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Altrove

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Messaggio Da cireno Sab 05 Ott 2013, 13:35

Giriamo il calendario indietro di qualche mese, siamo in aprile e il PD rifiuta la proposta (l’ordine) di Napoletano di fare un governo con il PDL (io per esempio avrei rifiutato, ma io non ho l’intelligenza strategica dei dirigenti del PD), cosa sarebbe potuto accadere?
Sarebbe probabilmente accadute una di questi due soluzioni:-
-il PDL si alleava con il M5S per un governo di coalizione
-si andava alle urne  
 
La prima soluzione sarebbe stata un vincita al lotto per il PD, ma la considero quasi impossibile. Resta come possibilità solo la seconda. OK, andiamo a votare, cosa sarebbe successo?
Il PD, dopo il fallimento di Bersani, sarebbe arretrato, il M5S forse anche, il PDL avrebbe vinto le elezioni. Quasi certamente non avrebbe potuto governare il Senato, quindi, nuove prove di alleanze: con chi?
 
La verità è che Grillo è dannoso quanto Berlusconi, un tizio che chiede l’incarico senza avere i numeri è pazzo o scemo. Fossi stato Napoletano avrei cercato una diversa soluzione: avrei detto a Grillo “trova un nome “ e poi avrei chiesto al M5S di sostenerlo. Ok, e gli altri, i voti mancanti? Nessun appoggio a un Grillo sulla torre.
 
Il Paese sarebbe stato allora con un governo tecnico, con il Parlamento a proporre e a votare. A me è questa l’idea che mi sarebbe piaciuta. Ma sarebbe potuto funzionare un governo tecnico così? Forse, anche se non credo. E non lo credo perché individuo in Grillo e Berlusconi la dinamite capace di far saltare qualsiasi governo.
 

E allora  cosa resta da sperare? Considerato che gli italiani sono, quando votano, immobilizzati da mancanza di ragionamento logico, credo che si possa sperare solo in qualche generale con carri armati al seguito: una bella dittatura e via andare.
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Messaggio Da cireno Sab 05 Ott 2013, 13:56

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Messaggio Da Rom Sab 05 Ott 2013, 15:39

einrix ha scritto:Cara Lara, nei sistemi totalitari sono i governi che fanno i popoli, nei sistemi democratici sono i popoli che fanno i governi. Ciò è vero anche se nei regimi totalitari non si possono criticare i governi, ma che lo si possa fare nei regimi democratici.

Se ciò è vero, basta fare due più due: se si è in democrazia, non ha senso criticare i governi, ma ha senso cambiarli con il voto.
Parto da qui, per cercare di collegarmi in qualche modo alla discussione, che si è frammenta in dieci rivoli diversi e assolutamente confusi.

Questo continuo, perfino sistematico richiamarsi ai "sistemi totalitari", da parte dei "liberali", somiglia al monito delle mamme di fronte al bimbo al quale non piacciono i broccoletti o la fettina di carne: "pensa ai bambini dell'Africa che muoiono di fame".
E credo anche che dovremmo sottrarci alla sindrome che da una ventina d'anni afflige la comunicazione politica, e non solo politica, cioè quella per cui, invece di proseguire un discorso culturale che si sviluppa da quasi due secoli, si riparte con garibaldina semplificazione dalla cosmogonia dell'universo politico - usando ovviamente, spicciativamente, termini complessi come se avessero un significato univoco ed elementare.

Su questa questione, del rapporto tra cittadini e governo, non avete ragione né tu né Lara, o, se preferite, avete ragione tutt'e due. Semplicemente si tratta di un processo, ossia di un susseguirsi di cause ed effetti, nel quale i cittadini (cioè la società, la sua storia) producono governi, i quali a loro volta producono situazioni sociali e tipologie di cittadini, che successivamente producono governi, e così via.
Separare questi due elementi è assurdo. Anche se la separazione è fatta per motivi di studio, di analisi, bisogna sempre tener presente che si tratta di due facce della stessa medaglia, non di due dimensioni contrapposte, che si contendono la patente di innocenza.
Questo, per rispondere alla questione sul piano, indebitamente in quanto scontatamente, generale, cioè fondante.

Ma dalle origini in poi il concetto di popolo, di cittadini, di governo, etc, ha fatto qualche passetto avanti. Diciamo che è diventato  più complesso, con una notevole accelerazione nella società industriale e più ancora in quella post-industriale.
Dire "popolo" e basta, come dire "elettorato" e basta, e "istituzioni" significa ben poco: "quali" cittadini, quali categorie, quale governo, quale popolo? - tanto per nominare solo alcune delle cento domande possibili.
Popper è un antesignano della sindrome attuale, avendo voluto riscrivere daccapo la storia politica del mondo: "voi non avete capito una mazza, adesso vi faccio io un bel quadro della situazione", e bello bello è arrivato là dove quelli che non avevano capito una mazza erano partiti.
Mentre Popper si dilettava a dipingere la sua decorosa società aperta, Horkheimer e Adorno analizzavano la nostra società reale, assai meno aperta e decorosa, e composta da molte contraddizioni non necessariamente sanabili per decreto sociologico.

Sul ramo del discorso che riguarda il PD ci torno in un altro momento - probabilmente dopo Roma-Inter, quindi non garantisco né serenità, né tanto meno benevolenza.
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Messaggio Da cireno Sab 05 Ott 2013, 16:59

Da La Nuova Società di Herbert Marcuse
un brano da Critica e Proposte scritto più di trent'anni fa, assolutamente attuale oggi.

A ciò si aggiunge che, su questa crescente produttività del lavoro  e della sempre maggiore ricchezza di beni, si instaura una manipolazione, un'orientazione della coscienza e dell'inconscio, che per il tardo capitalismo sono diventate uno dei più indispensabili meccanismo di controllo.
Occorre cioè stimolare  senza tregua nuovi bisogni, persino bisogni indotti, per indurre gli uomini a comperare le merci continuamente prodotte, per persuaderli che essi hanno davvero bisogno di queste merci e che queste soddisfano effettivamente questo bisogno. La conseguenza è che gli uomini vengono completamente assoggettati al feticismo del mondo mercificato e in tal modo proprio con i loro bisogni riproducono il sistema capitalistico. Le merci debbono essere comperate perchè anche tutti gli altri le comperano e perchè in effetti il bisogno di tali merci è stato destato e stimolato.
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Messaggio Da Vargas Sab 05 Ott 2013, 22:40

Auguri carissimi, Einrix.
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Messaggio Da einrix Dom 06 Ott 2013, 07:59

Grazie a tutti per gli auguri.
Oggi ho cominciato per la 25933-esima volta una nuova giornata piena di curiosità da soddisfare.
Tra queste c'è il completamento della risposta che vorrei dare a Lara, dopo aver letto le osservazioni interesanti di Rom. Sembrava quasi che io sostenessi esclusivamente l'impossibilità di criticare i governi, e che fosse lecito soltanto andare a votare ogni cinque anni. Questo vale solo per chi critica tutti e tutto, senza distinzioni. Anzi, non si tratta neppure di una critica, ma di pura invettiva, del tipo di quelle che leggiamo ogni giorno nei forum dei giornali. Io di sinistra ho il diritto dovere di criticare un governo di destra, e di preparare quell'alternativa di sinistra che ponga riparo a quegli errori. Quando ormai non critico più la destra, dando per scontato i loro errori e incomincio a criticare tutta la mia sinistra, di questo passo esco, dal contesto della politica e finisco in quello della paranoia. A sinistra devo dedicare il mio tempo alla costruzione di una alternativa, basata sull'analisi dei bisogni e sulla scelta delle cose da fare, (la cosa è perfettamente simmetrica anche per la destra, e in questo schema può entrare anche il centro, non sto a dirvi come).
Ho un po di mal di testa per un po di indisposizione dovuta alla stagione che ha abbassato troppo rapidamente le temperature, e quindi non spiego meglio la cosa, perché non ce la faccio, ma se provate a riflettere mettendo insieme i due punti di vista, il quadro dovrebbe riuscire coerente e non contraddittorio.

Insomma non ce la si può prendere con tutto il mondo. Con una parte si, quella antagonista, ma la propria abbiamo il dovere di costruirla noi in piena efficienza e perché soddisfi i nostri bisogni in una visione che abbia per perimetro, non quello ristretto della classe di appartenenza, ma di un paese capace di mobilità sociale.
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Messaggio Da cireno Dom 06 Ott 2013, 08:50

einrix ha scritto:Grazie a tutti per gli auguri.
Oggi ho cominciato per la 25933-esima volta una nuova giornata piena di curiosità da soddisfare.
Tra queste c'è il completamento della risposta che vorrei dare a Lara, dopo aver letto le osservazioni interesanti di Rom. Sembrava quasi che io sostenessi esclusivamente l'impossibilità di criticare i governi, e che fosse lecito soltanto andare a votare ogni cinque anni. Questo vale solo per chi critica tutti e tutto, senza distinzioni. Anzi, non si tratta neppure di una critica, ma di pura invettiva, del tipo di quelle che leggiamo ogni giorno nei forum dei giornali. Io di sinistra ho il diritto dovere di criticare un governo di destra, e di preparare quell'alternativa di sinistra che ponga riparo a quegli errori. Quando ormai non critico più la destra, dando per scontato i loro errori e incomincio a criticare tutta la mia sinistra, di questo passo esco, dal contesto della politica e finisco in quello della paranoia. A sinistra devo dedicare il mio tempo alla costruzione di una alternativa, basata sull'analisi dei bisogni e sulla scelta delle cose da fare, (la cosa è perfettamente simmetrica anche per la destra, e in questo schema può entrare anche il centro, non sto a dirvi come).
Ho un po di mal di testa per un po di indisposizione dovuta alla stagione che ha abbassato troppo rapidamente le temperature, e quindi non spiego meglio la cosa, perché non ce la faccio, ma se provate a riflettere mettendo insieme i due punti di vista, il quadro dovrebbe riuscire coerente e non contraddittorio.

Insomma non ce la si può prendere con tutto il mondo. Con una parte si, quella antagonista, ma la propria abbiamo il dovere di costruirla noi in piena efficienza e perché soddisfi i nostri bisogni in una visione che abbia per perimetro, non quello ristretto della classe di appartenenza, ma di un paese capace di mobilità sociale.
Caro amico che affronta la 25 millesima giornata della sua vita, io che sto vivendo la mia 30millesima giornata, grigia e quindi stupendamente lombarda, a Milano e senza avere nessun mal di testa ma solo una grande tristezza per l'ennesima morte per suicidio di un uomo colpito dalla solitudine che è la peggiore malattia dei vecchi, voglio solo dirti che quello che chiude il tuo post è giusto ma a una condizione e cioè che la parte che avremmo il dovere di costruire come antagonista alla destra sia almeno vicina alla nostra visione.

PS E' da ieri che sto rileggendo Popper. Poi a lettura ultimata ne riparleremo.
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Messaggio Da Tarzan Lun 07 Ott 2013, 12:45

Auguri carissimi anche da parte mia Einrix. Abbiamo alucune piccole cose che ci uniscono, l'ho notato ora che hai compiuto gli anni. Anche io sono di ottobre 1942, cambia solo il giorno:30. E poi visto che sei di Rimini ed io di Pesaro volevo farti gli auguri in vernacolo chè è quasi simile al tuo. Ti invio questa poesia: Fortunato ghi è giovane...

FURTUNÈD CHI È UN GIUVNÒT

C’è chi dic furtunèd T’si ancora un giuvnòtt
me a m’arcord quand a n’aveva cinquantòtt
O cl’òm a savè vo’ che chi è nèt prèma
L’ha da sempre avùd sti grand prublèma?

L’è vera! Trop àn i pesa cum un sàss
Prò s’po gi benessim ugualment a spàss.
Se lascia i pénsier in t’la panza di cavai
e s’va via drétt spedit cum un tramvai.

La vita la pása via, la i’è propi un girotond,
se t’guard indrìa t’arved tutt i guei del mond
an te fé v’ni la malinconia, chiàpla a la legéra,
l’è mei d'acsé, te starà tranquéll fin a la séra

nojatre a sem d’ventèd grand, a sem invechièd!
sa i capèi bianc la memoria corta e un po’ sunèd
prò a i’arturnèm subit giovne cum di ragazén
se a c’mincèm a fe i giògh sa i nostre niputén

Giuliano De Angelis
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