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Messaggio Da einrix Sab 10 Ott 2015, 12:18

Politica e Tecnica Porto_Museu_29.12.2013

In estrema sintesi, per il governo della città ci vuole la politica e la tecnica insieme. Non sempre questi presupposti si trovano riuniti nella stessa persona o in un gruppo di persone. E allora come si fa?

prendo a pretesto questa notizia di Televideo che da lo spunto per qualche ragionamento.


10/10/2015 12:37
Berlusconi:"manager" per Roma e Milano
  12.37                                 
 Berlusconi:"manager" per  Roma e Milano
 "Milano e Roma devono essere ammini-   
 strate come grandi azienda con squadre 
 di manager". Lo ha detto il leader di  
 FI, Berlusconi, sottolineando che per i
 candidati sindaco servono "qualità im- 
 prenditoriali" da manager.             

La seconda parte la lascio, ma per il nostro 
ragionamento la si può anche saltare.

 [I nomi di Salvini e Meloni? "Sono anco-
 ra sul tavolo da esaminare, sarebbero  
 buone opportunità". "Per fortuna" Mari-
 no si è dimesso. "Ci stiamo organizzan-
 do, abbiamo in progetto di vederci con 
 gli alleati e buoni candidati per resu-
 scitare" Roma che è "in condizioni pre-
 occupanti anche in vista del Giubileo"].


Quando Socrate chiede a Gorgia che mestiere fosse il suo, alla fine venne fuori che fosse un retore, e che a suo giudizio, la retorica fosse il mestiere più importante per l'uomo. Su quel punto Socrate mostrava di essere dubbioso, perché la retorica come arte della persuasione, poteva si, portare a prendere una decisione, ma senza che fosse fondata sulla tecnica, quella decisione pareva campata in aria. E poi, la persuasione non va solo nella direzione del vero e del giusto, ma anche del verosimile che nasconde qualche ingiustizia, mentre la tecnica, quando sia l'espressione del massimo della conoscenza condivisa, si sa sempre dove porti, almeno nell'intorno delle intenzioni. 

E' giusto che la politica indirizzi le decisioni del "cosa fare" per soddisfare le esigenze percepite dalla città, e la tecnica deve consentire la realizzazione di ciò che soddisfi quelle esigenze. Si deve allora congegnare un sistema, in cui i cittadini facciano la loro parte nel rappresentare, secondo loro, le esigenze proprie e quelle della città, ed i politici ne siano l'espressione che trasformi quei desideri e quelle esigenze in atti concreti attraverso la tecnica. E la democrazia è proprio uno strumento che crea le premesse per questo modo di funzionare della società nel suo complesso.

Fatte queste premesse, rileggiamoci quel pezzo di notizia che solleva la mia curiosità: "Milano e Roma devono essere amministrate come grandi azienda con squadre di manager", e l'altro: "per i candidati sindaco servono "qualità imprenditoriali" da manager". I due frammenti potrebbero voler dire molte cose che le poche righe della notizia non permettono di conosce. Ragionando in astratto, e ritenendo di aver capito che "le squadre di manager" dovrebbero essere gli assessori di quei comuni, pur non avendo nulla in contrario, resto perplesso quanto meno per il modo con cui i candidati dovrebbero presentare agli elettori le proprie credenziali, o come la legge elettorale dovrebbe prevederle. Senza contare che le loro competenze sarebbero di fatto mediamente inferiori a quegli amministratori, dipendenti del Comune, che hanno maturato competenze specifiche nel loro settore, e adeguate qualifiche manageriali. La cosa, di per se non sta in piedi, se al neo eletto non gli si riconoscono capacità politiche di rappresentanza degli interessi, piuttosto che forti competenze specifiche.

Come parrà anche a voi, è proprio in queste cose che scrivo che c'è qualche cosa che non risulta chiara, e a me pare che quella cosa sia il ruolo dei cittadini. Facciamo un esempio. Chi dice che sia necessario costruire mura alte per la difesa della città, o una nuova linea di metro, o un nuovo acquedotto. Potrebbe pure essere che una città venga sopraffatta dai nemici assalitori, per mancanza di difese, o che venga intasata dal traffico, o che vi sia carenza d'acqua. Dopo che si siano manifestati questi avvenimenti, di sicuro i cittadini grideranno di volere mura alte, mezzi di trasporto più efficienti, un nuovo acquedotto, ma prima di arrivare al collasso, come si fa a sapere che servono mura, infrastrutture, nuove opere idrauliche?

Deve essere la società nel suo complesso che deve essere in grado di pensare al proprio sviluppo, e il ruolo della tecnica è proprio quello di fornire gli strumenti razionali per dare sostanza ad un progetto di riforme strutturali. E la classe politica che non è fatta solo di cittadini che ricoprono incarichi amministrativi, ma anche di persone tecnicamente competenti, che in questo ordinamento supportano o fiancheggiano i partiti, possono portare la discussione sulle nuove esigenze di trasformazione della società. La stampa, poi, attraverso la diffusione dei resoconti può informare l'opinione pubblica intorno ai progressi che si vanno facendo su di una tale materia.
Lo stesso possono fare le associazioni di categoria, in convegni che analizzino le prospettive alla luce dei successi e degli insuccessi del passato e che avanzino proposte di cambiamento, quando queste non competano solo a loro, ma alla società intera che ne viene coinvolta.

Ovviamente, se una persona viene delegata dal suo elettorato a perorare specifiche iniziative, queste verranno rappresentate, confrontate, discusse, nelle sedi istituzionali, e potranno essere accettate con altri argomenti o fatte proprie da chi ha analoghe responsabilità di rappresentanza. Importante sarà il ruolo di chi governa questi processi decisionali, e la capacità di portare a sintesi quei brain storming che altrimenti si perderebbero nella confusione o nel nulla di fatto. In una società democratica, al politico è affidato il compito della rappresentanza di specifiche volontà. Una volta deciso che una certa cosa si faccia, allora interviene la tecnica per la realizzazione.

Sin qui, abbiamo rilevato qualche concetto: 
1) il popolo non sempre vede in anticipo quali saranno i problemi, 
2) quando ogni settore o classe della società perora le sue esigenze, può non conseguire alcun risultato, perché il sistema entra in stallo.

Per ovviare al punto (1) la classe intellettuale (Tecnica) deve promuovere la conoscenza delle criticità settore per settore, e del paese, nel suo complesso, e di ciò se ne deve fare "cultura diffusa". Per il punto (2) occorre che vengano delegati politici capaci di portare a sintesi le esigenze, che talvolta possono anche essere contrastanti, tanto che le può risolvere solo la mediazione.

Quanto più una società sarà colta e unita, tanto più facilmente si potranno affrontare le sfide del futuro, innovando e facendo manutenzione di ciò che funziona ancora. Naturalmente vi sono paesi in cui tutto funziona al contrario.

Capisco di non essere stato esauriente, e di aver lasciato un po qua, un po la delle lacune, o dei punti oscuri, ma questo vuole essere un contributo alla discussione, e pertanto potrete voi che leggete, aiutare a mettere a posto i tasselli slegati o ad aggiungere quelli che mancano.

Nulla ho detto dell'Oligarchia e della Dittatura (il discorso di Berlusconi lo vedo da "Repubblica di Platone", con spunti che possono finire nel totalitarismo)  preferendo restare sul piano democratico, ma anche in quel quadro la questione del "manager che deve fare politica", più che del "politico che debba essere anche manager", sarebbe tutta da sviscerare.

Grazie per la pazienza, un saluto a tutti
Enrico.


Ultima modifica di einrix il Sab 10 Ott 2015, 13:04, modificato 2 volte
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Messaggio Da einrix Sab 10 Ott 2015, 12:54

Su questo argomento vi segnalo, a scopo documentativo, questo testo di Bobbio

http://www.sisp.it/files/papers/2012/luigi-bobbio-1461.pdf
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Messaggio Da einrix Mer 14 Ott 2015, 08:22

A pochi giorni di distanza, tutti hanno fatto cadere la questione del "Tecnico". Qualunque tecnico, lo è in genere per una sola materia, mentre una amministrazione complessa come il Comune ha bisogno di più professionalità. Un sindaco, oltre che avere un buon livello di cultura, e saldi principi enunciati e da rispettare, deve anche essere in grado di guidare una giunta che a sua volta deve prendere la guida di tutti i settori in cui la città è organizzata.

La politica deve avere in mente dove si vuole portare la città e come la si vuole amministrare, e questo, secondo i desideri dei cittadini, con i quali la buona politica discute apertamente e con chiarezza.

Le doti di un politico sono il suo interesse al bene della città, la capacità di comprenderne le esigenze di custodia e sviluppo, unita a quella di essere capace di mantenere le promesse. Non è sempre facile, in una società complessa come la nostra, che una persona abbia tutte quelle capacità unite ad una mancanza di conflitti di interesse, ed una onestà cristallina. Gli esempi di come molte persone falliscano lo abbiamo sotto gli occhi, perché le sfide sono sempre molto difficili, e molti la gravità di quelle sfide, la sottovalutano.

Naturalmente per un sindaco non è la stessa cosa governare una città come Napoli o un'altra come Torino, e ciò dipende anche dai cittadini che di fatto sono i veri protagonisti della vita economica e pubblica, anche se tendenzialmente tendono a scaricare le loro responsabilità.
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