Benedetto Nulla

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Benedetto Nulla

Messaggio Da Lara il Ven 28 Mar 2014, 13:55

Meglio un dilettante allo sbaraglio o un professionista della palude?

In condizioni normali non saprei rispondere, ma ormai le condizioni normali le abbiamo persino dimenticate,viviamo quasi tutti nel precario equilibrio dei sopravvissuti al famigerato consumismo e, persino, ad un dignitoso  benessere.
Quello che manca di più è la residua capacità di sognare, e la lucidità per distinguere i sogni dalle favole.
Renzi continua a non piacermi per quella ostentata faciloneria, per l’incapacità di qualsiasi “gravitas”, che è indipendente dalla sua età, ma che  appare fondamentalmente estranea alla sua natura, quasi che il ruolo di cui si è rivestito fosse solo la conclusione di un gioco virtuale senza un avatar all’altezza.
O, nella peggiore delle ipotesi, che il ruolo di presidente del consiglio sia solo il pulpito da utilizzare per le sue performances da convention elettorale:  alluvionale, ottimista, semplice, persino tranchant.
Uno Steve Job alla fiorentina per un paese sull’orlo della disperazione, e pronto ad accodarsi a chiunque gli prometta di cambiare.
Quello che continua a stupirmi è la facilità con cui un politico di media levatura, come continua ad apparire il nostro primo ministro, abbia potuto scalare e conquistare l’unico vero partito italiano nel giro di pochissimo tempo, e poi andare al governo nonostante le gerarchie consolidate all’interno  di quello stesso partito.
Il terremoto grillino deve aver terrorizzato i pachidermi del partito molto più di quanto potesse un carrierista con la fregola di arrivare in fretta. La palude si è aperta come il Mar Rosso davanti alle truppe tosco-romagnole.
Certo, il carisma, se uno non ce l’ha, non se lo può dare. Ma è anche vero che la serietà impaludata dei campioni dell’ideologia non ha prodotto che una lunga agonia sociale.
Dunque, meglio l’improbabile rispetto alla ignavia sperimentata ?
L’avventura renziana è comunque meno pericolosa di quella grillina, ed anche meno dilettantesca visto che ha un vero partito alle spalle, e delle competenze da poter utilizzare.
Quello che preoccupa è questa corte di giovani sconosciuti al governo, quasi una compagine scelta perché fosse facile primeggiare, senza l’autonomia dell’esperienza e della sicura competenza, o dobbiamo credere che nelle nuove generazioni politiche si nascondessero insospettati e inutilizzati talenti?
La verità è che un paese ormai soffocato dalla coscienza dell’impossibilità di cambiare sta col fiato sospeso ad osservare un carneade qualsiasi che si è ingoiato il PD come fosse un bigné, ed ora promette di scardinare altri apparati di regime.
Anche  il comico scapigliato s’è appena accorto che gli ha fatto solo da apripista, mentre lui, con l’occhio vacuo del boy-scout grassottello, si prendeva tutto il vantaggio della corsia sgombra.
Nel silenzio dell’attesa, si profilano i fantasmi dell’avventurismo, la paura della reazione, il timore di cogliere gli inequivocabili segni di sudditanza verso i poteri consolidati, una specie  di gattopardo 2.0 con twitteggio incorporato.
Le prime riforme sono state al ribasso, ma comunque sono state. Una specie di miracolo di San Gennaro, compreso il trucco per la liquefazione.
Il tour europeo è stata una iniziazione imbarazzante, ma se abbiamo sopportato per tanti anni di essere rappresentati da Berlusconi, possiamo persino considerare le smorfiette di Renzi un monumento di sobrietà e di ieraticità istituzionale.
L’unica cosa a cui, da subito, abbiamo dovuto rinunciare è stata la speranza nell’abbandono della pratica delle scorciatoie, che hanno anche il merito di sembrare obbligatorie in questo clima di eterna emergenza.
Anche questo un film già visto, il cui scandalo suona ipocrita in bocca agli slalomisti del passato.
Insomma, le maglie della nostra tolleranza tendono forzatamente ad allargarsi, in nome di una  speranza timorosa e sospesa, quella che impedisce a chi sta affogando di aprire la bocca ed agitarsi inutilmente.
Una situazione benedetta per chi tiene le fila di un governo, ma destinata a mutare in fretta.
Tevere e Oltretevere sono davanti ad una svolta storica, ed entrambi gli uomini della svolta risultano anticonvenzionali, sin troppo raggiungibili e tentacolari nei loro approcci, quasi una esibizione di ordinarietà del potere.
Dottrina ed ideologie accantonate per calarsi nei bisogni spicci e nella qualità della vita degli individui.
Questo connubio può sembrare irriverente nei confronti di Francesco, che parte obiettivamente da una posizione privilegiata di monarca assoluto e di autorità spirituale, mentre un povero e semisconosciuto primo ministro italiano é solo l’erede di una tradizione di malgoverno, un sughero galleggiante su infide maggioranze parlamentari, il gestore di uno stato indebitato e inefficiente.
Eppure, quando quello che serve è solo il ripristino della legalità e dell’efficienza, anche un buon vigile urbano può assurgere al ruolo di eroe nazionale.
Anche Francesco non addita ai miracoli, mette ordine, riporta la chiesa nelle strade e nelle case, così come ci piacerebbe che la politica rientrasse nella vita ordinata e dignitosa dei cittadini.
E’ l’elementarità degli interventi che suscita allarme, come se dietro ci fosse il nulla.
Benedetto nulla!
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