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Da Staino a Cuperlo, nelle 250 lettere all'Unità

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Messaggio Da einrix Mer 12 Ago 2015, 08:28

Sull'unità divampa - si fa per dire, visto che con questo caldo agostano qualsiasi fuocherello è capace di apparire gigante - la polemica tra Staino e Cuperlo, e in ben 250 hanno scritto delle lettere per intervenire nella vicenda. Di Staino dico solo che mi pare si trovi bene nella nuova Unità, e che a lui, per la polemica, tanto basti.

http://www.unita.tv/focus/staino-cuperlo-cosa-ce-nelle-250-lettere-arrivate-a-noi/

Anziché mandare alla Redazione dell'Unità la mia lettera, all'indirizzo ( community.unitatv@gmail.com ), preferisco scriverla qui, per sentire cosa ne pensiate voi in questo momento, di questa polemicuccia, di Renzi e del PD.

Cara Redazione dell'Unità
Renzi è un modesto professionista della politica che ha cavalcato l'onda dell'antipolitica. E' la risposta della sinistra al berlusconismo, perché come a destra ci sono persone capaci di votare per Berlusconi, anche a sinistra ce ne sono capaci di votare per un Renzi. Personalmente non vado oltre Bersani che mi pare un minimo sindacale. Cuperlo forse è molto più colto e razionale, ma manca di quella "energia" che è necessaria a chi voglia far professione di leadership.
Civati non riesce neppure ad essere segretario nella sua Lombardia. Fa persino tenerezza che allora voglia diventare segretario nazionale del PD nazionale. Di prime donne ce ne sono anche troppe: un po va bene, ma visto che poneva i problemi in chiave personalistica, non lo avrei mai cacciato, ma visto che quella è stata la sua scelta, ha fatto bene ad andarsene, come pure ha fatto bene quell'ex segretario della CGIL, che dopo aver dato modesta prova delle sue capacità di sindaco a Bologna, lascia la tessera per essere stato sconfitto alle primarie in Liguria.


Voto PD perché a sinistra è il solo partito che prende il trenta per cento dei voti, e quella era la stessa ragione per cui votavo per il PCI, e poi le "cose" che ne sono derivate sino all'approdo nel PD. E se il PD scomparisse e a sinistra ci fosse un qualsiasi altro partito da più del trenta per cento, voterei quello. In democrazia la quantità fa qualità. La democrazia è il governo da preferire rispetto alla dittatura, ma spesso non basta perché sia capace di far progredire il paese sanando le diseguaglianze. E lo dimostra il fatto che sin dai tempi antichi, possa mandare a morte Socrate, o che, come per questo governo, la sua spinta riformista, finisca contro gli scogli di riforme sbagliate (il nuovo Senato con senatori che nascono già con due incarichi); e quasi sbagliate (la legge elettorale - rischiamo l'effetto Pizzarotti a Roma). 


Sul piano dell'economia è bastato Monti a raddrizzare la "Baracca", ed ora il governo Renzi campa di rendita per le azioni intraprese dai suoi predecessori (Monti e Letta) e per la ripresa del mercato internazionale che si è rimesso in movimento. In compenso, adesso, quando Renzi fa i suoi discorsi, depurati dai tratti di ironia che gli sono tanto cari, mi sembra un tronfio Pompidu - vizio retorico preso un po da tutti i presidenti francesi, da De Gaulle in poi.


La mia sinistra? Dopo aver esaurito il secolo del marxismo e delle guerre coloniali divenute più di recente, imperialiste (della serie: lavoratori di tutto il mondo unitevi), che ha conseguito innegabili successi, nell'occidente sviluppato e nei paesi emergenti, il capitalismo delle ferriere è stato battuto, e si è sviluppato un sistema di proletari-consumatori che sono la gran massa dei cittadini. A minacciare lo sviluppo di questo mondo, vi sono ancora gli stati che vogliono affermare la loro egemonia, e potentati finanziari che operano insieme a questi stati, in funzione di reider, come il Corsaro Drake ai tempi della Regina Elisabetta I. 


Tanto per chiudere: Popper con la sua Città aperta ed i suoi nemici, e la Arendt con le Origini del totalitarismo, rappresentano due capisaldi della mia visione politica rivolta al presente ed al futuro. Renzi, è ancora dentro queste linee di guida, ma con la tendenza ad esasperare i populismi (sono seppure in forma lieve, un sottoprodotto con tendenza al totalitarismo quando si limita a l'affarismo) e con la scarsa capacità personale di far progredire il paese sul piano delle riforme, anche a spizzichi e bocconi, come ama dire Popper.


Non vedo l'ora che a sinistra salti fuori una figura competente che sia capace di farci fare un salto di qualità su questa linea. Per ora, accontentiamoci di queste mezze figure, da Occhetto, a D'Alema, sino a Renzi che è quasi il più scalcinato dei tre, e buon per lui che viva il suo momento di effimera gloria.
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Messaggio Da afam Mer 12 Ago 2015, 12:09

Non ho capito. Perché se la prende con Cuperlo? Da Staino a Cuperlo, nelle 250 lettere all'Unità 2035563755 Da Staino a Cuperlo, nelle 250 lettere all'Unità 2035563755
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Messaggio Da einrix Mer 12 Ago 2015, 12:34

Sembra che Staino dica: "lasciamo lavorare il manovratore". Il che è anche giusto, al punto che ritengo Renzi segretario del PD e Presidente del Consiglio, e lo rispetto in quanto tale. Ma ciò non può impedire a Cuperlo o a me di criticare le sue scelte sbagliate per il Senato o per la legge elettorale, solo per restare sull'attuale, dato che qualche critica se la merita anche sul Jobs act.
Non voglio che cada il governo, ma voglio che faccia le riforme e le faccia bene. Farle male è peggio che non farle.
Tanto è vero che al referendum confermativo sulle modifiche costituzionali per il Senato, se resta così, io voterò no! Se ne facciano una ragione Renzi e Staino compresi.
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Messaggio Da einrix Gio 13 Ago 2015, 08:10

Questa è la lettera di risposta di Cuperlo.

http://www.unita.tv/opinioni/caro-sergio-si-vince-a-sinistra-non-contesto-il-ruolo-di-renzi/

Ne condivido il contenuto, ma esso ha più forma letteraria che politica. In politica, a una critica deve seguire un piano d'azione. Un leader deve preparare quel piano e deve organizzare le risorse per portarlo avanti. Qui ci sono tanti bei concetti e chi vuol capire capisca, ma non c'è un piano politico per portare la sinistra del PD alla direzione del partito e a nuove elezioni per un nuovo governo che non sia succube d'Alfano o di verdini.
E' un buon inizio però; e da qui si può partire cercando di dare struttura a quelle idee che devono cambiare il paese mettendo in moto quelle risorse umane che oggi vengono dissipate da un capitalismo che non sempre è imprenditoriale e che troppo spesso delocalizza linee di produzione e capitali. E per farlo, ci vuole uno spirito etico che premi la qualità senza dimenticare la solidarietà e che sappia operare una redistribuzione virtuosa, al posto di quella parassitaria che purtroppo ha preso il sopravvento.
Forza Cuperlo, forza Speranza, forza Bersani, datevi una mossa e dai ragionamenti passate all'azione nel partito, e so che lo farete non contro il partito come anche Staino insinua apertamente, ma proprio per un PD che sappia stare a fianco ai socialisti europei. Speriamo pure che la matita di Staino possa essere più rapida della gomma che Renzi gli deve aver regalato.

Caro Staino: pensando al Senato, mi verrebbe... :

-amico di Cipputi:" il Senato e i nuovi senatori?"
-Cipputi:" dal bicameralismo perfetto, al doppio incarico perfetto"


Caro Bobo, una battuta così, di questi tempi, non riuscirebbe a venirti fuori!

Buona estate a tutti. Un po sta rinfrescando. Era ora.
Enrico.


PS

Dall'articolo linkato sopra; parla Cuperlo:

"Comunque ho fatto come mi hai detto di fare e ieri sono salito su un autobus a Trieste, mi sono piazzato al centro e ho testato l’umore urlando “questa Sinistra Dem ci sta veramente scassando….”. Sarà la tradizione della Mitteleuropa ma la sola reazione è stata di una signora anziana che mi ha detto “giovinoto, fa sai caldo, no la xe senti ben?”. Allora ho cambiato test e sulla linea di ritorno, sempre piazzato al centro, ho urlato “Il Pd sta cambiando l’Italia come nessuno mai. Morte ai gufi”. Tu non ci crederai ma si è girato l’autista e mi ha detto, “Staino, ma va in mona”. Però ti voglio bene lo stesso."
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Messaggio Da Rossoverde Gio 13 Ago 2015, 10:51

L'ho letto al volo , forse ho pure saltato qualche riga e qualche concetto, ma mi sembri sulla buona strada , certo è difficile , ci vorrà ancora un po' di tempo ma non disperiamo, forse anche tu un giorno ci ripenserai, ti saluto.
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Messaggio Da einrix Ven 14 Ago 2015, 09:30

Mario Lavia scrive in:

http://www.unita.tv/opinioni/cara-dini-quel-partito-non-lha-demolito-renzi-ma-la-storia/

Bersani, eletto segretario, disse che voleva aprire 1000 circoli nuovi. Non c’è riuscito. Non ci poteva riuscire. Il partito “solido” che quel gruppo dirigente voleva ricostruire semplicemente non esisteva se non nella sua fantasia.

Concordo! Dopo la Guerra e la Resistenza c'era scontro sociale, e dopo la forma di governo democratica, si dovevano conquistare i diritti. Lo si poteva fare solo con la lotta politica e quella sindacale. L'Unità aveva in testa un Editoriale che era la Segreteria del PCI a dettarlo, e la domenica mattina, nelle sezioni del PCI, il segretario, illustrava la linea politica e si decidevano le azioni sul territori. Oggi non c'è lo stesso clima, dato che siamo in una fase stanca, di mantenimento, ravvivata solo dall'esito di una crisi economica che ha falcidiato un venti per cento di benessere, ma che di fatto non ha intaccato l'impianto del welfare. Certo! Vi è stata una stagione berlusconiana in cui l'attacco ai diritti è andato diritto a ridurre il peso dello stato e le libertà nel mondo del lavoro, ma quegli attacchi sono stati per gran parte sventati. Il peso dello stato è stato alleggerito di una buona parte di quella burocrazia che ne abbassa il rendimento, ma non sono cambiati servizi e tutele, dato che la scuola e la sanità restano i pilastri del welfare, e le pensioni vengono ancora pagate, anche se con aggiustamenti (talvolta farlocchi) sull'età e l'anzianità lavorativa (vista la crisi nel campo del settore manifatturiero). Anzi, in mancanza di una sufficiente imprenditoria privata, oltre agli incentivi, si pensa pure ad interventi diretti in campi strategici, ad incominciare dalle acciaierie, seppure con azioni a tempo determinato. Il berlusconismo è riuscito ad incidere sui contratti di lavoro, approfittando di quella apertura che il centro sinistra aveva posto in essere per favorire il mondo giovanile, e provocando lo sconquasso nei rapporti di lavoro, divenuti incerti, instabili, in una sola parola, precari. Ma già adesso si corre ai ripari e si pongono in essere politiche per rendere meno vantaggioso il lavoro precario rispetto a quello stabile, anche se la vera stabilità potrà venire solo dalla ripresa della produzione nei campi del manifatturiero.

E allora, stante così le cose, che si va a fare in una sezione di partito se non c'è alcun Palazzo d'Inverno da assaltare, e se l'Unità, con il suo Editoriale non ne fa alcuna menzione! Ormai diventano rare anche le riunioni del sindacato in fabbrica, visto che non c'è plus valore da intascare e che si possono fare barricate solo contro i licenziamenti. Così la politica si limita all'amministrazione corrente dei Comuni, delle Regioni e dello Stato, ma in un quadro in cui solo lo scontro ideologico prende il sopravvento sui problemi. E i partiti si limitano alla selezione di questo personale quasi impiegatizio che sceglie di fare un lavoro che passa per una elezione popolare, anziché una assunzione diretta di un privato. E quando i partiti diventano una specie di Ente per le relazioni col pubblico, semplicemente rispettando le leggi elettorali (Forza Italia ed il Movimento 5 Stelle sono qualche cosa di simile oggi, ma in passato ve ne erano stati altri, come il Partito dei Pensionati) ecco che la natura della democrazia entra in una fase in cui la politica perde di senso, e restano solo le istituzioni a mantenere in moto il meccanismo dello stato.

Tutti i discorsi in relazione alla forma dei partiti: pesante, leggero, orizzontale, verticale, derivano da questa fase di stanca, in cui la gente se ne disinteressa, non vedendo, per se, pericoli immediati e solo un personale disturbo ad interessarsene. E se ne disinteressa per ripicca, anche chi è per qualche ragione un perdente in questo sistema sociale, molto complesso.
Chi di noi discute di politica, sa bene queste cose, e comprende le ragioni per cui con le leopolde e qualche amico danaroso, un Renzi, un piccolo presidente di Provincia che diventa Sindaco di una città, riesca pure a diventare Presidente del Consiglio, sfruttando la scalabilità di un partito, quello di Bersani, che era entrato in difficoltà non riuscendo a vincere le elezioni, e che per governare deve fare alleanze con il centro e persino con un pezzo della destra che si stacca da Berlusconi. Anche negli USA, non è che si stia tanto meglio, per meccanismi analoghi è così che si formano le opinioni pubbliche che votano per i presidenti, e talvolta vincono i danarosi come Bush, ed altre giovani di bella presenza, di grandi ambizioni che riescono a mettere i moto i sogni di popolazioni stressate dalle guerre che restituivano più morti che onore.

Combattere contro i tempi non è cosa facile. Meglio aspettare le occasioni, anche se ciò pare essere un po cinico, visto che i salti rivoluzionari avvengono quando si sia raggiunto il caos. Meglio assecondare i tempi, correggendone a spizzichi e bocconi gli errori, che talvolta possono divenire eccessivi, pesanti, distruttivi, e vivere secondo la natura delle leggi e dell'etica, almeno fino a quando non si sia costretti a voltare pagina, con la necessaria violenza, nel libro della storia.


Un saluto dal mare.
Enrico.
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Messaggio Da einrix Lun 17 Ago 2015, 09:13

Intanto leggiamoci questo intervento di Reichlin, e poi ne parliamo.

http://www.unita.tv/focus/caro-bobo-caro-gianni-la-vera-questione-e-dove-va-il-pd/

Discorso complesso, con punti interessanti.
Credo che da questo articolo si possa avviare una discussione nel PD e sul PD.

Saluti da un mare post ferragostiano.
Enrico.

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Messaggio Da einrix Mar 18 Ago 2015, 14:31

Supponiamo che Maria Zegarelli ponga a Castagnetti le domande giuste per aprire un dibattito tra lui e Reichlin, e vediamo le risposte che da e che potete leggere qui:
http://www.unita.tv/interviste/castagnetti-chi-lascia-il-pd-deve-dirci-dove-va-e-con-chi/

1. "Castagnetti, Reichlin ritiene inutili gli appelli a restare uniti nel Pd se non si apre una vera discussione su dove va il partito e dove si vuole che vada il Paese. È da qui che bisogna ripartire?"

la sua risposta è questa: «
- Reichlin con lo spessore di sempre, sposta i termini del discorso. 
- Riconosce che il problema del PD non è rappresentato dalle riforme, che sono sicuramente importanti, sa non è lì che si annida la tentazione della scissione. Il problema è un altro: dove va il PD, dove l’Italia e dove l’Europa? Sono interrogativi seri, sui quali un partito come il nostro deve confrontarsi. Chi comanda oggi in Europa? Non dimentichiamoci che il PD è nato su una piattaforma che metteva al centro il modello europeo e nel momento in cui quel modello entra in crisi, scendono in campo contraddizioni che rischiano di collidere».
Il mio punto di vista:
Credo anche io che il problema vero non siano le riforme, ma qualche cosa di più importante, che sta alla base della fondazione dell apolitica di un partito che voglia avere un futuro. Ma occorre non sottovalutare neppure le riforme che un tale partito implicitamente a quei principi, porta avanti. Proprio quelle indicano frammenti di quel divenire e ne segnano gli scostamenti. E' anche probabile che quei principi fondanti non siano gli stessi per chi aderisce al Partito democratico, e da ciò nasce quella disposizione a schierarsi in fazioni.
Quindi occorre davvero ritornare alla radice del problema ideologico e vedere cosa deve essere il PD negli intendimenti e cos'è invece nella realtà. Perché un partito goda di ottima salute e sia pieno di buone prospettive, lo scostamento tra la consapevolezza di se ed il suo modo di comportarsi deve essere minimo. Se il PD in questo momento ha dei problemi, una qualche ragione di questo tipo dovrà pur esserci. 
Pur non essendo in contraddizione, non penso che il PD sia nato sulla base di un modello europeo, o quanto meno, una tale definizione mi sembra molto approssimata. In Europa di partiti ce ne sono di tanti tipi quanti se ne vogliono, ed il maggior consenso ce lo hanno partiti con la vocazione della democrazia. Ritengo che invece sia più giusto dire che il Partito Democratico sia nato dall'incontro tra le forze socialiste e quelle cattoliche, ispirandosi ai fondamenti del dettato della nostra Costituzione. E quel punto di non ritorno rappresenta anche un forte elemento di equilibrio senza il quale non c'è più il Partito democratico, ma una qualsiasi "Cosa" di sinistra o di centro. Preoccupa che ciò non lo dica né Reichlin, né Castagnetti, e che spostino alla periferia dei problemi, all'Europa, la natura della nostra incerta identità.

2. "Eppure in questo momento il PD rischia di implodere sul Senato elettivo"
La risposta di Castagnetti:
«A me sembra che in un contesto come quello che stiamo vivendo, a livello europeo e internazionale, la prospettiva di una scissione sembra davvero fuori dalle cose, sarebbe drammatica non solo per il Pd ma per la sinistra stessa. Sarebbe il segno di una incapacità a reggere i processi di modernizzazione del Paese e della politica che sono ineludibili. Chi vuole uscire dal partito deve dirci dove vuole andare e con chi».
Il mio punto di vista:
Le riforme in corso sono un modo per mettere in pratica i nostri principi. Ma da che discende un Senato pasticciato con senatori che nascono già con un doppio incarico. Perché, o sono amministratori e lavorano nelle amministrazioni locali, o sono senatori e lavorano in Senato. Perché allora eleggere i senatori in elezioni amministrative per le regioni o i comuni, e non eleggerli invece come senatori e basta?
Le spiegazioni sul loro costo-salario non tengono. Il Senato costa un molto indipendentemente dai senatori, ma per la struttura in se e i dipendenti che vi lavorano con stipendi esagerati e carriere a prova di cretino. La mia risposta è che si sia aperto al populismo di chi vuole meno stato e più privato, meno democrazia e più oligarchia.

Ero andato avanti con altri due punti, ma un crash mi cancellato quanto ho scritto... 
Riprenderò appena mi passa Da Staino a Cuperlo, nelle 250 lettere all'Unità 2375197857 .
Un saluto a tutti
Enrico.
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Messaggio Da einrix Mar 18 Ago 2015, 14:49

(segue)
2. bis Tornando al Senato; il mio parere. Pur abolendo il bicameralismo perfetto, lo vorrei eletto direttamente dal Popolo, e non dalle segreterie provinciali e regionali dei partiti. Loro li devono proporre, ma voglio essere io - elettore - a votarli o meno, come senatori e non come consiglieri comunali o regionali che poi qualcuno manderà a Roma.
Inoltre, le Regioni devono essere amministrate da amministratori locali in base a leggi che è il Parlamento (Camera e Senato) a fare. Solo su certe leggi sensibili (da definire in Costituzione) voglio un parere ed un controllo del Senato (bastano 100 senatori), anche se mi sta bene che sia la Camera dei Deputati a votare la Fiducia al Governo.
Se il Titolo V ha mostrato di prestarsi male al decentramento regionale, aprendo troppi contenziosi con lo Stato, basta correggere il Titolo V, senza scomodare la riforma del Senato, che è cosa ben più importante. Altro che Camera delle Regioni, tuttofare.

Questa ipotesi di Riforma del Senato è un grande pasticcio; peggio di quanto fatto con l'abolizione delle Province, su spinte populiste che fanno vergognare i cittadini seri di questo paese. Non mi si venga a dire che qualcuno non voglia modernizzare il paese. Protesto perché questa del Senato non è una modernizzazione, ma un autentico pasticcio. Che Castagnetti rifletta e mi spieghi perché non è così.
Per farla breve, quando ci sarà il referendum costituzionale sulle riforme, se il Parlamento non cambia significativamente la riforma del Senato, voterò per non farla passare. Le riforme le voglio, ma i pasticci non li voglio! 
In quanto alle scissioni, non sono interessato, e voterò sempre per il partito che a sinistra prenda almeno il trenta per cento dei voti; non mi importa come si chiami, e chi lo governi, salvo che non abbia nel suo DNA Pol Pot o la Thatcher! Il M5S può anche prendere il 30%. A mio giudizio è il partito di Grillo e Travaglio e non ha niente a che vedere con la sinistra. Anzi, quelli sono nemici della sinistra e delle idee che reputo di sinistra.
(continua)
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Messaggio Da einrix Mar 18 Ago 2015, 15:14

(segue)
3. il giornalista: Nel Pd c’è chi teme uno spostamento a destra, quella meno indigesta, come la definisce Reichlin, ma sempre destra. Lei non vede questo rischio?
Castagnetti:
«Ma come si fa ad accusare la maggioranza del partito di virare a destra? C’è un’aggressione costante al nostro partito delle diverse destre, politiche, massmediatiche ed economiche che ne sottolineano l’alterità».

Il mio punto di vista:
L'attuale maggioranza renziana del partito è la destra del PD, senza bisogno alcuno di accusare chicchesia. E in ciò non ci vedo nulla di male, ma semplicemente una normale e scontata dialettica interna. Lo si sapeva che se i DS si fossero fusi con la Margherita e simili, questi sarebbero stati la destra del partito. Con la sconfitta di Bersani alle elezioni (in due mesi di tentativi non ha potuto fare un governo, ed è stato battuto dalla fronda interna anche nella elezione dl Presidente della repubblica), Letta e Renzi hanno finito per contare grazie alle alleanza con il Centro e con Alfano, le uniche disponibili in quel momento. Un governo del PD che si allarga sino ad Alfano, non può portare avanti il programma di Bersani, e deve per forza fare le politiche che sono condizionate dagli alleati di centro e di destra. A Renzi si imputa di cedere troppo sulle richieste delle destre, al punto che questo governo, dal popolo di sinistra finisce per essere un governo di destra, non di alleanza del PD con il centro e la destra. Non c'è nessuna aggressione delle destre massmediatiche a Renzi ed al suo governo. Anzi, Renzi è li proprio perché ha cavalcato l'onda di quella propaganda (in testa Il Corriere della Sera) che ha screditato lo Stato e la Politica, per aprire le porte al populismo. Quel suo voler rottamare tutti era quanto di più "Stella" o "Travaglio" si potesse fare. Gli è andata bene per la sconfitta di Bersani, ma non tiri troppo la corda, perché come statista non è che sia una cima. Un conto è gridare di voler rottamare tutti, un altro è fare leggi e riforme che non siano delle boiate, e la riforma del Senato, così com'è e come viene difesa da Renzi, è una boiata. E non è la sola a poter essere criticata.
Diciamo pure che la destra del PD, pur avendo riscosso ampio consenso nel paese, dimostra di non essere all'altezza del suo ruolo, e noi, come iscritti al PD e come cittadini elettori, vogliamo un cambiamento che rimetta il PD al centro dello schieramento di un governo di centro sinistra, per superare proprio questo governo di ampie alleanze di Renzi, con le destre.
(continua)
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Messaggio Da einrix Mar 18 Ago 2015, 19:02

(segue)
3. Bis. Il giornalista: Torno a porle la questione: lei crede che ci siano le condizioni per spostare l’asse del dibattito interno?
Castagnetti:
«Credo di sì. Allarghiamo questo dibattito come ci invita a fare Reichlin che propone una preoccupazione più ampia, per l’Europa. Oggi in quella sede si sta ponendo un problema di ridefinizione della propria identità politica, del suo ruolo nello scenario internazionale, di democrazia interna. Si stanno sottovalutando i rischi che stanno attentando al disegno stesso di democrazia europea e il maggiore di questi risiede nella regressione nazionalista. Mitterand nel suo intervento al Parlamento europeo, prima di morire, disse: “Le nationalisme c’est la guerre”».

Il mio punto di vista: 
Anche qui Castagnetti (non) risponde spostando il problema in Europa, ma una polemica interna al PD, pur non prescindendo dall'Europa, deve incentrarsi sulle politiche che il governo Renzi sta facendo in Italia, per l'Italia e per l'Europa. Il fatto è che con una legge elettorale come quella che ci propone per la Camera, il rischio è che vincano il M5S oppure Berlusconi con la Lega. L'effetto Pizzarotti si può sempre riprodurre, se il M5S arriva in ballottaggio con il PD. Non c'è bastato un ventennio con Berlusconi? Ne vogliamo un altro con Grillo e Casaleggio? Le soluzioni Tsipras arrivano solo quando un paese arriva al punto in cui è arrivata la Grecia, e qui da noi una tale eventualità - per fortuna - è inutile sperarla. E' più probabile che vinca una mezza figura di Grillo e Casaleggio, grazie all'aiuto che riceveranno di sicuro dalla destra. Specie se Renzi si scredita con politiche incerte e leggi di riforma sbagliate. Insomma, non voglio leggi elettorali azzardate, di quelle che mandarono al potere Hitler e Mussolini, ma leggi che consentano di formare governi con i piedi per terra, di alternativa come in Inghilterra quando il quadro politico non sia inquinato da populismi grillini e berlusconiani; o di coalizione come in Germania, quando sia necessario fronteggiare delle crisi di governo che implichino dei pericoli per lo stato sociale e per la difesa del paese. Questa legge elettorale, è ancora come quelle che mandarono al potere i totalitarismi, quasi un secolo fa, in un quadro sociale molto complesso e carico di tensioni, anche pilotate da forze occulte. La strategia della tensione non è mai finita. Si modifica costantemente nelle strategie, ma il fine del controllo degli stati, è sempre lo stesso e occorre non dimenticarlo.

(Continua)
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Messaggio Da einrix Mar 18 Ago 2015, 19:23

(segue)
4. il giornalista: Non è ancora una volta nella politica che va ricercata la responsabilità di questa grave crisi identitaria che attraversa l’Europa. I cittadini europei credono sempre meno nell’Europa e nella politica. E il Pd, essendo il più grande partito italiano e il maggiore azionista del Pse, che ruolo può avere?
Castagnetti:
« Prima di tutto dobbiamo capire dove sono le ragioni di questa involuzione europea. Oggi molti studiosi francesi, di formazione marxista, parlano di “ordoleaderismo”, cioè del leaderismo dell’ordinamento costituzionale. Se ci troviamo davvero di fronte a ciò è perché la politica non è riuscita a definire un governo politico dell’Europa al quale si è invece sostituita una costituzione economica che blocca la democrazia europea e costringe le costituzioni dei vari Paesi membri a modificarsi per seguire le sue indicazioni. Bisogna dunque capire da che parte riprendere il bandolo della costituzione europea. Abbiamo pensato anche noi di sinistra che il problema dell’Italia si risolvesse con la collocazione nel Pse, ma non è quella la strada. Riprendiamo il metodo con il quale i vecchi padri fondatori hanno cominciato a tessere la tela, facciamo accordi con i Paesi che condividono le stesse preoccupazioni, Italia, Francia, Spagna, Belgio, Grecia e la Germania dove si sta aprendo un dibattito molto serio. Joschka Fischer, leader dei verdi tedeschi, ex ministro degli Esteri, fa una proposta su cui vale la pena ragionare: si coinvolgano i parlamenti nazionali per dar vita a una sorta di Camera formata dalle delegazioni parlamentari dei vari Paesi per capire come uscire da questa prigionia ordoleaderistica».


Il mio punto di vista:
Anche qui si parla di Europa, come se il PD si dovesse interrogare su dove andare, solo in relazione all'Europa. Pazienza! Pacificamente non si può fare una confederazione di stati, dalle dodecapoli etrusche, alla Lega Araba, sino a questa stessa Europa. Quello che si è messo assieme lo si è fatto con la guerra, la Seconda Guerra Mondiale e la Cortina di ferro. Solo così i Padri Costituenti sono stati ascoltati e gli è stato concesso di fondare una Comunità Europea che si sviluppa sino a quella che conosciamo. La pace di questo ultima parte del secolo ed il crollo del comunismo non ha spinto in avanti l'unità, ma ha solo lucrato con l'allargamento, approfittando del disfacimento del Patto di Varsavia. L'Europa intesa come NATO, ha favorito l'allargamento per sottrarre stati all'influenza russa. E la dove non è avvenuto, come in Jugoslavia, in Georgia-Ossezia, in Ucraina, si è scelta la via della guerra. Tanto è che quell'allargamento per fini strategico-militari, di fatto ha indebolito proprio l'unità dell'Europa. Dal che deduco che di questo passo sarà più facile lavorare per lo sfaldamento dell'Europa che per la sua confederazione. Gli stessi Stati Uniti non vedono di buon occhio una Europa unita e forte, preferendola debole e divisa, e lavorano con Inghilterra, Polonia, Paesi Baltici, Georgia, Ucraina, con le guerre all'Est, proprio per quello scopo. 
Il PD può tranquillamente tenere la barra dell'Unità dell'Europa, nella sua politica fondamentale, ma il risultato non dipenderà che in piccola parte dall'Italia. E allora cos'altro deve fare il PD se l'unità europea viene cancellata dall'O.d.g. degli stati? Penso che debba pensare in primo luogo al nostro paese per rafforzare le forze favorevoli alla coesione europea, ed avrà influenza solo se sarà un paese economicamente ed istituzionalmente forte. Come si vede, non passa dall'Europa soltanto il discrimine della politica interna al PD, ma si fonda in special modo in ciò che vogliamo sia l'Italia in una Europa Confederata.
(continua)
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Messaggio Da einrix Mar 18 Ago 2015, 20:08

tanto per chiudere sulla lettera di Reichlin...
Ho letto e riletto l'intervista di Reichlin ed in estrema sintesi dice: occorre guardare all'Europa ed all'Italia. All'Europa per tutto ciò che tende a renderla disunita, ed all'Italia per quel divario che con la crisi sta crescendo tra Nord e Sud. Propone di essere costruttivi in Italia ed in Europa, senza cadere in settarismi privi di prospettive. Non prende posizione a favore di qualcuno, ma invita tutti a guardare avanti.
Insomma sta lontano dalle polemiche e consiglia di riflettere in profondità.

Un saluto a tutti.
Enrico
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