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Il PD a congresso

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Messaggio Da Adam Sab 13 Lug 2013, 19:04

Oggi La Repubblica pubblica due dichiarazioni di personaggi di primo piano: il segretario del Partito Democratico Epifani e di Nadia Urbinati, una politologa liberal che fa parte del gruppo dei 35 "saggi" (34 dopo l'abbandono di Lorenza Carlassale). Epifani del suo partito dice: Il Pd è un partito molto effervescente e questo è anche un segno di ricchezza. A volte, però si esagera e l'effervescenza poi determina dei problemi. Ma voglio anche dire che questo è un partito veramente democratico, non un partito proprietario, e quindi rinviamo la ricchezza del dibattito e cerchiamo di coordinarlo meglio.

La Urbinati, "pensa" di lasciare i "saggi" (come ha fatto la costituzionalista Carlassale disgustata dalla decisione del PD di appoggiare, sia pur con i limiti che sappiamo, la sospensione dei lavori parlamentari chiesta dal PDL) e per il momento soprassiede spiegando però lo stato di frustrazione che prova, e causato, secondo lei da questa riflessione: Mi sento un'anima in pena. C'è un PD che non ci aiuta  nell'essere coerenti con le nostre idee. Ci rende la vita difficile, non ci dà nessun supporto. E' un partito diviso in bande armate, con milizie contrapposte i n lotta. Si comporta nel peggior modo possibile. Proprio per questo non dobbiamo lasciare il campo a chi vorrebbe una riforma presidenziale.

Stimo Epifani e lo conosco per quella prudenza della quale ha fatto la sua cifra durante il segretariato della CGIL. Stimo la Urbinati che leggo sempre volentieri e della quale quasi sempre condivido la linea di pensiero. Ora se due persone che godono della mia fiducia si sbilanciano a dire ciò che hanno detto: la visione attenuata del Segretario, la sovrappongo all'irruenza della politologa e le vedo coincidere, e mi preoccupo non poco.

Credo che l'obiettivo primario del PD sia accelerare per quanto è possibile l'attraversamento di questa fase confusa, uscire dalla corrente assai pericolosa che lo può travolgere e guadagnare in fretta la riva del congresso. Poi lì si vedrà quale sarà il destino di quella grande parte dell'Italia che guarda a sinistra dalla sinistra stessa o dal centro degli schieramenti.
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Messaggio Da Montalbano Sab 13 Lug 2013, 21:33

Mentre il pd si tira fuori dalla corrente, magari potrebbe dare una mano al paese, invece di mandarlo a fondo come fanno quelli che hanno la fregola di salvarsi...

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Messaggio Da Rom Dom 14 Lug 2013, 02:25

Vanni Sandro ha scritto:
Ti potrei chiedere se un uomo di apparato come Petroselli avrebbe oggi lo stesso successo.  Nella sfiducia generale nei confronti della politica e dei partiti, un uomo espressione diretta dell'apparato sarebbe probabilmente sconfitto a tavolino.
Anch'io ho vissuto intensamente quella stagione politica, ma non puoi fare un confronto tra contesti storici, politici, sociali e culturali diversi.
Io credo che oggi ci sia bisogno di ricostruire un rapporto tra cittadini, politica e istituzioni, e credo che coinvolgere gli elettori del PD nella scelta dei loro candidati sia uno dei mezzi possibili.
Se ho ben capito tu contesti l'eccesso di personalismo dei candidati e la debolezza dell'identità politica del partito che li sostiene.
Se è così è proprio la battaglia personale che sto portando avanti e che sosterrò anche nel congresso.

Quello che tu potresti chiedermi me lo sono già chiesto, diciamo così, nel mio post, e la risposta è implicita nella domanda: no.
Il dramma vero, però, non sta tanto e soltanto nel "successo" o insuccesso, ma nel fatto che gente come Petroselli oggi non concorre nemmeno, anzi, che non fa nemmeno parte del famoso "apparato". Questo non dipende da una crisi di vocazioni, ma dall'apparato e da ciò che richiede e che riesce a selezionare.
Petroselli non era solo, e la sua presenza non era casuale.

Tu dici che non si può fare un confronto tra contesti storici, politici, sociali e culturali diversi .
E invece non solo si può, ma si fa in continuazione: democrazia - dittatura, moderno - antico, ambiente naturale - territorio antropizzato, partiti ideologici - partiti pragmatici.
Dipende da quale sia lo scopo del confronto. Anzi, già definire "confronto" un'analisi comparata è una forzatura.
Quello che rende possibile una comparazione è la sussistenza di elementi comuni, che non cambiano col tempo: nel nostro caso, la militanza, la città, l'amministrazione, la rappresentatività, la democraticità, la fiducia, ossia tutto ciò di cui si parla oggi allo stesso modo col quale se ne parlava allora, entro un quadro istituzionale e costituzionale di valori che non si considerano cambiati.
Ho detto "se ne parla", perché in realtà cambiamenti ci sono stati, ma sono rimaste le stesse le parole e, con le parole, i concetti e le suggestioni che si portano dietro, e le implicazioni che vorrebbero trasmettere.

Discorso lungo. Per semplificarlo, diciamo che non si possono continuare ad usare le stesse parole che si usavano nel contesto di una democrazia delegata, quando siamo passati a una forma di democrazia il più possibile diretta: a questo serve una comparazione, cioè a trovare l'absurdum, non ad appuntare medaglie in una gara virtuale.
Per esempio, la tua idea di "partecipazione" aveva un senso coerente al tempo di quella che ho chiamato "osmosi culturale", che aveva anche qualche momento istituzionalizzato nel gioco delle deleghe congressuali, dalle sezioni via via ai gradini più ristretti. Era un metabolismo complesso, con le sue compensazioni, elaborazioni e selezioni personali. La partecipazione aveva, insomma, un valore costruttivo e il partito ne era la rappresentazione.
La partecipazione nei partiti attuali - nel partito attuale - continua a d essere raccontata allo stesso modo, e vissuta allo stesso modo da chi la pratica, ma ha un valore opposto: è la rappresentazione del partito sul territorio, in modo frammentato e diversificato, disomogeneo e, per molti versi, populistico.
E infatti il meccanismo delle primarie scavalca e cancella d'un colpo il processo costruttivo (l'osmosi) e chiama a un tipo di "partecipazione" completamente diversa, che non staimo qui a rievocare, ma che è inequivocabilmente personalistica.
Dopo di che, però, torniamo a definire il prodotto di questo meccanismo come una scelta "elaborata", ossia legittimata dalla "partecipazione".

In questo quadro, io credo che, prima di correre subito alla ricerca di ciò che potrebbe rappezzare la fiducia dei cittadini verso i partiti, bisognerebbe chiedersi la ragione di questa sfiducia - che, intanto, io chiamerei "estraneità", per delimitare il campo.
Anche qui, discorso lungo, che possiamo semplificare: nel momento in cui si è persa l'identità culturale e ideologica (decretata come obsoleta, specialmente a sinistra), i partiti sono rimasti nudi, cioè in grado di legittimare la propria esistenza solo con i "risultati", e i loro esponenti rappresentano solo se stessi, o inesorabilmente se stessi e le quattro cose che riescono a mettere insieme in un discorso.
La "ricchezza delle diversità" è (immediatamente, inevitabilmente e prevedibilmente) diventata la fiera delle vanità: e qui torniamo alle primarie, come saldatura del cerchio.




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Messaggio Da einrix Dom 14 Lug 2013, 08:40

Basta andarsi a leggere la vita di questi protagonisti del passato, e si capisce perché avevano spessore: erano stati temprati e selezionati dalle lotte.

Renzi o Civati, ma metti anche Barca o Cuperlo che aspirano, non a fare il sindaco di una grande città, ma alla segreteria di un grande partito, che cavolo di esperienze si sono fatti! Non è colpa loro, anzi! Ma sta di fatto che c'è selezione e selezione a seconda che la si fa nella giungla o in pasticceria.

Un esempio di curriculum: Petroselli

"Nasce a Viterbo e frequenta dopo le scuole primarie il seminario, che però lascia per passare al Liceo Classico statale dove inizia l'attività politica. Attivo nella diffusione de l’Unità, si iscrive alla Federazione Giovanile Comunista Italiana, dove anima i dibattiti nel periodo delle elezioni politiche del 18 aprile 1948.
Nel 1950, a diciotto anni, si iscrive al PCI, inizia a lavorare in Federazione e dopo un anno diviene attivista provinciale del partito. In quel periodo si impegna nelle lotte contadine per l’assegnazione delle terre incolte e mal coltivate. Nel corso di una di queste azioni, l’occupazione della tenuta “Colonna” di Bomarzo, svoltasi dal 30 settembre al 2 ottobre 1951, viene arrestato, trattenuto in carcere per quaranta giorni ed infine condannato a 10 mesi di prigione.
All’inizio degli anni cinquanta si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia presso l’Università di Roma proseguendo parallelamente l'impegno di responsabilità di direzione politica. Inizia inoltre l'attività di corrispondente de l’Unità. Nel 1954 lavora alla Segreteria della Federazione come responsabile della Stampa e propaganda. Dopo il Congresso provinciale del 24 aprile-25 aprile 1954 assume la responsabilità dell’Organizzazione che manterrà fino alla partenza per il servizio militare.
Nel marzo 1961, Petroselli è eletto nel Comitato direttivo della Federazione. Nello stesso periodo entra a far parte del Comitato Regionale del PCI. All’inizio del1962 viene proposto ed eletto Segretario della Federazione comunista viterbese. Dal 1960 al 1979 è consigliere comunale nella città di Viterbo, e Consigliere provinciale dal 1965 al 1970. Nel 1966, all'XI Congresso nazionale, è eletto nel Comitato centrale del PCI."

http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Petroselli

della serie: Dalla culla alla segreteria
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Messaggio Da einrix Mar 16 Lug 2013, 08:13

Dal PD di Bergamo, questa mattina mi è arrivata una lettera (...)

"Carissimi,

Vi invitiamo ad un appuntamento importante organizzato a livello regionale aperto a tutti i Giovani Democratici, iscritti e simpatizzanti. Quest'anno abbiamo l'onore di ospitarlo a Bergamo.

Si tratta della SCUOLA DI FORMAZIONE 2013 dal titolo: "COME TE NON C'E' NESSUNO - TRACCE PER UN PARTITO CHE TENGA IL NOSTRO TEMPO".

Un weekend prezioso, per stare insieme, per conoscersi ancor meglio, per crescere noi e per far crescere il nostro partito.

Il luogo della due giorni (notte e pasti compresi) sarà il CENTRAL HOSTEL di BERGAMO (in via Ghislanzoni, vicino a Porta Nuova).

ACCREDITI presso la SALA MUTUO SOCCORSO in via Zambonate: sabato 20 luglio alle ore 9.

COSTI ISCRIZIONE: 20 euro per gli under 20, 40 euro per gli under 25, 60 euro per gli under 30, 80 euro per gli over 30.

Vi aspettiamo numerosi!
 
Giovani Democratici Bergamo"

Questo è fare un partito, a partire dai giovani. Prima di Grillo, quei soldi li avrebbe pagati il finanziamento pubblico e le donazioni, invece, se li devono pagare loro, i giovani che partecipano. Poco male, in fondo sono pochi soldi per entrare in un mondo dove il pensiero dominante è molto più omogeneo e deve solo precisarsi ed amalgamarsi. Ed in quello stesso mondo nasceranno le conoscenze e le amicizie che sono alla base di un MOVIMENTO politico, che non può prescindere dalla fisicità contro una assoluta VIRTUALITA'.

Non è il Congresso, ma questa è la "Coda" della gestione Bersani. Cioè, il risultato delle decisioni di un Congresso precedente. Adesso vediamo cosa sarà capace di mantenere, innovare, fare, il prossimo Congresso, che poi, andando alla sintesi, un Congresso è dire cosa fare e con quali uomini.
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Messaggio Da Tarzan Mer 17 Lug 2013, 14:34

Il governo è caduto, e non lo sa. Il caffè del 17 luglio

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Messaggio Da Adam Ven 26 Lug 2013, 22:25

Ciò che è avvenuto oggi in Direzione del PD, non me lo aspettavo: si è coalizzata una corrente filo governativa capeggiata Bersani, Franceschini, Epifani e Letta, che hanno espresso l'intenzione di organizzare il Congresso in modo tale che ad eleggere il Segretario siano solo gli iscritti al partito, escludendo quindi primarie aperte come richiesto da Renzi, ma non solo. Poichè il disaccordo sulle regole non ha consentito di giungere ad una conclusione, una nuova Direzione sarà convocata in data da decidere.

Altra novità ancor più eclatante, è l'esternazione di Francesachini con la quale si ripudia il bipolarismo, il che fa presumere che una nuova legge elettorale sarà fatta su base essenzialmente proporzionale, con l'accordo del centro destra e il sostanziale prosieguo del Governo di Larghe intese.

A questa linea hanno presentato opposizione tutte le altre correnti, non solo i renziani, dunque, ma anche Civati e Cuperlo e, inaspettatamente Rosi Bindi.

Non è cosa da poco e credo che molti nodi stiano venendo al pettine con sviluppi che non so e non oso immaginare.

Il resoconto di ciò che è avvenuto al Nazzareno lo trovate a questo URL
 http://www.huffingtonpost.it/2013/07/26/direzione-pd-matteo-renzi-contro-epifani-bersani-franceschini-letta_n_3659579.html?ir=Italy&utm_campaign=072613&utm_medium=email&utm_source=Alert-italy&utm_content=FullStory
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Messaggio Da Montalbano Ven 26 Lug 2013, 23:15

Ma per carità, hanno ragione Epifani e compagnia salmodiante. Ma davvero volete arrivare al ridicolo di farvi eleggere il segretario da leghisti e berluscloni? Qui siamo arrivati veramente al ridicolo ed è la conseguenza dell'aver propugnato la patetica mistica delle primarie, che poteva andar bene per decidere il leader della coalizione, ma non certo quello del partito. E sono contento pure che Franceschini si decida a ripudiare il bipolarismo che ci ha portati a questa fase di tutti contro tutti, andando contro la storia di un paese che non era fatto per dividersi in due campi, ma che era riuscito a rimanere abbastanza unito quando le coalizioni si decidevano in base al risultato elettorale. Almeno uno che rinsavisce, finalmente!

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Messaggio Da Bastiano.B.Bucci Ven 26 Lug 2013, 23:59

Ma che senso avrebbe iscriversi ad un partito senza neanche avere il diritto esclusivo di prendere le decisioni fondamentali? E il congresso a che serve? Immaginiamo che dal congresso esca fuori una linea politica (improbabile, ma mai abbandonare la speranza...) poi invece la ggente elegge un segretario che quella linea ha osteggiato, finendo in minoranza... come potrebbe funzionare il partito?
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Messaggio Da Rom Sab 27 Lug 2013, 04:26

Le primarie aperte sono una barzelletta, inutile perdere tempo a discutere su questo.

Piuttosto vale la pena di spendere un pensierino su questa sindrome che affligge soprattutto il centro-sinistra, da molti anni: fare regolamenti e statuti, fondare partiti e coalizioni, al solo scopo di rimetterli continuamente in discussione e cambiarli, invece che farli funzionare.
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Messaggio Da Adam Sab 27 Lug 2013, 07:52

E' certo difficile non essere d'accordo con la illogicità delle primarie aperte, ma è altrettanto difficile non convenire che gli iscritti rappresentano una minoranza trascurabile degli elettori fedeli al PD. Per cui se si vuole fare veramente fare entrare aria nuova nel partito - e non parlo solo di Renzi - l'unico modo per consentire a questa moltitudine di alzare la voce tanto da coprire quella istituzionale (e un po' ingessata) dell'establishment, è necessario portarla ai gazebo.

Ma il mio post puntava anche su due altre cose: l'adesione sorprendente di Epifani al quartetto indicato, qualificandosi come candidato automatico al rinnovo dell'incarico di segretario, e, sopratutto la svolta clamorosa di Franceschini con la critica del bipolarismo, una svolta che butta alle ortiche la filosofia maggioritaria seguita dal 2007 in poi e pilastro del polimorfismo del partito.

Considero questa dichiarazione in qualche modo collegata all'intervista che proprio ieri Quagliarello dava a Repubblica con argomento la riforma della legge ellettorale. In questo intervento del Ministro delle Riforme, si parla di modificare il Porcellum entro poche settimane, poichè se la volontà dei partiti sarà confermata, durante il mese di Agosto si condurranno letrattative per redigere la nuova legge. Con l'osservazione non banale che il Mattarellum non potrà sostituire l'attuale norma, proprio per quel 25 % di proporzionale che la precedente legge prevedeva.

E giudico una scelta così radicale rispetto alla vocazione maggioritaria, come una consapevole constatazione che l'unità del partito è un valore dal quale ci si può anche allontanare.
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