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Relazioni sindacali: svolta storica

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Messaggio Da Vanni Sandro Ven 05 Lug 2013, 17:56

Bessarione13 ha scritto:Vanni ma lo hai letto quello che dice il link che ti ho dato?

Certo che l'ho letto.  Se è quel lungo articolo postato da Guya a cui mi rimanda il link.

Quell'articolo inizia con questa frase, che riassume tutta la filosofia del lungo ragionamento:
"Un accordo, che non prevede altra rappresentanza che quella dei firmatari".  Ovvero proprio da quell'ovvietà che ho cercato di evidenziare in tutti i miei interventi.
Per me sarebbe grave il contrario, ovvero che alcune sigle si arrogassero il diritto di dettare le regole ad altre organizzazioni sindacali.   Questo casomai è compito di una legge (che secondo me è necessaria).
Nelle more alcune sigle sindacali hanno pensato di concordare tra loro e la controparte alcune regole sulla rappresentanza.  E' ovvio che valgano per loro e non per altri.

Tutta la filosofia di quel lungo articolo che hai postato si basa su altri principi, per me sbagliati e strumentali. 
L'estensore del testo avrebbe sbraitato come un ossesso se quell'accordo avesse previsto norme alle quali doveva sottostare.

Sarebbe corretto che anche le sigle sindacali minori, anziché limitarsi ad esprimere sempre e solo dei no,  avanzassero una loro proposta sulla rappresentanza, la proponessero alle altre forze sociali e al Parlamento affinché legiferi, finalmente, in merito.
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Messaggio Da Ospite Ven 05 Lug 2013, 18:22

Vanni Sandro ha scritto:

Certo che l'ho letto.  Se è quel lungo articolo postato da Guya a cui mi rimanda il link.

Quell'articolo inizia con questa frase, che riassume tutta la filosofia del lungo ragionamento:
"Un accordo, che non prevede altra rappresentanza che quella dei firmatari".  Ovvero proprio da quell'ovvietà che ho cercato di evidenziare in tutti i miei interventi.
Per me sarebbe grave il contrario, ovvero che alcune sigle si arrogassero il diritto di dettare le regole ad altre organizzazioni sindacali.   Questo casomai è compito di una legge (che secondo me è necessaria).
Io mi arrendo: la frase che hai evidenziato riassume non la filosofia dell'articolo ma la realtà di quell'accordo e vuol dire, letteralmente e nel contesto di tutto l'articolo, che l'accordo stesso prevede che gli unici che possano avere una rappresentanza sindacale sono le organizzazioni firmatarie: quindi si arroga il diritto di dettare regole ad altre organizzazioni, tanto da escluderle dalla elezioni delle RSU.
Più che invitarti a rileggere l'articolo stesso non posso fare: ovviamente puoi pensare che dette affermazioni siano sbagliate e contestarle nel merito, ma leggere il contrario di quello che c'è scritto serve a poco.

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Relazioni sindacali: svolta storica - Pagina 3 Empty La Corte Costituzionale dà ragione alla Fiom e torto alla Fiat

Messaggio Da Guya Sab 06 Lug 2013, 15:29

La Consulta afferma che la Fiat non può escludere dalla rappresentanza i sindacati non firmatari di contratto nazionale. Un brutto colpo per Marchionne, ma è un campanello d'allarme anche per l'accordo vergogna del 31 maggio tra Cgil Cisl Uil e Confindustria.

La legittimità costituzionale dei diktat di Marchionne era stata sollevata e rimessa alla Consulta dai giudici dei tribunali di Torino, Modena, Vercelli, a seguito dei ricorsi
presentati dalla Fiom, esclusi dalle Rsa per non aver firmato il contratto specifico della Fiat, che si richiama all'articolo 19 della legge 300 del 1970.

La Fiom e i suoi legali avevano sollevato il contrasto con gli articoli 2, 3 e 39 della Costituzione, ossia sulla lesione del principio solidaristico, la violazione del principio di uguaglianza e del principio di libertà sindacale

La Corte costituzionale, si legge nel comunicato emesso dal Palazzo della Consulta, "nell'odierna camera di consiglio, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 19, 1 c. lett. b) della legge 20 maggio 1970, n. 300 (c.d. 'Statuto dei lavoratori') nella parte
in cui non prevede che la rappresentanza sindacale aziendale sia costituita anche nell'ambito di associazioni sindacali che, pur non firmatarie di contratti collettivi applicati
nell'unita' produttiva, abbiano comunque partecipato alla negoziazione relativa agli stessi contratti quali rappresentanti dei lavoratori dell'azienda".
La replica del Lingotto alla sentenza della Corte Costituzionale è stata questa: ''Fiat ha sempre preso tutte le decisioni di tipo industriale tenendo conto della legislazione vigente e in particolare, dell'articolo 19 dello Statuto dei Lavoratori, modificato nel 1996 in seguito al referendum del 1995'' afferma la Fiat in una nota nella quale dice di prendere atto della pronuncia della Corte Costituzionale. Per il modello Marchionne e l'arroganza della Fiat è decisamente un brutto colpo. Ma è un serio campanello d'allarme anche sulla illeggitimità costituzionale dell'accordo del 31 maggio firmato da Cgil Cisl Uil e Confindustria che intende escludere dalla rappresentanza i sindacati che non firmano contratti o accordi aziendali che ritengono dannosi per i lavoratori. Sarà interessante commentare insieme questa sentenza giovedi pomeriggio all'assemblea pubblica in piazza SS Apostoli a Roma convocata dal Forum Diritti Lavoro contro l'accordo della vergogna.
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Messaggio Da Ospite Sab 06 Lug 2013, 15:55

Posto un articolo che spiega abbastanza chiaramente la questione dell'influenza della decisione della Corte sull'accordo in topic

Fiat-Fiom, una svolta imbarazzante
La Costituzione è uguale per tutti, per questo è a rischio

Francesco Piccioni

Quella della Corte Costituzionale è una sentenza che apre una falla gigantesca nell'accordo del 31 maggio tra Cgil, Cisl, Uil e Confindustria. Ed è una conseguenza, forse involontaria, della strenua e giusta difesa messa in atto dalla Fiom per mantenere il proprio diritto alla presenza negli stabilimenti Fiat, fornendo così ai lavoratori un'alternativa rispetto alla finta “rappresentanza” dei sindacati “complici” (Fim-Cisl, Uilm, Fismic).

La sentenza non è ancora stata pubblicata, si conosce soltanto una breve nota in cui la stessa Corte Costituzionale dà conto di aver «dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 19, 1° c. lett. b) della legge 20 maggio 1970, n. 300 (c.d. “Statuto dei lavoratori”) nella parte in cui non prevede che la rappresentanza sindacale aziendale sia costituita anche nell’ambito di associazioni sindacali che, pur non firmatarie di contratti collettivi applicati nell’unità produttiva, abbiano comunque partecipato alla negoziazione relativa agli stessi contratti quali rappresentanti dei lavoratori dell’azienda».

Poche parole, ma decisive. Qui c'era il punto forte del “modello Pomigliano” secondo i legali di Sergio Marchionne, che avevano sfruttato falle clamorose nel sistema delle relazioni industriali in Italia. La Costituzione, infatti, qualifica come “libera” l'attività sindacale, rinviando a leggi ordinarie il compito di regolare questo diritto, compresa la natura di un “sindacato” e dei contratti firmati tra le parti sociali (imprese e associazioni di imprese, sindacati singoli o coalizzati).

Ma erano stati gli stessi sindacati – e soprattutto il più grande di tutti, la Cgil – a non voler mai veder regolata la propria azione da una legge, preferendo sempre dare un fondamento “pattizio” a tutta l'attività contrattuale. La ragione era nella stessa forza del sindacato, nella sua capacità di rappresentare davvero la maggioranza assoluta dei lavoratori, nonostante la concorrenza “a destra” di Cisl e Uil. La storica “unità sindacale” tra le tre organizzazioni, sempre molto altalenante, aveva poi fatto il resto. Nessun contratto nazionale poteva essere stipulato senza la partecipazione della Cgil, questa la realtà fino ai primi anni del nuovo millennio.

Restava così nascosta la natura “bipolare” dello stesso sindacato, “libero soggetto di autotutela in una sfera di diritto privato e, nello stesso tempo, soggetto di una funzione pubblica”. Quindi abilitato a firmare come “soggetto privato” (collettivo, certo, ma mai “rappresentante di tutti i lavoratori”) dei contratti di natura altrettanto privata ma validi erga omnes quanto le leggi; ossia per tutte le imprese e tutti i lavoratori.

Finché la coalizione dei sindacati “maggiormente rappresentativi” ha rappresentato effettivamente l'unico soggetto contrattuale possibile, non si è avvertito il bisogno di regole inclusive o escludenti altri soggetti. Il sorgere di numerosi e frammentati soggetti sindacali “di base”, capaci di ottenere un'influenza rilevante in molte categorie soprattutto “pubbliche” (dalla scuola all'amministrazione centrale, dagli enti all'Alitalia, dai vigili del fuoco ai trasporti pubblici nazionali e locali, alla sanità, ecc) ha “disturbato” l'equilibrio del sistema delle relazioni industriali, inducendo a promuovere ben due referendum, poi tenutisi nel 1995. Il primo quesito – che vincolava la libertà d'azione sindacale alla firma dei contratti di categoria, proprio la parte di comma dell'art. 19 dichiarata oggi incostituzionale – raggiunse il quorum e la maggioranza. Il secondo, che liberalizzava l'attività sindacale anche alle sigle “non maggiormente rappresentative” ottenne il quorum, ma fu sconfitto con meno di 15.000 voti di scarto (i testimoni dell'epoca parlano di una valanga di “no” provenienti dalla regione Emilia Romagna, che rovesciarono all'ultimo minuto un esito che sembrava ormai scontato).

Il sindacalismo di base, da allora in poi, è stato costretto in varie “nicchie”, anche molto popolate, essendo spesso un soggetto rilevante e firmatario anche di accordi aziendali o di comparto; ma con difficoltà immense a diventare “soggetto generale”, non potendo mai accedere ai tavoli di contrattazione nazionali né “poter concorrere ad armi pari” nei posti di lavoro. Un concorrente in meno, con soddisfazione dei sindacati confederali “concertativi” (come si prese ad indicarli nel ventennio di politica della “concertazione” iniziata con il “protocollo” del luglio 1993) e del sistema delle imprese, che vedevano così stabilmente confinate le sigle con maggiore conflittualità.

Questo comma dell'art. 19 era stato però il varco giuridico in cui si era infilata tre anni fa la lama della Fiat. La categoria guidata da Maurizio Landini veniva da un rinnovo contrattuale “separato”, siglato soltanto da Cisl e Uil (oltre al sindacatino di casa Fiat, il Fismic erede del Sida); che tutti insieme, in quel momento, erano comunque meno rappresentativi della sola Fiom, in termini di iscritti e voti Rsu. Inoltre, fin dall'inizio aveva dichiarato che non avrebbe mai firmato il “modello Pomigliano”. “Non firmatario di contratto, quindi escluso dall'agibilità sindacale”, a termini di art. 19 dello Statuto. Il sotterfugio legale che fin lì aveva protetto Cisl, Uil e Cgil (quindi anche la Fiom) dalla concorrenza “basista”, veniva utilizzato contro una categoria della stessa Cgil e con il concorso attivo di Cisl e Uil. Sul piano nazionale, con la “riforma del modello contrattuale”, stava delineandosi una situazione simile per l'intera Cgil, che in un primo momento non lo aveva firmato.

Si “scopre” soltanto allora che, in assenza di una legge sulla rappresentanza sindacale e sui criteri di misurazione della “rappresentatività” di ogni sigla, un imprenditore o anche tutta la Confindustria potrebbe siglare contratti validi erga omnes anche con sindacati di comodo. Non solo. Si “scopre” che, una volta non firmato un contratto o un accordo, quel sindacato non potrà mai rientrare in partita. Se non a prezzo di conflitti durissimi, che correrebbero addirittura il rischio di essere considerati “illegali”.

Gli idioti e la destra considerano questo esclusivamente un “problema delle burocrazie sindacali”. In parte lo è, ma la questione principale è un'altra, sottolineata anche dalla Fiom durante lo scontro con Marchionne: in questo modo i lavoratori non possono più scegliersi i propri rappresentanti, non possono cioè difendersi collettivamente dalla volontà negativa della controparte. È l'azienda a scegliersi il “rappresentante dei lavoratori” che meglio fa al suo interesse.

La contraddizione che dovrebbe imbarazzare a questo punto soprattutto la Fiom è che il recente accordo sulla rappresentanza siglato da Camusso, Bonanni e Angeletti insieme a Confindustria, recepisce esattamente lo “schema Marchionne” e il comma dell'art. 19 ora dichiarato incostituzionale: chi non ha l'ha firmato non ha agibilità sindacale, non può negoziare, non può presentarsi alle elezioni per le Rsu né nominare le Rsa (dove previste). Anzi, ogni sua azione “ostativa” di contratti o accordi firmati da altri sarebbe passibile si “sanzioni”. Quindi, secondo quell'accordo, la Fiom – in quanto categoria della Cgil - avrebbe potuto mantenere l'agibilità in tutte le aziende, meno che in Fiat (uscita appositamente anche da Confindustria). Una contraddizione palese, impossibile da gestire.

Ora la Corte Costituzionale dice – indirettamente, certo, ma non mancheranno i giuslavoristi che fonderanno su questa sentenza valanghe di ricorsi contro qualsiasi applicazione dell'accordo del 31 maggio – che a nessuno può essere vietata l'agibilità sindacale; e che nessuno, per svolgerla, deve necessariamente aver firmato un accordo che non condivide (né, ne consegue logicamente, può esser sanzionato se ne ostacola l'applicazione); deve aver semplicemente “ partecipato alla negoziazione relativa agli stessi contratti quali rappresentanti dei lavoratori dell'azienda”. Se il risultato della negoziazione non risulta digeribile per alcuni dei protagonisti, questo non pregiudica la libertà d'azione sindacale sul posto di lavoro. Vale per la Fiom, ma anche per Usb, Cobas, Cub e qualsiasi altra sigla dovesse comparire in futuro.

È facilmente prevedibile – come subito suggerito dal presidente della cosiddetta “autorità garante per l'esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali”, Roberto Alesse – che ora si cercherà di “blindare” l'accordo del 31 maggio con una legge ordinaria in Parlamento. Ma anche questa strada sarà necessariamente a rischio di invalidazione da parte della Corte Costituzionale.

Cosa accadrà, allora? Il poeta cantava “prima cambiarono il giudice, e subito dopo la legge”. Invertendo gli addendi l'equazione non cambia: la questione della rappresentanza sindacale rientrerà probabilmente tra gli argomenti della “riforma costituzionale” che questa bislacca “maggioranza di governo” ha dichiarato di voler portare a termine. Non possiamo che augurar loro il più completo dei fallimenti. Anche perché il segno di questo sentiment anticostituzionale è stata fornito proprio ieri dal Consiglio nazionale di Difesa, che ha stabilito che gli acquisti di armamenti non sono più materia su cui il Parlamento – il “popolo sovrano”! - ha diritto di metter bocca. Ci penserà il governo, e basta. Come in uno stabilimento Fiat....
da: http://www.contropiano.org/archivio-news/documenti/item/17759-fiat-e-fiom-davanti-alla-costituzione

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Messaggio Da Montalbano Sab 06 Lug 2013, 16:05

Se speri che lo capiscano...

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Messaggio Da Ospite Sab 06 Lug 2013, 16:09

Montalbano ha scritto:Se speri che lo capiscano...

 Spes ultima dea dicevano gli antenati study

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Messaggio Da Vanni Sandro Sab 06 Lug 2013, 16:10

Sono dichiarazioni di esponenti di altri sindacati, quindi di parte. Non potete postarlicome verità assolute.

Se passasse quel concetto, nessun accordo potrrbbe mai essere ssiglato.

Un sccordo tra me e Bessarione vale tra me e lui. Non puo essere imposto agli altri forumisti.
Mentre le regole del forum valgono per tutti.

A me sembra un concetto semplice.
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Messaggio Da Guya Sab 06 Lug 2013, 16:21

Vanni Sandro ha scritto:Sono dichiarazioni di esponenti di altri sindacati, quindi di parte. Non potete postarlicome verità assolute.

Se passasse quel concetto, nessun accordo potrrbbe mai essere ssiglato.

Un sccordo tra me e  Bessarione vale tra me e lui. Non puo essere imposto agli altri forumisti.
Mentre le regole del forum valgono per tutti.

A me sembra un concetto semplice.

lo stesso discorso, allora vale per la CGil CISL e UIL: non puoi far passare il loro accordo con la confindustria come una svolta storica ed imporlo anche agli altri sindacati - che nei fatti rimangono fuori

oh sì ?! solo perchè il PD è d'accordo ? o solo perchè tu fai parte della CGiL ?
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Messaggio Da Ospite Sab 06 Lug 2013, 16:29

Vanni Sandro ha scritto:Sono dichiarazioni di esponenti di altri sindacati, quindi di parte. Non potete postarlicome verità assolute.

Se passasse quel concetto, nessun accordo potrrbbe mai essere ssiglato.

Un sccordo tra me e  Bessarione vale tra me e lui. Non puo essere imposto agli altri forumisti.
Mentre le regole del forum valgono per tutti.

A me sembra un concetto semplice.
Mi dai del voi, come quando c'era Lui? Rolling Eyes

Ho specificato che si trattava di un articolo e - in quanto tale - esprime ovviamente le opinioni del redattore e non verità assolute: quelle sono solo, per chi ci crede, quelle provenienti ex cathedra (e non indago su quale tu consideri tale).

Se ritieni che il ragionamento ivi fatto sia sbagliato sei liberissimo di dimostrarlo, ma non ripetendo sempre lo stesso concetto, senza renderti conto che l'accordo in topic fa proprio quello che tu dici non essere giusto: limita i diritti di chi non partecipa all'accordo stesso.

Per rimanere al tuo esempio, è come se io e te facessimo un accordo in cui si stabilisce che chi non lo firma non può iscriversi al forum; ma per firmare l'accordo bisogna iscriversi al forum ... (che è proprio la situazione da Comma 22 messa in piedi dall'accordo)

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Messaggio Da Vanni Sandro Sab 06 Lug 2013, 19:07

La svolta storica è rappresentata dalla ritrovata unità tra i più rappresentativi sindacati italiani. Obbiettivo per il quale ho sempre lavorato.

Per il resto mi ripeto. Niente viets agli sltri sindacati di sottoscrivere relazioni sindacali diverse con la controparte.

Nessuno puö avere il diritto di veto nè sottoscrivere accordi per altri.
Se sono rappresentativi e hanno forza contrattuale apriranno i loro tavoli di confronto.

Io aspetto di conoscrre ancora la loro proposta sulla rappresentanza
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Messaggio Da Montalbano Sab 06 Lug 2013, 21:38

Guya ha scritto:

lo stesso discorso, allora vale per la CGil CISL e UIL: non puoi far passare il loro accordo con la confindustria come una svolta storica ed imporlo anche agli altri sindacati - che nei fatti rimangono fuori

oh sì ?! solo perchè il PD è d'accordo ? o solo perchè tu fai parte della CGiL ?
Infatti quando i sindacati gialli, CISL, UIL e UGL, siglavano accordi separati, la CGIL protestava. Adesso non protesta più perchè l'hanno accettata alla tavolata. Questi tizi, sono i tipici comunisti dell'invidia, sono quelli che non lottano perchè il tavolo sia allargato a tutti, ma solo per esservi accettati, dopo di che di quello che accade a chi rimane fuori del tavolo se ne strafregano. Parlano di regole solo fino a che quelle regole li tengono fuori, non per il merito...

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Messaggio Da Ospite Dom 07 Lug 2013, 05:24

Vanni Sandro ha scritto:La svolta storica è rappresentata dalla ritrovata unità tra i più rappresentativi sindacati italiani. Obbiettivo per il quale ho sempre lavorato.
Obbiettivo da raggiungere anche a costo di calpestare altrui diritti fondamentali tutelati costituzionalmente? Prendo atto. Depurato dalle solite eccessive coloriture polemiche, ha allora perfettamente ragione Montalbano col suo ultimo post.
Per il resto mi ripeto. Niente viets agli sltri sindacati di  sottoscrivere relazioni  sindacali diverse con la controparte.
Già. Peccato che la controparte (Confindustria) si sia impegnata con il lodato accordo a NON contrattare con altri. Il che significa che per ottenere ascolto "gli altri" non possono che tentare di alzare il livello dello scontro sociale fino a renderlo insopportabile.
È questo che auspichi? Non è male per un mite sostenitore del governo delle larghe intese e di concordia nazionale[/quote]

Nessuno puö avere il diritto di veto nè sottoscrivere accordi per altri.
Vero. Peccato che  sia esattamente quello che prevede l'accordo in questione, visto che i contratti che saranno firmati dai tuoi amati "sindacati più rappresentativi" si dovrebbero applicare anche a chi in essi non si riconosce ed ha diversa organizzazione sindacale, tenuta forzatamente fuori dalle trattative.
Se sono rappresentativi e hanno forza contrattuale apriranno i loro tavoli di confronto.
Vedi sopra. Stai auspicando l'innalzamento dello scontro sociale.
Ti sfugge forse il fatto che lo "storico" accordo ha anche la singolare pretesa di autocertificare la rappresentatività. Infatti se un sedicente sindacato di quattro gatti vi aderisse, sarebbe ammesso alle trattative (e, quindi, diverrebbe "maggiormente rappresentativo"), mentre ad es. i Cobas ne sarebbero tenuti fuori e non resterebbe appunto loro altro - per essere ascoltati - che rendere la vita impossibile a tutti. Bella prospettiva!
Io aspetto di conoscrre ancora la loro proposta sulla rappresentanza
Magari un piccolo sforzo di ricerca ... o deve venire qualcuno fino a casa tua in Montopoli a portarti adeguata velina?

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Messaggio Da einrix Dom 07 Lug 2013, 07:59

la Consulta rafforza l'intesa sindacale, che in fondo cercava di anticipare, come poteva, quella decisione.

L'unità sindacale è sempre buona cosa, e sempre meglio della divisione sindacale.

Altra cosa è il giudizio su quelle componenti sindacali che con il governo Berlusconi sono andate a nozze, allo scopo di crescere ed irrobustirsi a spese della CGIL. Oggi, quelle componenti vengono costrette all'unità anche dagli atteggiamenti di un Governo (era così anche con Monti) che non ha per scopo la loro divisione.

La Fiom ha fatto molto bene a votare contro, a Pomigliano, e a non firmare gli accordi. Lottando in questo modo, e denunciando quegli stessi accordi come illegittimi ha fatto un buon servizio alla classe operaia ed al paese.

Va benissimo l'unità sindacale con chiunque, è sempre una conquista per il mondo del lavoro, ma ci deve essere la consapevolezza, che la si fa con sindacati abbastanza spregiudicati, che operano egoisticamente obbedendo anche a logiche politiche, che nel caso della CISL sono più vicine alla Confindustria (che così gli getta l'osso) che ai lavoratori.

Tirando le somme: due belle notizie e due belle giornate in cui chi lavora per la divisione viene sconfitto, ma la guerra in questo campo, non finisce mai, e domani si deve ricominciare daccapo a lottare per l'unità del sindacato e per la difesa della classe operaia e del lavoro, in una società che può vivere agiata e libera, solo se c'è chi produce beni e libertà per se stessi e per tutti.
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Messaggio Da Ospite Dom 07 Lug 2013, 08:09

einrix ha scritto:la Consulta rafforza l'intesa sindacale, che in fondo cercava di anticipare, come poteva, quella decisione.
Ti dispiace spiegare in cosa consista il rafforzamento? a me, e non solo, sembra esattamente l'opposto, in quanto esso è concepito sulla falsariga dell'art. 19, che la Consulta dichiara illegittimo.

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Messaggio Da einrix Dom 07 Lug 2013, 08:15

Caro Vanni, chi vuole spaccare il sindacato non c'è solo nella CISL e nella UIL, ma anche qui e lo capisci dalle risposte che alcuni ti danno. C'è troppa gente che guarda solo indietro e non riesce ad andare avanti, e l'unità la vede come il fumo negli occhi.

Ci sono troppi frazionisti che lavorano sempre per spaccare tutto, dalle vetrine ai rapporti sindacali tra i sindacati e le controparti.

Sono dei rivoluzionari in pantofole, che scapperebbero alle prime fucilate, e che tornerebbero solo per dire: IO...!

La realtà è molto più complessa e se non è fatta per essere capita da gente sempliciotta che si crede intelligentissima, poi è questo il prezzo che si deve pagare.

Viva l'unità sindacale, viva l'unità a sinistra, nonostante tutto e ... molti.

 x Bessarione

"Ti dispiace spiegare in cosa consista il rafforzamento? a me, e non solo, sembra esattamente l'opposto, in quanto esso è concepito sulla falsariga dell'art. 19, che la Consulta dichiara illegittimo.


"

Che ti sembri esattamente l'opposto è un problema tuo. Non a caso abbiamo punti di vista e sensibilità differenti.
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Messaggio Da Ospite Dom 07 Lug 2013, 08:22

einrix ha scritto: x Bessarione

"Ti dispiace spiegare in cosa consista il rafforzamento? a me, e non solo, sembra esattamente l'opposto, in quanto esso è concepito sulla falsariga dell'art. 19, che la Consulta dichiara illegittimo.
"

Che ti sembri esattamente l'opposto è un problema tuo. Non a caso abbiamo punti di vista e sensibilità differenti.
Sarà un problema mio, ma io l'ho argomentato quello che penso tu no.

Tanto per cambiare, non sai che dire, ma non perdi occasione per ammollarci l'ennesimo volantino di melensa propaganda.

Contento tu ...

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Messaggio Da Montalbano Dom 07 Lug 2013, 08:44

Ma questi non si stancano mai di fare rozza propaganda? Eppure ormai sono in pochi ad abboccare...

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Messaggio Da Adam Dom 07 Lug 2013, 10:28

Non è ancora stata pubblicato il dispositivo della sentenza, ma a me pare che con un giudizio di merito della stessa si possa dire che la Corte ha smentito l'accordo tra le categorie, tanto sbandierato, di Maggio, in quanto la rappresentanza sindacale dovrà essere garantita a tutte le organizzazioni che hanno partecipato alle trattative, anche se poi si sono rifiutate di sottoscrivere la conclusione delle stesse. Il che è il contrario di ciò che la triade ha stabilito con la Confindustria e, sopratutto con l'accordo imposto dalla FIAT a Pomigliano. Non che me ne compiaccia, ma è così.

Ora per piantare un paletto definitivo sulla questione, non è dilazionabile l'emanazione di una legge che imponga erga omnes ciò che la Corte ha stabilito sia pur con quella vaghezza da eliminare circa "la partecipazione" alle trattative, che è sicuramente una circostanza da definire con più precisione.

A proposito di diritti sindacali, mi pare appropriato e non fuori tema un commento sulla vicenda Boldrini/FIAT-Marchionne e la mancata visita del Presidente della Camera in Val di Sangro a seguito dell'invito che la casa di Torino le aveva inviato.

Ritengo legittima, specie se giustificata da forza maggiore, la mancata adesione all'invito, ma nello stesso tempo giudico inappropriata la motivazione "politica" del rifiuto. Perché è politica la gratuita giustificazione a corredo della rinuncia con il riferimento alla negazione dei diritti acquisiti dalla classe lavoratrice.

Una carica istituzionale è - deve essere - per definizione al di sopra delle parti e così come è stato giustamente criticato  il Presidente del Senato la scorsa settimana per una esuberante dichiarazione sulla legge elettorale, così deve essere criticata la lettera della Boldrini.

Sulla questione, con un interessante articolo su Repubblica di Venerdì, Luciano Gallino, uno dei massimi e più autorevoli esperti di Diritto del Lavoro ha disquisito da par suo, naturalmente interpretando l'episodio secondo il suo punto di vista che è da sempre quello promotore di una politica sindacale che debba aprioristicamente preservare i diritti acquisiti.

Coerentemente a quanto ho avuto in più occasioni avuto il modo di dire, io non credo che la difesa dei diritti debba essere un totem inattaccabile, se quei diritti non sono più sostenuti dalle stesse condizioni economiche che al loro tempo erano stati acquisiti. O per lo meno si deve prendere atto che la loro difesa può generare delle reazioni sgradite all'economia nazionale, come quella che poi contribuisce a creare quel clima che genera la fuga delle industrie dal nostro paese. C'è una percezione del sindacalismo (e la desinenza "ismo" è di per se mortificante) da parte delle controparti e di una parte del mondo del lavoro  dipendente, autonomo o professionale, come una forza che dispone di un potere di interdizione superiore al numero dei cittadini che rappresenta e che di quel potere fa uso a difesa di pochi, rispetto ai molti che di difensori non ne hanno affatto.

Ho letto recentemente (e non sono in grado di riportare il link, in quanto al momento ero fuori Roma) di un'impresa nella quale i lavoratori hanno offerto spontaneamente la loro disponibilità a lavorare gratis per una parte del loro tempo, pur di salvare l'impresa dalla catastrofe, e della critica della FIOM a quella decisione. Ma potrei citare aziende che sopravvivono grazie alla collaborazione che genera soluzioni di solidarietà trattate con gli stessi sindacati. Voglio dire,insomma, che a problemi estremi non possono che opporsi soluzioni estreme, rinunciando per principio alle quali la drammaticità dei problemi fa precipitare le cose.

Una cosa giusta e condivisibile, tuttavia, il buon Gallino l'ha detta alla fine del suo articolo: che ai sacrifici e alle rinunce imposte dal padronato - FIAT in testa - non ha fatto seguito un miglioramento delle retribuzioni, la qual cosa è dimostrata dalle statistiche che vedono i profitti in aumento per le aziende sane, e le retribuzioni nette non in grado di seguire il costo della vita. Ed è su questo punto, che mi piacerebbe vedere cosa intende fare la politica, specie del PD che presume di rappresentare una gran parte del mondo del lavoro. Costrizione salariale che è evidentemente uno dei fattori della diminuzione dei consumi interni e, di conseguenza, dell'aggravamento della nostra economia.
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Messaggio Da einrix Dom 07 Lug 2013, 12:18

Hai  ragione fino ad un certo punto, Adam, perché l'accordo riguarda un arco ampio di materie. Nell'articolo di apertura riportato da Vanni è scritto:
 "L'accordo regola i rapporti e le relazioni industriali in maniera «più chiara e trasparente», dichiara il leader della Uil, Luigi Angeletti. E dimostra che le parti sociali in questo Paese sono «capaci di autoregolarsi e fare in modo che i rapporti tra imprese e lavoratori siano sempre più solidi. La disgregazione è un rischio che cerchiamo di evitare». 

Mentre la sentenza della Consulta riguarda un solo aspetto qualificante che non poteva che essere preso in senso lato, come promessa futura, da quegli accordi di principio tra sindacati e Confindustria. Quindi non vedo la contraddizione che ci vedi tu. 

Se da quel momento avessero fatto altri accordi simili a quelli annullati dalla Consulta, avresti ragione, ma quell'accordo cornice, è stato fatto proprio per evitare che si ripetessero gli errori dei dictat FIat. La stessa FIAT se ne è uscita da Confindustria, proprio perché non gli piacevano le critiche che le venivano mosse proprio da quei settori.

Per questo ho scritto: "la Consulta rafforza l'intesa sindacale, che in fondo cercava di anticipare, come poteva, quella decisione."
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Messaggio Da Vanni Sandro Dom 07 Lug 2013, 18:03

Io attendo ancora una proposta in materia di rappresentanza sindacale da parte dei detrattori dell'accordo.

In ogni caso il punto di partenza è che a briscola il due di picche non può valere quanto l'asso, a maggior ragione se la briscola è cuori.

Questo accordo stabilisce le regole sul peso delle sigle sindacali firmatarie nelle trattative, e per me rappresenta un enorme passo in avanti rispetto alla situazione precedente.

Se altre sigle pretendono di contare più del consenso che hanno tra i lavoratori o hanno altre idee, avanzino le loro proposte, anzichè dire no a quelle degli altri. Ma si guardano bene dal farlo e così facendo si delegittimano da sole.
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Messaggio Da Tarzan Lun 08 Lug 2013, 10:00

Fiat. Cisl / Appello Bonanni su equilibrio rivolto a Vescovo Nola su Pomigliano

E' quanto precisa la Cisl in merito a ciò che è stato riportato erroneamente dal Giornale radio Rai nella sintesi dell'intervista al Segretario generale della Cisl.

Roma, 7 luglio 2013. In merito all'intervista rilasciata oggi dal Segretario Generale della Cisl, Raffaele Bonanni al Giornale Radio, la Cisl precisa che l'appello di Bonanni sulla necessita' di avere una "posizione di equilibrio" era rivolto nei confronti del Vescovo di Nola, Monsignor De Palma e non del responsabile dello stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco come erroneamentte riportato dalla sintesi dell'intervista diffusa dal Giornale Radio Rai. "Il Vescovo deve usare la virtù del discernimento perché la posizione della Chiesa è molto importante. "Quella della Chiesa - ha detto Bonanni - è una posizione di equilibrio che guarda a tutti", riferendosi chiaramente al diritto dei lavoratori di poter svolgere il proprio lavoro nello stabilimento. Ufficio Stampa Cisl

Fiat. Cisl / Appello Bonanni su equilibrio rivolto a Vescovo Nola su Pomigliano
Ad essere sincero, a me non pare che Bonanni si sia comportato correttamente. Anzi in un momento dove lo stesso Papa Francesco ci sta dando lezioni di Chiesa cattolica in fase di ripensamento profondo, lui si permette di bacchettare un vescovo. Un uomo di chiesa- uno dei pochi - che si è schierato dalla parte dei più deboli.
Buonanni per me è proprio un cretino.
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Messaggio Da Montalbano Lun 08 Lug 2013, 10:31

Malanno intendeva dire che il vescovo deve prendere la posizione di equilibrio che ha preso il suo sindacato giallo: a 90°...

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Messaggio Da Tarzan Lun 08 Lug 2013, 19:45

No, non mi sono convertito: poco credente ero e poco credente rimango. E non mi va nemmeno che nell’assenza della politica ci si aggrappi alla Chiesa per progettare il futuro: è compito della politica, non delle guide spirituali, se no si torna al medioevo. Ma non è colpa della Chiesa se dopo l’omelia sui preti e sulle suore in Suv e sulla difesa dei più deboli, siamo un pò tutti marxisti-per-papa-Francesco.


Fermo restando appunto che Buonanni è un cislino di cacca.
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Messaggio Da afam Lun 08 Lug 2013, 20:16

Se fossimo davvero cristiani saremmo tutti "comunisti". Naturalmente non nel senso che è stato dato al termine.
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Messaggio Da einrix Ven 12 Lug 2013, 09:49

afam ha scritto:Se fossimo davvero cristiani saremmo tutti "comunisti". Naturalmente non nel senso che è stato dato al termine.
Ma neppure nel senso che spesso si da di cristiano.

Le etichette, le bandiere, i nomi che si danno, non sempre spiegano tutto ciò che si intende. Solo Apollo per i greci antichi "conosceva" in modo assoluto, e mandava agli uomini divinazioni tutte da decifrare. Ecco, noi pronunciando parole come: comunismo, cristianesimo, conosciamo il loro significato, come potrebbe un Apollo, ma per molti altri sono solo divinazioni da comprendere ed interpretare.
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Messaggio Da afam Ven 12 Lug 2013, 12:41

Certamente! Ma perché perdere la speranza che nei secoli o millenni avvenire questo nostro mondo possa cambiare? Non possiamo limitare la speranza nell'ambito di questa nostra piccola vita corporale. Ognuno di noi, però, può contribuire col "pensare" e con l'amore verso i nostri simili, anche se commettono cattiverie ed errori. "Spes ultima dea"!Relazioni sindacali: svolta storica - Pagina 3 780668378
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