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Gioco di specchi

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Messaggio Da tessa Ven 15 Nov 2013, 17:23

Caro Rossoverde,
io credo che tu debba essere piu' ottimista, io sono vissuta  sempre con Berlusconi e non sai quanto ho sofferto. Ho visto la Carfagna aggredire la prof. Signorelli, ho sentito Lupi dare della deficiente alla Prof Roberta de Monticelli, l'idiozia dei vari Brunetta,Bernini, etc e' senza fine,- buoni per il manicomio-  e anche quella di Repubblica  che da 7 giorni ci parla dei falchetti salva-Silvio, detti anche santanchini( mah ), poi c'e' l'esercito salva-Silvio, siamo circondati dall'idiozia piu' totale e ti pare poco liberarsi di Berlusconi? Io finche' non vedo questa decadenza non ci credo,ho acceso un attimo la TV e vedo che la notizia piu' importante e' Silvio che dice "Chi mi ama mi segua, o con me o contro di me   " e questo lo dice uno che sta per finire in galera tra 20 giorni e ancora non si toglie dalle palle, che faccia tosta, ora prendo il bus e vado a strepitare anch'io davanti a Palazzo Grazioli, a dire che non ce la faccio piu', gli tiro un gatto morto.
Per quanto riguarda le spiagge non saranno mai vendute, che facciano abbastanza schifo lo ammetto, ma battigia, spiaggia etc non si toccano. C'e' pero' chi si batte per tutelare il paesaggio, come e' scritto, io ricordo nel sud della Sardegna, nell' isola di S.Pietro o di Carloforte, di aver visto in una caletta una costruzione orrenda, un hotel a 3 metri dal mare di 20 piani, non ricordo il nome della caletta, io fuggii inorridita, e seppi che ci fu una lotta violenta da parte degli ambientalisti e l'albergo fu demolito, infatti 2 anni fa non c'era piu'.
Pare che il prossimo anno vincera' il PD in Sardegna e che fermera' questa colata di cemento approvata da Cappellacci.
Il Salento e' bellissimo e io penso che gli Italiani si batteranno per le loro spiagge.
Scusa, anche il PD si deve muover su un terreno minato , io dico che ce la stiamo facendo, sono anch'io una del PD, anche se altri non lo credono, chissa' perche'.
Un po' piu' di ottimismo
Un abbraccio.P.S. ora ricordo ,il nome di questa caletta e' proprio "La Caletta". Puoi verificare sul web. Baci

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Messaggio Da tessa Ven 15 Nov 2013, 17:35

Grande Cireno, dopo aver letto meglio il "manifesto di Civati " non lo voto piu' perche' non conosce l'uso della lingua italiana. Ascoltantolo mi aveva colpito , ma leggendo questo manifesto sono rimasta di sasso, ma e' mai andato a scuola?"
Dunque, scrive (si fa per dire) Civati... "Un posto cui si arriva..." ma va, va, questo basta a mettere 4 a un tema, non conosce la differenza tra dativo (o complemento di termine) e complemento di moto a luogo, solo col dativo posso omettere la preposizione "a" davanti al pronome "cui".
Doveva scrivere :"un posto in cui si arriva...etc"
Qua l'unica cosa e' andare dove abita e prenderlo a scappellotti e dirgli di studiare un po' che fa proprio schifo...
Io voto Cuperlo
Un abbraccio ,grande Cireno

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Messaggio Da tessa Ven 15 Nov 2013, 17:43

errata corrige, mi ero distratta, qua mi distraggono sempre.
Dunque ha scritto
"Un posto a cui si arriva"... Non va bene, c'e' la preposizione ma  e' un complemento di moto a luogo, meglio "Un poi in cui si arriva", sempre sbagliato e'. Che casino qua dentro
ciao, un abbraccio meglio IN che non A. In tutti i modi deve studiare, tutte le virgole sbagliate, non lo voto piu'.
Questa casa e' la casa dei balocchi, non si ha pace

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Messaggio Da cireno Ven 15 Nov 2013, 21:19

Io vorrei un segretario del PD che parlasse come faceva il grande Di Vittorio, che tu non ricordi, probabilmente, ma che insomma con la grammatica non si era certo sposato.. Oppure un segretario che scrivesse come scriveva mio nonno, prima commerciale. Io non credo che Umberto Eco potrebbe essere un buon segretario per il PD, e questo perchè non credo sia necessario saper scrivere come Carlo Emilio Gadda per poter essere buoni politici. Inoltre non credo che sia stato Civati di suo pugno a scrivere quel testo. E comunque a mio modesto giudizio si potrebbe scrivere "un posto a cui si arriva" così come "un posto in cui si arriva" . E te lo dice uno che quando parla dice sempre "a me mi piace" per scandalizzare i cultori della lingua italiana ma anche perchè mi piace dirlo, quindi non farmi caso però cambia opinione su Civati
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Messaggio Da einrix Ven 15 Nov 2013, 21:39

Vedi, caro rossoverde, non è che il PD non sappia cosa fare. E' come pretendere che la Gioconda saluti tutti i suoi visitatori al Louvre. Il Partito in se è un insieme di persone con intenti e progetti comuni, ma solo in senso generale; poi ognuno, nel partito, nell'ambito di quel senso generale ha idee proprie che porta avanti. Naturalmente prevalgono le idee e gli intenti che hanno più gambe e che riescono a farsi strada, con il metodo del confronto democratico. Insomma, il partito è solo un Ente che rappresenta le persone che vi aderiscono; non è lui che deve o non deve avere le idee, ma le persone che vi aderiscono. Tu dici che non ci sono idee, ma io sono sicuro che ce ne siano moltissime, semmai non tutte valide, ma questo è l'oggetto di ogni dibattito, anche qui da noi.
Se è così, anche io ho delle idee per come si deve sviluppare la società, ma me ne guardo bene dal gridare "Roma o morte", e lo stesso vale per quell'altro mezzo milione di pensionati, lavoratori, bottegai, impiegati, casalinghe, soldati, giovani e vecchi, che aderiscono al PD, ma anche agli altri partiti.
Semmai, si potrebbe osservare che la composizione sociale (tra i partiti maggiori) del PdL e del PD, è quasi la stessa, mentre l'unica novità è la composizione sociale del M5S, tagliata su disoccupati, precari e giovani. E ciò ci porterebbe a diverse congetture, tra le quali ne spiccano alcune: « come fanno Lor Signori a mantenere una certa influenza nella società» e la risposta potrebbe essere:« coltivando le ideologie per partiti di sinistra e di destra tanto per tener diviso ed occupato il popolo». In fondo loro hanno bisogno di poco per mantenere intatto quello spazio vitale che li fa vivere come Dei tra gli uomini. Forse esce dal loro novero proprio quei giovani disoccupati o precari, che però essendo una minoranza, e senza sbocchi - specie i disoccupati - possono essere gestiti per produrre confusione ed instabilità qual'è quella che abbiamo vissuto nel Paese ed in Parlamento durante e dopo queste ultime elezioni politiche.
Ma torniamo alle idee per risolvere la crisi. Una delle difficoltà è di trasformare l'aumento della produttività del lavoro in felicità, non in altri beni da acquistare per tenere alto il mercato. Dirlo è facile, difficile è farlo. Come minimo devi far arrivare a quei "consumi asintoto", tutti, anche gli ultimi di questa società, e poi, da quel momento si può vedere come mantenere con la riduzione dell'orario del lavoro la giusta quantità di produzione. Non è una rivoluzione, ma cambia gli equilibri di molte famiglie.
Lo puoi fare in un sistema chiuso, nella provincia di Biancaneve, ma non lo puoi fare in un paese che è aperto all'Europa e che a sua volta è aperto al Mondo.
Basta poco per mandare all'aria quel difficile equilibrio. Oggi è proprio questa equazione che non si riesce ad avviare a soluzione. Anche gli iscritti al PD si dibattono in queste difficoltà, ma non dimeno lo fanno i disoccupati, i precari ed i giovani del M5S, stando alle ultime notizie che ci vengono da quella banda.
In questo mondo scolarizzato e tecnologgizzato non concepisco la condizione: disoccupato. Se fossi in età da lavoro non sarei disoccupato, a costo di andare a scavare buche per le sabbiature, sulla spiaggia libera, oppure imparerei il cinese e me ne andrei in Cina. Ti hanno dato una educazione ed una preparazione professionale e tu che fai, aspetti che qualcuno ti dia un lavoro? E quel qualcuno è un parente, un amico, una istituzione statale o un imprenditore? Insomma, è un posto che per forza ci deve essere, perché se non c'è è colpa dello Stato? Ma se lo Stato deve fare proprio tutto, poi si finisce di vivere una vita preordinata com'è per le lattine di coca cola, che appena metti l'euro e mezzo nella macchinetta scendono per compier il loro destino. E tutto quello che ci hanno insegnato sulla libertà, sulla capacità di determinare il nostro futuro è solo una balla, perché le scelte le fanno solo gli altri, anzi, pretendiamo che le facciano solo gli altri: siamo stati messi al mondo, dobbiamo avere un posto dove stare, dove lavorare, dopo aver studiato per imparare ad essere proprio quello che è il nostro destino - questo programma individuale personalizzato per il futuro di ogni essere. Insomma, quasi dei robot, che si lamentano se non lavorano, o se lavorano i modo non appropriato alle loro mansioni, non degli uomini.
Se non hai capito, Rossoverde, non fa nulla, sono cose complesse, eppoi quando accadono, nessuno se ne accorge, come per il Welfare che per i giovani pare sia sempre esistito, o come le 40 ore che trovammo negli anni settanta nelle fabbriche dove andammo  a lavorare.
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Messaggio Da Rom Sab 16 Nov 2013, 08:09

cireno ha scritto:Io vorrei un segretario del PD che parlasse come faceva il grande Di Vittorio, che tu non ricordi, probabilmente, ma che insomma con la grammatica non si era certo sposato.. Oppure un segretario che scrivesse come scriveva mio nonno, prima commerciale.
... E comunque a mio modesto giudizio si potrebbe scrivere "un posto a cui si arriva" così come "un posto in cui si arriva" .
Altri tempi, altra gente, altro contesto: comizi e fatti, raccontati da giornalisti capaci di rendere epico ogni avvenimento, in un periodo nel quale ogni grande parola si rifletteva in tutte le piccole cose d'ogni giono, e ogni piccolo gesto si amplificava in una metafora del mondo. Una guerra come quella che c'era appena stata aveva lasciato un palcoscenico vuoto da riempire e un copione fitto di speranze da mettere in scena.
Erano, però, anche i tempi nei quali i militanti operai del PCI si vantavano - non senza qualche ingenua ironia - di un "Togliatti che sapeva di greco e di latino", mentre amavano quel Di Vittorio che tu hai ricordato, così diverso.

Oggi nella sinistra (?) non ci sono né l'uno né l'altro, perché la società e gli antefatti non ne producono più i tipi. E, se pure per qualche pertugio della storia personggi del genere arrivassero alla ribalta, non avrebbero copioni da rappresentare, e soprattutto non avrebbero un pubblico disposto a riconoscersi in loro.
E poi: credi davvero che un Di Vittorio, un De Gaulle, una Sarah Bernardt, un Oscar Wilde, Giulio Cesare o Gengis Khan sarebbero in grado di reggere ai primi piani odontoiatrici della TV, alla tonnara del pettegolezzo twittato e bloggato?
"Col tuo mal di testa uccideresti un poeta", diceva una canzone. Un'istruzione senza cultura fa anche peggio.
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Messaggio Da einrix Sab 16 Nov 2013, 11:47

E' proprio quello che indichi tu, il punto, Rom: la finzione soverchia la realtà, l'opinione mette all'angolo la verità, sempre così difficile da intravvedere nei fatti e nelle cose. E nel caleidoscopio dell'informazione, solo i maghi riescono ad essere mirabolanti, e tutti gli altri, quelli per cui un boccale di birra è un boccale di birra, ed un sigaro, un sigaro, sono tagliati fuori.
 
Tu hai citato Cesare, e proprio questa mattina presto, nel dormiveglia, pensavo ad Alfano come a Bruto, ed alla commedia di un tempo come alla farsa di oggi. Ma in fondo i fondamenti ci sono tutti, e la crisi della nostra democrazia assomiglia tanto alla crisi della repubblica di allora. In qualche modo, quel plebiscito telecomandato dai mezzi di informazione e dalla ideologia anticomunista, hanno incoronato un Cesare-Berlusconi che troppo presto, per nostra fortuna, è diventato un Caligola. Se poi si volesse continuare in questo gioco di similitudini c'è tempo  di scoprire chi sarà l'Antonio-Letta e se un Renzi  prenderà il viatico di un Ottaviano e della restaurazione della forma imperiale di governo.
 
Per ora è l'Europa neo-Carolingia che ci mette al riparo da queste evoluzioni troppo volte speriementate, al prezzo di quel vassallaggio che con il controllo dei nostri conti, ci lega ai signori franco-germanici dell'aristocrazia del Lavoro.
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Messaggio Da Rossoverde Sab 16 Nov 2013, 13:14

einrix ha scritto:Vedi, caro rossoverde, non è che il PD non sappia cosa fare. E' come pretendere che la Gioconda saluti tutti i suoi visitatori al Louvre. Il Partito in se è un insieme di persone con intenti e progetti comuni, ma solo in senso generale; poi ognuno, nel partito, nell'ambito di quel senso generale ha idee proprie che porta avanti. Naturalmente prevalgono le idee e gli intenti che hanno più gambe e che riescono a farsi strada, con il metodo del confronto democratico. Insomma, il partito è solo un Ente che rappresenta le persone che vi aderiscono; non è lui che deve o non deve avere le idee, ma le persone che vi aderiscono. Tu dici che non ci sono idee, ma io sono sicuro che ce ne siano moltissime, semmai non tutte valide, ma questo è l'oggetto di ogni dibattito, anche qui da noi.
Se è così, anche io ho delle idee per come si deve sviluppare la società, ma me ne guardo bene dal gridare "Roma o morte", e lo stesso vale per quell'altro mezzo milione di pensionati, lavoratori, bottegai, impiegati, casalinghe, soldati, giovani e vecchi, che aderiscono al PD, ma anche agli altri partiti.
Semmai, si potrebbe osservare che la composizione sociale (tra i partiti maggiori) del PdL e del PD, è quasi la stessa, mentre l'unica novità è la composizione sociale del M5S, tagliata su disoccupati, precari e giovani. E ciò ci porterebbe a diverse congetture, tra le quali ne spiccano alcune: « come fanno Lor Signori a mantenere una certa influenza nella società» e la risposta potrebbe essere:« coltivando le ideologie per partiti di sinistra e di destra tanto per tener diviso ed occupato il popolo». In fondo loro hanno bisogno di poco per mantenere intatto quello spazio vitale che li fa vivere come Dei tra gli uomini. Forse esce dal loro novero proprio quei giovani disoccupati o precari, che però essendo una minoranza, e senza sbocchi - specie i disoccupati - possono essere gestiti per produrre confusione ed instabilità qual'è quella che abbiamo vissuto nel Paese ed in Parlamento durante e dopo queste ultime elezioni politiche.
Ma torniamo alle idee per risolvere la crisi. Una delle difficoltà è di trasformare l'aumento della produttività del lavoro in felicità, non in altri beni da acquistare per tenere alto il mercato. Dirlo è facile, difficile è farlo. Come minimo devi far arrivare a quei "consumi asintoto", tutti, anche gli ultimi di questa società, e poi, da quel momento si può vedere come mantenere con la riduzione dell'orario del lavoro la giusta quantità di produzione. Non è una rivoluzione, ma cambia gli equilibri di molte famiglie.
Lo puoi fare in un sistema chiuso, nella provincia di Biancaneve, ma non lo puoi fare in un paese che è aperto all'Europa e che a sua volta è aperto al Mondo.
Basta poco per mandare all'aria quel difficile equilibrio. Oggi è proprio questa equazione che non si riesce ad avviare a soluzione. Anche gli iscritti al PD si dibattono in queste difficoltà, ma non dimeno lo fanno i disoccupati, i precari ed i giovani del M5S, stando alle ultime notizie che ci vengono da quella banda.
In questo mondo scolarizzato e tecnologgizzato non concepisco la condizione: disoccupato. Se fossi in età da lavoro non sarei disoccupato, a costo di andare a scavare buche per le sabbiature, sulla spiaggia libera, oppure imparerei il cinese e me ne andrei in Cina. Ti hanno dato una educazione ed una preparazione professionale e tu che fai, aspetti che qualcuno ti dia un lavoro? E quel qualcuno è un parente, un amico, una istituzione statale o un imprenditore? Insomma, è un posto che per forza ci deve essere, perché se non c'è è colpa dello Stato? Ma se lo Stato deve fare proprio tutto, poi si finisce di vivere una vita preordinata com'è per le lattine di coca cola, che appena metti l'euro e mezzo nella macchinetta scendono per compier il loro destino. E tutto quello che ci hanno insegnato sulla libertà, sulla capacità di determinare il nostro futuro è solo una balla, perché le scelte le fanno solo gli altri, anzi, pretendiamo che le facciano solo gli altri: siamo stati messi al mondo, dobbiamo avere un posto dove stare, dove lavorare, dopo aver studiato per imparare ad essere proprio quello che è il nostro destino - questo programma individuale personalizzato per il futuro di ogni essere. Insomma, quasi dei robot, che si lamentano se non lavorano, o se lavorano i modo non appropriato alle loro mansioni, non degli uomini.
Se non hai capito, Rossoverde, non fa nulla, sono cose complesse, eppoi quando accadono, nessuno se ne accorge, come per il Welfare che per i giovani pare sia sempre esistito, o come le 40 ore che trovammo negli anni settanta nelle fabbriche dove andammo  a lavorare.
Caro Einirix,  hai fatto un romanzo che mi ricorda un mio vecchio sindaco democristiano tutte le volte che mi andavo a lamentare, che ti devo dire sono cose capibilissime solo che partono da un punto di vista diverso , come si diceva una volta se la Dc non fosse un partito di ladri sarebbe un buon partito? la risposta era no, come vedi niente è cambiato, è solo peggiorato il partito che doveva fare l'opposizione al Pd.
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Messaggio Da Rossoverde Sab 16 Nov 2013, 13:21

tessa ha scritto:Caro Rossoverde,
io credo che tu debba essere piu' ottimista, io sono vissuta  sempre con Berlusconi e non sai quanto ho sofferto. Ho visto la Carfagna aggredire la prof. Signorelli, ho sentito Lupi dare della deficiente alla Prof Roberta de Monticelli, l'idiozia dei vari Brunetta,Bernini, etc e' senza fine,- buoni per il manicomio-  e anche quella di Repubblica  che da 7 giorni ci parla dei falchetti salva-Silvio, detti anche santanchini( mah ), poi c'e' l'esercito salva-Silvio, siamo circondati dall'idiozia piu' totale e ti pare poco liberarsi di Berlusconi? Io finche' non vedo questa decadenza non ci credo,ho acceso un attimo la TV e vedo che la notizia piu' importante e' Silvio che dice "Chi mi ama mi segua, o con me o contro di me   " e questo lo dice uno che sta per finire in galera tra 20 giorni e ancora non si toglie dalle palle, che faccia tosta, ora prendo il bus e vado a strepitare anch'io davanti a Palazzo Grazioli, a dire che non ce la faccio piu', gli tiro un gatto morto.
Per quanto riguarda le spiagge non saranno mai vendute, che facciano abbastanza schifo lo ammetto, ma battigia, spiaggia etc non si toccano. C'e' pero' chi si batte per tutelare il paesaggio, come e' scritto, io ricordo nel sud della Sardegna, nell' isola di S.Pietro o di Carloforte, di aver visto in una caletta una costruzione orrenda, un hotel a 3 metri dal mare di 20 piani, non ricordo il nome della caletta, io fuggii inorridita, e seppi che ci fu una lotta violenta da parte degli ambientalisti e l'albergo fu demolito, infatti 2 anni fa non c'era piu'.
Pare che il prossimo anno vincera' il PD in Sardegna e che fermera' questa colata di cemento approvata da Cappellacci.
Il Salento e' bellissimo e io penso che gli Italiani si batteranno per le loro spiagge.
Scusa, anche il PD si deve muover su un terreno minato , io dico che ce la stiamo facendo, sono anch'io una del PD, anche se altri non lo credono, chissa' perche'.
Un po' piu' di ottimismo
Un abbraccio.P.S. ora ricordo ,il nome di questa caletta e' proprio "La Caletta". Puoi verificare sul web. Baci
Cara Tessa , lo so d'essere un inguaribile pessimista del resto lo sono sempre stato, ormai mi ci sono talmente abituato che non ci faccio più caso, mi riesce persino difficile sorridere anche quando ascolto qualche barzelletta, del resto sto molto bene con il mio pessimismo di fondo, almeno mi permette di non disilludermi. Di Berlusconi a me non me ne fotter niente, Berlusconi è un prodotto del Pd, Berlusconi non era nemmeno eleggibile per una legge del1957, deve ringraziare chi lo ha reso eleggibile e sappiamo tutti chi è, piuttosto di chi sono, ti saluto devo andare.
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Messaggio Da tessa Sab 16 Nov 2013, 17:07

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Messaggio Da tessa Sab 16 Nov 2013, 17:20

Scusa, grande Cireno, mi hanno staccato la corrente, ora ricomincio, non mi lasciano giocare in pace.
Dunque la grammatica non ci spiega quale preposizione usare ma le nostre letture frequenti abituano l'orecchio all'uso di quella o di quell'altra preposizione.
Non si puo' dire "il luogo A cui si arriva " ma il "luogo IN cui si arriva", non si dice "la meta agognata IN cui si giunge", ma "la meta agognata A cui si giunge, o solo Cui si giunge, e' un dativo", io un errore cosi' grosso l' avrei segnato col blu perche' una persona che scrive cosi' non legge, non conosce l'uso della lingua italiana.
Scrivere "a me mi" non e' errato, e' un pleonasmo, va bene. Vediamo Manzoni che usa moltissimi anacoluti , zeugmi, pleonasmi e nessuno ha mai avuto niente da ridire.
Di Vittorio lo conosco perche' 2 anni fa hanno fatto una fiction in TV.
Le parole sono importanti perche' con le parole si costruiscono i pensieri.
Un abbraccio

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Messaggio Da tessa Sab 16 Nov 2013, 17:39

Caro Einrix

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Messaggio Da tessa Sab 16 Nov 2013, 17:53

Scusami , caro Einrix, qua e' un casino, i miei cari amici mi ballano attorno come le streghe con le scope, mi battono i tasti, scusa.
Io non ho capito molto di quello che hai scritto, ti svegli al mattino dopo aver sognato Bruto, mamma mia, ma il Brutus non e' una commedia, e'  un'orazione di Cicerone , e poi e'  il personaggio di una tragedia di Shakespeare, come saprai il Julius Caesar.
Ma nonostante tutto io credo che l'Italia sia sempre uno "ktema  eis aei", una conquista eterna, come diceva Polibio, e ho fiducia che l'Italia ce la fara'.
Scusa le interruzioni
un abbraccio

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Messaggio Da tessa Sab 16 Nov 2013, 18:13

Bravo, la tua prosa e' proprio diafana e cristallina, per questo mi sono innamorata di te, anche se non te ne importa un bel nulla.
Dunque che bella proposizione :"Un periodo nel quale ogni grande parola si rifletteva in tutte le piccole cose di ogni giorno, e ogni piccolo gesto si amplificava in una metafora del mondo"... bello, scrivi meglio di Conrad, complimenti,
un bacio, e il resto, magari...

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Messaggio Da tessa Sab 16 Nov 2013, 18:15

e' una risposta per Rom, gli ho detto che scrive meglio di Conrad, ma lui lo sa...

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Messaggio Da tessa Sab 16 Nov 2013, 18:17

Caro Rossoverde, un po' di ottimismo, coraggio,
un abbraccio

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Messaggio Da Arzak Sab 16 Nov 2013, 18:17

La confusionaria pedanteria di Tessa è talmente stimolante da indurmi a riprendere la tastiera, forse perché vi vedo un'eco sbiadita della mia. 
Circa le preposizioni da usare nel moto a luogo sarei quindi ancora più pignolo. Ma credo più corretto, se volete seguire il ragionamento. 
Invece di rifarsi ad una teoria del tutto opinabile, vista la fluidità dea lingua italiana, preferisco adottare il metodo deduttivo, passando dagli esempi alla teoria che dovrebbe sovrintendere alla loro applicazione. E dunque: 


Vado A Roma. 
Vado IN america. 
Vado A casa. 
Vado IN pizzeria. 
Ma anche 
vado IN casa, se ad es. mi trovo nel giardino. 
Il luogo IN cui si arriva, ma anche 
la località A cui si arriva. 
Il posto IN cui arrivo, 
la zona A cui accedo. 


Così a prima vista sembra non esista altra regola se non l'uso consacrato dalla lingua parlata. Ma a guardar bene, specialmente nell'esempio della casa, la preposizione IN sembra indicare il moto verso un luogo più specificato, circoscritto. Teoria subito però contraddetta dall'esempio Roma e America. 
In sostanza, l'unica regola è che davvero non esistono regole. Ma l'unica certezza è che Civati, questo sì, ha scritto una castroneria.
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Messaggio Da einrix Sab 16 Nov 2013, 19:30

Cara Tessa, la notte dormo, ma capita talvolta che mi svegli spinto dal bisogno. Poi, se mi lascio prendere la mente dai pensieri, è difficile che riesca a liberarmene nel tempo che la testa impiega a riaccostarsi al cuscino, come mi capitava da giovane. Di solito mi ci vuole tempo, e quando la calma non arriva in tempi ragionevoli provo con qualche lettura soporifera, quel tanto che basta per cambiare pensieri ed evitare di dover supplicare Hypnos d'addormentarmi.
 
Questa mattina ero rilassato e tranquillo in quella fase beata e soporifera del dormiveglia quando iniziai a sognare Cesare, riflettendo su quanto fosse bravo e determinato nel combattere i suoi nemici.
Per quelle associazioni di idee che scattano all'improvviso, ho collegato Cesare a Berlusconi, per quell'essere andati a conquistarsi la propria forza in Gallia - solo Cisalpina quest'ultimo - e nell'aver dovuto entrambi varcare il Rubicone, per non perdere a Roma quanto a loro modo avevano saputo conquistare altrove.
 
Saltando il periodo della dittatura, che per Cesare - su Roma - durò un lustro (dal 49 al 44), e che per Berlusconi - sul partito  - dura ormai da più di un ventennio,  per entrambi si è giunti all'epilogo, l'uno assassinato da Bruto e l'altro, abbandonato da Alfano, entrambi spinti - per loro dichiarazione - da quel bene superiore che è la Patria.
 
Non è che Berlusconi sia stato ucciso fisicamente, ma se si considerano le numerose condanne penali che si prospettano nel suo futuro, oltre quelle che ha dovuto subire in questi ultimi mesi, si può ben dire che anche per lui sia giunto l'epilogo.
 
La sua fine non sarà certo anche della destra ideologica del nostro paese, ma questa dovrà darsi un nuovo assetto di partito contendibile, ed affidarsi ad una nuova leadership che sappia meritare quel ruolo.
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Messaggio Da cireno Dom 17 Nov 2013, 12:28

Arzak ha scritto:La confusionaria pedanteria di Tessa è talmente stimolante da indurmi a riprendere la tastiera, forse perché vi vedo un'eco sbiadita della mia. 
Circa le preposizioni da usare nel moto a luogo sarei quindi ancora più pignolo. Ma credo più corretto, se volete seguire il ragionamento. 
Invece di rifarsi ad una teoria del tutto opinabile, vista la fluidità dea lingua italiana, preferisco adottare il metodo deduttivo, passando dagli esempi alla teoria che dovrebbe sovrintendere alla loro applicazione. E dunque: 


Vado A Roma. 
Vado IN america. 
Vado A casa. 
Vado IN pizzeria. 
Ma anche 
vado IN casa, se ad es. mi trovo nel giardino. 
Il luogo IN cui si arriva, ma anche 
la località A cui si arriva. 
Il posto IN cui arrivo, 
la zona A cui accedo. 


Così a prima vista sembra non esista altra regola se non l'uso consacrato dalla lingua parlata. Ma a guardar bene, specialmente nell'esempio della casa, la preposizione IN sembra indicare il moto verso un luogo più specificato, circoscritto. Teoria subito però contraddetta dall'esempio Roma e America. 
In sostanza, l'unica regola è che davvero non esistono regole. Ma l'unica certezza è che Civati, questo sì, ha scritto una castroneria.
Civati ha scritto...Civati ha scritto...e un bel chissen....a me interessa quello che Civati dice e pensa, non ho pretese che scriva un romanzo o un trattato di filosofia. 
VotaCivatiVotaCivatiVotaCivatiVotaCivatiVotaCivatiVotaCivatiVotaCivatiVotaCivatiVotaCivatiVotaCivatiVotaCivatiVotaCivatiVotaCivatiVotaCivatiVotaCivatiVotaCivatiVotaCivatiVotaCivatiVotaCivatiVotaCivatiVotaCivatiVotaCivatiVotaCivatiVotaCivatiVotaCivatiVotaCivatiVotaCivatiVotaCivatiVotaCivatiVotaCivatiVotaCivatiVotaCivati
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Messaggio Da Tarzan Dom 17 Nov 2013, 14:16

Giuseppe Civati ha scritto:Siccome per la serie “gli argomenti più stupidi del mondo” il Pd dice di non poter ‘sfiduciare’ il ministro Cancellieri perché non si può votare la mozione del M5s, segnalo che ne possiamo presentare una noi. Martedì presenterò un testo all’assemblea del gruppo. Così la smettiamo con l’ipocrisia di chi parla di motivi di opportunità politica senza fare nulla di concreto. Non se ne può più.
Il problema, e a  quanto pare se ne sta occupando anch la magistratura inquirente, non è tanto se abbia fatto o no altre segnalazioni, che già un ministro che segnala alcuni sì e altri no è un fatto un po' inquietante, che siano uno o 100, visto che i casi simili sono migliaia. Ma se si sia "dimenticata" di dire qualcosa sui rappoti con i Ligresti quando è stata interrogata dai magistrati. Perchè, se così fosse, la reticenza o l'omissione  sono anche  reati e non sarebbe più in discussione solo l'inopportunità politica.
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Messaggio Da einrix Dom 17 Nov 2013, 15:44

In questa vicenda vedo solo la speculazione di Civati, che a questo punto mi sembra proprio uno di quei centouno che hanno tradito la fiducia di Bersani. Se fa una mozione personale per cacciare il ministro, io chiedo che caccino lui.
Quelle sono cose che si discutono assieme. Un partito con troppi centounisti non va da nessuna parte.

Che la magistratura faccia il suo dovere. Poi quando avrà terminato l'istruttoria, prenderemo le dovute decisione
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Messaggio Da tessa Dom 17 Nov 2013, 18:17

Confusionario e pedante sarai tu.
Si dice la meta A cui sono giunto e il luogo IN cui si arriva.
Poi  la grammatica  non ci dice come usare le varie preposizioni, impariamo leggendo e studiando.
Stamane mi sono accorta che Civati non sa scrivere per niente.
Ciao

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Messaggio Da tessa Dom 17 Nov 2013, 18:35

Grande Cireno, un attimo, dunque stamane facendo colazione leggevo Repubblica e mi sono andati storti lo yogurt, la soia, tutto.
Allora su Repubblica, a pag.12 ,in prima colonna  Civati dice:" Bene,allora presentiamone una nostra (di mozione).
TUTTI I CANDIDATI ALLA SEGRETERIA ORAMAI SIAMO D'ACCORDO.. perche' Cancellieri faccia un passo indietro...etc...
Ma ti rendi conto? Non conosce il soggetto, il predicato,l'analisi logica e grammaticale, niente, doveva scrivere :"TUTTI NOI,I CANDIDATI ALLA SEGRETERIA, ORAMAI SIAMO D'ACCORDO...etc.
Io sono rimasta orripilata,concorda il verbo considerando soggetto un aggettivo quantitativo, non mette noi che e' il 
pronome, che qui si usa con valore predicativo, e la concordanza del verbo e' col pronome, e lui concorda il verbo con l'aggettivo quantitativo,non sa cos'e' una proposizione relativa, BASTA, questi errori non si fanno manco in 5a elementare, e' un tema da 2, io sto con Cuperlo, non si puo' fare altro.
Un abbraccio
P.S.. dai Arzak, dimmi che sono confusionaria e pedante, ora diamo il PD in mano a questo che non sa ne' scrivere e ne' leggere

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Messaggio Da tessa Dom 17 Nov 2013, 19:07

Caro Einrix, mi dispiace che tu non dorma bene, neanche io a volte dormo bene perche' soffro di forti mal di testa perche' sai, come dice Arzak, sono pedante,... etc e allora rimugino e mi vengono le crisi emicraniche, pero' in genere dormo.
Non sono mai riuscita a considerare Cesare come un dittatore ma come un grande letterato, ricordo il gioiello che tutti studiammo , il "De bello gallico" noto universalmente per sobrieta' e perfezione linguistica.
E' stato un grande conquistatore e come Alessandro ha diffuso nel mondo la cultura, ha dato impulso alla fondazione delle biblioteche. In realta' e' stato anche un tiranno ma non riesco a considerarlo tale.
Il paragone che fai con Berlusconi mi sembra un po' improprio, Cesare ha diffuso la cultura romana nel mondo antico,Berlusconi voleva cancellare la cultura (di sinistra),bruciare libri e vocabolari , ammazzare i premi Nobel,  e bruciare al rogo gli scienziati del Cern etc.
Quando ero ragazzina mi commuovevo passando davanti al Carcere Mamertino perche' ivi fu condotto Vercingetorige, bellissimo, dicono, a languire in catene, pero' un po' ero contenta perche' Roma era grande, fu culla di ogni civilta'.
Cio' che dici su Civati e'esatto, uno ignorante come una rapa vuole la mozione di sfiducia, attenda la magistratura, e' certamente uno dei 101 traditori.
Un abbraccio.
Ora ti consiglio una lettura soporifera "Che cos'e' la metafisica" di Martin Heidegger, con me funziona sempre.

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Messaggio Da Arzak Dom 17 Nov 2013, 22:01

tessa ha scritto:Confusionario e pedante sarai tu.
Si dice la meta A cui sono giunto e il luogo IN cui si arriva.
Vado AL ristorante. Vado IN pizzeria. Vedi differenze? E se il locale è assieme ristorante e pizzeria vado DA Gennaro. Vedi tu come le tue certezze crollano, assieme alle fantomatiche regole della lingua italiana.
La barzelletta della culla della civiltà poi erano decenni che non la sentivo. Vai a rivedere cos'era la verberatio, poi ne riparliamo.
P.S.. dai Arzak, dimmi che sono confusionaria e pedante, ora diamo il PD in mano a questo che non sa ne' scrivere e ne' leggere ha scritto:
Non insisto sulla confusione e sulla pedanteria, visto che fai tutto da sola. Confondere l'apostrofo con l'accento in una frase che critica la grammatica altrui è una perla meravigliosa di cui ti ringrazio.
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Messaggio Da einrix Dom 17 Nov 2013, 23:32

Rispondo a Tessa che scrive: «Ora ti consiglio una lettura soporifera "Che cos'e' la metafisica" di Martin Heidegger, con me funziona sempre».
 
L'ho letta, come tanti altri suoi incomprensibili libri. Mi correggo, incomprensibile - quasi come la fenomenologia dello spirito di Hegel - è solo l'Essere e il tempo. Tutti gli altri, in fondo, li ha scritti per sostenere gli insostenibili concetti di quel suo primo libro, e spesso li si possono pure condividere, mettendo da parte la sostenibillità del suo primo lavoro, che per fortuna ha contenuto in un libro soltanto.
 
Dopo Kant che la spiega a questo modo, scrivendo:
 

«La ragione umana, in una specie delle sue conoscenze, ha il destino particolare di essere tormentata da problemi che non può evitare, perché le son posti dalla natura della stessa ragione, ma dei quali non può trovare la soluzione, perché oltrepassano ogni potere della ragione umana. In tale imbarazzo cade senza sua colpa. Comincia con principi, l'uso dei quali nel corso dell'esperienza e inevitabile, ed e insieme sufficientemente verificato da essa. Con essi (come comporta la sua stessa natura) la ragione sale sempre più alto, a condizioni sempre più remote. Ma, accorgendosi che in tal modo il suo lavoro deve rimanere sempre incompiuto, perché i problemi non cessano mai d'incalzarla, si vede costretta a ricorrere a principi, che oltrepassano ogni possibile uso empirico e, ciò malgrado, paiono tanto poco sospetti che il senso comune sta in pieno accordo con essi. Se non che, per tal modo, incorre in oscurità e contraddizioni, dalle quali può bensì inferire che in fondo devono esservi in qualche parte errori nascosti, che pero non riesce a scoprire, perché quei principi, di cui si serve, uscendo fuori dei limiti di ogni esperienza, non riconoscono più una pietra di paragone dell'esperienza. Ora, il campo di queste lotte senza fine si chiama Metafisica».
 
Ti pare che qualcun altro ti possa spiegare meglio il significato della metafisica?
E infatti, come incomincia Heidegger il suo libro? Proprio con queste parole: «Che cosa è la metafisica? Dalla domanda ci si attende un discorso sulla metafisica. Noi vi rinunciamo e discutiamo invece una questione metafisica determinata». Eccetera.
Di Heidegger ho trovato interessante il libro sul Nichilismo Europeo.

 
Come soporifero-interessante ho trovato Gadamer in "Verità e metodo".
 
Per queste notti, mi resta da leggere la seconda metà di "Note per la letteratura", di Theodor Adorno. Anche lui come scrittore è pesantuccio, ma mi fa conoscere autori che per la limitatezza del tempo della mia vita, mi sono sconosciuti, come Balzac o Becket. Di Proust, che ho letto in tenera età -chissà perchè ne fossi attratto, forse il merito era di Albertine -  mi da una lettura interessante, quasi da spingermi a qualche rilettura.
 
Buona notte.
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Messaggio Da Rom Lun 18 Nov 2013, 01:20

Arzak ha scritto:Vado AL ristorante. Vado IN pizzeria. Vedi differenze? E se il locale è assieme ristorante e pizzeria vado DA Gennaro. Vedi tu come le tue certezze crollano, assieme alle fantomatiche regole della lingua italiana.
Come dicevo: l'istruzione senza cultura fa più danni dell'ignoranza.
Ma tu sai come la penso su un certo argomento, e dunque ho qualche resistenza a prendere sul serio la pedanteria - anche la pedanteria - che proviene da Roma-centro.

Naturalmente avete ragione sia tu che Cireno: chissenefrega della proprietà linguistica di Civati e l'uso delle preposizioni è estremamente duttile, e l'unica vera regola è quella dettata dal senso che chi scrive vuole dare alle proprie parole: a patto, ovviamente, che un'analoga sensibilità esista anche in chi legge, altrimenti è fatica sprecata.
Da ragazzino, alle medie e nei primi anni di liceo, ero un mostriciattolo sapientino, che metteva tutte le stramaledette virgole, i congiuntivi e i futuri anteriori incastonati alla perfezione.
Mi salvavo all'abiezione solo perché non ho mai avuto l'acne e perché, al di fuori dei momenti di scrittura, partecipavo a tutto ciò che rende la vita di un adolescente degna di essere vissuta, con una propensione al malaffare almeno pari a quello degli altri compagni.
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Messaggio Da einrix Lun 18 Nov 2013, 10:23

Non è bello fare errori di grammatica o di sintassi, e a me capita di frequente di impuntarmi su una doppia consonante , su un congiuntivo, sulla punteggiatura. E quell'«un-apostrofo» al maschile che una professoressa mi sottolineo col lapis e mano pesante, oltre mezzo secolo fa, mi riporta sempre un po il ricordo di quella piccola vergogna. Da allora sto molto attento quando uso l'apostrofo con un articolo indeterminativo, anche se ciò non basta ad evitare i tanti errori possibili. Il linguaggio non è pura forma, conta anche la sostanza. Se la forma è tanto sgangherata da non rendere conoscibile la sostanza, essa mortifica in primo luogo chi non riesce ad esprimere i propri concetti come vorrebbe, e poi, rendendo in forma talvolta oracolare quel che dice, può essere frainteso, quando non compreso. Essendoci un'arte retorica molto raffinata - che pur non dicendo nulla, spesso, viene molto apprezzata, come musica per l'orecchio, vi è pure chi si intenda di tale qualità oratoria e sappia apprezzarla; ed è possibile che ogni errore risuoni come una nota stonata. Per economia ho scelto di voler capire al di la della forma, cercando i segnali deboli del significato ovunque ve ne siano le tracce, perchè non sempre quella che appare una bella e scolpita verità lo è davvero. Credo che almeno qui si debba andare alla sostanza delle cose, perdonandoci quei difetti della forma che comunque non ne impediscano il riconoscimento, tanto è l'assillo dei problemi del mondo che ci spingono e ci trattengono in questo salotto buono della riflessione che conviene tener lontano dal bisticcio.
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Messaggio Da einrix Lun 18 Nov 2013, 10:51

Su Civati e sulla Cancellieri...
 
Mentre non trovo per nulla improprio o scorretto, il comportamento del ministro, e le sue buone parole, nel caso dell'amica finita in carcere, devo dire che si appanna la sua immagine, se si scopre che sia amico di una famiglia importante. Perché è facile che aleggi l'idea che una qualche forma di raccomandazione possa averla favorita - nella sua carriera amministrativa e politica - e ciò non è bello, specie se quella famiglia è inquisita per reati economico patrimoniali gravi.
Ma troverei altrettanto sgradevole chiedere le dimissioni per questo motivo, perché la cosa in se andava studiata prima di nominarla ministro, non dopo. E poi, perché del ministro conosciamo da tempo il suo corretto modo di operare, e quindi dobbiamo darle credito, fino a prova contraria, se ci dice che i suoi comportamenti sono stati corretti ed improntati a quella umanità che la sostiene nel dialogo con un carcerato che si trovi in grandi difficoltà.
 
Se così stanno le cose, allora ne discende immediatamente lo sciacallaggio di Civati, appoggiato da Renzi, e si nota pure quanto quei silenzi di Cuperlo nascondano o sensibilità d'animo o eccessiva timidezza, che in politica non sempre sono d'aiuto.
 
Mi preoccupa questa cosa che ormai si è spinta troppo avanti, e che potrebbe portare ad una decisione emotiva l'intera compagine parlamentare del PD, perché denoterebbe debolezza, non quella forza che invece chiedo alla politica del mio partito. Ed è grave che a favorire questa perdità di lucidità siano proprio quelli che chiedono di diventare segretari del partito.
Converrebbe che Cuperlo facesse questo mio discorso, piuttosto che accodarsi per prendere qualche voto malato al rischio di perderne altri sani.
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Messaggio Da einrix Lun 18 Nov 2013, 11:09

Terza notazione
In prima pagina D'Alema si tira fuori qualche sassolino dalla scarpa, e lo fa in modo che è difficile dargli torto:
«Matteo? Ignorante e superficiale. Vuole un partito acchiappatutto»
 
D'Alema usa lo sgarbo con gli sgarbati, e se gli da dell'ignorante, conoscendo Renzi, non è difficile crederlo, essendo quest'ultimo, più un prodotto della sua stessa propaganda che non il risultato di una crescita politica, ottenuta lottando per quei diritti ed in difesa dello stato noderno che vogliamo nella vasta area della sinistra, ma anche nel paese.
 
Se si leggono i vuoti documenti della Leopolda si scopre un mondo di valori razionati, piuttosto che razionali. Sta di fatto che in questo mondo di comunicazione permanente, vince la Star, chi è capace di promesse mirabolanti, e se poi nel momento della crisi dello stato democratico, la gente scarica sulla politica le proprie colpe, ecco che quell'idea di "rottamare" risulta vincente più di qualsiasi altro ragionamento.
 
Renzi, se verrà eletto segretario prima e Presidente del Consiglio poi (di quest'ultima evenienza ne dubito fortemente), resterà un Segretario o Presidente del Consiglio marchiato come ignorante e superficiale. Poiché questi sono tempi difficili, non sarà facile né per lui, né per altri, risollevare le sorti di questo paese, ciò che porterà alla conferma storica del fondamento di quella stroncatura. Anche se in tutto il resto del mondo vi fosse ripresa, non sarà certo per l'azione di un fanfulla come Renzi che l'Italia sarà salva, non tanto per il Renzi in se, ma per i tanti altri fanfulla che ci sono, dispersi nel Paese, a sostenere miraggi e miracoli, molto meno faticosi dei sacrifici che un tempo hanno fatto grande il nostro paese.
 
Il PD è anche questo, ed a ben rifletterci, è anche in quelle incoerenze la sua forza, specie in una democrazia furba ed immatura come la nostra. In fondo, non stiamo parlando di un partito, ma di un pezzo del paese. E l'altro pezzo è pure peggio.
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