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Messaggio Da Rom Ven 21 Mar 2014, 12:47

C'è un momento di sospensione, non solo nel nostro forum, ma anche nel dibattito politico italiano.
C'è una logica, in questo, dato che da dibattere rimarrebbe soltanto il merito dei problemi e delle decisioni: dopo anni nei quali la politica è stata fatta di schieramenti, fusioni e defezioni, primarie, emersioni e affondamenti di leader, è inevitabile che prevalga la disabitudine a parlare di contenuti.
La riforma elettorale in via di approvazione è una schifezza assoluta, nata tramite un accordo che in altri tempi sarebbe bastato da solo a scatenare discussioni tanto infinite, quanto fondate.
Lo stesso vale per il "piano per il lavoro" e la "revisione di spesa", sui quali si borbotta, ma alla fine prevale l'attesa.
Bene, il momento è ottimo per fare qualche riflessione di massima, che sia da premessa per le discussioni, o magari le polemiche, che non tarderanno a venire.

Punto primo.
Non tutte le leggi fatte, o promosse, dal parlamento o da una maggioranza, sono "riforme". Molte sono semplicemente "atti", alcuni dovuti, altri per così dire di ordinaria o straordinaria amministrazione.
Questo, per sistemare la questione retorica, per cui ogni più piccolo intervento legislativo viene salutato come "riformismo".

Punto secondo.
La situazione italiana non è normale, se si prende come riferimento di normalità lo stato delle cose vigente in altri paesi europei.
In altri paesi ci sono grandi problemi che riguardano la democrazia, l'economia, il sistema sociale.
Problemi i sistema che riguardano, naturalmente, anche l'Italia.
L'Italia però ha anche problemi che riguardano disfunzioni e ritardi specifici nell'ordinamento istituzionale, nella farraginosità della burocrazia, nella lotta alla criminalità organizzata, nella corruzione, nel clientelismo, nel capitalismo familistico, nelle rendite di posizione, e quant'altro sappiamo.

Punto terzo.
Un "buon governo" italiano - posto che ci sia - deve dunque operare su due livelli: quello comune a tutte le democrazie occidentali avanzate, e quello specifico italiano.
E' ncessario tenere ben distinti questi livelli, benché (anzi, proprio perchè) appaiono contigui e anzi spesso si sovrappongono, se visti dal cittadino.
Il livello di "buon governo" specificamente italiano ha un contenuto politico relativamente limitato: sistemare con decenza la burocrazia, combattere le mafie e la corruzione, limitare le rendite di posizione, etc, non ha una connotazione, in sé, di destra o di sinistra, e nemmeno di generica "democrazia". Significa semplicemente ristabilire le condizioni di base di una società civile e politica ordinata ed efficiente. Ovviamnte, se per "destra" non intendiamo quella robetta che nemmeno meriterebbe di essere definita tale, secondo i parametri medi europei.
Il fatto che a questa eventualità si possa applicare l'avverbio "finalmente", non toglie che il risultao sia niente di più che mettere l'Italia nella condizione di poter affrontare con un minimo di efficienza i problemi di sistema che riguardano tutte le democrazie avanzate: quei problemi verso i quali vale la discriminante politica di largo respiro - destra, sinistra, riformismo, progettualità a lungo termine.
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Messaggio Da afam Ven 21 Mar 2014, 12:59

E se incominciassimo a pagare "tutti" le tasse? Attesa 2035563755
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Messaggio Da einrix Ven 21 Mar 2014, 19:45

Sento anche io questo problema dell'attesa che è la traduzione di una politica: quella di Renzi, che ha depotenziato le campagne di stampa di Lor Signori, cavalcandole e riuscendo persino a domarle.
 
I problemi arriveranno se alla fine dell'attesa, entro Luglio, non si sarà visto nulla di quanto promesso. Che per Renzi sarà come essere disarcionato.
 
Non posso che augurargli ogni bene solo per questo.
 
In quanto al Paese siamo alle solite, è sicuramente meglio della Turchia e peggio della Svezia, perché non siamo né turchi e neppure svedesi. 
 
La politica, riguardo ai fenomeni culturali che si declinano in corporativismo, nepotismo, parassitismo, clientelismo e mafia, è come Dio: un Motore Immobile. Quindi non è da essa che possiamo sperare qualche cosa, ma da noi stessi. Purtroppo né la scuola, né i giornali, né la televisione, né le prediche nelle chiese, né il pallone sono riusciti a migliorare fino a livelli accettabile il comportamento di buona parte di questi quasi sessanta milioni che abitano questo Paese. Perciò dobbiamo accontentarci di quello che siamo, essendo impossibile cambiare la natura della gente in pochi anni e in poche generazioni.
 
Quando si fanno questi ragionamenti si fa riferimento necessariamente agli altri, perché se il riferimento fosse verso noi stessi e ci rivedessimo per come erano quelli della nostra età attuale, mezzo secolo fa, dovremmo concludere che nonostante la politica molte cose sono cambiate negli usi, nei costumi, nell'etica e nella conoscenza di gran parte di questo popolo.
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Messaggio Da einrix Ven 21 Mar 2014, 22:35

21/03/2014 21:23
Indipendenza Veneto, 2mln i sì on line
21.23
Indipendenza Veneto, 2mln i sì on line
Il referendum virtuale per l'indipen-
denza del Veneto ha superato quota 2,3
milioni di voti, pari al 73% del corpo
elettorale regionale.

Secondo i dati diffusi a Treviso da
Plebiscito.eu, movimento venetista che
ha promosso la votazione, i sì sono
stati quasi 2milioni 103 mila pari al
89%; i no poco più di 257 mila,il 10,9%

La consultazione è stata fatta in rete,
attraverso schede raccolte nei gazebo e
voti telefonici e non ha alcun valore
formale.

Spiegatemi come si tiene insieme questo paese!
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Messaggio Da Rom Sab 22 Mar 2014, 09:11

afam ha scritto:E se incominciassimo a pagare "tutti" le tasse? Attesa 2035563755

Ecco un bel tema che appartiene, appunto, allo specifico italiano: risolto questo problema, potremmo dedicarci a decidere cosa fare delle risorse dello stato, così ottenute, e però anche a rivedere la composizione del gettito fiscale in relazione alla sua natura e alla sua provenienza di classe, oltre che a ridiscutere il fisco come parte del sistema economico e sociale.
Insomma, potremmo cominciare a parlare di politica, facendo riposare i ragionieri.
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Messaggio Da Rom Sab 22 Mar 2014, 09:51

einrix ha scritto:
Spiegatemi come si tiene insieme questo paese!

In un primo momento questa notizia mi è sembrato che poco c'entrasse col tema da me proposto.
Ma, dopo aver risposto un minuto fa ad Afam, la connessione mi risulta chiara: questo e altri paesi si tengono insieme con la politica.
Quando tengono banco i ragionieri, la frammentazione può arrivare fino alla dimensione del condominio, ognuno con il proprio bilancio della spesa per i termosifoni, la scelta dei detersivi per pulizia delle scale e la propria filosofia per la gestione dei posti auto nel cortile.

L'errore più grande commesso nel dopoguerra repubblicano è stato l'avvento delle Regioni, come entità politico-amministrative, che hanno esaltato a dismisura la storica frammentazione dell'Italia, e la difficoltà delle sue varie parti a riconoscersi in uno stato, in una capitale, in un governo comune - vanificando quanto di buono, in questo senso, era stato ottenuto dalla creazione stessa della repubblica e dalla sua Costituzione, che erano state il primo, vero atto fondativo dopo la fragile e retorica "unità" savoiarda.
Il disastro regionalistico, tuttavia, benché politico, è talmente profondo che sarebbe percepibile anche dai ragionieri più sprovveduti, se non fosse sopravvenuta un'altra retorica, quella del decentramento e del federalismo.
Da abolire sono l Regioni, non le Provincie, che semmai - limitate a funzioni puramente amministrative - andrebbero ridotte nelle dimensioni territoriali.
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Messaggio Da einrix Sab 22 Mar 2014, 15:46

Sulle regioni, speriamo che con la correzione del titolo V le cose migliorino.
 
Anche io se avessi dovuto scegliere tra Province e Regioni, avrei scelto le Province. Ma occorre ricordare che ve ne erano di speciali, perché quella dell'autonomismo era l'alternativa alla separazione (Sicilia, Sardegna, Alto Adige, Aosta). Neppure a farlo a posta è stato come aprire il vaso di Pandora ed ora le regioni che vorrebbero staccarsi dall'Italia, sono molte di più.
Si, non è stata una gran furbata fare le regioni in questo paese che fino ad un secolo fa era diviso in macro regioni sotto l'influenza di questo o di quello. Forse si pensava che un po il "Paese" fosse cambiato, ma evidentemente ci si sbagliava.
 
Sulla politica  che si può dire..., leggevo un attimo fa degli aforismi e dei proverbi sulla politica e mi pare che da essi non ne esca tanto e soltanto un'arte di governo.
 
Incollo soltanto questi due problematici di Max Weber:
- Chi vive “per” la politica fa di questa, in senso interiore, la propria vita: egli gode del mero possesso della potenza che esercita, oppure alimenta il proprio equilibrio interiore e il sentimento
della propria dignità con la coscienza di dare un senso alla propria vita per il fatto di servire una “causa”.
 
- “Della” politica come professione vive colui che cerca di trarre da essa una fonte durevole di guadagno; “per” la politica, invece, colui per il quale ciò non accade. Affinché qualcuno possa
vivere “per“ la politica in questo senso economico, devono darsi alcuni presupposti se volete assai banali: egli dev’essere, in condizioni normali, economicamente indipendente rispetto ai
proventi che la politica può procurargli.
Max Weber, La politica come professione, 1919
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Messaggio Da Rom Dom 23 Mar 2014, 15:46

einrix ha scritto:Si, non è stata una gran furbata fare le regioni in questo paese che fino ad un secolo fa era diviso in macro regioni sotto l'influenza di questo o di quello. Forse si pensava che un po il "Paese" fosse cambiato, ma evidentemente ci si sbagliava.
...
- “Della” politica come professione vive colui che cerca di trarre da essa una fonte durevole di guadagno; “per” la politica, invece, colui per il quale ciò non accade. Affinché qualcuno possa
vivere “per“ la politica in questo senso economico, devono darsi alcuni presupposti se volete assai banali: egli dev’essere, in condizioni normali, economicamente indipendente rispetto ai
proventi che la politica può procurargli.

Un errore a larga banda, che ricomprende anche la "repubblica antifascista" e il teorema del "paese normale".
Questi equivoci hanno ovviamnte la loro storia e la loro giustificazione, che però non ne mutano la natura di errori poco perdonabili, specialmente per una sinistra che aveva come padre fondatore quel Gramsci che è stato uno dei più acuti sociologi politici del '900.
La vera identità di questo paese si è rivelata, dopo decenni di metamorfosi superficiali e di resistenze carsiche, con l'avvento della Lega e di Berlusconi, dei quali oggi il grillismo costituisce l'evoluzione.

Direi che Weber poteva fare meglio, in materia di aforismi intelligenti.
Vivere "di" qualcosa non necessariamente indica una natura parassitaria e opportunistica: ci sono, anzi dobbiamo augurarci che ci siano sempre di più, scienziati, tecnici, giornalisti, sportivi, e anche tappezzieri, muratori, tipografi, informatici, insegnanti che amano il proprio lavoro, che lo fanno con passione e che allo stesso tempo vivono di quello che guadagnano nel farlo.
Il problema semmai è il guadagno, la sua misura, l'identità e il ruolo di chi eroga e regola questo guadagno, e, da un altro lato, il rispetto sociale verso il merito e la passione, che è la conseguenza del rispetto verso i risultati del lavoro e la capacità di valutarli.

Weber è deludente perché si ferma al primo livello di realismo, che è tipico della destra liberale: la politica come sintesi pragmatica che rispecchia l'esistente, lo razionalizza e lo conduce a un fine determinato. Da qui la conclusione, implicita nel suo aforisma, che la garanzia di onestà è data da uno status in qualche modo "economicamente privilegiato" di chi si dedica alla politica, in un mondo capitalistico dominato dal denaro.
In una società, chiamiamola così, "tradizionale" - poniamo, quella romana del tempo di Agrippa, o quella medievale, rinascimentale - un realismo di questo livello sarebbe, giustamente, considerato "saggezza": lo era per Seneca, tanto quanto lo fosse per Augusto, e molti secoli dopo per Machiavelli.
Ma nel pensiero moderno si è affermato un secondo livello di realismo, tipicamente politico e sociologico, che nasce sulle ceneri dell'Utopia, che viene ricondotta appunto nel reale, per confondersi con il reale e per trascenderne i limiti - il realismo del "ciò che non è, e che dovrebbe essere": il lavoro non più come dolorosa necessità, come espediente per la sopravvivenza, ma come espressione di umanità e di passione, e la professionalità non più come sinonimo di "commercio di sé".
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Messaggio Da einrix Dom 23 Mar 2014, 17:02

Concordo con te Rom che quelle frasi di Weber lasciano molto da desiderare. specie in quell'ultimo frammento: "economicamente indipendente rispetto ai
proventi che la politica può procurargli" che è già una condizione che taglia fuori molti non abbiente dall'impegno in politica.
Oggi poi che siamo nell'attesa che si sblocchi il dibattito politico, non sappiamo neppure che direzioni prenderà.
Pur nella sua irrilevanza, Cuperlo ha ragione quando si domanda: «Se identifichiamo il Pd con il premier - ... - il giorno (malaugurato) che dovessimo tornare all'opposizione che si fa»? Spero che almeno lui si dia la risposta, anzi, che si rimbocchi le maniche e lavori per un partito che non sia proprietà acquisita di qualcuno, ma che sia di tutti i suoi iscritti ed i suoi elettori.
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