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La Rauti combatterà il femminicidio odiando il femminismo, ostacolando la 194 e..

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Messaggio Da Amiter Gio 13 Giu 2013, 15:00

Guya ha scritto:Se qualcuno apre un 3D parlando di ciò che un politico in particolare (la signora Alemanno, in questo) ha fatto riguardo quello specifico tema e tu (in quando abbracciante la sua ideologia) ti senti "punto", allora prova a portare argomenti che dicano il contrario (oltrettutto proprio di questo ne parlammo pure quando uscì fuori la questione Polverini).





No, guarda che io non ne faccio un discorso di parte... come mai cerco di fare, del resto...
Che ti devo dire? Tu hai aperto il 3D, a te l'onere della prova!
... sta quasi scritto tutto negli articoli che hai postato, no?
Il primo ad esempio parte con tutta una serie di vuoti panegirici... del tipo...

"Uhuu, anveeedi!... ma ve rendete connnnto??... ma per carità, Isabella Rauti!... ma che davéro-davéro!!"

... probabilmente confidando sul fatto che non si tratta di un personaggio molto noto, quindi prepara il lettore che sta parlando di una sorta di mostro di Dusseldorf...

Poi, va be'... quali sarebbero i fondamentali demeriti di questa donna per non meritare quel ruolo?
Be', innanzitutto è la figlia di Pino Rauti... questa è forse l'unica cosa che sanno un po' tutti...
E chi era Rauti?... ma il segretario del MIS, no!?
Accidenti, questo è proprio grave...

Ma adesso areggeteve forte! "La Rauti fa parte della tradizionalissima e vecchia destra conservatrice - e quindi fascista-, è noto come nella cultura di estrema destra, e fascista ['n'antra vorta!], ci sia l'esaltazione dell'angelo del focolare [uh, cazzo!], della donna dedita esclusivamente alla casa e alla famiglia [perdindirindina!!], che ha come unico compito quello di generare una robusta e numerosa prole. [eh, no! Questa proprio no, eh!?]"


Cioè... poi dici che uno non deve fare battute, e hai anche ragione... ma come si fa a prendere sul serio quell'articolo?
Ti confesso che qui stavo soffocando dalle risate... si tratta veramente di accuse gravissime... una così ne avrà certamente trucidate tante di donne... chi sfrutta la prostituzione minorile è un damerino, in confronto...
A parte poi che chi scrive dimostra di non capire un cazzo di conservatorismo e di fascismo... e già si perde sulla conoscenza del personaggio Pino Rauti, che invece all'epoca rappresentava l'ala sinistra del MIS...

Quanto alla legge Tarsia, che mi pare l'unico argomento degno di nota, adesso non ce l'ho sulla punte delle dita... ma ho trovato QUESTO ARTICOLO... dove mi pare che la pensino come te... ne cito il passo ove citano la legge...





... cioè, che cosa ci sta di tanto scandaloso??... e soprattutto... che c'entra con la violenza e il femminicidio?



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Messaggio Da Amiter Gio 13 Giu 2013, 15:06

... non mi ha preso l'articolo... 'spetta che ci riprovo, eh!?


Articolo 1.1 La regione riconosce il valore primario della famiglia, quale società naturale fondata sul matrimonio.
Articolo 1.3 La regione tutela la vita nascente ed il figlio concepito come membro della famiglia.
Articolo 4.1 I servizi dei consultori, delle ASL, dei comuni o di altri Enti pubblici, possono essere dati in concessione alle istituzioni sociali  (ndr. in poche parole i privati, le associazioni delle famiglie).
Articolo 13.2 I consultori pubblici e i consultori privati … tutelano la vita.
Articolo13.2 Ai fini della richiamata tutela della vita, della maternità e del figlio concepito, nonché della prevenzione dell’aborto, le procedure consultoriali di assistenza della famiglia, alla maternità e alla donna che intende abortire, saranno distinte in due autonomi procedimenti.

“Il primo procedimento” è caratterizzato dall’accoglienza, dalla consulenza, dal sostegno alla famiglia e alla maternità – dopo la fase di ascolto, il consultorio propone alla donna e alla coppia … il riconoscimento del valore primario della vita, della maternità e della tutela del figlio concepito; pone a disposizione della famiglia il sostegno consulenziale, le provvidenze economiche previste dalla legge (ndr. quali saranno, non si sa) … la consulenza per l’adozione o l’affidamento del figlio concepito. Questo “primo procedimento” si chiude con il consenso o dissenso informato della donna risultante da apposita verbalizzazione (ndr. deve firmare!) alle proposte del consultorio. Se la donna rifiuta si apre “il secondo procedimento”, già disciplinato dalla legge sull’interruzione volontaria della gravidanza del 22 maggio 1978, n.194.

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Messaggio Da Guya Gio 13 Giu 2013, 15:11



non si vede il quote (quello in cui citi la legge) ma ripeto. forse sei un po' dislessico, non so...

ho parlato di femminicidio e
DI 194 (aborto)
La legge Tarzia, oltre a prevedere lo smantellamento totale dei consultori pubblici (e laici, aggiungo io) affida questi ultimi ad una gestione cattolica.
E che c'entra mi dirai tu ? C'entra nella misura in cui un operatore cattolico, non può ottemperare perchè è il suo credo che glielo impedisce.
Sarà forse un caso, forse, che c'è questo fiorire di obiettori di coscienza  ?
Ti ricorderei, inoltre, che fu votato un Referendum riguardante l'aborto e, di fatto, è pressochè inascoltato
Com'è ? se un referendum (inascoltato) riguarda il nucleare gridi allo scandalo, se riguarda l'aborto, no ?



Questo E' UNO DEGLI ARGOMENTI, di cui al titolo del 3D

sulla lunga premessa del tuo post manco ti rispondo

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Messaggio Da Amiter Gio 13 Giu 2013, 15:18

Guya ha scritto:

non si vede il quote (quello in cui citi la legge) ma ripeto. forse sei un po' dislessico, non so...

ho parlato di femminicidio e
DI 194 (aborto)
La legge Tarzia, oltre a prevedere lo smantellamento totale dei consultori pubblici (e laici, aggiungo io) affida questi ultimi ad una gestione cattolica.
E che c'entra mi dirai tu ? C'entra nella misura in cui un operatore cattolico, non può ottemperare perchè è il suo credo che glielo impedisce.
Sarà forse un caso, forse, che c'è questo fiorire di obiettori di coscienza  ?


Questo E' UNO DEGLI ARGOMENTI, di cui al titolo del 3D

sulla lunga premessa del tuo post manco ti rispondo

La Rauti combatterà il femminicidio odiando il femminismo, ostacolando la 194 e.. - Pagina 2 292285641




No, Tesoro mio La Rauti combatterà il femminicidio odiando il femminismo, ostacolando la 194 e.. - Pagina 2 312195287... non ci provare con me...
Il topic è "La Rauti combatterà il femminicidio odiando il femminismo ostacolando la 194 e amando Miss Italia"... non ti girare la frittata, adesso :ghigno:... in pratica stai dicendo "come può una che ostacola la 194, ecc., combattere il femminicidio?"


Ultima modifica di Amiter il Gio 13 Giu 2013, 15:20 - modificato 1 volta.
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Messaggio Da Guya Gio 13 Giu 2013, 15:24

Amiter ha scritto:




No, Tesoro mio La Rauti combatterà il femminicidio odiando il femminismo, ostacolando la 194 e.. - Pagina 2 312195287... non ci provare con me...
Il topic è "La Rauti combatterà il femminicidio odiando il femminismo ostacolando la 194 e amando Miss Italia"... non ti girare la frittata, adesso :ghigno:... in pratica stai dicendo "come può una che ostacola la 194, ecc., combattere il femminismo?"

eh no gioia del mio cuoricino, mi sa che sei tu che ce stai a prova'
... il topiC parla della recente nomina della Rauti, la quale signora è la seconda firmataria di quella che è appunto la Legge Tarzia, che "combatterà il femminicidio odiando il femminismo, ostacolando la 194 e..."

comunque, guarda il caso... che culo a volte c'ho, ho trovato un articolo - ora ora - che...



Oltre l'80% dei ginecologi è obiettore di coscienza e le donne respinte dalle istituzioni tornano al segreto: ventimila le interruzioni di gravidanza illegali calcolate dal ministero della Sanità, ma secondo alcune stime sono almeno il doppio. Ambulatori fuorilegge e farmaci di contrabbando. "Una sconfitta di tutti, perché la norma funzionava, ma è diventata una corsa a ostacoli"

http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/inchiesta-italiana/2013/05/23/news/aborti_obiettori_di_coscienza-59475182/
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Messaggio Da Guya Gio 13 Giu 2013, 15:27

ora scusami che c'avrei un po' da fare. Ma ci ritorno...
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Messaggio Da Amiter Gio 13 Giu 2013, 15:31

... quindi vabe', tu volevi parlare di 194, legge Tarsia e obiettori di coscienza, e NON di quanto le posizioni di una persona come la Rauti su quegli argomenti non la rendano meritevole, ma anzi scandaloso, che si occupi di lotta alla violenza sulle donne...

Allora possiamo parlare pure di Miss Italia, no? :readpaper:... insomma, si può parlare di tutto in questo 3D...
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Messaggio Da Guya Gio 13 Giu 2013, 15:47

Amiter ha scritto:... quindi vabe', tu volevi parlare di 194, legge Tarsia e obiettori di coscienza, e NON di quanto le posizioni di una persona come la Rauti su quegli argomenti non la rendano meritevole, ma anzi scandaloso, che si occupi di lotta alla violenza sulle donne...

Allora possiamo parlare pure di Miss Italia, no? :readpaper:... insomma, si può parlare di tutto in questo 3D...





Io volevo parlare (e tre :readpaper:) di femminicidio e di 194... questioni che interessano l'attuale consigliera Rauti
certo che si può parlare di Miss Italia, ma nei termini in cui la signora l'ha contrapposta con la questione femminile

E' lo stesso discorso di chi vorrebbe le telecamere per controllare... anzichè analizzare a fondo il problema, magari con l'uso della cultura e dell'educazione
(sembrano due temi differenti, ma nei fatti non lo sono)

E' della Rauti la frase "le donne dovrebbero evitare di uscire la notte per non ritrovarsi in situazioni di pericolo.." esticazzi, ce lo vogliemo mettere ?
Banale, di per sè e non entra nel merito: che ogni donna ha il diritto di uscire quando lo decide lei e senza timore di subire quantomeno gli "apprezzamenti" di qualche stronzo di passaggio
Insomma, per ostacolare la violenza cosa vorrebbe la nostra "meritoria" Rauti ? Che le donne tornino al focolare e non rompano le palle con i loro diritti ?
Non è andando contro i diritti acquisiti dalle battaglie femministe (essere d'accordo o meno con il femminismo è tutt'altro discorso e diventa questione di lana caprina) che si riesce a
combattere un'emergenza (perchè quella è, checchè ne dicano alcuni)
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Messaggio Da Guya Gio 13 Giu 2013, 15:58

Alla base del femminicidio non c’è solo una questione di sesso, ma soprattutto una cultura della proprietà da parte dell’uomo sulla donna.
Ritengo perciò che la cultura di destra, di cui è esponente Isabella Rauti, non può assolutamente rispondere alle esigenze di sradicare tale cultura della proprietà
(felice di sbagliarmi, nel caso essa stessa dimostri il contrario, ma la sua firma a piè pagina sulla Legge Tarzia, fa pensare il contrario...)
E parlo di cultura di destra, non entro nel merito delle persone che scrivono - vorrei sottolineare - per cui chi si ritiene di destra (in questo caso) è più che chiaro che in base alla sua educazione, le sue esperienze, le persone che ha conosciuto, ecc.. cambia sensibilmente la sua da quella di un'altra.
Per cultura di destra si intende "dottrina" in generale che abbraccia, appunto, quella fazione.
La signora Rauti, per altro, ne è rappresentante ed è su quella sua cultura (anche in senso generale) che si discute

I ruoli nella famiglia e nella società, il divieto all’aborto, il divieto alle convivenze civili (etero o omosessuali) sono macigni che pesano e che impediscono la crescita dell’uguaglianza tra cittadini di tutti i sessi. Il femminicidio ha radici profonde e, tra queste, anche quelle fasciste
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Messaggio Da Amiter Gio 13 Giu 2013, 18:55

Scusa, mi fai capire, in base a quei punti che ho elencato, o se ce ne sonoaltri, dov'è che quella legge abbia affidato i consultori a una gestionecattolica?... quindi non li ha SMANTELLATI TOTALMENTE, se no li buttavanoal secchio e basta...
Tra l'altro si tratta di una legge regionale del Lazio, giusto?... be', ora c'è Zingaretti e sistema tutto, no?

Referendum inascoltato? A me risulta che gli aborti godano ancora di buona salute...
QUESTO ARTICOLO di Repubblica, attribuisce un dimezzamento rispetto al 1982, annoin cui ce ne furono 234.801... quindi siamo ancora ben oltre i 100mila all'anno...
Ora... Repubblica attribuisce la cosa all'aumento degli obiettori di coscienza... a me invece viene prima un brivido a pensare a quel numero, e la maniera in cui è stato posto... quindi sarei uno che non si può occupare di violenza sulle donne... non ho ancora capito perché...


... io credo che in generale tu la stia prendendo con un certo preconcetto... non c'è nessuna violenza, come dice il tuo articolo, a CONSIGLIARE una ragazza ad evitare di rientrare da sola la sera tardi, magari vestita "in tiro"... è solamente una questione precauzionale di buon senso... visto che tutte le conquiste sociali del mondo purtroppo non sono ancora riuscite a sconfiggere la delinquenza, nei casi di violenza comune, e nemmeno quel senso di "proprietà", come lo chiami tu, che che porta a fare violenza verso la propria compagna, o verso la propria figlia (spero che non vorrai attribuirle pure questa!) non fa parte affatto di una cultura di destra... questo te lo stai inventando adesso...
Io dico che avete un po' rotto con questo attribuire a una fantomatica cultura di destra qualunque cosa riguardi la violenza...
Non mi costringere a ricordarti, che quell'altro tra i tuoi santini preferiti che era Franca Rame (r.i.p.), tramite Soccorso Rosso ha difeso ed aiutato più di un delinquente e assassino... perché vedi?... chi si macchia di certe efferatezze io lo chiamo innanzitutto un delinquente e assassino, mi importa poco che sia comunista o anarchico o di lotta continua... e NON lo identifico con una cultura di sinistra...

Questo genere di atteggiamento, che era un'altra cosa di cui mi sarebbe piaciuto parlare su quel 3D della Hack, ci riporta indietro di 40 anni, quando invece di andare a prendere a calci nel sedere quelli che stavano al potere, che ci hanno portato dove ci hanno portato, ci scannavamo tra di noi... loro lo sanno bene, per questo vi lascianofare... altro che le vostre idee danno fastidio, come ti dicevo nel 3D del Gallo... ma quale fastidio??
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Messaggio Da rikkitikkitavi Gio 13 Giu 2013, 20:12

non c'è nessuna violenza, come dice il tuo articolo, a CONSIGLIARE una ragazza ad evitare di rientrare da sola la sera tardi, magari vestita "in tiro"...

capisco che tu non te ne accorga, ma la violenza c'è. ti sembra giusto che una ragazza che rientra da sola la sera tardi debba correre dei pericoli? a me, sinceramente, no. perché un maschietto può rientrare tranquillamente e una ragazza no? e perché, invece di dare dei buoni consigli, non facciamo qualcosa perché le ragazze possano tornare da sole all'ora che gli pare, esattamente come i giovanotti?
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Messaggio Da Amiter Gio 13 Giu 2013, 20:32

rikkitikkitavi ha scritto:non c'è nessuna violenza, come dice il tuo articolo, a CONSIGLIARE una ragazza ad evitare di rientrare da sola la sera tardi, magari vestita "in tiro"...

capisco che tu non te ne accorga, ma la violenza c'è. ti sembra giusto che una ragazza che rientra da sola la sera tardi debba correre dei pericoli? a me, sinceramente, no. perché un maschietto può rientrare tranquillamente e una ragazza no? e perché, invece di dare dei buoni consigli, non facciamo qualcosa perché le ragazze possano tornare da sole all'ora che gli pare, esattamente come i giovanotti?
... no che non mi sembra giusto!
Ma penso che la violenza sta da un'altra parte... non dalla parte di chi consiglia di adottare una precauzione...

Ora, non per fare paragoni insulsi... ma qui da me ultimamente si sono intensificati i furti d'appartamento... i Carabinieri mi hanno consigliato di installare un impianto d'allarme... e mi costerà un paio di migliaia di euro...
Quindi i Carabinieri hanno fatto violenza su di me, ledendo il mio diritto di stare con le chiavi attaccate fuori la porta, come si faceva fino a una ventina di anni fa?... mi pare un ragionamento un po' contorto...
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Messaggio Da Amiter Gio 13 Giu 2013, 20:35

... allora pure chi consiglia l'uso del preservativo fa una violenza... perché lede il diritto di trombare senza...
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Messaggio Da rikkitikkitavi Gio 13 Giu 2013, 20:42

Amiter ha scritto:


... no che non mi sembra giusto!
Ma penso che la violenza sta da un'altra parte... non dalla parte di chi consiglia di adottare una precauzione...

Ora, non per fare paragoni insulsi... ma qui da me ultimamente si sono intensificati i furti d'appartamento... i Carabinieri mi hanno consigliato di installare un impianto d'allarme... e mi costerà un paio di migliaia di euro...
Quindi i Carabinieri hanno fatto violenza su di me, ledendo il mio diritto di stare con le chiavi attaccate fuori la porta, come si faceva fino a una ventina di anni fa?... mi pare un ragionamento un po' contorto...

veramente a me pare contorto (e molto ) il tuo.
innanzitutto una ventina di anni fa non si stava affatto con le chiavi attaccate fuori dalla porta, e nemmeno trenta e nemmeno quaranta. lo so perché (ahimé) c'ero, e avevo la porta blindata.
il punto è che si crea una differenza di genere: tu sei donna e quindi non puoi tornare da sola a casa alla sera tardi, tu sei uomo, e quindi puoi tornare a casa da solo la sera tardi.
scusami tanto se il ragionamento è lineare.
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Messaggio Da Montalbano Gio 13 Giu 2013, 20:50

Ogni epoca ha la sua violenza, smettiamola di credere che le cose stiano peggiorando. Di diverso c'è solo che oggi ci sono televisioni e mezzi di stampa che martellano 24 ore su 24, instillando il timore che abbiamo i barbari alle porte. La violenza sulle donne, soprattutto nelle campagne, c'è sempre stata. Per ovvi motivi che non sto nemmeno a ricordare. Giusto studiare i rimedi alla violenza in genere e magari stabilire pene più severe per determinati reati. Vorrei ricordare che in questo patetico paese, ci sono forze politiche che ancora negano diritti civili a settori della nostra società come omosessuali e coppie non sposate. E' una atmosfera culturale che poi porta a pensare che una donna non deve uscire di casa con la minigonna, perchè altrimenti ci sono maschietti che non riescono a contenere gli ormoni...

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Messaggio Da Amiter Gio 13 Giu 2013, 21:12

rikkitikkitavi ha scritto:veramente a me pare contorto (e molto ) il tuo.
innanzitutto una ventina di anni fa non si stava affatto con le chiavi attaccate fuori dalla porta, e nemmeno trenta e nemmeno quaranta. lo so perché (ahimé) c'ero, e avevo la porta blindata.
il punto è che si crea una differenza di genere: tu sei donna e quindi non puoi tornare da sola a casa alla sera tardi, tu sei uomo, e quindi puoi tornare a casa da solo la sera tardi.
scusami tanto se il ragionamento è lineare.
... no, mi spiace... non è affatto lineare... questa è una tua libera interpretazione di quello che sto dicendo...




PS: magari abitiamo in posti diversi, ti pare?
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Messaggio Da Guya Gio 13 Giu 2013, 22:01

Amiter ha scritto:Scusa, mi fai capire, in base a quei punti che ho elencato, o se ce ne sonoaltri, dov'è che quella legge abbia affidato i consultori a una gestionecattolica?... quindi non li ha SMANTELLATI TOTALMENTE, se no li buttavanoal secchio e basta...
Tra l'altro si tratta di una legge regionale del Lazio, giusto?... be', ora c'è Zingaretti e sistema tutto, no?


(ho letto anche gli altri post, per cui ne faccio uno unico)


ma fammi capire… tu metti sullo stesso piano l’aumento di furti nella tua zona con le aggressioni verso le donne ?
Non ti sembra un cincinino forzoso come paragone ?
E quindi… fammi capire, un po’ !? chiederò a mia figlia di non indossare una minigonna perché è consigliabile (ovvio lo consiglia la signora consigliera… ) non metterla, dato che potrebbe incontrare qualcuno che oltre a fare apprezzamenti potrebbe pure toccarle il culo (o peggio) ? eh sì… è la stessa cosa che togliere le chiavi dal portone esterno, per evitare furti. Son proprio scema a non pensarci..

Devo dirle  che non potrà uscire la sera (mentre suo fratello sì… ovvio lui c’ha il pisello ) perché viviamo in una società del cazzo che invece di basare la propria cultura verso il rispetto per gli altri, si preferisce “castigare” l’eventuale vittima.

Ma ci credi in quello che dici ?


Per ciò che riguarda, invece, la Legge Tarzia che la signora in questione ha firmato, ti riporto quanto segue: (due punti)




Articolo 1.1 La regione riconosce il valore primario della famiglia, quale società naturale fondata sul matrimonio.
Articolo 1.3 La regione tutela la vita nascente ed il figlio concepito come membro della famiglia.
Articolo 4.1 I servizi dei consultori, delle ASL, dei comuni o di altri Enti pubblici, possono essere dati in concessione alle istituzioni sociali  (ndr. in poche parole i privati, le associazioni delle famiglie).
Articolo 13.2 I consultori pubblici e i consultori privati … tutelano la vita.
Articolo13.2 Ai fini della richiamata tutela della vita, della maternità e del figlio concepito, nonché della prevenzione dell’aborto, le procedure consultoriali di assistenza della famiglia, alla maternità e alla donna che intende abortire, saranno distinte in due autonomi procedimenti.
“Il primo procedimento” è caratterizzato dall’accoglienza, dalla consulenza, dal sostegno alla famiglia e alla maternità – dopo la fase di ascolto, il consultorio propone alla donna e alla coppia … il riconoscimento del valore primario della vita, della maternità e della tutela del figlio concepito; pone a disposizione della famiglia il sostegno consulenziale, le provvidenze economiche previste dalla legge la consulenza per l’adozione o l’affidamento del figlio concepito.
Questo “primo procedimento” si chiude con il consenso o dissenso informato della donna risultante da apposita verbalizzazione alle proposte del consultorio.
Se la donna rifiuta si apre “il secondo procedimento”, già disciplinato dalla legge sull’interruzione volontaria della gravidanza del 22 maggio 1978, n.194.



Dunque..

Sostituisce alla donna, la famiglia, riconosciuta come soggetto politico
Riconosce un’unica tipologia di famiglia quella basata sul matrimonio
Rende l’interruzione di gravidanza un percorso ad ostacoli per le donne,  attraverso ulteriori passaggi obbligatori (accoglienza, ascolto e proposta di soluzioni) prima dell’applicazione della legge nazionale 194
 Istituisce, come deterrenza all’IVG, la corresponsione di un assegno mensile rinnovabile fino al quinto  anno di età del bambino e secondo fasce di reddito non definite e senza alcuna certezza della copertura finanziaria

In poche parole la legge non prevede affatto il riconoscimento dei consultori privati (ad esempio quelli pro-life) come opportunità offerta alle famiglie che vogliono una consulenza familiare coerente con i propri valori.
Al contrario dà in concessione i consultori pubblici ad istituzioni private anti-abortiste e, comunque, anche nei consultori che rimanessero di proprietà pubblica, sottopone le donne che intendono abortire ad una sorta di lunghe preliminari - il primo procedimento - al termine e solo al termine delle quali – dopo adeguata verbalizzazione  :readpaper:
è possibile dar corso a quanto previsto dalla legge 194. 
Nel primo procedimento la donna – non solo quella che chiede alternative all’aborto, ma anche quella che  chiede di abortire e basta – si troverà davanti ad una corte di professionisti che, visti gli obiettivi della legge, devono condividerne o difenderne i presupposti rigidamente anti-abortisti.
Nel primo procedimento la donna e la coppia hanno davanti a sé non il pubblico ma un privato morale, che in nome della legge regionale impartirà loro una paternale

I consultori, così non saranno più chiamati a fornire servizi sanitari di base, e soprattutto coerenti con le richieste delle donne o delle coppie, ma a sostenere in modo ideologico una ed una sola idea della vita, della maternità e della famiglia.
La donna che sceglie di abortire non potrà, quindi, avvalersi direttamente di consulti psicologici forniti da medici specialisti, ma sarà invitata ad avere colloqui con figure atte a mettere in discussione la sua morale.
Poi dovrà firmare ed ammettere di essere un’ assassina.
Non sono una guerriera dell’aborto ad ogni costo e di certo non è il mio pensiero che i consultori debbano diventare una macchina publlica per l'aborto e guardare con occhi kattivi le donne che invece vi si rivolgono per portare avanti la gravidanza (io mi sono rivolta al consultorio pubblico per entrambe le mie gravidanze..)

Avrei, però qualche dubbio sul rispetto che dette associazioni di natura per lo più cattolica, abbiano il dovuto rispetto per la libertà che ognuno ha nel portare avanti o meno una gravidanza





(non so perchè ma alcune parole mi risultano più piccole, ho scritto su word e poi incollato... vabbe')
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Messaggio Da CiRom Gio 13 Giu 2013, 22:53

Confesso che, dopo aver letto la notizia della nomina della signora Rauti, ho pensato all'aspetto del privilegio castale, più che al femminicidio e alla cultura di destra.
La stessa reazione che ho quando, in casi analoghi, sono coivolte figure della sinistra.
Il motivo della mia reazione sta nel fatto che mi sembra piuttosto assurda la tendenza a legiferare su fenomeni che appartengono alla cultura e al civismo, all'etica e ai comportamenti: legiferare e creare istituti, commissioni e perfino ministeri.
Una tendenza che non è certo solo riconducibile al "politicamente corretto" della sinistra, ma anzi è stato storicamente propria della destra e degli stati etici confessionali, se non esattamente teocratici: "vietato bestemmiare", "comune senso del pudore", "oltraggio a pubblico ufficiale", "comportamento anti-nazionale",
"lesione dell'onore maritale", queste le vecchie battaglie in forza di legge, alle quali si sono aggiunte di recente le tante ordinanze dei sindaci contro le birre bevute per strada, i gelati, le movide notturne, i panini, i pantaloncini e i costumi da bagno, la gente seduta sui gradini delle chiese, e a livello nazionale il turpiloquio via web e gli striscioni negli stadi.
Una forma di "igienismo sociale", completato dalle preoccupazioni sull'obesità, il colesterolo, il fumo, le carie dentali, di origine sì economica, ma che intervengono comunque sui comportamenti e le scelte individuali.
Alcuni di questi casi di zelo legiferante sono semplicemente ridicoli, altri sono più comprensibili, perché riguardano problemi seri.
Però, più che rendere sano un corpo sociale, a me sembra che ne denuncino soltanto la gravità della malattia.

Nel caso del femminicidio, mi chiedo a cosa serva un organismo che se ne occupi, o una legge: a prevenirlo, e in che modo? In che modo, cioè, diverso da quello con cui lo stato riesce (o non riesce) a prevenire ogni forma di violenza?
In che modo la legge dovrebbe impedire a un gruppo o a un singolo di gridare a una donna, dal finestrino di una macchina, "che culo!", o a seguirne la passeggiata con sguardo bramoso, lascivo, offensivo?
Questi sono elementi di civiltà, che non si possono creare per legge.
In questo zelo legislativo ci vedo l'impotenza  di uno stato - questo sì di destra - che non sa far altro che ridurre tutto a una questione di ordine pubblico, a una storia da commissariato di polizia, o magari a un caso da "un giorno in pretura".
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Messaggio Da Ospite Gio 13 Giu 2013, 23:08


Guya
bellisimo intervento di Adriano Sofri, per ciò che riguarda il femminicidio

Repubblica.it
31 maggio 2013

[size=18]C’è una vera ragione di allarme sulle donne uccise, o c’è un allarmismo colposo o doloso? Si è andata ampliando la reazione negatrice, fino a diventare una campagna. Lo scandalo sul femminicidio è montato lentamente e tardissimo. Ha da subito eccitato dissensi troppo aspri e ottusi per non essere rivelatori. C’è stato anche chi ammoniva che gli uomini uccisi sono più numerosi delle donne uccise: vero, salvo che il confronto va fatto fra le donne uccise da uomini e gli uomini uccisi da donne, e allora diventa irrisorio. Strada facendo, le obiezioni si sono irrobustite, valendosi anche di una (effettiva) carenza di statistiche esatte. All’ingrosso, si è negato che le uccisioni di donne siano cresciute in numeri assoluti, e si è sottolineato che la crescita – impressionante – nella loro quota relativa rispetto al totale degli omicidi è dovuta solo alla riduzione degli altri omicidi, soprattutto quelli di mafia. Prima di motivare i dubbi sulla prima affermazione — il numero di femminicidi che resta sostanzialmente stabile nel tempo e nei luoghi — sbrighiamo la seconda: se nel complesso degli omicidi c’è una rilevante riduzione, e quelli contro donne restano inalterati, vuol dire che la nostra convivenza migliora tranne che nei rapporti fra uomini e donne. A questa allarmante constatazione si aggiunge l’altra.
[...]

il pezzo è bello e coglie molte verità.

Aggiungo, senza presunzione di voler competere, una mia spiegazione del fenomeno da un altro punto di vista, spero non del tutto peregrina.

Nel suo disperato tentativo di costituirsi margini di guadagno persi per il calo del saggio di profitto, il capitalismo tende a riaddossare alla famiglia , riconfinandola nel suo ruolo "tradizionale" (e, quindi, segnatamente alla donna, tendenzialmente da espellere dal lavoro) quei ruoli di cura ed assistenza precedentemente forniti dal welfare proprio per la allora attuale necessità di consentirne l'immissione nel mondo del lavoro.

Come sempre accade, tali politiche regressive si articolano non solo nella praticata espulsione di "esuberi" femminili, nel provvedimento prima amministrativo di riduzione delle prestazioni del welfare e, infine, legislativo di loro abolizione, ma anche sul piano culturale, per costruire il necessario consenso (quanto meno come sopportazione).

La negazione del femminicidio, la riproposizione del ruolo subordinato della donna ecc. sono forse, appunto, frutto di tale offensiva "culturale"


Ultima modifica di Guya il Ven 14 Giu 2013, 11:38 - modificato 1 volta. (Motivo della modifica : aggiunta del quote dopo aver unito due discussioni con tema identico)

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Messaggio Da Guya Gio 13 Giu 2013, 23:42

Raskol ha scritto:[...]

Nel caso del femminicidio, mi chiedo a cosa serva un organismo che se ne occupi, o una legge: a prevenirlo, e in che modo? In che modo, cioè, diverso da quello con cui lo stato riesce (o non riesce) a prevenire ogni forma di violenza?
In che modo la legge dovrebbe impedire a un gruppo o a un singolo di gridare a una donna, dal finestrino di una macchina, "che culo!", o a seguirne la passeggiata con sguardo bramoso, lascivo, offensivo?
Questi sono elementi di civiltà, che non si possono creare per legge.
In questo zelo legislativo ci vedo l'impotenza  di uno stato - questo sì di destra - che non sa far altro che ridurre tutto a una questione di ordine pubblico, a una storia da commissariato di polizia, o magari a un caso da "un giorno in pretura".





La violenza sulle donne, intanto andrebbe intesa in senso lato... non solo violenza fisica, quindi, ma anche (e soprattutto) culturale
La precarietà, ad esempio, porta a favorire un clima di disuguaglianza che discrimina, di fatto, le donne in modo particolare, lavoratrici sottopagate e donne continuamente in guerra con gli stereotipi..  e il "liberismo" insieme alla religione la fan da padroni in questo
Di cosa parlo ?  parlo di violazione dei diritti della donna, che siano evidenti oppure striscianti non cambia granchè.. parlo di violenza in ambito pubblico e privato, di abitudini e cultura misogina,  di maltrattamenti.. parlo di violenza fisica, psicologica, sessuale, educativa, sul lavoro, economica, familiare, istituzionale..
..parlo, appunto, del "disinteresse" istituzionale  e, soprattutto, parlo dell’accettazione anche da parte di tantissime donne le quali hanno perso di vista, imbibite da questa cultura, quella che è la loro dignità di persone..
Paradossalmente, più una donna è "vicina" ed uniforme, più rispetta quelle che sono le logiche aspettative di questa cultura..

E dove si può far sì che si cambi ? Attraverso la cultura che faccia da controcultura.. attraverso l'esempio (perchè no ?) ed è iniziando nelle scuole ad insegnare che non vi è differenza tra i generi, se non quella prettamente biologica (pisellino e patatina)... che soprattutto, non è il maschio che deve per forza di cose comandare sulla femminuccia. Non ha nessun potere divino


Chissà magari, non troveremo più chi ci grida dal finestrino "AH BELLA GNOCCAAAAA ! mi ti scoperei " oppure che ci telefona per raccontarci di quanto le nostre tette sotto la camicetta  lo abbiano.. come dire ? un po' turbato ?! insistendo malgrado gli si faccia capire che l'apprezzamento non è gradito

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Messaggio Da rikkitikkitavi Ven 14 Giu 2013, 05:44

negli ultimi trenta e qualcosa anni ho abitato in quattro città diverse del nord e del centro italia, e ti assicuro che la chiave fuori dalla porta non l'ho lasciata mai, anzi: la porta la chiudevo sempre dall'interno, e magari ci mettevo anche un catenaccio.
certo: basterebbe non avere una casa e il problema sarebbe risolto.
come dire che basta essere un maschio per poter tornare la sera a casa da soli. che comunque, oltre ad essere una palese ingiustizia, è una stupidaggine: se non ci sono in giro le ragazze, cosa ci stanno a fare i ragazzi fuori fino a tardi?
che poi al giorno d'oggi non c'è nemmeno più il flipper.
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Messaggio Da CiRom Ven 14 Giu 2013, 06:52

Guya ha scritto:La violenza sulle donne, intanto andrebbe intesa in senso lato... non solo violenza fisica, quindi, ma anche (e soprattutto) culturale

Quindi, sei d'accordo col fatto che le cose non si risolvono affidandosi all'interventismo legislativo?

Però, sarebbe necessario fare un passo avanti anche sul piano - più importante - di quella "cultura" della quale abbiamo concordemente parlato.
Il femminismo, nella sua prima fase, ha avuto il merito di porre in problema e di farlo diventare un argomento seriamente accettato nel dibattito sociale.
Credo, però, che sia maturo il tempo in cui riflettere proprio su questo piano culturale, tenendo conto del fatto che le donne non sono più relegate a una trasmissione di cultura esclusivamente familiare e ad essere soggetti passivi sul piano dell'etica e dell'estetica sociale.
I fattori di subordinazione a un "sistema", che tu hai sommariamente indicato, sono gli stessi per uomini e donne.
La comprensione e il rispetto, che nella fase dirompente del femminismo era lecito chiedere, anzi pretendere da parte degli uomini, adesso sono diventati un problema comune, sia nei rapporti uomo-donna, sia in quelli tra donne, come per lungo tempo lo sono stati nel rapporto tra uomini: capire, interpretare, distinguere, scegliere.
In una fase appena più matura, non è più solo questione di essere uomo o donna, come unico criterio del rapporto reciproco: non lo è dal punto di vista delle donne, che non vogliono essere considerate solo come femmine, ma non lo è nemmeno da quello degli uomini, che non possono essere interpretati sempre e soltanto come maschi, in ogni loro manifestazione.
La drammatizzazione esagerata è quella che, allargando a tutto il concetto di violenza, finisce in pratica per renderlo vuoto di significato.
Ma la drammatizzazione esagerata è anche una contraddizione, in termini di cultura, ossia di "intelligenza".
Così come è una contraddizione la pretesa di stabilire unilateralmente, in termini sessistici, i comportamenti dovuti, sia che venga fatto da parte degli uomini, sia che venga da parte delle donne: non c'è, in questo caso, "intelligenza", ma stereotipo, dogma o capriccio.
Del resto, gli stereotipi e i dogmi non si formano per caso: sono comodi, evitano di pensare e riducono il rischio di sbagliare, semplificano la vita - anche quando la rendono una subordinazione permanente.
Il fatto è che lo stereotipo è furbo, impalpabile e capzioso, e agile: si sposta da destra a sinistra, si pensa di averlo scacciato da un lato e si ripresenta nuovo fiammante dall'altro, sempre molto persuasivo.
Tutto ciò, dicevamo, non ha molto a che fare con la legge, ma eventualmente con il dramma o la farsa della stupidità, e della responsabilità personale. O no?
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Messaggio Da Ospite Ven 14 Giu 2013, 08:37

Raskol ha scritto:


Quindi, sei d'accordo col fatto che le cose non si risolvono affidandosi all'interventismo legislativo?
Non so Guya, ma io sono d'accordo e non solo per quanto riguarda l'argomento in discussione.

E però, in attesa che si pervenga a una società di liberi ed eguali, che l'Uomo Nuovo renda superfluo lo Stato e lo abolisca con tutte le sue leggi e strutture, qualche cosa bisogna pur fare, anche sul piano legislativo ed amministrativo.

Ad esempio, tornando in tema, che si approvi, come recentemente, una legge contro lo stalking che consenta non solo di reprimere ma anche di prevenire episodi delittuosi. O che si istituiscano strutture di sostegno, come i centri anti-violenza  o commissioni di studio, ecc.

Il problema che veniva posto in apertura, se ho ben capito, è appunto intendere cosa significhi dal punto di vista politico e comporti da quello pratico porre a capo di una struttura quale quella di cui parliamo chi, per orientamento culturale e curriculum vitae possiede una concezione diciamo così tradizionale della famiglia ed in essa, della donna.

Non credo che la cosa possa ridursi solo all'elemento, che indubbiamente c'è, del malcostume di sottogoverno e di spartizione del potere. Vi è anche, però, un significato politico più generale. Ho espresso, a commento dell'articolo di Sofri qui sopra riportato da Guya, uno spunto di riflessione (http://areaforum.forumattivo.it/t263-luna-piena-di-femminicidi#7288), cui per brevità rinvio, che mi sembra valga anche qui.
Credo, però, che sia maturo il tempo in cui riflettere proprio su questo piano culturale, tenendo conto del fatto che le donne non sono più relegate a una trasmissione di cultura esclusivamente familiare e ad essere soggetti passivi sul piano dell'etica e dell'estetica sociale.
I fattori di subordinazione a un "sistema", che tu hai sommariamente indicato, sono gli stessi per uomini e donne.
La comprensione e il rispetto, che nella fase dirompente del femminismo era lecito chiedere, anzi pretendere da parte degli uomini, adesso sono diventati un problema comune, sia nei rapporti uomo-donna, sia in quelli tra donne, come per lungo tempo lo sono stati nel rapporto tra uomini: capire, interpretare, distinguere, scegliere.
Ho l'impressione che qui il desiderio precorra i tempi (e mistifichi la realtà).
Ciò sia nel senso che la parificazione delle condizioni uomo-donna a me sembra appartenga a una parte ancora ben limitata della società (e basta aprire quasi ogni giorno il girnale per rendersene conto), sia perchè a me pare che sia in atto un attacco (magari subdolamente mascherato da una apparente adesione a certi valori, vedi il flash mob di cui si parla sopra) proprio a quanto negli scorsi anni è stato conquistato, anche per i motivi che esponevo nel post sopra linkato.
La drammatizzazione esagerata è quella che, allargando a tutto il concetto di violenza, finisce in pratica per renderlo vuoto di significato.
su questo e sul resto del tuo discorso possiamo anche essere d'accordo ma, si sa, l'estremismo (e spesso anche la pigrizia intellettuale) è malattia infantile non solo del comunismo La Rauti combatterà il femminicidio odiando il femminismo, ostacolando la 194 e.. - Pagina 2 780668378

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Messaggio Da CiRom Ven 14 Giu 2013, 09:54

"Qualcosa bisogna pur fare", nell'attesa della Città del Sole: giusto, ed è un'esigenza che si estende a tutto.

Gli esempi che tu fai riguardano cose concrete, cioè reati, non colpe o peccati, e tu, da esperto, sai meglio di me quanto e come il diritto si ponga questo tipo di problemi.
Tuttavia, non posso fare a meno di provare un certo disagio di fronte a una legislazione che ai reati di calunnia, diffamazione, molestie, truffa, circonvenzione, plagio, minaccia, oltraggio, turpiloquio, etc, aggiunge anche lo stalking e la privacy. Più che la legislazione in sé, mi preoccupa la cultura che ne deriva, o dalla quale deriva: i rapporti umani si prefigurano come una guerra, una corsa ad ostacoli, sempre sull'orlo di un contenzioso, nel quale la coscienza e la sensibilità personali contano assai meno della conoscenza del codice penale.
Tra l'altro, quando è venuta fuori la faccenda dello stalking, mi sono meravigliato: pensavo che ci fossero già tutti gli estremi per sanzionare un comportamento persecutorio o minaccioso.
Ho avuto l'impressione che con questo tipo di normativa si volesse, più che fornire uno strumento al giudice, dare un incentivo al poliziotto, per intervenire.

Quanto alla "parità" , specialmente se la vediamo sotto il profilo di classe e di reddito, il discorso sarebbe lungo e francamente esula dal contesto nel quale intendevo attenermi, intervendo qui.
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Messaggio Da Ospite Ven 14 Giu 2013, 10:32

Raskol ha scritto:"Qualcosa bisogna pur fare", nell'attesa della Città del Sole: giusto, ed è un'esigenza che si estende a tutto.

Gli esempi che tu fai riguardano cose concrete, cioè reati, non colpe o peccati, e tu, da esperto, sai meglio di me quanto e come il diritto si ponga questo tipo di problemi.
Tuttavia, non posso fare a meno di provare un certo disagio di fronte a una legislazione che ai reati di calunnia, diffamazione, molestie, truffa, circonvenzione, plagio, minaccia, oltraggio, turpiloquio, etc, aggiunge anche lo stalking e la privacy. Più che la legislazione in sé, mi preoccupa la cultura che ne deriva, o dalla quale deriva: i rapporti umani si prefigurano come una guerra, una corsa ad ostacoli, sempre sull'orlo di un contenzioso, nel quale la coscienza e la sensibilità personali contano assai meno della conoscenza del codice penale.
Tra l'altro, quando è venuta fuori la faccenda dello stalking, mi sono meravigliato: pensavo che ci fossero già tutti gli estremi per sanzionare un comportamento persecutorio o minaccioso.
Ho avuto l'impressione che con questo tipo di normativa si volesse, più che fornire uno strumento al giudice, dare un incentivo al poliziotto, per intervenire.

Quanto alla "parità" , specialmente se la vediamo sotto il profilo di classe e di reddito, il discorso sarebbe lungo e francamente esula dal contesto nel quale intendevo attenermi, intervendo qui.
Il diritto penale, per sua natura, si occupa della patologia dei rapporti.
Ovviamente, cosa sia da considerare patologico dipende dalle condizioni culturali, dai rapporti di classe, dall'evoluzione complessiva della società, ecc..
La definizione del patologico subisce, quindi, trasformazioni secondo un percorso che vede evoluzione sociale→recepimento della stessa da parte della giurisprudenza→mutamento più o meno tempestivo della legge.
Ad es. il turpiloquio è sostanzialmente caduto in desuetudine per evoluzione (?) dei costumi (che altrimenti andrebbero condannati buona parte dei conduttori e partecipanti a spettacoli e dibattiti televisivi e non solo); altri reati sono stati cancellati legislativamente per effetto di lotte e complessiva evoluzione della società, come l'adulterio. 
Ovviamente tale percorso non è privo di contraddizioni e passi indietro, come nel caso ad es. dell'oltraggio, prima abolito e poi reintrodotto sulla spinta di semplicistiche, quando non demagogiche, spinte securitarie.
Per quanto riguarda lo stalking, da un lato sono state inasprite le pene (e qui si aprirebbe un lungo discorso critico) comminabili precedentemente per alcuni comportamenti, dall'altro sono stati sanciti come illeciti atti precedentemente di difficile o impossibile sanzione ed infine sono state previste norme (ad es. la possibilità di vietare allo stalker di avvicinarsi a certi luoghi e persone) tendenti, appunto, alla prevenzione del reato.

Quanto al fatto che la parità tra i sessi sia un problema che soggiace ai rapporti di classe sfondi porte aperte: è quanto ho cercato di dire in relazione all'articolo di Sofri.

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Messaggio Da Vanni Sandro Ven 14 Giu 2013, 10:54

Provo ad entrare nel topic, che è in fase già avanzata, consapevole di aver perso sicuramente qualche passaggio.  Chiedo pertanto preventivamente scusa se qualche riflessione che pongo è già stata fatta e mi è sfuggita.

1) Mi piace scherzare sul lato B delle donne (abito vicino al paese di Boccaccio), ma quando si parla di violenza e omicidi lo trovo sgradevole.

2) I numeri sugli omicidi delle donne sono oggettivamente impressionanti.  Il fatto che avvengano, per lo più, tra le mura domestiche, lasciano presuppore che siano la punta di un iceberg di una violenza assai più diffusa.

3) E' evidente che tutto questo sia frutto di un retroterra culturale che viene da lontano, che ancora considera la donna un oggetto da usare a piacimento. 

4) La cultura di un popolo si cambia anche attraverso l'introduzione di normative a tutela della dignità tra i sessi e le pari opportunità.

Solo a titolo di esempio:  Fino al 1945 le donne in Italia non avevavo diritto al voto.  La legittimità del delitto d'onore è stata abolita dal nostro codice penale solo nel 1981.  La legge sul divorzio c'è solo dal 1974, quella sul diritto ad una procrezaione responsabile dal 1978, il nuovo diritto di famiglia è del 1975.   Fino al 1996 la violenza sessuale era considerata un reato contro la morale.  Nel mondo del lavoro le discriminazioni contro le donne sono macroscopiche (solo ad esempio, la prima cosa fatta dall'ultimo governo Berlusconi è stata l'abolizione delle norme contro le "dimisioni in bianco" introdotte da Prodi).

Potrei continuare all'infinito per dimostrare che il percorso per il pieno riconoscimento della parità tra sessi è ancora troppo lento.

5) Qualcuno ha chiesto cosa c'entra la 194 con i femminicidi.   C'entra eccome.
L'autodterminazione della donna rispetto al proprio corpo è uno dei fattori culturali che la rendono libera e indipendente.
Così come, dal mio punto di vista, va normata la pubblicità che mercifica il corpo umano.   Vorrei sapere cosa c'entrano le chiappe di una bella ragazza o le sue labbra sensuali, per vendere un aspirapolvere.

6) Questo argomento meriterebbe un lavoro parlamentare a tutto campo, perchè in una comunità le persone stanno insieme attorno a regole di convivenza.  Regole che ne determinano il grado di civiltà.

7) Chi, come la Rauti, non è su questa lunghezza d'onda, difficilmente potrà dare un contributo culturale e normativo contro il femminicidio.   In questo senso il titolo del topic è perfettamente azzeccato.
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Messaggio Da rikkitikkitavi Ven 14 Giu 2013, 10:57

solo una richiesta, anche se ot.
propongo di evitare di usare l'espressione "lato b": perché non lo chiamiamo sedere, o anche culo, vivaddio! come si usa in lingua italiana?
rikkitikkitavi
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Messaggio Da Guya Ven 14 Giu 2013, 11:19

Vanni Sandro ha scritto:Provo ad entrare nel topic, che è in fase già avanzata, consapevole di aver perso sicuramente qualche passaggio.  Chiedo pertanto preventivamente scusa se qualche riflessione che pongo è già stata fatta e mi è sfuggita.

1) Mi piace scherzare sul lato B delle donne (abito vicino al paese di Boccaccio), ma quando si parla di violenza e omicidi lo trovo sgradevole.

2) I numeri sugli omicidi delle donne sono oggettivamente impressionanti.  Il fatto che avvengano, per lo più, tra le mura domestiche, lasciano presuppore che siano la punta di un iceberg di una violenza assai più diffusa.

3) E' evidente che tutto questo sia frutto di un retroterra culturale che viene da lontano, che ancora considera la donna un oggetto da usare a piacimento. 

4) La cultura di un popolo si cambia anche attraverso l'introduzione di normative a tutela della dignità tra i sessi e le pari opportunità.

Solo a titolo di esempio:  Fino al 1945 le donne in Italia non avevavo diritto al voto.  La legittimità del delitto d'onore è stata abolita dal nostro codice penale solo nel 1981.  La legge sul divorzio c'è solo dal 1974, quella sul diritto ad una procrezaione responsabile dal 1978, il nuovo diritto di famiglia è del 1975.   Fino al 1996 la violenza sessuale era considerata un reato contro la morale.  Nel mondo del lavoro le discriminazioni contro le donne sono macroscopiche (solo ad esempio, la prima cosa fatta dall'ultimo governo Berlusconi è stata l'abolizione delle norme contro le "dimisioni in bianco" introdotte da Prodi).

Potrei continuare all'infinito per dimostrare che il percorso per il pieno riconoscimento della parità tra sessi è ancora troppo lento.

5) Qualcuno ha chiesto cosa c'entra la 194 con i femminicidi.   C'entra eccome.
L'autodterminazione della donna rispetto al proprio corpo è uno dei fattori culturali che la rendono libera e indipendente.
Così come, dal mio punto di vista, va normata la pubblicità che mercifica il corpo umano.   Vorrei sapere cosa c'entrano le chiappe di una bella ragazza o le sue labbra sensuali, per vendere un aspirapolvere.

6) Questo argomento meriterebbe un lavoro parlamentare a tutto campo, perchè in una comunità le persone stanno insieme attorno a regole di convivenza.  Regole che ne determinano il grado di civiltà.

7) Chi, come la Rauti, non è su questa lunghezza d'onda, difficilmente potrà dare un contributo culturale e normativo contro il femminicidio.   In questo senso il titolo del topic è perfettamente azzeccato.

direi che hai colto i punti essenziali della discussione, Vanni. Infatti non si demonizza il "gioco del corteggiamento" (e ci mancherebbe altro) nè tantomeno si intende "castrare" gli uomini nel prendere l'iniziativa quando una donna piace.
O usare parole scherzose per apprezzarne la bellezza anche fisica.
Ma si deve sempre giocare in due.
Diventa violenza - più o meno pesante - laddove la controparte non accetta o dimostra di non apprezzare le avances sia fisiche sia verbali..
Aggiungo anche che: fino al 1982 il delitto d'onore era riconosciuto dalla nostra legislatura



Per rispondere a Raskol: certo l'intervento legislativo è inutile, laddove non arriva la cultura. Ma da qualche parte bisogna pur iniziare...

Non mi dilungo nella risposta, perchè è già stata trattata sufficientemente (e quindi mi trova in accordo) da Bessarione poco più su


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Messaggio Da Guya Ven 14 Giu 2013, 11:27

rikkitikkitavi ha scritto:negli ultimi trenta e qualcosa anni ho abitato in quattro città diverse del nord e del centro italia, e ti assicuro che la chiave fuori dalla porta non l'ho lasciata mai, anzi: la porta la chiudevo sempre dall'interno, e magari ci mettevo anche un catenaccio.
certo: basterebbe non avere una casa e il problema sarebbe risolto.
come dire che basta essere un maschio per poter tornare la sera a casa da soli. che comunque, oltre ad essere una palese ingiustizia, è una stupidaggine: se non ci sono in giro le ragazze, cosa ci stanno a fare i ragazzi fuori fino a tardi?
che poi al giorno d'oggi non c'è nemmeno più il flipper.

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Messaggio Da Vanni Sandro Ven 14 Giu 2013, 11:29

rikkitikkitavi ha scritto:solo una richiesta, anche se ot.
propongo di evitare di usare l'espressione "lato b": perché non lo chiamiamo sedere, o anche culo, vivaddio! come si usa in lingua italiana?
Per culo si intende la parte anatomica del corpo, per "lato b" il suo aspetto sensuale.
Un pò la differenza che passa tra la "vagina" e la "topa", detto alla Toscana.  :arrossi:
 
Mi viene in mente un esilarante spettacolo di Benigni, in cui il comico elenca tutti i nomi del lato A del maschio e della femmina. :tongue2:

A dimostrazione che di sesso si può parlare anche con leggerezza, senza essere volgari ed offensivi.
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