La cena delle beffe

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La cena delle beffe

Messaggio Da Lara il Mar 04 Feb 2014, 23:00

Metti una sera a cena una mezza dozzina di imprenditori del nord, accuditi dal loro amico ristoratore.
Tra una portata e l’altra, si potranno riascoltare come un rosario intramontabile le accuse ai sindacati e le valutazioni spicce sui propri interessi traditi dalla politica.
“Questa dell’evasione fiscale è una bufala. L’evasione fiscale non esiste”, sentenzia il ristoratore.
Al momento delle pappardelle, l’imprenditore più grassoccio sostiene compunto che uno stipendio di 700 euro avrebbe potuto sventare il suicidio di un imprenditore.
Veniamo a conoscenza che l’onorata e sorridente combriccola aveva votato Berlusconi, dandogli credito per diversi anni, poi qualcuno ha votato Grillo, ed ora sono tutti convintamente intenzionati a votare Renzi, “l’unica vera destra rimasta in Italia”.
Alle immagini della cena assistono qualche decina di operai di una fabbrica in chiusura, a cui uno dei commensali aveva precedentemente chiesto dallo studio se se la sarebbero sentiti di continuare a fare sacrifici per uno stipendio pari al probabile costo di quella cena.
Io non riesco a trattenere qualche smorfia, mentre il gruppetto pasteggia e sbevazza, misurando a spanne la distanza tra le loro sicurezze e l’angoscia composta di quegli operai.
Neanche gli operai ci riescono, si scorge in qualcuno  l’incredulità per quei discorsi ancora così grossolani, in cui i propri interessi oscurano qualsiasi comunità.
Il brindisi finale suggella la consapevolezza che loro sapranno mettersi al riparo, mentre agli altri potranno sempre regalare qualche scampolo di saggia esortazione ad accontentarsi e a sacrificarsi.
Dolce, spumantino e caffè.
Non so di chi fosse il servizio televisivo, ma era molto ben fatto.
Il lauto pasto e le frasi ipocrite intervallate dai volti seri di chi ha perso probabilmente anche il piacere di sedersi a tavola.
L’immagine di una incomunicabilità sociale, non solo di una crisi economica.
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Lara

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Re: La cena delle beffe

Messaggio Da Rom il Mer 05 Feb 2014, 09:32

Lara ha scritto:Il brindisi finale suggella la consapevolezza che loro sapranno mettersi al riparo, mentre agli altri potranno sempre regalare qualche scampolo di saggia esortazione ad accontentarsi e a sacrificarsi.
Dolce, spumantino e caffè.
Non so di chi fosse il servizio televisivo, ma era molto ben fatto.
Il lauto pasto e le frasi ipocrite intervallate dai volti seri di chi ha perso probabilmente anche il piacere di sedersi a tavola.
L’immagine di una incomunicabilità sociale, non solo di una crisi economica.

Versione capitalistica, aziendalista e democratica del discorso di Maria Antonietta sulle "brioches".
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Rom

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Re: La cena delle beffe

Messaggio Da einrix il Mer 12 Feb 2014, 13:53

Non mi ero accorto di questa discussione, e dopo aver letto Lara, mi riesce difficile sistemare in quel quadro il discorso - riportato da Rom -  di Maria Antonietta sulle Brioches, a meno che non fosse lei a mangiarle mentre parlava di poveri, ma la storia non dice così. Lei consigliava ai poveri che non avevano pane di fare come loro: mangiare brioches, che è un'altra cosa.
Quegli operai, mi sembra d'aver capito, che stessero in tivvù a vedere quel filmato, ascoltando le ragioni, i torti, e i mugugni di quegli imprenditori, seduti a tavola con tanto di Candy camera che li riprende.
 
La cosa che non mi sorprende è che quegli imprenditori, pur non essendo fiorentini, e non conoscendo personalmente Renzi, ora bramino di votare lui. Da chi mai avranno saputo che Renzi è la persona che può risolvere tutti i loro guai, dopo i fallimenti di Berlusconi e la scarsa fiducia che sembra nutrano per Grillo.
 
E' questa la cosa intrigante di quella vicenda, a parte quella controparte operaia che sta per perdere il posto di lavoro perché una azienda è giunta al capolinea. Ma anche qui ci sarebbero tante curiosità che mi verrebbero in mente, dato che una società non è solo l'Imprenditore, ma ci sono gli impiegati, anche di alto livello, più o meno tecnici o amministrativi, o addetti alle vendite. A tutti loro mi verrebbe da chiedere: perché la vostra azienda chiude?
 
Della mia lo sapevo perfettamente: era Gianni Agnelli, che conoscendo più le barche a vela  delle automobili: voleva vendere tutto per paura che il suo patrimonio finisse nel suo fallimento. E prima ancora, con l'IRI, sapevo bene che la ragione era che si doveva chiudere la stagione dell'industria di Stato che produce automobili per ricchi, a spese del contribuente, perché così pensava l'opinione pubblica.
Sono quei perché che sfuggono nell'intervista. Peccato, perché così avremmo capito la ragione più o meno recondita, confessabile o inconfessabile per cui una azienda smette di essere fiorente e viene liquidata, quando non fallisca proprio.
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