Il miraggio della crescita

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Il miraggio della crescita

Messaggio Da freg53 il Dom 09 Feb 2014, 09:12

L'Ocse  ha recentemente pubblicato un'indagine sulle competenze linguistiche e matematiche  della popolazione adulta in ventiquattro paesi.I dati italiani sono sconfortanti.E' in ventiquattresima posizione,quindi ultima,per quanto riguarda la lettura e la comprensione dei testi scritti.E' in ventitresima,penultima,dietro la sola Spagna,nei test di matematica.L'elemento più sconfortante è però un altro,i punteggi più bassi riguardano tutte le fascie d'età:non solo le generazioni più anziane,ma anche i più giovani.Tre quarti degli italiani  fra i 55 e 65 anni non hanno completato la scuola secondaria superiore contro una media Ocse del 30 per cento e nella fascia 25 34 anni il 30 per cento non ha un diploma di scuola secondaria contro un dieci per cento della media Ocse.E' evidente che con questi dati di scolarizzazione sarà difficile,nel breve-medio termine,recuperare il gap che ci separa dagli altri paesi.Durante questa interminabile crisi il nostro paese ha abbassato,dal 10 all'8 per cento,la spesa per l'istruzione partendo da livelli di spesa già inferiori di molti paesi.Naturalmente quest'indagine è passata inosservata,non c'è stato nessun dibattito e nessuna iniziativa per invertire questa tendenza.Con questi dati la crescita diventerà un miraggio.
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freg53

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Re: Il miraggio della crescita

Messaggio Da einrix il Dom 09 Feb 2014, 13:14

Se si facesse una analisi socio-economica, ci sarebbe forse la spiegazione per questo ritardo sui programmi e per la frequenza con cui si terminano i cicli di studio.
Oggi le famiglie nel nostro paese non vedono nella scuola un investimento importante, e preferiscono che i figli facciano altro, sulla base della loro esperienza e disponibilità.
Con l'eccezione di ingegneria che va bene per tutto ed è molto selettiva, per i chimici non c'è la chimica, per gli elettronici non c'è l'elettronica, per gli informatici non c'è l'informatica. Restano i medici che se la cavano tra servizio sanitario e privato, ma per gli avvocati che ce ne sono già mille per ogni centomila abitanti, o per i matematici, per lettere, con i trend negativi nella crescita della popolazione, non c'è alcuna prospettiva. Lo stesso vale per tutte quelle generiche facoltà e diplomi che non trovano sbocchi oltre la burocrazia statale o il terziario.

Un tempo non era così perché c'erano le industrie manifatturiere che trainavano l'occupazione concettuale. Per far ripartire il nostro paese occorre creare lavoro che contenga le nuove tecnologie ad un livello più avanzato di quello che mi è dato vedere. Potrebbero nascere industrie nel settore farmaceutico, dell'elettronica digitale, del software, dei componenti di base della strumentazione orientata al consumer, ma anche al medicale. In questi settori importiamo tutto come un tempo si importavano le materie prime.

Per concludere:
- La scuola sforna persone con conoscenze antiquate
- il mondo del lavoro si accontenta di basse specializzazioni
ed il sistema entra in loop a scendere.

Qui da noi il liberismo spontaneo fa cilecca, e se non rimedia la collettività chiedendo-autorizzando lo Stato ad intervenire per migliorare l'istruzione finalizzata ai nuovi investimenti che solo la collettività forzosamente può fare, non ci si sposta di una virgola dal massimo di ciò che può fare lo Squinzi.

Caro Freg, so che nemmeno nel PD certe idee vanno avanti, come so che chiedendo di nazionalizzare la FIAT anche la NRC di Ferrero ha le idee confuse. Io ci provo a portare avanti questi discorsi, ma è così forte il preconcetto ideologico contro l'industria e l'intervento dello stato, grazie al discredito che lor signori hanno instillato per la politica, che come vedi, anche i discorsi con Lara, Rom ed Adam sono discorsi che non servono a niente. E se ragionano così loro, ti puoi immaginare la massaia di Imperia.

Un saluto.
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Re: Il miraggio della crescita

Messaggio Da Adam il Dom 09 Feb 2014, 17:30

L'indagine OCSE citata da freg è la cartina di tornasole dello stato di civiltà del nostro paese. E' la certificazione del livello della nostra incultura, da cui discende, secondo me, ogni disgrazia che ci affligge.

Quello del livello culturale è un circolo vizioso che viene da lontano e che deve essere interrotto, facendo delle scelte di priorità, perché la cultura è La Priorità, e l'istituto dell'educazione è lo strumento che deve essere adattato alle circostanze.

Priorità significa scegliere tra bisogni alcuni dei quali, come la sanità pubblica, non sono negoziabili, come non è negoziabile la pubblica sicurezza, ma tutto il resto deve lasciare il passo all'istruzione. Un sistema educativo moderno che non solo costruisce ab ovo il cittadino, ma che lo indirizza e lo guida nel passaggio dallo studio al lavoro. Un sistema educativo che incentivi ed attiri, costruendo il lavoratore di domani, costa molto, ma non è una spesa, bensì un investimento destinato a rendere a fronte di qualsiasi calcolo di payout.

Nessun partito che si definisca riformatore e progressista deve avere dubbi al riguardo e se è necessario abbattere le resistenze di lobbies e potentati, deve trovare il modo di superarle. Oggi si pongono rattoppi - che in certi casi sono peggiori del buco - come la creazione di Centri di Formazione Professionale (CFP) e istituti d di istruzione e formazione e organizzano stage di istruzione operando, ma personalmente li definisco pezze rammendate su pantaloni frusti che non sono e non saranno mai la soluzione del problema, essendo questa possibile solo partendo dal basso ed educare il virgulto sin dalle scuole infantili per farlo crescere bilingue e convogliando le singole personalità nella giusta direzione. Non trascurando, tra l'altro, la questione fisica, affiancando quindi alla formazione mentale anche quella sportiva, garanzia di buona salute e buone abitudini.


Partiamo subito ed annulliamo l'ordine degli F 35, per esempio. Le risorse per partire possono essere prese proprio da lì.
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Re: Il miraggio della crescita

Messaggio Da Rom il Dom 09 Feb 2014, 18:09

einrix ha scritto: ... grazie al discredito che lor signori hanno instillato per la politica, anche i discorsi con Lara, Rom ed Adam sono discorsi che non servono a niente. E se ragionano così loro, ti puoi immaginare la massaia di Imperia.

Se desideri trovarti d'accordo sulle magnifiche sorti di "questa" politica, meglio che ti limiti a conversare con Freg.
Ancora insisti, e insisti, e insisti sulla "istillazione": non ti viene in mente che i discorsi "non servono a niente" perché le tue argomentazioni non sono convincenti? O perché il discredito di "questa" politica si vede a occhio nudo, senza "istillazioni" di chicchessia?
Non ti viene in mente, oltre tutto, che nelle tue argomentazioni c'è spesso una macroscopica contrddizione - quella tra certi concetti, che sono gloriosamente di sinistra e del tutto condivisibili, e la realtà di un centro-sinistra, un PD, una politica che ne è l'esatto opposto.
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Re: Il miraggio della crescita

Messaggio Da einrix il Mer 12 Feb 2014, 20:16

Rom ha scritto:

Se desideri trovarti d'accordo sulle magnifiche sorti di "questa" politica, meglio che ti limiti a conversare con Freg.
Ancora insisti, e insisti, e insisti sulla "istillazione": non ti viene in mente che i discorsi "non servono a niente" perché le tue argomentazioni non sono convincenti? O perché il discredito di "questa" politica si vede a occhio nudo, senza "istillazioni" di chicchessia?
Non ti viene in mente, oltre tutto, che nelle tue argomentazioni c'è spesso una macroscopica contrddizione - quella tra certi concetti, che sono gloriosamente di sinistra e del tutto condivisibili, e la realtà di un centro-sinistra, un PD, una politica che ne è l'esatto opposto.

Sei ben curioso Rom nel vedermi con un piede a sinistra e l'altro nel PD come se fossero distanti e non uniti, ma i miei piedi sono vicini e ben piantati per terra. Credi che sarebbe SEL , NRC il partito di Togliatti o Berlinguer se fossero vivi oggi? Scommetto che sarebbe il PD, perché è il partito che ha una prospettiva politica, come l'aveva il PCI in quell'Italia del dopoguerra che doveva fare la rivoluzione democratica. Se Togliatti stava al governo con De Gasperi, e Berlinguer fa il compromesso storico con Moro e per Moro, mi vuoi spiegare perché io non dovrei stare in un partito con gli eredi di Zaccagnini?
Nel PD porto le mie idee e le confronto con gli altri, e ti assicuro che non sempre coincidono, ma se portassi quelle stesse idee in altri partiti, sarebbero di certo più lontane e meno compatibili.

Per Adam, sul problema dell'istruzione, credo che il vero problema "oggi", non siano tanto le carenze di laureati e diplomati, che di certo sono correlati allo stato della nostra economia. Ci fossero più laureati, ci sarebbero più emigranti laureati, visto che da noi non ci sono impieghi per quelle discipline. Il problema sta nell'arretratezza della nostra industria manifatturiera, e nelle dimensioni troppo piccole di imprese che possono essere follower, ma non trainers di tecnologie avanzate. E senza una industria che compri e consumi ricerca, neppure le Università funzionano nella ricerca.
Mi sono trovato bene nella grande industria, con la mia laurea in ingegneria, e sono stato anche responsabile di importanti filoni di ricerca, che alimentavano anche le Università per studi speciali, ma quando all'inizio facevo domanda di impiego e venivo intervistato per le piccole e medie aziende, il padroncino temeva che potessi portargli via il lavoro o che venissi a conoscere troppo della società tanto da rappresentare un pericolo.
Lo capii già quando feci la tesi. Conoscevo un piccolo industriale di Rescaldina che veniva al mare a Rimini, e parlando dei miei studi e della mia tesi, mi parlò di certe macchine che produceva per i trattamenti di pallinatura. E si offrì di fornirmi il materiale per cominciare. Ottenuta quella tesi, dal professore di Meccanica applicata, quell'insigne industrialotto mi mise in mano un catalogo di quelle macchine, che era tutto ciò che aveva. Lavorai sodo, sviluppai tutta la parte cinetica del pallino o del cut wire che viene sparato addosso ai pezzi da trattare, con un bel sistema di equazioni differenziali, risolsi tutti i problemi strutturali della girante, dei supporti e di ogni altro organo meccanico, feci i disegni e così via, sino a completare il progetto. Dopo essermi laureato, mi chiese copia di quella tesi che gli serviva proprio per mettere a punto le sue macchine. Era la prima volta che vedeva un progetto di quelle macchine che costruiva da anni. Tutto era cominciato quando una grande ditta, alcuni anni prima, gli aveva commissionato la costruzione di macchine pallinatrici su suo progetto. Gli dette i suoi disegni e loro fecero le lavorazioni ed i montaggi necessari. Dopo aver soddisfatto quel cliente, si presero la libertà di costruire macchine simili anche per altri, senza sapere davvero come fossero dimensionate e come lavorassero. Ho conosciuto un sacco di gente così, di piccole e medie industrie che vivevano sulla ricerca e sugli studi delel grandi imprese. Oggi che le grandi imprese stanno morendo, restano quelle piccole imprese in cui un laureato, con tutte le pretese che può avere, da persino disturbo.
Questo è la vera criticità del nostro sistema, e se non si aumenta di un paio di taglie l'industria, la scuola girerà a vuoto.
Poi magari della scuola se ne può parlare, ma quando ci saranno delle imprese che abbiano necessità di persone con data formazione. Oggi c'è in qualche modo la scuola, ma manca un mercato per le professioni che la scuola sforna.
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Re: Il miraggio della crescita

Messaggio Da einrix il Mer 12 Feb 2014, 20:30

Bella questa frase Adam:
"Partiamo subito ed annulliamo l'ordine degli F 35, per esempio. Le risorse per partire possono essere prese proprio da lì."
 
Pensa un po, io farei al contrario:
Se fossi capace mi metterei a costruire gli F 35 in proprio, vedresti come andrebbero le assunzioni e con che velocità e a che livelli girerebbe la scuola.
 
 
Ergo
 
Puoi anche insegnare alla gente come si mangia, ma se non c'è da mangiare tutto è perfettamente inutile.
 
Ripeto in chiaro, così che non ci siano dubbi:
Puoi anche insegnare alla gente a lavorare, ma se non c'è lavoro, e non c'è prospettiva di lavoro, è inutile.
 
Qualcuno deve creare le prospettive di lavoro, e se non lo fa il privato deve farlo lo Stato, magari costruendo in proprio gli F35. I primi andranno male, ma poi i secondi e i terzi di sicuro migliorano.
Se vogliamo quelli buoni subito, allora li comperiamo in America, ma niente lavoro.
E se non li comperiamo, come suggerisce Adam, mandiamo a scuola dei ragazzi che emigreranno da qualche parte avendo imparato a fare qualche cosa. Fino a quando i soldi non finiscano, proprio come sta succedendo adesso.
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Re: Il miraggio della crescita

Messaggio Da Lara il Dom 16 Feb 2014, 14:32

Ormai è abbastanza chiaro che Renzi è stato sostenuto, coccolato e aiutato dalla piccola e media industria, dall’artigianato e dalla piccola distribuzione, cioè i più danneggiati dalla inefficienza dello stato e dalla corruzione. Categorie strettamente legate alla domanda interna  e al potere d’acquisto degli italiani, senza valvole di sicurezza legate all’esportazione o a regimi monopolistici o semimonopolistici.
Anche il sindacato si è dimostrato interessato alla riforma degli ammortizzatori sociali in senso universalistico, abbandonando il cortile delle grandi aziende e del lavoro pubblico, come espressioni privilegiate del mondo del lavoro.
E’ dunque un sostegno rigidamente finalizzato a rimuovere la glassa sparsa per decenni  a favore delle grandi imprese e dei comitati d’affari collusi col potere politico, che dovrebbe avere come ricaduta una maggior libertà d’impresa e un mercato rivitalizzato.
Perché i veri imprenditori italiani non hanno mai smesso di investire. Hanno smesso di farlo in Italia, per non farsi male.  Quelli che sono andati a investire in Carinzia sono andati a farlo in un mercato del lavoro più caro, ma in un contesto sano e strutturato.
A me non interessano tanto gli investimenti stranieri, ma il ritorno di quelli italiani, e della loro carica creativa, non soffocata dalla pretesa di  controllo e sfruttamento espressa  dalla poltiglia politico-mafiosa di uno stato  deviato.
La lite Elkann-Della Valle è l’emblema della spaccatura che si è venuta a creare nel mondo produttivo italiano.
Da una parte le società  finanziarizzate, i moloch troppo grandi per fallire, le banche e i patti di sindacato, e dall’altra un mondo produttivo sottocapitalizzato e impastoiato, legato a logiche di mercato, che gli altri hanno imparato ad aggirare con metodi e sostegni che nulla hanno a che fare con il mercato.
Economia fasulla contro economia reale. Produzione di profitti , contro produzione di ricchezza.
Finalmente, la classe imprenditoriale ha  cominciato ad imparare a distinguere, all’interno di sé stessa, i pericoli per la libera concorrenza e la competitività.
La rivoluzione renziana è dunque una  rivoluzione delle forze intermedie della società, quelle che hanno ancora bisogno che tutto funzioni per il meglio,  al contrario di chi ha sfruttato il paese come fonte per un drenaggio di  immense risorse, per poi abbandonarlo quando ha finito col non essere neanche più un mercato appetibile.
Una rivoluzione molto poco romantica, ma forse la più urgente.
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Re: Il miraggio della crescita

Messaggio Da einrix il Lun 17 Feb 2014, 10:14

La classe imprenditoriale guarda per circa il trenta per cento a sinistra e per il settanta a destra.
La classe operaia guarda a destra per il 51% ormai.
Questi sono i numeri che vengono fuori dalle ultime elezioni.

Se la riforma degli ammortizzatori sociali non è stata fatta, la colpa preminente non è di Imprenditori e Sindacati, dato che la responsabilità era del Parlamento di legiferare per tempo senza farsi cogliere impreparati dalla crisi, loro però non sono meno responsabili, in special modo il padronato, che ha preferito la cassa integrazione a qualunque altra forma di sostegno della disoccupazione, ed ha preferito cautelarsi a spese della previdenza sui cicli brevi, ed a spese della comunità e dello stato sul fine ciclo e la chiusura degli stabilimenti. Così, a non essere tutelati sono finiti per essere solo i disoccupati, quando loro hanno deciso di abbandonare il paese, dopo averlo spolpato. Senza contare che un cass'integrato è disincentivato a cercarsi un posto di lavoro, per paura di perdere la cassa integrazione speciale che in genere non è individuale, ma è legata ad una contrattazione aziendale.
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