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La Favola di Natale. Un omaggio a Guareschi

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La Favola di Natale. Un omaggio a Guareschi Empty La Favola di Natale. Un omaggio a Guareschi

Messaggio Da Guya Gio 18 Apr 2013, 19:44

C’era una volta un prigioniero … No: c’era una volta un bambino … Meglio ancora : C’era una volta una Poesia…
Anzi facciamo così: c’era una volta un bambino che aveva il papà prigioniero.
“E la Poesia?” direte voi. “Cosa c’entra?”
La Poesia c’entra perchè il bambino l’aveva imparata a memoria per recitarla al suo papà, la sera di Natale. Ma, come abbiamo spiegato, il papà del bambino era prigioniero in un Paese lontano lontano.
Un Paese curioso, dove l’estate durava soltanto un giorno e, spesso, anche quel giorno pioveva o nevicava. Un Paese straordinario dove tutto si tirava fuori dal carbone: lo zucchero, il burro, la benzina, la gomma. E perfino il miele, perchè le api non suggevano corolle di fiori, ma succhiavano pezzi d’antracite

La Favola fu scritta a Sandbostel, nello Stalag X B, nell'inverno del 1944 ispirata da tre Muse: "Freddo, Fame, Nostalgia", racconta Guareschi nell'introduzione scritta dopo la guerra:

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"Questa favola io la scrissi rannicchiato nella cuccetta inferiore di un 'castello' biposto, e sopra la mia testa c'era la fabbrica della melodia. Io mandavo su da Coppola versi di canzoni nudi e infreddoliti e Coppola me li rimandava giù rivestiti di musica soffice e calda come lana d'angora"
L'inizio della favola è spiazzante..
Albertino è un ragazzino che ha imparato a memoria una poesia da recitare a suo padre per la vigilia di Natale, ma il padre, prigioniero di guerra, non è a casa ed il bambino recita la poesia alla sedia vuota.
La finestra si apre all'improvviso ed i versi si trasformano in un uccellino che vola via nel vento.
Allora Albertino decide di andare in cerca di suo padre insieme al cane Flick, anche se i due non hanno mai viaggiato prima tranne che per andare dalla nonna, che abita nello stesso isolato

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Albertino e il cagnolino Flick attraversano insieme la terra della Pace diretti verso la terra della Guerra e incontrano lungo la via molti personaggi, finché non raggiungono la Foresta degli Incontri: una specie di terra di nessuno, dove finalmente si trovano davanti il padre di Albertino, che ha viaggiato in sogno per passare una notte speciale insieme al figlio

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"Era lui. Era il babbo. Era il babbo che, nella notte di Natale, era fuggito dal suo brutto recinto e ora camminava in fretta verso la sua casa".
"Papà, perché non mi prendi con te?" chiede Albertino.
"Neppure in sogno i bambini debbono entrare laggiù" gli risponde il papà. "Promettimi che non verrai mai."

La Favola di Natale è la bella, semplice storia di un viaggio miracoloso reso possibile dall'amore di un bambino per il suo papà e di una vecchia donna per il suo "piccolo"
Un racconto delicato pieno di ironia e speranza, una favola fatta di coraggio ed amore nonostante la disperazione del campo di concentramento.
Contiene anche, e Guareschi lo dice esplicitamente, un contenuto polemico che si comprende immediatamente guardando le illustrazioni, ma “la vicenda interessava i prigionieri forse ancora più del contenuto polemico della fiaba stessa”
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La Pasionaria

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Messaggio Da Guya Gio 18 Apr 2013, 19:53

in realtà volevo aprire questo 3d, perchè oggi mi è venuto in mente un racconto da "Il Corrierino delle Famiglie" dove parla della figlia Carlotta, da lui soprannominata la Pasionaria.
Questo pezzo lo avevo nel libro di lettura di terza elementare... study


Fu a Natale nel '47
Forse Margherita ha ragione quando dice che occorre la maniera forte coi bambini: il guaio è che, a poco a poco, usando e abusando della maniera forte, in casa mia si lavora soltanto con le note sopra il rigo. La tonalità, anche nei più comuni scambi verbali, viene portata ad altezze vertiginose e non si parla più, si urla.

Ciò è contrario allo stile del «vero signore», ma quando Margherita mi chiede dalla cucina che ore sono, c'è la comodità che io non debbo disturbarmi a rispondere perché l'inquilino del piano di sopra si affaccia alla finestra e urla che sono le sei o le dieci.
Margherita, una sera del mese scorso, stava ripassando la tavola pitagorica ad Albertino, e Albertino s'era impuntato sul sette per otto.
- Sette per otto? - cominciò a chiedere Margherita.
E, dopo sei volte che Margherita aveva chiesto quanto faceva sette per otto, sentii suonare alla porta di casa. Andai ad aprire e mi trovai davanti il viso congestionato dell'inquilino del quinto piano (io sto al secondo).
- Cinquantasei! - esclamò con odio l'inquilino del quinto piano.
Rincasando, un giorno del dicembre scorso, la portinaia si sporse dall'uscio della portineria e mi disse sarcastica:
- «E' Natale, è Natale - è la festa dei bambini - è un emporio generale - di trastulli e zuccherini »
«Ecco, - dissi tra me, - Margherita deve aver cominciato a insegnare la poesia di Natale ai bambini».
Arrivato davanti alla porta di casa mia, sentii appunto la voce di Margherita: - «E Natale, è Natale - è la festa
dei bambini .. »
- È la festa dei cretini! - rispose calma la Pasionaria.
Poi sentii urla miste e mi decisi a suonare il campanello.
Sei giorni dopo, il salumaio quando mi vide passare mi fermò. - Strano, - disse, - una bambina così sveglia che non riesce a imparare una poesia così semplice. La sanno tutti, ormai, della casa, meno che lei.
- In fondo non ha torto se non la vuole imparare, - osservò gravemente il lattaio sopravvenendo. - E una poesia piuttosto leggerina. E molto migliore quella del maschietto: «O Angeli del Cielo - che in questa notte santa - stendete d'oro un velo - sulla natura in festa ... ».
- Non è così, - interruppe il garzone del fruttivendolo.
- « o Angeli del Cielo - che in questa notte santa - stendete d'oro un velo - sul popolo che canta ... ».
Nacque una discussione alla quale partecipò anche il carbonaio, e io mi allontanai.
Arrivato alla prima rampa di scale sentii l'urlo di Margherita: - « ... che nelle notti sante - stendete d'oro un velo - sul popolo festante ... ».
Due giorni prima della vigilia, venne a cercarmi un signore di media età molto dignitoso.
- Abito nell' appartamento di fronte alla sua cucina, - spiegò. - Ho un sistema nervoso molto sensibile, comprenda. Sono tre settimane che io sento urlare dalla mattina alla sera: «E' Natale, è Natale - è la festa dei bambini - è un emporio generale - di trastulli e zuccherini.
Si vede che è un tipo di poesia non adatto al temperamento artistico della bambina e per questo non riesce ad impararla. Ma ciò è secondario: il fatto è che io non resisto più ho bisogno che lei mi dica anche le altre quartine. lo mi trovo nella condizione di un assetato che, da quindici giorni, cento volte al giorno, sente appressarsi alla bocca un bicchiere colmo d'acqua. Quando sta per tuffarvi le labbra, ecco che il bicchiere si allontana. Se c'è da pagare pago, ma mi aiuti.
Trovai il foglio sulla scrivania della Pasionaria.
Il signore si gettò avidamente sul foglio: poi copiò le altre quartine e se ne andò felice.
- Lei mi salva la vita, - disse sorridendo.
La sera della vigilia di Natale passai dal fornaio, e il brav'uomo sospirò.
- E un pasticcio, - disse. - Siamo ancora all'« emporio generale». La bambina non riesce a impararla questa benedetta poesia. Non so come se la caverà stasera. Ad ogni modo è finita! - si rallegrò.
Margherita, la sera della vigilia, era triste e sconsolata.
Ci ponemmo a tavola, io trovai le regolamentari letterine sotto il piatto. Poi venne il momento solenne.
- Credo che Albertino debba dirti qualcosa - mi comunicò Margherita.
Albertino non fece neanche in tempo a cominciare i convenevoli di ogni bimbo timido: la Pasionaria era già ritta in piedi sulla sedia e già aveva attaccato decisamente:
- «O Angeli del Cielo - che in questa notte santa - stendete d'oro un velo - sul popolo festante ... ».
Attaccò decisa, attaccò proditoriamente, biecamente vilmente e recitò, tutta d'un fiato, la poesia di Albertino.
- E' la mia! - singhiozzò l'infelice correndo a nascondersi nella camera da letto.
Margherita, che era rimasta sgomenta, si riscosse, si protese sulla tavola verso la Pasionaria e la guardò negli occhi.
- Caina - urlò Margherita.
Ma la pasionaria non si scompose e sostenne quello sguardo. solo quattro anni, ma c'erano in lei Lucrezia Borgia, la madre dei Gracchi, Mata Hari, George Sand, la Du Barry, il ratto delle Sabine e le Sorelle Karamazoff.
Intanto Abele, dopo averci ripensato sopra, aveva cessato l'agitazione. Rientrò Albertino, fece l'inchino e declamò la poesia che avrebbe dovuto imparare la Pasionaria.
Margherita allora si mise a piangere e disse che quei due bambini erano la sua consolazione.
La mattina un sacco di gente venne a felicitarsi, e tutti assicuravano che colpi di scena così, non ne avevano mai visti neanche nei più celebri romanzi gialli.
Guya
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