amplesso, come un vigile...
Sì, si effetti noi della banda abbiamo vissuto in quel periodo felice compreso fra la fine della sifilide e l'inizio dell'immunodeficienza, che guarda caso è coinciso con le più avanzate teorie di liberazione sessuale (in realtà ne erano una conseguenza). Ed è difficile rimproverare a chi ha vissuto l'adolescenza in un clima di terrorismo sessuofobico quell'abbuffata che si è verificata quando sono caduti i tabù.
Comunque grazie, ho notato anch'io come gli attuali giovani siano un po' noiosini...
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Messaggio Da tessa il Gio 23 Gen 2014, 19:11

Arzak, mo' pure tu con Teresa, no, NO, sono Tessa, la moglie bastonata di Calandrino, non Maria Teresa d'Austria d'Asburgo Lorena discendente dei Merovingi.
Certo, se non vi fosse stato l'AIDS la mia vita sarebbe stata diversa, forse avrei un uomo un po' sorco, sarei innamorata di lui, sposata, penso, avrei bambini, ma è cosi'.
Guarda che gli strafichi mi sono capitati ma ho avuto paura.
Pero' l'ho tradito 2 volte con un uomo da sballo, un architetto separato, una volta l'anno,... nel 2011 e 2012 ,poi lo scorso anno lo desideravo tanto, ma  lui stava sempre da noi, conosceva tutti, una cosa un'altra e m'è' passata la voglia, sai che bello l'appuntamento alla stazione Tiburtina e poi l'alberghetto, ma vai, pero' prima l'avevo fatto venire a casa mia, perchè il mio ragazzo non c'era, fuori per uno stage, e cosi' ho avuto l'esperienza degli orgasmi tanti in una seduta, lui non si fermava e quindi io venivo, io vengo raramente,poi penso sempre a un altro quando faccio l'amore con lui. Ho osato tradirlo con quell'architetto perchè ero molto sicura, poi aveva un proofilattico sull'altro, poi lo scorso anno a gennaio lo desideravo tanto, ma mica si puo' scopare una volta all'anno con l'uomo che desideri..., e invece m'hanno mezzo violentato dopo una riunione di preghiera...
In tutti i modi penso che sia meglio cosi', questo ragazzo non e'affascinante, si e' medico come me, ma lui ha avuto la media piu' bassa, del 27, io quasi del 29 perchè sono secchiona, dico, non lo guarda nessuno-manco io- cosi' non mi tradisce, perchè ho capito che un uomo deve essere solido, solido come una quercia, una donna deve potervisi appoggiare, e soprattutto fedele.
un abbraccio
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Messaggio Da Arzak il Gio 23 Gen 2014, 21:42

tessa ha scritto:poi aveva un profilattico sull'altro, poi lo scorso anno a gennaio lo desideravo tanto
Un profilattico sopra l'altro... chissà cosa ha sentito. Tanto valeva averlo d'ottone. Comunque, se ti capita ancora di desiderarlo a gennaio, ti consiglio di usare questo:


e invece m'hanno mezzo violentato dopo una riunione di preghiera...
Vuol dire che la preghiera è stata esaudita.  E sempre sia lodato.
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Messaggio Da Rom il Gio 23 Gen 2014, 23:12

Arzak ha scritto:
Vuol dire che la preghiera è stata esaudita.  E sempre sia lodato.

Mah, strana vicenda. Non era che i cattolici dovevano pregare dopo?
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Messaggio Da Rom il Ven 24 Gen 2014, 10:46

tessa ha scritto:... orgasmi tanti in una seduta, lui non si fermava e quindi io venivo, io vengo raramente,poi penso sempre a un altro quando faccio l'amore con lui. Ho osato tradirlo con quell'architetto perchè ero molto sicura, poi aveva un proofilattico sull'altro...

Erano in tre. Ecco perché non smettevano mai.
Proprio "quei" tre, anzi Tre. Mandano avanti quello giovane, l'architetto che somiglia a Ciavarro quando faceva i fotoromanzi, ma poi si fa sotto anche il padre avvocato e lo zio, che non si sa che faccia ma è quello che je dà giù a rotta di collo: dopo averla combinata grossa con la moglie del falegname, si è fatto furbo e ha imparato a usare doppia precauzione.
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Messaggio Da tessa il Ven 24 Gen 2014, 17:49

Rom, fate confusione, eppure i miei uomini non si contano neanche sulle dita di una mano.
A parte quella notte di Capodanno che è stata uno schianto, con quell'ebreo ricco sfondato a scopare tutta la notte( 5-6 anni fa), bella scopata, 4 ore, e il mio ragazzo mi aspettava sotto il portone ma non mi importava del tradimento perche' era stato veramente uno schianto, poi con l'atmosfera magica della notte di Capodanno, notte frizzante, l'odore dei botti, etc ,insomma è stata  proprio una scopata da schianto,  poi sono passati alcuni anni, sempre ad annoiarmi con il mio ragazzo, che è molto carino, intelligente, pero' gli manca qualcosa, non so bene cosa, è noioso, ebbene dopo tanto tempo ad annoiarmi con lui, ho incontrato un architetto , amico di famiglia, con trenta anni piu' di me, ancora molto giovanile, in jeans, giubbotto, e ho perso la testa per lui e cosi' abbiamo fatto l'amore a dicembre 2011, e poi a dicembre 2012 perchè avevamo paura di essere scoperti, lui è separato. Mi ha fatto provare cose che non avevo mai provato, purtroppo non si è soffermato sui baci ,ma è stato molto audace come deve essere un uomo, qui non so se le pudiche orecchie di Arzak possano leggere e udire cio' che scrivo, mi ha appiccicato al muro, mi ha tirato giu' collant e slip e ha cominciato a ......la' ,e poi mi ha buttato sul letto e non si fermava mai, e cosi' io venivo sempre, lui solo dopo 3-4 ore è venuto.
Io ero frastornata ma felice.
Pero' e' passato un anno e ho rifatto l'amore con lo stesso architetto ed è stato subito uno schianto. Per fortuna non mi ha chiesto nulla perchè sa che sono pigra e poi le ragazze belle hanno il vantaggio di sforzarsi molto poco a letto,  di non fare niente, fanno tutto gli uomini.
Poi e' passato un altro anno, ma il mio ragazzo non sloggiava da Roma, io non avevo voglia di andare in un alberghetto al Tiburtino, cosi' mi e' passata la voglia di fare l'amore con luiarchitetto perchè non si puo' fare l'amore con chi si desidera una volta all'anno.
Chiusa parentesi e inizia un'altra storia. Alcune volte vado a incontri di preghiera, si legge il Vangelo, si commenta, e si recita il Rosario, vabbe' io un po'con la gonna troppo corta e i tacchin troppo a spillo.
Al ritorno un uomo molto religioso, che conoscevo da 8 anni, mi ha chiesto di salire sulla sua macchina, le altre erano piene, io dico di si', ma era buio, chissa' che gli è successo, e ha accostato sul ciglio della strada consolare che stava percorrendo, e mi è saltato addosso. Non è riuscito ad andare fino in fondo, un po' perchè protetta dai collant, chenmi ha sgarrato, un po' per i bottoni della camicetta, un po' perche' gli davo i pugni sulla schiena perche' non respiravo. Mi ha lasciato sotto casa senza collant, li avevo tolti, erano rotti, sono andata subito sotto la doccia. Mi ha infastidito per mesi e anche per questo mi sono trasferita armi e bagagli dal mio ragazzo, ma è una casa molto grande isolata, e io ho detto che non mi deve lasciare mai sola, casomai lascia la cameriera con me.
Poi, e questa è un'altra storia, quqndo faccio l'amore col mio ragazzo penso sempre a un altro. No, siamo in due, perchè io penso sempre a quest'uomo.
Fine del post
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