***Pelle di Luna***

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***Pelle di Luna***

Messaggio Da Arzak il Gio 13 Feb 2014, 09:58

Premessa
Dopo la pesantezza del racconto Caffè amaro propongo una storia balneare leggera, quasi frivola. Siete avvertiti.
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Arzak

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Re: ***Pelle di Luna***

Messaggio Da Arzak il Gio 13 Feb 2014, 09:59



Il racconto è dedicato a chi ancora prova qualche vago fremito adolescenziale. O almeno ne ricorda gli effetti.

1 - Dove
1
Era iniziata in modo tranquillo, ma prometteva di diventare una delle estati più tribolate. Per la prima volta in Sardegna col nostro nuovo camper artigianale, un gioiellino di efficienza pur nelle sue ridotte dimensioni. Il grande letto occupava comunque quasi metà dello spazio disponibile: non sia mai che il riposo venga sacrificato. Tantomeno le attività orizzontali.
Ci eravamo insediati dalle parti di Capo d'Orso in un campeggio affiancato da una serie di graziosi bungalow nascosti nella macchia, e stavamo gradatamente scoprendone le attrattive. La prima era ovviamente il mare, di una trasparenza eccezionale. Notevoli però anche gli svaghi che venivano offerti: lezioni di vela, surf, tennis, ed una leggera ma gradevole animazione serale. Ci troviamo subito una spiaggetta fra gli scogli dotata di una sabbia a grani grossi, simile allo zucchero di canna, comoda per sdraiarsi ma non fastidiosa come quella sottile che si infila dappertutto. Dopo il primo esaltante bagno Katia si stende senza reggipetto al sole di agosto godendoselo come una lucertola.
Non era certo uno scandalo, ma in una struttura per famiglie come quella preferivamo restare nel nostro angolino appartato. Mi soffermo a contemplarla quasi di nascosto, non per voyeurismo, ma perchè rasserenava anche me vederla così rilassata dopo un anno di lavoro che l'aveva resa nervosa, a volte intrattabile.

Come sempre accade tanta tranquillità non poteva durare a lungo. Nel ritornare alla nostra piazzola fra gli alberi incrociamo un gruppo di giovani rumorosi e allegri, con ogni evidenza stranieri, tra i quali risaltava una ragazza di un biancore mai visto. Sembrava fatta di panna, un pupazzo di neve in forma femminile, una statua di zucchero filato, dolce e lieve come una meringa. C'era da pensare che nelle vene al posto del sangue le scorresse del latte...
E' solo questione di un attimo, ma l'apparizione segna una svolta. Commento subito il fenomeno con Katia, che pareva invece fatta di cioccolato, e lo attribuiamo alla provenienza della ragazza, forse albina ma sicuramente nordica. Non avevo neanche avuto il tempo di notare se era carina o no, o almeno sexy, tanto la sua caratteristica principale aveva eclissato le altre. Mi era però rimasta l'idea di una ragazza alta, magra, con i capelli anch'essi candidi, ossia di un biondo platinato più vicino al bianco che al giallo. Insolito vedere una giovane coi capelli bianchi, ed anche quella particolarità mi aveva fortemente colpito.  
Ovviamente senza alcun riscontro, perchè nei giorni successivi Pelle di Luna si era volatilizzata, proprio come neve al sole.

2
Qualche sera dopo però la rivediamo con gli amici ai tavolini del bar. A parte una brunetta fuori contesto, anche loro erano biondi e pallidi, ma non come lei che spiccava anche lì in mezzo. Probabilmente erano scandinavi, e lo confermava proprio la brunetta che aveva tratti eschimesi ma era ugualmente candida. Mi chiedo come facessero con quella carnagione a resistere al sole mediterraneo, ma da gente che usa buttarsi nuda nei laghetti ghiacciati dopo la sauna c'è da aspettarsi di tutto. Anche le serie di bottiglie vuote che avevano davanti testimoniava una resistenza fuori dal comune. Erano tutti giovanissimi, forse compagni di scuola in gita nei mari del Sud, eccitati dall'avventura e dall'alcol che a casa loro è quasi inaccessibile e pressochè proibito.

Sfidando la costante sorveglianza di Katia osservo un po' meglio la mia Pelle di Luna. Così, per mero interesse antropologico. Capelli a caschetto ma molto corti, di un bianco elettrico come quelli della Barbie. Naso piccolo e un po' all'insù, gambe lunghe e magre. Seno quasi nullo, a quanto si poteva desumere dalla larga camiciola, ma era un'assenza che non disturbava in quel personaggio efebico. Sarebbe stato infatti difficile anche attribuirle un sesso, se non avesse avuto dei pantaloncini così attillati da togliere ogni dubbio. Guastava un po' il suo fascino alieno il fatto che fosse completamente ubriaca e barcollasse pericolosamente in avanti, sempre salvata all'ultimo secondo dagli amici non meno ebbri in un coro di risate e versi gutturali.
Non era alla fine un grande spettacolo per noi sobri italiani, per cui ci rechiamo in una specie di arena dove stava per iniziare lo show serale. Niente male, per essere uno spettacolino estivo recitato da animatori dilettanti. Trovo poi ben assortita la squadra dello staff, composta da gagliardi giovanotti e da alcune ragazze discretamente pimpanti. E meno male che Katia quella sera aveva spento la sua antenna telepatica.

Dopo un giretto in spiaggia sotto la luna torniamo un po' assonnati al camper tenendoci per mano, quando nel buio di un cespuglio scorgiamo qualcosa di chiaro. La cosa si rivela essere proprio Pelle di Luna, che inginocchiata per terra e riversa in avanti biascicava frasi incomprensibili.
Improbabile che si trattasse di un'invocazione alla Mecca. Molto più prosaicamente aveva finito di liberare lo stomaco dal vino in eccesso, ed ora cercava faticosamente di rimettersi in piedi. Da buoni boyscout Katia ed io interveniamo per sorreggerla, ma lei cascava subito di nuovo come un pupazzo di stoffa. E rideva, pure, l'ubriacona, ignara di come stava facendo crollare anche il mito fiabesco che le avevo cucito addosso.

3
Non c'era nemmeno alcuna traccia degli amici, forse dispersi anche loro fra i cespugli, e così ci troviamo fra capo e collo una scandinava avvinazzata e incapace di reggersi in piedi. Cerchiamo invano di strapparle un'indicazione su dove fosse sistemata, ma niente da fare. Rideva, la disgraziata, oltre ad emettere inquietanti gorgoglii.
Di lasciarla lì non se ne parlava, qualcuno avrebbe anche potuto approfittarne. Per rivolgersi alla direzione era troppo tardi, ma non avrebbero certo potuto fare di più: con qualche centinaio di ospiti era impossibile scoprire dove alloggiasse, visto che non era in grado di spiegarsi.
Ci rassegniamo all'inevitabile, ma con quel friccico che procura ogni novità. La prendiamo di prepotenza sotto le ascelle ed in pratica la trasciniamo fino al nostro accampamento.

Mi creava un certo nonsoché trovarmi a contatto con quella straniera finora inaccessibile, anche se puzzava di vino e non era del tutto presentabile. Era un contatto fisico rubato ma autorizzato, come quello del vigile del fuoco che salva la fanciulla discinta dalle fiamme. Non provo però un'eccitazione particolare, piuttosto una sensazione di estraneità, come se avessi abbracciato ET. La deponiamo su di un materassino sotto la veranda del camper, e mentre Katia preparava un caffè io cerco di strapparle qualche notizia utile.
- Whereyoufrom? - le chiedo tenendole la mano come un dottore benevolo.
- Shshmi...
- Where do you come from? - ripeto per esteso, come per indurre anche lei ad articolare meglio le parole.
- Suomi...

Finlandia. La terra di Babbo Natale. Dovevo immaginarlo, bianca com'era ed ancora più bianca per il pallore del malessere. La lasciamo lì sotto una coperta, fedeli al motto che con una buona dormita passa tutto. Anche il cancro.
Durante la notte non posso però trattenermi dall'uscire e contemplarla. Ora che il sonno l'aveva ricomposta pareva di nuovo un personaggio di fiaba, tanto irreale era la sua presenza. Più che Biancaneve ricordava però la Bella Addormentata, o forse una di quelle bambine che volavano con Peter Pan...

4
E infatti la mattina dopo era scomparsa, volata via verso l'Isola che non c'è. Rimaneva solo la coperta che l'aveva avvolta, ordinatamente piegata sul materassino. La annuso, odorava di vino, ma anche di muschio, di vento del Nord, l'unica prova di una sua reale esistenza.
Katia non si scompone, il suo dovere l'aveva fatto, e non condivideva la mia curiosità per altre donne. Ben diverso era il mio stato d'animo: aver avuto tutta la notte una specie di ninfa dei boschi che dormiva in veranda e non averci scambiato più di una parola mi pareva davvero un'occasione sprecata.

Ricompare però prima di cena, assieme alla sua banda di elfi e di troll. Ci riempiono tutti di ringraziamenti e di scuse, e ci invitano a cena nella pizzeria del villaggio. Difficile rifiutarsi, ed anche Katia acconsente volentieri. Era pur sempre un diversivo, in quelle giornate di fannullismo obbligato.
- Niente vino, però! - impongo come condizione.
- No, solo birra... - ridono quelli. Come se non fosse possibile esagerare anche con quella, penso preoccupato all'idea di dover ospitare in veranda cinque scandinavi barcollanti.

Al tavolo mi trovo di fronte la Fatina della Tundra che mi guardava in modo imbarazzante come per dire "Oh, mio eroe...", a fianco avevo Katia sempre rilassata ma vigile, mentre più in là sedeva la lappone. Poi gli altri tre ragazzotti che parevano fotocopiati: biondo chiari, occhi azzurri, fisico asciutto ed un'aria da liceali in vacanza che metteva allegria. Non sembrava che fra di loro vi fossero relazioni sentimentali, ma con i nordici non si può mai dire, mica sono incollati e sospettosi come la mia terroncella.
Memore anch'io dei cromosomi latini mi dedico a paragonare le due finniche. La morettina, di nome Irmeli, era più bassa ma dotata di rotondità e di verve. La fatina Pelle di Luna, che scopro chiamarsi Karen, era sì piacevole da guardare, ma trasmetteva un'inquietudine che non sapevo se apprezzare o meno. Veniva sicuramente da un'altro pianeta, altro che Finlandia, e chissà a quali abominevoli consuetudini erotiche era avvezza. Magari si cibava del proprio inseminatore, come le mantidi. E poi, tutto quel biancore irreale, soprannaturale...

Nella confusione di quella pizzata fra amici riesco comunque a scambiare qualche parola anche con lei. Scopro che andava al mare prestissimo, prima dell'alba, e si rifugiava quando il sole iniziava a scottare, proprio nel momento in cui invece arrivavano gli altri turisti. A volte faceva il bagno anche di notte. Magari sotto la luna, di cui aveva assunto il colore. Ecco come riusciva a non ustionarsi. Trascorreva il giorno all'ombra ed usciva col buio, come le farfalle notturne...


5
Non ho neanche bisogno di mettere la sveglia. Col primo tenue chiarore ero già in piedi. Mi assicuro che Katia stesse dormendo, poi mi dirigo verso la spiaggia. Avrei potuto comunque dire di essere andato al bagno...
Ecco, stavo già costruendomi alibi, come se dovessi giustificare qualcosa. Non l'avrei certo fatto se non avessi percepito da parte della mia compagna un'inspiegabile ombra di gelosia, quasi fossi sempre sul punto di trasgredire ad ogni minuto...

La spiaggia era ovviamente deserta, saranno state le cinque di mattina, ma nella pigra immobilità dell'acqua vedo in lontananza la mia creatura di fiaba, ora divenuta la Sirenetta, che sciacquettava allegramente. Senza costume, ovvio. Tanto, chi c'era in giro a quell'ora, a parte un insonne voyeur...
Mi tengo in disparte per non turbare l'armonia della scena. Visione davvero magica, sia per l'incredibile trasparenza dell'acqua, evidenziata dall'assenza del riflesso che vi è invece di giorno, sia per quella candida presenza, più nuda di qualunque cosa nuda si sia mai vista. Una nudità ancestrale, mitologica, come quella delle ninfe o delle naiadi nelle rappresentazioni pittoriche del seicento.
La contemplo poi mentre torna a riva nutrendomi con la vista delle sue candide membra di adolescente. Erano ormai passati diversi anni da quando avevo scoperto la nudità di una donna, ma nel vedere quel corpo di un candore abbagliante mi sentivo disorientato come un monaco del monte Athos capitato per caso nella Paradise Beach di Mikonos. Anche il pube era bianco, noto incredulo fissando quel gocciolante cespuglio di licheni dello stesso colore dei capelli. Talmente estraneo da farla sembrare un'abitante degli abissi. Marina, lunare, extraterrestre, fiabesca... e l'avevo appena vista due o tre volte. Un bel problema, dal momento che avevamo ancora una decina di giorni di vacanza...

- Che c'è? - borbotta Katia al mio rientro.
- Niente, sono andato al bagno...
- Non potevi usare il nostro? - chiede perplessa.
- E' quasi finita l'acqua, dovrei riempire il serbatoio.
Mugola ancora qualcosa, poi si gira dall'altra parte. Apparentemente tutto a posto, ma qualcosa mi diceva che non se l'era bevuta.

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Re: ***Pelle di Luna***

Messaggio Da einrix il Gio 13 Feb 2014, 13:03

Racconto stupendo che apre la porta a tanti ricordi.
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Re: ***Pelle di Luna***

Messaggio Da Arzak il Gio 13 Feb 2014, 13:25

einrix ha scritto:Racconto stupendo che apre la porta a tanti ricordi.
E qui si scopre la doppia vita dell'Einrix libertino...   
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Re: ***Pelle di Luna***

Messaggio Da einrix il Gio 13 Feb 2014, 14:58

Arzak ha scritto:
E qui si scopre la doppia vita dell'Einrix libertino...   
 
Non sono mai stato un libertino e per essere stato sin da piccolo, coccolato da donne, nonne, zie, cuginette, amiche di famiglia, me ne sono innamorato da sempre. Senza di loro mi sarei sentito imcompleto. Se non amassi così tanto le donne, non potrei amare mia moglie. Loro sono un principio della bellezza, da cui partono tutti gli altri. Essere libertino è un'altra cosa, è farsi trasportare dalle pulsioni, da un interesse innato. Conoscevo ragazzi al mare che erano dei collezionisti, ma non si sa di che. Forse erano solo sportivi con dei record da battere. Quanto tempo perso, quanta energia sprecata e lo si è visto per la fine che hanno fatto. Le ricordo tutte quelle ragazze della mia gioventù, anche se frequentate per poco, ma con legami che si sono formati e slegati naturalmente, quasi sempre senza forzature o drammi, alla pura ricerca di quelle affinità che ci rendono felici. Il fatto poi che tutti partissimo, vivessimo lontani, e che non avessimo neppure l'età giusta per l'impegno, scioglieva ogni situazione fino a ridursi ad un semplice ricordo. Con mia moglie cambiò solo il fatto che fossimo intenzionati a sposarci, un giorno, e da quando la conobbi sono ormai passati cinquant'anni.


Ultima modifica di einrix il Gio 13 Feb 2014, 19:29, modificato 1 volta
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Re: ***Pelle di Luna***

Messaggio Da Arzak il Gio 13 Feb 2014, 15:38

E' ben vero che libertino ha un'accezione un po' negativa, ma ovviamente era detto con intento scherzoso, nel senso che confessavi un lato umano abbastanza diverso da quello del sergente di ferro dell'Armata Rossa che diventi quanto parli di politica...
Quanto a me, confesso di avere vissuto. E quindi siamo perlomeno in due. Nel senso di non essere riuscito a nuotare nelle tempeste senza lasciarmene travolgere. Ma il naufragar fu dolce, in quel mare.
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Re: ***Pelle di Luna***

Messaggio Da Rom il Ven 14 Feb 2014, 09:07

Be', basta quel "reggipetto", nelle prime righe, a datare come la prova del carbonio la storia: siamo negli anni in cui i ragazzi italiani ancora potevano coltivare l'illusione che le nordiche sono di facili e felici costumi, mentre le proprie sorelle, mogli e fidanzate rimangono vergini anche dopo il terzo figlio. Illusione nazional popolare, s'intende, ché quella individuale era stata polverizzata già al primo giro dell'adolescenza, tra cugine dalle gote in fiamme e i racconti sussurrati in piazzetta.

Katia, la Vigile Cioccolata, mi ricorda la tattica messa in atto dalla ragazza, poi moglie, del mio miglior amico, così come lui descrive apertamente: quando si accorge, o avverte, o pensa che che ci sia la possibilità di un interesse verso una femmina che incrocia nel territorio, lei se la fa amica. La uccide - va be', diciamo che la neutralizza - con la sua cordialità.
Un gioco facile, il suo, però. Innanzi tutto, perché il mio amico è stato sempre troppo innamorato di lei. Su basi solide, per altro, essendo la ragazza esattamente del tipo modellato sulle sue fantasie: con una certa somiglianza con la giovane Catherine Spaak, per capirci, con gli stessi silenzi e la stessa francesità frou frou.
Poi, perché lui è certamente un mollicone narcisista, che entra subito in modalità cascamorto-rimorchiatore, ma è trasparente come un bambino e candido altrettanto: l'ho visto andare in bianco anche là dove era passata vittoriosa un'intera genealogia di conquistatori, meno belli e meno (potenzialmente) interessanti di lui.

La pelle di luna, invece, si associa all'unica esperienza - casta - che ho col mondo vichingo femminile: la baby sitter au pair della coppia di amici che ho appena descritto, una danese chiamata Charlotte.
Giovanissima, con l'accortezza e la disinvoltura di una quarantenne, dopo pochi giorni in Italia, zona mare non lontano da Roma, si era assicurata una stabile assistenza sessuale da un efficiente meccanico di Guidonia.
Bella era bella, anzi, più che altro spettacolare. A me sembrava un panino di burro: non era grassoccia o rotondetta, era il biancore quasi albino a impressionare, dalla pelle ai capelli, cortissimi. Il chiaro ingrossa, il nero sfina, si sa.
La sua immagine lunare cominciava e finiva col colore: per spiegare meglio il concetto, basta citare la reazione che ho, senza volere, suscitato il giorno in cui l'ho portata con me negli studi televisivi nei quali lavoravo. In short cortissimi e canottiera lasca, il suo ingresso nella sala di regia è stato come buttare un macigno dentro una vasca da bagno: vista da dietro era da bollino rosso, e io, che ero abituato a vederla e poi venivamo dal mare, mi resi conto della realtà solo guardando le facce dei ragazzi che fino a un momento prima stavano puntando gli occhi sui monitor.
Effettivamente, se avesse indossato un bikini sarebbe stata più coperta.
Mentre uscivo sentii distintamente un "madonna, che culo", e nei giorni seguenti un alone di rispetto, non privo di allusiva complicità, mi accompagnò nell'ambiente, dando per scontato che quell'apparizione fosse solo la punta di iceberg di un porco commercio carnale. La mia negazione, sollecitata dall'esplicita curiosità di qualcuno, non solo non servì a niente, ma aggravò la certezza: non poteva "non essere", sarebbe stato un tradimento.
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Re: ***Pelle di Luna***

Messaggio Da Arzak il Ven 14 Feb 2014, 11:06

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2 - Come

6
Era scontato che la mattina successiva, dopo aver lasciato il letto con mille cautele, fossi ancora sulla spiaggia con la luce grigia dell'alba. Non volevo però sembrare il satiro che spia le ninfe dietro alle fronde, e siedo sulla riva abbracciandomi le ginocchia. Lei era già lì, e nuotava al largo con ampie bracciate.
Non provavo alcun desiderio fisico di lei, come sarebbe invece accaduto per una qualunque altra ragazza che nuotasse discinta in una baia deserta. Semplicemente mi rilassava, era la rappresentazione della natura allo stato puro, quell'immagine di acqua e di aria immota, irreale, di silenzio rotto solamente da un lieve sciacquio...
Questa volta però lei mi nota, mi riconosce, e mi lancia da lontano un allegro saluto che era un invito ad entrare in acqua.
Figurarsi, era come sfregiare il quadro seicentesco che mi ero dipinto nella testa. E poi, fare il bagno alle cinque di mattina, sia pure d'estate, non si conciliava con i miei canoni termici. Mica ero un abitante dell'Artico come Pelle di Luna, a cui l'acqua in paragone sarà sembrata bollente...

Le faccio un cenno di diniego attenuandolo con un sorriso, ma subito lei nuota fino a riva per poi emergere vestita come Venere sorgente dalle acque. Nessun pudore, è chiaro, mica era arretrata come noi latini. Si avvolge però in un enorme telo di spugna, ma solo per asciugarsi, del tutto incurante degli squarci di pelle di luna che mi offriva nell'operazione. Poi mi siede vicino e inizia a parlare tranquillamente, in quell'inglese che tradiva i suoni della sua lingua madre.
Non riesco neanche a seguire cosa dicesse, tanto ero annebbiato sia dal risveglio prematuro che da quella visione di fiaba improvvisamente divenuta reale. Capisco che parlava del mare, di casa sua, degli amici, con una leggerezza ed una confidenza che mi avrebbe rubato il cuore, se solo avessi pensato che era diretta a me, e non invece dovuta al suo carattere aperto. Certo, ero il suo salvatore, ma pur sempre un estraneo...

Si può immaginare come mi sento quando girando lo sguardo vedo profilarsi la mia condanna: appoggiata alla ringhiera del viottolo che delimitava la spiaggia, incombente come la Dea della Vendetta, c'era Katia, priva di espressione ma con un'aria che prometteva tempesta.
- Scusami un attimo... - dico a Pelle di Luna per poi dirigermi verso di lei.
Non ho neanche tempo di chiarire, di spiegare, di giustificarmi, la sentenza era già esecutiva.
- Se avevi bisogno di prenderti le tue libertà, bastava dirlo. E' chiaro però che a questo punto mi sento in diritto di riprendermi le mie.

Piantato. Su due piedi. Senza neanche aver avuto il tempo di essere davvero in colpa. Ma ai suoi occhi lo ero, e non tento neanche di fornirle un patetico ed ipocrita chiarimento. Nemmeno avrei potuto iniziarlo, perchè lei fa subito dietro front sgambettando via in un turbine di indignazione.

7
- Problems? - fa la finnica, digiuna di italiano ma anch'essa dotata di antenne come tutte le donne.
- Be', no... Solo che Katia è un po' gelosa...
- Yessssh...
Sorride annuendo, come se avesse sentito parlare di questa curiosa caratteristica dei latini, e la trovasse deliziosamente pittoresca.

L'incanto era ormai rotto. Il sole iniziava ad illuminare la cima delle colline ed in breve la spiaggia si sarebbe riempita di una folla chiassosa, per cui Pelle di Luna si stringe nell'asciugamano, raccoglie una borsa e si avvia, invitandomi con lo sguardo ad accompagnarla.
Mi amareggiava constatare la mia improntitudine: per bearmi dell'effimera visione di una nordica che fa il bagno avevo rovinato i rapporti con una donna che sapevo insostituibile. Per sempre? Forse no, passata la bufera avrei cercato di spiegarmi, di riallacciare... Avrebbe comunque dovuto prima o poi riappacificarsi, se non altro per necessità. Eravamo su di un'isola, i biglietti di ritorno li avevo io, il camper lo guidavo io...  

Pelle di Luna si ferma ai bagni e mi accingo a salutarla, ma lei mi prega di tenerle l'asciugamano e le sue cose mentre si docciava, in quanto all'interno mancava un attaccapanni. Mi chiedo un po' ottusamente come avesse fatto le altre volte, mostrandomi ancora una volta sprovveduto in fatto di malizie femminili. Vero che aveva lasciato la porta socchiusa, ma avendo già goduto della vista dei suoi biancori non mi pareva un fatto significativo. Non mi sarei certo poi azzardato ad insidiarla sotto lo scroscio, anche se non fossi stato abbacchiato per il recente disastro.  

- Mi passi l'asciugamano, pleashe? - mi chiede poi con quell'accento che iniziavo a trovare familiare, agitando una mano dalla fessura della porta.
La sfioro, ma solo con la punta delle dita. Dopo qualche istante la porta si riapre ed appare lei avvolta nell'asciugamano e con una strana luce nello sguardo.
- Mi passi i vestiti, ora?
Non avevo visto traccia di vestiti, dovevano essere nella borsa. Mi inoltro di un passo nella cabina per porgergliela, lei si avvicina, ma invece di prenderla apre il telo come un'esibizionista ed avvolge sorridendo anche me come per uno scherzo amichevole.

Per la seconda volta nello spazio di mezz'ora mi ero cacciato in una trappola.  

8
Che fare nel trovarmi schiacciato contro il corpo nudo di una ragazza sorridente? Nient'altro che abbracciarla, senza chiedermi nè perchè nè il percome nè il prima nè il dopo. E così faccio, sorridendo anch'io forse in modo un po' ebete per via del doppio shock. Pure questa volta ero innocente, ma vallo a spiegare...
Era quasi alta come me, al contrario di Katia che mi arrivava al naso, ed avere il suo sguardo alla mia altezza mi intimidisce e mi sconcerta quasi più di tutto il resto.
Il telo poi scivola via, ma la stretta prosegue ondeggiando, come se nel buio della doccia di un campeggio stessimo ballando una danza surreale. Sentivo che non c'era passione, nè in me nè in lei, ma forse qualcosa di superiore. Una specie di apprezzamento istintivo, affettuoso, di embrionale amicizia... Le carezzo le spalle ossute, la schiena magra, le natiche da adolescente... Anche il seno che mi si premeva contro era quasi piatto, dal torace spuntavano solo due capezzoli duri come sassolini che tuttavia facevano tenerezza. E poi quel candore, disumano, assurdo...
Neanche ci baciamo, lei mi appoggia il viso di lato ed io le sfioro con le labbra la bianca lanugine del collo, poi le accarezzo la testa, quei capelli a caschetto da Adso de Melk. Mi chiedo stranito cosa l'avesse indotta a quell'iniziativa. Forse era il ringraziamento per essermi preso cura di lei, ed assieme un tentativo di consolarmi per l'avvilimento che avevo provato davanti a Katia. Mi va il sangue alla testa. Neanche l'uomo più imbranato del mondo avrebbe esitato, non foss'altro che per un automatismo a cui non sfugge nessuno. La guardo, e lei capisce.
- Shall we do?
- Yessssh - mi fa semplicemente, con la sua pronuncia strascicata.

9
Era ancora prestissimo, non c'era in giro un'anima, avevamo tutto il tempo che volevamo, se non la comodità. Non avevo nemmeno più nessuno a cui rendere conto, visto che ero stato appena scaricato.
Precipitiamo contro una parete, poi lei punta il piede contro quella adiacente appoggiandolo ai rubinetti. Pareva esperta di amori nelle docce, ma forse era solo l'improvvisazione dovuta alla necessità. E' quasi impossibile fare l'amore in piedi se non c'è una sufficiente collaborazione, e lei me la fornisce così, tranquillamente, senza preliminari, senza pudori...
Invece di procedere subito ad un feroce accoppiamento mi accosto lentamente come per sondarla. Anche lei pareva trovare anomalo questo avvicinamento a freddo ma vissuto intensamente. Aveva appena socchiuso gli occhi e la bocca, ma mi guardava assorta, come per convincersi di quanto avveniva.

Chissà, magari anche lei aveva trovato eccitante quell'incontro con un Uomo del Sud, ultrabbronzato e gentile, così palesemente ammaliato dal suo fascino iperboreo. Tanto da offrirmi sé stessa? Sì, esattamente come io cercavo di offrirle il meglio di me. Non c'è mica bisogno di un corteggiamento di settimane, come a volte succede da noi, se si ha già in mente ciò che si vuole.
Era più tesa, ora, più severa, come se temesse una delusione. Faceva davvero impressione vedere con quanta energia puntava il piede contro il sostegno per mantenere l'equilibrio dinamico necessario. Anche la scomodità della posizione sembrava acquistare un fascino morboso, tanto stava montandomi la voglia di concludere sussurrandole frasi accese che lei non poteva capire, così come non capivo le sue.
- No problem? - le sussurro solo, per essere sicuro di non sbagliare.
- No problem.
L'interruzione non l'aveva distratta, era solo una questione pratica. Sono i suoi trattenuti mugolìi a darmi la scossa finale. Mai avevo immaginato, fino a pochi minuti prima, che quella ragazza di ghiaccio potesse provare passioni e orgasmi come una donna latina, tantomeno mi sarei aspettato di vederla gemere, emozionarsi, quasi piangere di gioia, mentre profanavo la sua scultura di neve...
Poi il piede le scivola via, e l'apertura si chiude imprigionandomi. Ma era una dolce prigione.

10
Avevo perso la nozione del tempo. Forse era passata un'ora, forse pochi minuti, ma l'indolenzimento che mi assale dopo il fatto non era cosa da poco. Anche il chiarore esterno, il vociare e lo sbattere di porte mi diceva che la giornata balneare era ormai iniziata. Per me, con un anatema ed un successo nello spazio di pochi minuti. E se il primo appariva perentorio, il secondo era davvero ancora troppo volatile.
Ci guardiamo quasi stupiti, poi ci riabbracciamo sorridendo come vecchi amici. Non potevo esserle più grato, nessuno aveva mai amoreggiato con Biancaneve in persona, e nessuna mi aveva mai regalato emozioni di tipo così diverso in così poco tempo. Eppure... Eppure mi mancava qualcosa.
- Karen... - le dico, pronunciando per la prima volta il suo nome.
- Yessssh?
- Posso baciarti?
Sorride, come davanti alla richiesta di un bambino.
- Yessssh.

Labbra di rosa, lucide, quasi diafane, lingua sottile e lunga ma esitante... Pareva quasi più a suo agio nel copulare nei bagni che nel baciare un uomo, e quindi non insisto. Mi aveva già regalato abbastanza, per quella mattina. Ci rivestiamo ed usciamo abbagliati dalla luce solare e dal movimento. Prima di lasciarla le strappo però un'ultima concessione.  
- Dimmi almeno dove abiti... se per caso dovessi riportarti a casa ubriaca.
- C 14. - fa lei, e fugge via come Cenerentola a mezzanotte. O come Dracula allo spuntare del giorno.
Chissà se l'avrei rivista ancora. Da un punto di vista "letterario" la cosa poteva anche finire lì, una parabola vissuta nelle canoniche unità di tempo, di luogo e di azione. Un invaghimento, una separazione, un amore, il tutto bruciato in pochi minuti. Avevo vissuto storie più lunghe ma molto meno intense...

Alla piazzola Katia non c'era. Il camper poi era sbarrato, e non avevo con me la chiave. La sicurezza di poco prima si liquefa in un istante. Forse era davvero andata via definitivamente, magari era già al più vicino aeroporto...
Mi assale una sensazione di vuoto. La cerco alla spiaggia, poi al bar e nei vari punti di ritrovo. Niente, era scomparsa dalla mia vita lasciandomi in braghette da spiaggia. Umide, fra l'altro. In cambio di una scopata in piedi alla fine ero rimasto senza donna, senza casa, senza soldi e senza vestiti. Bravo pirla.

Non mi restava che una risorsa. C 14.


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Re: ***Pelle di Luna***

Messaggio Da Rom il Ven 14 Feb 2014, 18:52

Non c'è niente da fare: appena i racconti fanno il secondo passo, entrano nel mondo reale e scattano le associazioni (di idee, non a delinquere): la battaglia navale (C14), i 7 nani superdotati (Biancaneve, che era pure brunetta, secondo Disney).
E poi perfino noi, che la sorte ha messo dalla parte del fedifrago, stentiamo a credere alla sua insaputa: parliamoci chiaro, nessuno si alza alle cinque per andare ad ammirare la pelle di luna, innocenti evasioni. Amicus Plato, sed magis amica veritas, Katia è stata una gran signora.
E non basta tutto l'alone lirico che circonfonde la biondina, per mascherare la nuda e cruda realtà: Karen è esattamente come i playboy delle riviere immaginano che sia "la svedese" della cabina accanto. Nuda, imprevedibile, divertita e circondata da concittadini maschi insensibili alle sue grazie: chi si crede di essere, questa signorina? Tessa, per caso?
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Re: ***Pelle di Luna***

Messaggio Da Arzak il Ven 14 Feb 2014, 21:01

Rom ha scritto:Be', basta quel "reggipetto", nelle prime righe, a datare come la prova del carbonio la storia
Forse serve di più a datare il suo autore. Non mi ero reso conto di come alcune parole invecchino più di quanto si modifichi la nostra percezione del valore semantico. Ora che me lo fai notare, "reggipetto" ricorda più quello di Sofia Loren, che il reggiseno indossato dalle siliconate.

Sul fatto che le scandinave descritte siano esattamente come il playboy della riviera le immagina, refrain che hai già musicato sopra, occorrerebbe discettare sulla validità o meno dei luoghi comuni. Credo di poter dire, dopo aver passato una vita a combattere i più triti luoghi comuni come l'avarizia dei genovesi o la pedanteria dei tedeschi, che la schematizzazione che porta alla loro creazione non solo ha qualche spunto di verità, ma nella gran maggioranza dei casi è assolutamente vera. Non sto parlando ovviamente del fatto che, secondo il luogo comune, un gatto nero porta male. Ma che certe caratteristiche che la vulgata, più o meno scherzosamente o approssimativamente, dipinge addosso a certe categorie, siano ahimè (o fortunatamente) assai aderenti al vero è un fatto statisticamente accertato...

Nel caso specifico, dopo aver effettuato lunghi studi antropologici sia nella loro madrepatria che all'estero, posso assicurarti che il comportamento medio delle mitiche scandinave, è (fortunatamente) assai vicino a quello vagheggiato nostro immaginario mascolino e maschilista dell'adolescenza. Tanto da poter indurre davvero qualche infatuato mediterraneo a svegliarsi all'alba o ad aspettare per ore davanti ad un portone nel gelo del nord sperando di poter almeno intravedere la ninfa che lo aveva affascinato...
 
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Re: ***Pelle di Luna***

Messaggio Da Rom il Ven 14 Feb 2014, 23:22

Insomma, ok, hai fatto il militare a Cuneo.
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Re: ***Pelle di Luna***

Messaggio Da Arzak il Sab 15 Feb 2014, 10:55

Rom ha scritto:Insomma, ok, hai fatto il militare a Cuneo.
Sei fortunato che signore lo nacqui...
 
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Re: ***Pelle di Luna***

Messaggio Da Arzak il Sab 15 Feb 2014, 11:09

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3 - Quando

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Il bungalow faceva parte di una schiera di costruzioni a mezza collina, ombreggiate ma con una splendida vista. Ognuna aveva un ampio giardino, spesso ingombro di salvagenti, palloni e materassini, chiaro indizio delle abitudini balneari degli italiani. Quella in questione ospitava invece dei surf e delle vele, segno di una diversa sportività dei finnici.
Busso con qualche esitazione, non mi andava di passare per un tipo-bostik che appena vede una ragazza non se ne stacca più.  
Mi apre Pelle di Luna in persona con lo sguardo assonnato. Evidente, dormiva di giorno e viveva di notte...
- Problems? - mi fa di nuovo leggendomi in viso.
Sembrava che non dovessimo vederci mai più, ed ecco che dopo dieci minuti eravamo ancora faccia a faccia. Le spiego il problema, ma lei non drammatizza.
- Puoi restare qui finchè vuoi.
- Magari... ma non ho neanche un centesimo...
- Non importa. Ne ho io.

Beata lei che già così giovane aveva il mondo e i soldi in tasca. Era sola in casa, evidentemente gli amici avevano una carnagione più corazzata.  
- Se vuoi bere... - mi fa indicando un piccolo frigo.
- Spero non avrai solo vino.
Sorride, ma leggermente spazientita. Non era gentile continuare a ricordarle l'ubriacatura di una sera.
- Io vado a dormire. Tu fai ciò che vuoi.
Dormire... Erano due sere che andavo a letto all'una e due mattine che mi alzavo alle cinque.
- Posso dormire anch'io?
- Certo, mettiti lì. E' il letto di Hans, ma ora è al mare. 


La camera spaziosa, con ogni evidenza concepita per i gruppi numerosi, era un accampamento tribale. Ospitava tre letti doppi, sufficienti dunque ad accogliere tutti e cinque gli amici. Sul pavimento giacevano zaini, scarpe, mute, vestiti, e tutto quanto può essere utile al mare. Occupo il letto di Hans mentre lei torna a sdraiarsi su quello vicino per addormentarsi quasi subito. Neanche una parola sulla storia della doccia. Nè un bacetto. Acqua passata. E proprio ora che l'avevo a portata di mano su di un letto in una casa deserta. Chi sa poi cosa avrebbero detto gli amici nel ritrovarsi in camera un intruso sudista come me...
Dovevo assolutamente ritrovare Katia, o perlomeno la chiave del camper. Ma prima dovevo dormire.

12
Mi sveglio con una forte fame, segno che dovevano essere passate diverse ore. E dovevo aver dormito profondamente se non mi ero neanche accorto di avere accanto Pelle di Luna.
Chissà quale impulso l'aveva portata lì, se il desiderio di consolarmi per la disavventura di cui era stata indirettamente responsabile, o il ricordo delle ruvide affettuosità della doccia. O magari il fatto che l'altro letto era più scomodo... Faceva comunque tenerezza vederla così fiduciosa e abbandonata, con la sua maglietta larga e i calzoncini a righe verticali. Mi dispiaceva svegliarla, ma era ormai sera, non avevo toccato cibo ed ero ancora fuori di casa. Dovevo assolutamente ritrovare Katia, mi ripeto come un mantra.  
Parto per la spedizione, ma prometto a Pelle di Luna di passare ad informarla sul risultato. Mi dà un imprevisto bacetto sulla soglia, ma con lo sguardo ancora confuso. In quel momento arrivano i suoi amici, gocciolanti e festanti dopo una giornata di mare, che mi salutano con perplessa cordialità.

Esploro di nuovo ogni angolo del villaggio, mi reco anche in direzione per vedere se c'era qualche messaggio, ma niente. La Nemesi si era abbattuta sulla mia testa, e per punizione avrei dovuto dormire all'addiaccio senza neanche un soldo per mangiare. L'unica soluzione era quella di provare a chiamarla con l'altoparlante, se era ancora nel villaggio difficilmente avrebbe ignorato un richiamo pubblico così pressante. Cosa che però avrebbe messo in piazza il fatto che era scappata di casa, con quali conseguenze sulle mie notti all'addiaccio è facile immaginare.  
Era davvero imbarazzante tornare per la seconda volta da Pelle di Luna con le pive nel sacco, ora anche di fronte ai suoi amici.
Mi ripresento allargando comicamente le braccia, e meno male che per risposta ottengo una risata collettiva, segno che le mie disavventure erano ormai di dominio pubblico, perlomeno in ambito scandinavo. Meglio che un calcio nel sedere, penso adeguandomi.


Quando ero stato in un locale nel Nord della Svezia affollato da centinaia di giovani avevo scoperto di essere il solo lì dentro ad avere i capelli neri, diventando subito oggetto di curiosità, soprattutto femminili. Adesso almeno avevo un sostegno in Irmeli, l'eschimese, che mi sorrideva coi dentoni da tricheco. Ero comunque l'unico della compagnia ad essere abbronzato come un etiope, mentre loro parevano usciti dal candeggio. Sentivo che parlottavano nel loro linguaggio ugrofinnico, forse decidendo se adottarmi come mascotte e riservarmi una cuccia in un angolo, e davvero mi conforta la mano di Pelle di Luna sulla spalla. "Oh mio sfortunato eroe...", pareva dire il suo sguardo.

13
Cena in pizzeria, graziosamente offerta dagli amici. Ero anche riuscito a recuperare una maglietta e dei pantaloni stesi in una corda dietro il camper, il cui accesso mi era ancora precluso.
Non pareva iniziare poi troppo male l'esilio impostomi: cena gratis, una nuova ragazza, un posto letto caldo, degli amici...
Era normale che in quel clima idillico dovesse capitarmi un'altra iattura: l'arrivo di alcuni baldanzosi giovanotti riconoscibili come quelli dell'animazione fra i quali si notava Katia. La quale, nel vedermi gozzovigliare allegramente con la mia sgualdrina, trova nuovo carburante per il proprio astio. Viene tuttavia dalla mia parte col suo codazzo di supporter, appoggia rumorosamente le chiavi del camper sul tavolo fra me e Pelle di Luna non degnandola di uno sguardo e scompare di nuovo con la truppa.

Ero dunque tornato padrone di casa, e di fronte ai nuovi amici, ormai coinvolti nelle mie beghe familiari, sventolo il mazzo di chiavi con aria di possesso ottenendo un divertito applauso. Un successo comunque amaro, pensavo fra me e me.
Per festeggiare la riconquista del Palazzo, ultimata comunque la cena con maggior ottimismo di quando era iniziata, mi trascino dietro la compagnia e la faccio accampare nella veranda del camper per offrire loro qualcosa della mia cantina. Altro che vinacci da osteria, si trattava di una grappa con scorze d'arancio messe a macerare da Katia (sospiro...) in uno dei suoi rari momenti di produttività casalinga, un vero elisir che riscuote l'entusiasmo degli ospiti. Ma non più di due bicchierini, mi raccomando...

Dietro esplicita richiesta di Hans e degli altri maschi, di cui non riesco a memorizzare il nome, faccio visitare il minicamper illustrandone le attrezzature, mentre le ragazze parlottavano come in un salotto. Mi rincuorava vedere il mio insediamento di nuovo animato, e non deserto come al mattino. Poi gli amici insistono per mostrarmi il loro mezzo parcheggiato all'ingresso, e così sciamiamo per i vialetti del villaggio. Come per caso prendo la mano di Pelle di Luna e vi intreccio le dita per farla poi dondolare come si fa coi bambini. Vittoria, ero ormai autorizzato ufficialmente, i suoi amici abbozzavano e nessuno di loro pareva rivendicare diritti nei suoi confronti. Katia poi, col suo gesto sul tavolo, vi aveva messo pure il timbro, più di così...

14
Il parcheggio era vigilato da un guardiano, con cui parlamento per spiegare l'irruzione della torma vichinga che già l'aveva allarmato. Non erano poi degli sprovveduti, se erano arrivati dalla Finlandia con quel mezzo. Era un grosso furgone Mercedes color amaranto, decorato in stile graffiti metropolitani. Non era però attrezzato a camper come il nostro, ma ospitava alla rinfusa tavole da surf, brandine, taniche e materiali vari. Mi complimento per le decorazioni, informandomi però anche sugli aspetti tecnici e fornendo qualche consiglio attentamente recepito.
Racconto poi delle mie avventure di viaggio con camper e senza, guadagnandomi così qualche punto di apprezzamento. Beh, anch'io non ero più solo un italiano qualunque, e la nuova fratellanza blandisce un po' le mie ferite. Da randagio adottato per misericordia stavo gradualmente assumendo il ruolo di interprete e guida turistica, anche grazie al prestigio guadagnato come partner ufficioso della loro primadonna. Mi sentivo un po' un nuovo Tex Willer, che arriva a comandare i Navajos per aver sposato la caposquaw del villaggio...

***

La serata si svolgeva attorno al piccolo anfiteatro. Era il fulcro del villaggio, e vi convenivano tutte le specie di villeggianti, dalle famigliole con bambini, agli anziani e ai giovani un po' alternativi come i miei amici. Quella sera si teneva uno spettacolino organizzato dallo staff, a cui partecipavano anche gli animatori sportivi come d'uso nei villaggi organizzati. Scorgo di nuovo col magone Katia nelle vicinanze del palco, impegnata a dialogare con uno di loro con dei fogli in mano e l'aria autorevole. Ovviamente mi ignora, e non posso far altro che ricambiare.

Come al solito lo show era dilettantesco, ma accettabile per i palati facili di chi si trova in vacanza. Essendo l'unico del gruppo a capire l'italiano mi trovo nell'inedito ruolo di interprete, col risultato che gli amici ridevano rumorosamente delle battute qualche minuto dopo che erano state pronunciate, nel divertito sconcerto degli altri spettatori.
Al termine della rappresentazione si era fatto tardi e avevo di nuovo sonno, ma non osavo avanzare proposte. Non mi andava di dormire da solo nel camper ancora abitato dal fantasma di Katia, nè di trascinarvi Pelle di Luna, che avrebbe anche potuto rifiutarsi di lasciare i compagni o non gradire di passare la notte con me. E neanche me la sentivo di impormi come ospite non richiesto dai nordici. Un bel dilemma, che lascio al destino il compito di risolvere.

15
Difficile sincronizzarsi coi ritmi di chi dorme di giorno e vive di notte. Per Pelle di Luna, creatura lunare, era come se fosse mezzogiorno, e non mezzanotte. Libera dal tormento dei raggi solari, nel buio si trovava nel suo elemento, come nei lunghi inverni del suo paese. L'allegra banda si dirige poi verso il mare tra scherzi e lazzi incomprensibili, alcuni dei quali forse riguardanti proprio me, ma di cui mi astengo dal pretendere spiegazione. Avrei dovuto chiedere alla mia fatina di darmi qualche lezione serale di finlandese...

La spiaggia era quasi brillante, nella sua nitidezza notturna. La luna era all'ultimo quarto, e aggiungeva il suo tocco disneyano ad uno scenario da fiaba. L'incanto era però rotto da un altro gruppo di giovani italiani che stavano bivaccando al suono di una chitarra. I nordici parevano trovare la cosa molto suggestiva, per cui interrompono i loro schiamazzi e si avvicinano incuriositi. Da buon mediatore culturale confabulo con gli italiani, e subito il cerchio si allarga per accoglierci con qualche ululato di benvenuto.
- Tribù amica... - sussurro a Pelle di Luna che sorride. 


Erano circa una decina, fra ragazzi e ragazze, di provenienza romana e napoletana e quindi particolarmente estroversi. La chitarra veniva suonata a turno da due dei maschi che se la passavano a seconda dei brani. Era divertente osservare come i finlandesi seguissero attentamente il comportamento degli indigeni, forse scoprendovi analogie e differenze.
Quando il repertorio inizia ad esaurirsi chiedo se mi potevano passare lo strumento, risvegliando la curiosità dei miei supporter stranieri. Già, ovvio, ogni italiano che si rispetti ama la pizza e la musica. La prima l'avevano ormai digerita, ora toccava alla seconda.

Non ero un gran musicista, ma come intrattenitore da spiaggia me la cavavo benino, e subito attacco con una serie di triti evergreen internazionali, che avevano perlomeno il pregio di essere conosciuti da tutti. Il successo è immediato e inaspettato, e in breve tutti iniziano a battere le mani, i sassi, o qualunque oggetto rumoroso per accompagnare le canzoni, in un clamore crescente ed eccitato. Eseguo anche un pezzo degli Abba, l'unico evento musicale espresso dalla Scandinavia nell'ultimo secolo, guadagnandomi qualche "buuh" divertito da parte dei miei amici adottivi. Persino l'eschimese dentona inizia a guardarmi con un occhio languido che prometteva ulteriori guai...

16
Chissà invece come mi vedeva Pelle di Luna in quel momento. Un po' pareva incuriosita dalla mia esibizione ("Oh, mio menestrello!"), ma lo sguardo rimaneva pensoso, come per chiedersi cosa le rappresentavo. Non basta certo un amorazzo nella doccia per poter parlare di feeling e di rapporti, lo sapevamo entrambi, nè una canzone ben riuscita era certo in grado di rubare il cuore di una ragazza smaliziata. Però...

La comitiva poi si scioglie e restiamo noi sei, i più nottambuli del villaggio. Senza alcuna spiegazione i finnici iniziano poi a spogliarsi, facendomi temere di voler avviare un'orgia estemporanea. Ipotesi preoccupante, perchè i maschi erano in un rapporto di quattro a due con le ragazze, e non conoscevo le loro abitudini sessuali...
Si trattava però semplicemente di un bagno notturno, evidentemente una loro abitudine. Doveva sembrargli un lusso poter fare il bagno a quell'ora, abituati ad una notte che dura sei mesi con una temperaturina che arriva a quaranta sotto zero. Per solidarietà avrei dovuto partecipare anch'io, ma già di giorno l'acqua delle isole è piuttosto fresca, a maggior ragione senza il calore solare.
Resto quindi a godermi lo spettacolo di quelle bianche nudità danzanti sotto la luna, come per una festa pagana dell'antica Grecia. Noto sconcertato la gagliarda anatomia dei maschi. Se è vero che l'uso sviluppa l'organo, ecco come passavano quelle lunghe notti invernali. Si capisce che alla fine non erano così allupati come noi latini.

Raggiungono l'acqua gridando e ridendo, come loro solito, ma noto che Pelle di Luna era rimasta delusa dalla mia diserzione. Mi lancia quindi un invito, imitata dalla lappone che faceva oscillare il balcone, poi da tutti gli altri. Che razza di capobranco potevo mai essere, se non partecipavo alle loro avventure... Mi sentivo un po' come l'Ugo Tognazzi della Voglia matta, capitato in un gruppo di adolescenti perché affascinato da una quindicenne Catherine Spaak...
La mia esitazione ha breve durata: dopo qualche gesto d'intesa i cinque schizzano assieme fuori dall'acqua, mi saltano addosso infradiciandomi, e con un furore assatanato mi denudano quasi strappandomi i vestiti di dosso.
Mi fa un certo effetto venire spogliato di prepotenza da una torma di giovani discinti, fra cui spiccavano le ragazze giusto per non smentire la loro parità di ruoli, e di nuovo temo una scena di cannibalismo erotico. Sarebbe stato meglio, perchè nonostante le mie proteste riescono quasi a sollevarmi di peso, e un po' spingendo e un po' tirando mi fanno allegramente finire in acqua.

17
Se quello era il prezzo per aver sedotto una di loro nella doccia, potevo in fondo ben pagarlo. Ma era molto di più, e la consapevolezza quasi mi commuove. Si trattava di un vero e proprio battesimo profano, un rito di iniziazione, dopo il quale potevo davvero considerarmi accettato come capotribù onorario della riserva. Per me era anche un ringiovanimento, vista l'età degli amici, e assieme a loro intono una specie di canto di guerra, riecheggiando una delle canzoni ritmate di poco prima.
C'era da sperare che Katia non capitasse da quelle parti. Avrebbe sicuramente pensato ad un mio rimbambimento. E non avrebbe avuto torto, se mi avesse colto a giocare in quel modo con quei fanciulloni nordici. Ma chissà cosa faceva lei in quel momento, mi viene da pensare ricordando i baldanzosi animatori dello staff. Ecco, ci eravamo lasciati da poche ore, e già ero in crisi di astinenza. Sapevo benissimo che nè Pelle di Luna nè l'eschimesina avrebbero potuto sostituirla.

In genere un bagno freddo è quanto viene indicato per spegnere le scalmane erotiche, ma a me stava facendo l'effetto opposto. Pur bagnato e infreddolito mi riavvicino a Pelle di Luna che si stava rivestendo, cercando di capire quali chances avevo.
- Senti... Ehm. Mi stavo chiedendo cosa intendevi fare di me.
- Be', pensavo di fare di te il mio schiavo.
- Ah. Appunto. Infatti non desideravo di meglio. Ma... volevo dire... in qualità di schiavo, dove pensi che debba passare la notte?
- In giardino va bene?
- Fantastico. Potrei usare un surf come letto, e una vela come lenzuolo...
- Perfetto allora. Andiamo?

Notevole. Una nordica col senso dell'umorismo. A meno che non parlasse sul serio...

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Re: ***Pelle di Luna***

Messaggio Da Rom il Sab 15 Feb 2014, 16:52

Bene, Jerry, siamo con te, appollaiati sulle tamerici salmastre come ciovette sul mazzolo, in attesa dell'Evento Decisivo: uno tsunami, la retata della Buoncostume, le avances (riuscite) del finnico gay?

I racconti del mare - è una sensazione antica - sembrano essere tutti uguali, anche quando sono diversi: sono tutti dominati e unificati proprio dal mare, il grande padre e padrone che impone stati d'animo e comportamenti, profumi e pensieri, e stili di vita.
Al mare tutto è possibile, cioè tutti i peccati e le pazzie sono possibili, perché la responsabilità è comunque della coppia padrona di casa, il Mare e l'Estate.
Tutto ciò che al mare è commedia, nelle baite di montagna, negli alberghi sui laghi è  tragedia: la comitiva di maschi finnici, chiusa in gabbia sulle pendici di un fiordo, emanerebbe afrori insopportabili, i silenzi di Pelle di Luna si dilaterebbero in un vuoto cosmico accanto a una finestra da cui cade una luce di smorto piombo.

Solo se il mare si mescola, si comprime sotto il peso del tempo - della storia - perde l'ineluttabile, languido potere dionisiaco, e diventa scenario drammatico.
Patron Griffi ha fatto un bel film, ambientato in una Capri invernale, con ampi saloni liberty deserti, le vetrate aperte al vento di mare che scuote tende di damasco: eravamo non più di quattro o cinque spettatori, nella sala del Rivoli tanti anni fa, nell'agosto di una Roma torrida e disabitata.
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Re: ***Pelle di Luna***

Messaggio Da Arzak il Lun 17 Feb 2014, 10:39

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4 - Perché

18 
Dopo una sarabanda di docce effettuate a turno, anche a due alla volta, e una nuova esibizione di nudismo che mi lascia sconcertato per la maggior crudezza della luce artificiale rispetto alla luna, stava arrivando il momento della verità. Noto però che Hans ed un altro, che mi pareva chiamassero Bjorn, stavano tendendo una corda attraverso la stanza per poi stendervi sopra il grosso telo da spiaggia di Pelle di Luna già caro alla mia memoria. Il suo letto, che era nell'angolo della camera, si ritrovava così separato dagli altri da quella specie di precario paravento.  
- Le mura di Gerico... - ride Hans. 

Ricordavo anch'io quel vecchissimo film in bianco e nero, in cui i letti dei due protagonisti venivano pudicamente separati in quel modo. Qui invece il telo ci avrebbe visti dalla stessa parte, proteggendo la nostra privacy. 
Erano proprio carini, i miei pards. Altro che dormire sul surf, mi avevano riservato l'appartamento reale da condividere con la loro principessa, garantendomi inoltre una qualche discrezione. Anche la dentona ammiccava ridendo mentre mi stavano costruendo l'alcova. Chissà che effetto faceva alle due vichinghe la cattura di un maschio latino con la pelle e la faccia di bronzo e poterlo studiare da vicino come nella gabbia dello zoo. D'altra parte anche l'apparizione di una scandinava seminuda in una camerata di soldati italiani avrebbe forse prodotto un qualche larvato interesse zoologico.
E' Pelle di Luna stessa a darmi la mano per accompagnarmi al sacrificio, mentre gli altri si producevano nei consueti lazzi. 
- Preferivi il giardino? - mi chiede la fatina cogliendo la mia esitazione. 
- Con te ovunque. Anche nella doccia. 
- Quella l'abbiamo già usata. Ora possiamo provare il letto. 

Avrei dovuto sorprendermi per tanta disinvoltura, ma il modo di fare a cui mi stavano abituando i ragazzi era talmente semplice e diretto da sembrare ormai normale. Tutti sapevano cosa sarebbe accaduto su quel letto, e infatti avevano predisposto il separé proprio in omaggio ai miei presumibili pudori di meridionale. Un magnifico esempio di rispetto per la cultura delle popolazioni primitive... 
Un dubbio però mi turbava. Se i letti erano tre, e i finlandesi cinque, quali erano stati gli abbinamenti prima del mio arrivo?

19
Mi avventuro dietro il paravento dopo di lei, ma quando mi sistemo anch'io colgo una sua espressione tesa, come se non fosse del tutto sicura di essere ancora desiderata. Esattamente come anch'io avevo temuto di essere stato per lei solo uno sfizio temporaneo. La scoperta mi provoca uno slancio di affetto che lei subisce stupita. Solo un decadente romantico come me poteva attardarsi in quelle effusioni superflue. Quando però la guardo negli occhi quasi mi impaurisco per quanto vi leggo. 

Mi imprimo nella memoria la sua immagine per l'album di ricordi. Pur nella penombra, il suo biancore era davvero incredibile. Pareva persino più bianca del lenzuolo... Anche gli occhi, l'avevo appena notato, erano color ghiacciolo. Bianchi i capelli, la carnagione, il pube... Come si poteva pensare che una creatura marmorea ed asessuata come quella, simile alle sculture di angeli delle chiese barocche, fosse capace di desideri carnali... 
Nè io ero da meno: che fosse per sfizio, per collezionismo, per machismo o per affetto, volevo quella ragazza più di qualunque altra cosa al mondo. E non importava che fosse magra, senza seno e pallida come la neve, la volevo perchè mi si stava offrendo con una coriacea dolcezza ed una semplicità che mi affascinavano in modo rovinoso. 

Mi appoggio su di lei quasi temendo si schiacciarla, ma le figlie del Nord sono più forti di quanto sembra. Sorregge con energia il mio peso e mi strofina timidamente addosso il cespuglio di licheni artici. 
Affondo il naso nei suoi capelli da Barbie cercandovi qualche odore, ma niente. Se mai c'era stato, il mare l'aveva cancellato. Arretro solo quel poco che mi suggerivano le sensazioni tattili, se così si può dire, e scopro qualcosa di nuovo: un calore che mi riscaldava come una stufa, quasi avesse la febbre a quaranta. Ma non era un virus, era qualcosa di soprannaturale, lo spirito di Odino, o comunque si chiamasse il loro dio, che si irradiava dentro di me parlandomi delle foreste innevate, dei ghiacciai, dei venti gelidi e del tepore del focolare. Forse i nordici avevano davvero una temperatura interna superiore alla media, per poter sopravvivere a quei climi. Di sicuro l'aveva Pelle di Luna.

20
Pur con tutte le mie passate esperienze di pecoreccia promiscuità trovavo un po' imbarazzante amoreggiare dietro un telo, come se i suoni non l'attraversassero. Era forse anche più sconveniente evocare l'origine dei rumori senza mostrarne la causa, che produrli coram populo come una qualsiasi altra attività. Gli altri si mostrano tuttavia discreti, al contrario di quanto temevo immaginando un amplesso commentato da fischi e boati da stadio. Continuavano infatti a parlare normalmente fra loro, non volendo darci l'impressione di essere tutti in ascolto delle nostre effusioni. Mi impadronisco così del corpo della mia statua di ghiaccio col cuore di fuoco, levigato e bollente come un termos di caffè. 

Era in effetti il nostro primo vero rapporto, se si eccettuava quello acrobatico della doccia. Non tanto per la maggiore comodità, ma per il significato: non più un incontro per caso, per un esperimento, per noia o per curiosità. Qui c'era forse qualcosa in più. E quel qualcosa non erano le sensazioni fisiche che tutti immaginerebbero, ma la stretta delle sue mani nervose, una delle quali mi stava scompigliando i capelli: se una donna ti abbraccia durante l'amplesso, prova sicuramente piacere; ma se nello stesso tempo ti grattugia il capoccione, c'è il drammatico rischio che si tratti di affetto. Avevo comunque un po' paura ad accostarmi. Paura di rovinarla con la mia materialità, di farla svanire come una bolla di sapone, paura di perderla, paura di deluderla...

21
Non è che il primo di una serie di innumerevoli amori che ci impegnano tutta la notte: dolci, tesi, furiosi e affettuosi, in un crescendo in linea coi sentimenti che stavamo maturando. Nella pause sempre più lunghe trovo comunque il modo per dialogare. Un dialogo fatto di sussurri e carezze, ma che mi fornisce qualche elemento in più. Pelle di Luna studiava arte, e gli amici erano suoi compagni di corso, a parte Bjorn che era fratello di Hans. Mi era parso infatti che si somigliassero, ma avevo temuto che a chiederlo avrei fatto la figura di chi dice che i cinesi sono tutti uguali. Il terzo era invece Obi, non so se di nome, cognome o soprannome. 
Qualche rumore sospetto che a notte fonda sento provenire al di là del telo mi diceva però che non eravamo i soli a familiarizzare. Comincio a pensare che il separé non l'avessero sistemato solo per nascondere le nostre effusioni...

Quando poi allargo l'orizzonte delle mie richieste erotiche Pelle di Luna ha un fremito. Mi arresto preoccupato, e la vedo con le dita allargate e le labbra serrate. Risalgo immediatamente in superficie temendo un rifiuto, e torno a parlarle all'orecchio.
- Ehi, tu. Mi piaci. 
Nessuna risposta, solo uno sguardo perso nel buio. 
- Posso? 
- Yessshhh... - sospira alla fine. - But be soft...
C'era ovviamente qualche problema, forse una brutta esperienza, ma mi stava mettendo alla prova. Non dovevo sbagliare. 

Nell'euforia della battaglia il telo divisorio delle mura di Gerico era nel frattempo scivolato a terra. Forse qualche angelo aveva suonato la tromba. 

22
Niente bagno all'alba, quella mattina. Anche una vichinga come lei aveva il diritto di riposare, dopo un'impegnativa notte in bianco. L'avrei fatto volentieri anch'io se non mi avesse tenuto sveglio il pensiero del recente divorzio da Katia, il cui lutto non avevo avuto ancora il tempo di elaborare. Avrei voluto discutere, spiegarle... ma spiegarle cosa? Che stavo con un altra? Improponibile. Ma piuttosto, dov'era e cosa stava facendo lei in quel momento? 

***

Gli alloggi dello staff erano in una parte nascosta della collina, per lasciare ai clienti i bungalow meglio esposti. Mi inoltro in un corridoio come un ladro chiedendomi che senso aveva. Non avrei certo potuto bussare a tutte le porte reclamando la sposa come un marito tradito... Speravo semplicemente di incontrarla, sapere come stava, di che umore era...
Poi la fortuna, se vogliamo chiamarla così, mi aiuta. Girando un angolo da cui provenivano delle voci vengo quasi travolto da un energumeno che trascinava una Katia scherzosamente riluttante. Non mi ero sbagliato, era con un animatore che identifico come l'istruttore sub. Si può immaginare la sorpresa e la confusione che le si dipinge un volto. Reagisce però subito, ed è lei ad aggredirmi. 
- Cosa ci fai qui? - strilla nervosamente per nascondere l'imbarazzo. 
- Prova ad indovinare...
- Cioè?
- Niente, volevo vederti. - replico calmo guardando significativamente il terzo incomodo. 

Questo alza le mani come se fossi armato di un kalashnikov e si allontana di qualche passo. Non è raro che un marito arrivi a malmenare l'animatore che gli insidia la moglie, l'avevo riscontrato io stesso in altri villaggi. 
- Allora? - fa lei tesa e impaziente. 
- Pensavo che potresti concedermi almeno dieci minuti. Liquida il bellimbusto e andiamo in un posto tranquillo. Hai fatto colazione? 
- No... - risponde senza riflettere, accettando così implicitamente la proposta
- Allora andiamo al bar. Ho un po' fame, ieri mi hai lasciato tutto il giorno in mutande e senza un soldo in tasca... 

La sala della colazione era deserta, era ancora presto. O per meglio dire l'italiano in vacanza si alza tardi. C'era però già un buon odore di brioscine appena sfornate che mi mette di buon umore. 

23
Le colazioni dei villaggi turistici sono pantagrueliche anche nella loro versione continentale, ossia senza uova e pancetta. Caffè, the, latte, succo d'arancia, pane tostato, burro, marmellata, pasta di arachidi, brioches, banane, ananas, il tutto a volontà. Ci serviamo dunque senza risparmio e ci sediamo al sole in un tavolino all'aperto in mezzo alla vegetazione. Sembravano davvero una coppietta in vacanza, come eravamo fino al giorno prima, e la sensazione mi rivitalizza. L'aria era fresca, il sole tiepido, era difficile credere che tutto fosse davvero finito...

- Allora, che intenzioni hai? - le chiedo dopo la prima tranche, quando la vedo rifocillata e dunque relativamente più distesa. Anche lei doveva aver passato una notte faticosa.
- Tu, piuttosto, con quella mozzarella. 
- Lì devi ringraziare la tua sfuriata. Fino ad allora non era ancora successo niente. 
- E dopo? 
- Dopo, l'hai detto tu stessa che volevi riprenderti "le tue libertà". Ovviamente lasciandomi le mie. 
Il sillogismo non fa che irritarla ancora di più. Fruga nella borsa e si accende una sigaretta. Erano mesi che aveva smesso.  
- E adesso? - fa poi espirando nicotina. 
- L'ho chiesto prima io. Cosa vuoi fare? 
- I fatti miei. - replica recisa. 
- Ah. Beh, nessuno te lo vieta. Ricordati solo che il 20 abbiamo il traghetto prenotato. Se ti interessa ti dò un passaggio. Se no, fai pure come vuoi. 
- Vedremo. 
Spegne rabbiosamente nel portacenere la sigaretta ancora a metà, poi si alza di scatto. 
- Devo andare. 
- Non ti trattengo. 
La vedo trotterellare a testa bassa verso il luogo dove facendo finta di niente la aspettava l'altro a distanza di sicurezza. Ma chissà perchè, invece di soffrirne tiro un involontario sospiro di sollievo. 

Evito di tornare ad assillare la Bella Addormentata e mi dirigo al camper. Avevo bisogno di dormire anch'io, dovevo scaricare la fatica e la tensione, e non c'era niente di meglio del letto matrimoniale, ora tutto mio a tempo indeterminato, al momento l'unico posto dove giacere senza obblighi coniugali. Buonanotte, Pelle di Luna. E buongiorno Katia, dovunque tu sia. 

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Re: ***Pelle di Luna***

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