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La grande fuga

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Messaggio Da Lara Mar 29 Ott 2013, 22:19

E’ come studiare sapendo di non avere sbocchi, lavorare sapendo che non riuscirai a strappare uno stipendio dignitoso, avere idee senza capitali né mercato.
Lo stesso senso di inutilità coglie chiunque si interessi di politica dalle parti del centro-sinistra, sapendo che nel proprio futuro c’è Renzi.
Allora, a che serve credere nel cambiamento, discutere, appassionarsi, se il massimo risultato attingibile è la vittoria di un ragazzotto che marcia a battute  e comparsate,e  il cui unico merito sembra proprio quello di spostare i riflettori dal vecchio magliaro del PDL in favore di un nuovo panorama , neutro quanto basta per oscurare anche i vecchi antagonisti del magliaro.
Guadagnarsi il proscenio è la grande lezione del berlusconismo, costruire profezie che si auto avverano la strategia che vince su qualsiasi programma, insegnare a considerare vittorie le grame rivincite sull’antipolitica velleitaria, come se  bastasse la solita narrativa di tutti i i noti problemi italiani a rendere credibile la propria capacità di affrontarli.
“L’Italia ti spezza il cuore” è il titolo di un articolo sul Sunday Review del New York Times.
E, tra le tante malinconie, non hanno neanche menzionato Renzi, il volto del nostro prossimo, piccolissimo futuro.
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Messaggio Da afam Mar 29 Ott 2013, 22:35

E' triste, ma hai perfettamente ragione, Lara!
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Messaggio Da Rossoverde Mer 30 Ott 2013, 08:36

Il problema non è Renzi , è tutto il Pd nel suo insieme , che s'è ridotto, nei fatti, ad un'amalgama concorrenziale al Pdl, Renzi ne è solo l'esponente di punta che meglio lo rappresenta, chi era di sinistra ormai se ne andato da tempo.
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Messaggio Da cireno Mer 30 Ott 2013, 09:14

http://www.nytimes.com/2013/10/27/opinion/sunday/bruni-italy-breaks-your-heart.html?pagewanted=1&_r=0

è da due giorni che sono triste. Questo articolo ha incrementato il mio pessimismo: cosa coltiveranno i nostri nipoti?
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Messaggio Da tessa Mer 30 Ott 2013, 17:28

Lara, non hai ragione, sei troppo pessimista,oggi credo che sia un buon giorno per l'Italia, e poi i magliari servono anche a noi, basta con questo pessimismo cosmico perche' l'Italia e' un grande paese che ha dominato il mondo e e' culla di ogni civilta'.
Ciao, vai dal parrucchiere cosi' ti tiri un po' su, senno' butti giu' Cireno ,per tacer di Rom che gia' da ieri sproloquiava e schiamazzava che non trovava i suoi amici.
Un abbraccio.
 L'Italia sta andando bene. Ci buttiamo sempre giu'...

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Messaggio Da einrix Mer 30 Ott 2013, 21:11

Rossoverde ha scritto:Il problema non è Renzi , è tutto il Pd nel suo insieme , che s'è ridotto, nei fatti, ad un'amalgama concorrenziale al Pdl, Renzi ne è solo l'esponente di punta che meglio lo rappresenta, chi era di sinistra ormai se ne andato da tempo.
Rossoverde, perdonami, ma mi hai fatto ridere con l'ultima frase. Andato da tempo, e dove?

Renzi non sta andando bene nelle elezioni dei congressi, ma non è tranquillizzante neppure se va bene Cuperlo. Di certo è un gran bravo ragazzo, è colto e non è Renzi, ma non basta. Mi sembra stanco ancor prima di cominciare a lavorare. Preferisco di gran lunga uno degli ultimi segretari, piuttosto che questi due, e non è che anche quelli avessero tutti i numeri a posto.

Devo dire che la scuola ha preparato un sacco di gente, ma nella vita solo pochi sanno andare oltre, e quei pochi se ne guardano bene dal mettersi in mostra, per non correre il rischio di finire alla berlina per un gioco al massacro che chiamano politica.

Non valuto gran che neppure Vendola, né come poeta, né come governatore, a mio giudizio non va oltre il 6+ come politico. Sono i lunghi tempi del mantenimento di questa democrazia che ha logorato le classi politiche, come quelli della stagnazione hanno logorato gli imprenditori. O ci rassegnamo alla mediocrità tranquilla, oppure dobbiamo sperare nella catastrofe imminente, per poter rigenerare l'uomo in tutti i suoi ruoli, dopo che avrà toccato il fondo. Senza toccare il fondo non si possono sperare grandi trasformazioni, ma la catastrofe è pur sempre catastrofe. E' in questo dilemma che si dibatte il paese, e credo che non sapendo che fare, continuerà a dibattere per lungo tempo ancora. Lasciamolo fare.
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Messaggio Da einrix Mer 30 Ott 2013, 21:22

Caro Cireno, senza intervento dello stato nelle nuove tecnologie, non si produce futuro ed occupazione. Magari ci fossero dei capitalisti capaci di essere nel contempo imprenditori, ma non ce ne sono abbastanza, ed allora tra Stato e scuola si possono impiantare le nuove fabbriche, per i nuovi prodotti che adesso importiamo dalle nazioni che hanno vinto la loro battaglia dello sviluppo.

Noi viviamo ancora nel mito che l'industria di stato (la sola che abbia meritato il nome di industria nel nostro paese) non ci debba essere per tutti quei luoghi comuni che oltre un certo punto sono pura propaganda. Purtroppo non vedo segnali di fumo in quella direzione, e questo è davvero il nostro grave problema.
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Messaggio Da cireno Mer 30 Ott 2013, 22:07

Il nostro grande problema è che lo Stato, parlo delle stanze del comando, è stato occupato da gente che ha, per cultura e tradizione, una mentalità levantina. Siamo così sommersi da regole, leggi, leggine, regoline, regolette, commi e disposizioni, un casino che non si può dipanare.
Malgrado l'ottimismo di Tessa io vedo molto nero, in tutti i sensi, nel futuro del Paese
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Messaggio Da einrix Mer 30 Ott 2013, 23:14

"Malgrado l'ottimismo di Tessa io vedo molto nero, in tutti i sensi, nel futuro del Paese"

é per questo che ho ripreso a dipingere, caro Cireno!

Buona notte a tutti.
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Messaggio Da Rom Mer 30 Ott 2013, 23:18

cireno ha scritto:Il nostro grande problema è che lo Stato, parlo delle stanze del comando, è stato occupato da gente che ha, per cultura e tradizione, una mentalità levantina. Siamo così sommersi da regole, leggi, leggine, regoline, regolette, commi e disposizioni, un casino che non si può dipanare.
Malgrado l'ottimismo di Tessa io vedo molto nero, in tutti i sensi, nel futuro del Paese
Quello di Tessa non è ottimismo, ma un senso di appartenenza vago, generico, distratto e superficiale.
Così come quello di Lara, o il tuo, il nostro, non è pessimismo, ma un sentimento che "esagera per amore il proprio disamore".

Hai ragione sulla mentalità levantina, ma non si tratta solo di un problema di governo, di Stato e di politica, ma di una dimensione storica, di cultura diffusa e consolidata dalle radici antiche.
Un bizantinismo che genera poi il suo contrario, ugualmente nefasto: la semplificazione demagogica e il decisionismo, nelle loro diverse versioni, dall'eclettico cabarettistico al muscolare, da Masaniello al Mascellone.
Naturalmente, tutto ciò confligge con il concetto stesso di democrazia, così come questa si configura secondo i canoni del liberalismo d'ispirazione anglosassone, ma questo non implicherebbe, di per sé, un destino di malgoverno. A patto che si accettasse - e che fosse possibile - una democrazia, una politica, d'elite: com'è stata quella dell'immediato dopoguerra, per esempio.
Una politica, cioè, levantina ma di qualità.
Nella nostra storia la qualità si trova solo agli estremi - il popolo e l'estrema elite intellettuale, fino a quando rimangono se stessi, in una sorta di secessione esistenziale: in mezzo c'è solo incultura, che riesce ad essere "civitas" e "politica" solo vestendosi di arabeschi bizantini, che è la forma tipica che l'incultura riesce a darsi per mascherare il proprio vuoto sostanziale.
La democrazia di massa ha scardinato sia il concetto di popolo, sia quello di elite e in definitiva quello stesso di "qualità": non li ha cancellati, ma ha fatto di più, li ha resi ininfluenti e disorganici al sistema, perfino in qualche modo degni di sospetto.
In Italia questo ha significato incoronare come sovrana - socialmente, culturalmente sovrana, prima che politicamente - proprio quella dimensione "di mezzo", che raccoglie il peggio della nostra tradizione levantina.

PS
A questo alludevo, nel mio post dedicato alle citazioni dei film di Luigi Magni.
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Messaggio Da Rossoverde Gio 31 Ott 2013, 08:46

Quella della cara Tessa è una larvata ironia, per non dire altro. Dalle trasformazioni del Pci le migrazioni alla sua sx sono state tante che l'elenco sarebbe estremamente lungo , mi limito a ricordare: Angius, Salvi, Mussi.
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Messaggio Da Rom Gio 31 Ott 2013, 10:02

Rossoverde ha scritto:Quella della cara Tessa è una larvata ironia, per non dire altro. Dalle trasformazioni del Pci le migrazioni alla sua sx sono state tante che l'elenco sarebbe estremamente lungo , mi limito a ricordare: Angius, Salvi, Mussi.
Mi piacerebbe, di tanto in tanto, che la persona che si definisce Tessa esprimesse un larvato pensiero, un'opinione di merito, tanto per capire chi sia, oltre che un nick localizzato a "Roma centro".

Le migrazioni non hanno prodotto partiti a sinistra, e nemmeno hanno fatto tremolare le certezze di chi è invece rimasto nella casa madre.
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Messaggio Da einrix Gio 31 Ott 2013, 11:59

Riflettendo su quanto Rom scrive...
Se quando si nasce si entra in una famiglia, quella è già la porta stretta che conduce alla società contemporanea. Basta che quella nascita avvenga altrove ed in altro tempo, ed ecco che quella porta si dischiude su altri orizzonti. La condizione dell'esistenza è già segnata da quell'ingresso. Poi si tratta solo di completare la  formazione in vista di un qualche fine. In questo automatismo si è formata quella società opaca che vediamo oggi. Opaca, perché gran parte degli scopi che la formazione insegna a perseguire, sono superati dai tempi, e non c'entra solo la scienza, ma anche la coscienza che articola pensieri a desideri che in questa epoca di rivolgimenti non entrano in risonanza tra loro, perché ormai sfasati nel tempo o nei grandi scopi superiori, di un mondo globalizzato che ha cambiato velocità per quei paesi emergenti che stanno letteralmente esplodendo. Senza uno scopo non si identificano neppure le elité, e l'uomo qualunque si può identificare spesso, in un Cetto la Qualunque. E lo si vede dalle notizie di questi giorni, dalla politica di questi anni, e dalal mancanza di aspettative che vadano oltre la recriminazione o la ricerca della normalità, come se questi strumenti possano bastare a riavviare quella fiducia in una prospettiva, senza che prima questa possa essere identificata con ragionevole sicurezza.
 
 
E per collegarmi a quanto scrivi nel tuo ultimo post, Rom, è vero, le migrazioni non hanno portato a nuove formazioni di sinistra, e quegli abbandoni hanno prodotto soltanto un vuoto. Per ciò che riguarda le certezze, la mia unica certezza consiste nel ritenere necessaria una formazione di sinistra di dimensioni tali da poter contendere il governo del paese. Per il resto, come vedi, anche io sono alla ricerco dello scopo, e fino a quando quella visione-intuizione non sarà chiara e diffusa all'interno della società, non si potrà che brancolare nel buio di una politica che ha troppi pochi riferimenti, anche se importanti: l'Europa, l'unità della nazione, la democrazia, un sistema economico che funzioni. ma ne mancano, credo, molti altri che non sono di dettaglio.
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Messaggio Da Rom Gio 31 Ott 2013, 16:26

einrix ha scritto: Per il resto, come vedi, anche io sono alla ricerco dello scopo, e fino a quando quella visione-intuizione non sarà chiara e diffusa all'interno della società, non si potrà che brancolare nel buio di una politica che ha troppi pochi riferimenti, anche se importanti: l'Europa, l'unità della nazione, la democrazia, un sistema economico che funzioni. ma ne mancano, credo, molti altri che non sono di dettaglio.
Ti avevo scritto una risposta estesa, ma uno spasmo della linea ADSL me l'ha vaporizzata - qui in campagna l'epilessia telefonica è cosa di tutti i giorni.

I riferimenti che hai esemplificato sono, però, di un genere troppo "politico", per poter essere, diciamo così, "costituenti".
Personalmente, l'unico valore che ritengo capace di fornire una linea-guida è quallo della giustizia e della percezione della disuguaglianza.
Un valore discutibile e controverso, ma proprio per questo discriminante, in grado cioè di produrre quella coscienza della quale parlavi.
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Messaggio Da cireno Gio 31 Ott 2013, 16:45

Rossoverde ha scritto:Quella della cara Tessa è una larvata ironia, per non dire altro. Dalle trasformazioni del Pci le migrazioni alla sua sx sono state tante che l'elenco sarebbe estremamente lungo , mi limito a ricordare: Angius, Salvi, Mussi.
e se vince Renzi, come è possibile e magari anche augurabile, ne migreranno molti altri.
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Messaggio Da cireno Gio 31 Ott 2013, 17:07

Rom ha scritto:Quello di Tessa non è ottimismo, ma un senso di appartenenza vago, generico, distratto e superficiale.
Così come quello di Lara, o il tuo, il nostro, non è pessimismo, ma un sentimento che "esagera per amore il proprio disamore".

Hai ragione sulla mentalità levantina, ma non si tratta solo di un problema di governo, di Stato e di politica, ma di una dimensione storica, di cultura diffusa e consolidata dalle radici antiche.
Un bizantinismo che genera poi il suo contrario, ugualmente nefasto: la semplificazione demagogica e il decisionismo, nelle loro diverse versioni, dall'eclettico cabarettistico al muscolare, da Masaniello al Mascellone.
Naturalmente, tutto ciò confligge con il concetto stesso di democrazia, così come questa si configura secondo i canoni del liberalismo d'ispirazione anglosassone, ma questo non implicherebbe, di per sé, un destino di malgoverno. A patto che si accettasse - e che fosse possibile - una democrazia, una politica, d'elite: com'è stata quella dell'immediato dopoguerra, per esempio.
Una politica, cioè, levantina ma di qualità.
Nella nostra storia la qualità si trova solo agli estremi - il popolo e l'estrema elite intellettuale, fino a quando rimangono se stessi, in una sorta di secessione esistenziale: in mezzo c'è solo incultura, che riesce ad essere "civitas" e "politica" solo vestendosi di arabeschi bizantini, che è la forma tipica che l'incultura riesce a darsi per mascherare il proprio vuoto sostanziale.
La democrazia di massa ha scardinato sia il concetto di popolo, sia quello di elite e in definitiva quello stesso di "qualità": non li ha cancellati, ma ha fatto di più, li ha resi ininfluenti e disorganici al sistema, perfino in qualche modo degni di sospetto.
In Italia questo ha significato incoronare come sovrana - socialmente, culturalmente sovrana, prima che politicamente - proprio quella dimensione "di mezzo", che raccoglie il peggio della nostra tradizione levantina.

PS
A questo alludevo, nel mio post dedicato alle citazioni dei film di Luigi Magni.
levantina ma di qualità....eh bravo, e dove la trovi?
Per un Paese come il nostro il futuro non può che essere nero. Ti racconto tre episodi diversi fra loro ma molto indicativi.

Non mi accorgo e seguendo un taxi con la mia macchina entro in una strada riservata ai mezzi pubblici, mi accorgo dopo cento metri e cerco di tornare sui miei passi facendo inversione di marcia. Mi arrivano tre contravvenzioni, con foto dal dietro della macchina: 158 + 98 euro +240 euro= totale 496 euro, con obbligo di segnalare chi era alla guida della macchina, per la questione dei punti (5 da togliere). Se paga entro 5 giorni sconto 30%. Pago 349 euro dopo quattro giorni. A distanza di due anni mi arriva una cartella esattoriale di 892 euro, multa raddoppiata per non aver comunicato chi guidava la macchina. Mando una raccomandata, oè dico, io ho già pagato 349 euro. Silenzio. Settimana scorsa mi arriva una cartella Equitalia di 1956 euro, sempre per questa storia. Vado a Equitalia, cento persone incazzate in fila. Torno la mattina dopo: cento persone incazzate in fila. Cerco di chiamare al telefono: niente. Ora io dovrei pagare quasi duemila euro per non avere il fermo della mia macchina, e i miei 349 euro già pagati? Questa è la burocrazia italiana.
Secondo episodio: compro un caricatore per un apparecchio: 38 euro. Cazzo, non carica. Vabbè è sabato, vado a quel negozio: chiuso. Vado il lunedi: chiuso. Torno ieri: guardi che il caricatore non carica. Lo prova, poi dice, vero, pare che non carichi. E allora? Ha lo scontrino? No, e non ricordo me lo abbia dato, proprio lei. No' doveva reclamarlo subito, ora io non posso fare niente. Gli ho buttato il caricatore sul banco e "spero che questi 38 euro le portino sfiga" e me ne sono andato
Terzo episodio: il 25 luglio 2014 si apre il Festival di Bayreuth, io cerco alberghi di Bayreuth sulla rete e chiamo: posso prenotare dal 25 luglio al 2 agosto? Da dove chiama? Dall'Italia. Deve rivolgersi a un'agenzia di viaggi. Non capisco, ma che vuol dire, gli italiani hanno la peste? Ma siamo così inaffidabili? 
Ecco, che ne dite: il nostro è un Paese che esiste davvero o è tutta una finta.
E a proposito della levantinità. Un distinto professionista della Sicilia ha un cliente che ha ereditato tre opere molto importanti, due italiane una spagnola e vuole venderle. Spiego che se sono opere e basta, senza pubblicazioni o archiviazioni non sono altro che tele con dei colori sopra. E allora? Allora mi faccia fare tre foto B/N 18/24 del davanti e del retro e per ogni opera e una dia a colori. OK. Mi chiama ieri: dopo che ha circumnavigato tre minuti intorno al tema capisco che le foto le stanno facendo, e allora chiedo "stanno facendo le foto"^ ecco, volevo comunicarle proprio quello. O porca vacca, allora perchè è tre minuti che parli? Dimmi "stanno facendo le foto" 4 parole e chiusa là. Ma voi pensate che in Germania per dire una cosa tanto semplice parlerebbero per tre minuti?
Futuro nero pece, e la causa siamo noi italiani: muoviamo troppo la lingua e le mani.
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Messaggio Da einrix Gio 31 Ott 2013, 17:40

Cazzarola Cireno, paghi la multa e non denunci chi era alla guida?

Cazzarola Cireno, compri un oggetto che può anche non funzionare e non stai attento allo scontrino?

Per Bayreuth, forse ti conveniva cercarti un albergo con internet, e fare la prenotazione con quello. Per telefono volano solo parole, mentre loro hanno bisogno di decisioni, documenti e caparra.

Sulla durata delle telefonate, io sono sempre velocissimo, ma perdo molto tempo a scrivere.

No, il paese non va male per questo, semmai si lamenta. Va male perché non si lavora, e non si lavora perché non si sa cosa fare, non importa se sei uno squattrinato disoccupato oppure uno pieno di quattrini ereditati dal nonno.

E per l'altra questione è che non c'è un governo che sopperisca alle carenze di iniziativa, imponendo scelte che producano lavoro, che non siano solo lavori pubblici e infrastrutture, ma anche cose che altrimenti dobbiamo importare dall'estero, indebitandoci.
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Messaggio Da Vargas Gio 31 Ott 2013, 18:01

Io partirei proprio da quello che ha scritto Rom: «Le migrazioni non hanno prodotto partiti a sinistra». E' vero, in questi vent'anni le fughe dall'ex PCI-PDS-DS-Ulivo-PD si sono sempre attestate sull'uno, sul tre, sul cinque o sei per cento. Ma perché è successo, perché succede? E' un periodo statisticamente troppo lungo per pensare che sia soltanto colpa della televisione, dei mezzi di informazione, di Baffino, o che sia tutta colpa della gente, del volgo incolto, impreparato, incapace di capire gli eroici autori di generose fughe in avanti. Torno a quanto avevo scritto qualche settimana fa: in tutto l'Occidente convenzionalmente inteso ci sono grandi partiti di centrosinistra, ormai svincolati da qualsiasi forte matrice ideologica, che si differenziano da quelli di centrodestra per gli obiettivi concreti, non per le posizioni astratte: vogliono il mercato come quelli, gli investimenti privati come quelli, ma vogliono anche difendere i ceti più deboli, proporre una più equa distribuzione del reddito e dei carichi delle spese comuni. Perché solo in Italia questo non può succedere? Qual è la maledizione che ci colpisce? Non sarà anche questa una forma di narcisismo? Lo stesso tra l'altro avviene a destra, le fughe dei vari Storace di turno si arenano sempre contro l'evidenza di un due o tre per cento quando va bene.
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Messaggio Da cireno Gio 31 Ott 2013, 20:01

Vargas ha scritto:Io partirei proprio da quello che ha scritto Rom: «Le migrazioni non hanno prodotto partiti a sinistra». E' vero, in questi vent'anni le fughe dall'ex PCI-PDS-DS-Ulivo-PD si sono sempre attestate sull'uno, sul tre, sul cinque o sei per cento. Ma perché è successo, perché succede? E' un periodo statisticamente troppo lungo per pensare che sia soltanto colpa della televisione, dei mezzi di informazione, di Baffino, o che sia tutta colpa della gente, del volgo incolto, impreparato, incapace di capire gli eroici autori di generose fughe in avanti. Torno a quanto avevo scritto qualche settimana fa: in tutto l'Occidente convenzionalmente inteso ci sono grandi partiti di centrosinistra, ormai svincolati da qualsiasi forte matrice ideologica, che si differenziano da quelli di centrodestra per gli obiettivi concreti, non per le posizioni astratte: vogliono il mercato come quelli, gli investimenti privati come quelli, ma vogliono anche difendere i ceti più deboli, proporre una più equa distribuzione del reddito e dei carichi delle spese comuni. Perché solo in Italia questo non può succedere? Qual è la maledizione che ci colpisce? Non sarà anche questa una forma di narcisismo? Lo stesso tra l'altro avviene a destra, le fughe dei vari Storace di turno si arenano sempre contro l'evidenza di un due o tre per cento quando va bene.
credo che la spiegazione ci sia e la noti anche quando gli avversai del PD, quelli della tribù azzurra, parlano appunto del PD e lo definisco "la sinistra", mentre al contrario quelli del PD quando parlano di loro li citano come "il centro-destra". Allora, a parte che qui ci sono due imputazioni errate, perchè il PD non è la sinistra e il PDL non è il "centro"destra, a parte questo, la gente che va a votare è stata convinta che il PD sia la sinistra davvero, e allora che succede? succede che chiunque si sposta davvero a sinistra viene preso  nel migliore dei casi come "inutile", visto che c'è già il PD a sinistra , o altrimenti recepito quasi come extra-parlamentare, quindi niente voto. 
Ovvio, la colpa è principalmente degli italiani non così approfonditi in politica, anche perchè, al di là delle varie incazzature, alla fine la frase classica è "ma facciano loro, tanto sono tutti uguali, tutti ladri, tutti corrotti". 
La verità è che non ci sono più ideologie......
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Messaggio Da einrix Gio 31 Ott 2013, 21:30

No, Cireno. Vargas ha scritto una cosa sensata: in Italia c'è più divaricazione di posizioni che in altri paesi. La spiegazione che do è che noi più di altri abbiamo un Sud ed un Nord non solo in termini fisici. Non che gli altri non abbiano situazioni simili, ma qui da noi è tutto oltre i limiti, e questo lo si paga in termini politici con forti divaricazioni e centinaia di partiti. A Trento, alle ultime elezioni i partiti erano ventitrè. Non che grado di divaricazione e numero di partiti siano causa-effetto, ma insieme alle leggi elettorali che abbiamo e per come le usiamo, alla fine è così perché c'è divaricazione.
 
Poi, su questa divaricazione si innesta anche l'altro fenomeno, quello della morte dell'ideologia, che confonde ancora di più le acque che si disperdono in tanti acquitrini, anziché scorrere verso il mare.
 
Ora, la morte dell'ideologia non è avvenuta perché qualcuno l'ha ammazzata, ma perché ha esaurito il suo scopo ed è morta di morte naturale, senza riuscire a generarne di nuove.
 
Prendi il marxismo, per esempio. Pensi che se non andava a finire come in Russia, in Cina a Cuba adesso saremmo orfani di marxismo e basta? Se non avesse fallito, oggi noi saremmo nipoti del marxismo, ma avremmo dei genitori, non vecchi come il socialismo, anche lui pronto a lasciarci.
 
Ma si vede all'orizzonte qualche ideologia sociale nuova che non ripeschi nell'illuminismo qualche ispirazione? Se poi ti ritrovi Cuperlo o Renzi è perché Barca ha fatto il professore all'università, ma non ha la statura di un filosofo capace di ispirare le nuove vie. E se guardi a quei fru fru di Vattimo o al ciarlatano Cacciari, non mi dirai che stiamo meglio. Senza contare che loro si credono dei filosofi solo per essere dei modesti professori di filosofia.
 
Non dico non fosse più facile durante la guerra e la resistenza. Sparare lo sanno fare tutti, e quelli che restano, se non sono stati i più bravi, sono almeno i fortunati. E se subito dopo si deve ricostruire il paese, c'è lavoro per venti anni, senza neppure doversi preoccupare del problema del lavoro. Bastava essere un po eruditi ed ecco che ti trovavi a dirigere l'Unità.
 
Prendi  la biografia di Pajetta, a sedici anni viene espulso dal liceo e viene condannato a due anni per essere comunista. Si legge che si è formato sui classici del marxismo, ma è l'esilio in francia, il lavoro clandestino, la lotta politica la vera scuola in cui si forma, e le ideologie sono li, lui con la sua e gli altri.
 
Oggi, non solo non c'è un conflitto, salvo per i No-TAV i Black Bloc e qualche nonno delle Brigate Rosse, ma le stesse lotte sindacali sono per la cassa integrazione più che per lavoro buono. Cosa vuoi che venga fuori da chi lotta per la cassa integrazione o per il prepensionamento. Sono altri i tempi in cui si lottava per le 40 ore, per avere diritto ai contributi, la mutua, e la scuola. Da quelle lotte usciva gente diversa da quella che esce dai comizi di Grillo o dai blocchi stradali del movimento dei forconi.
 
Se non ripensiamo ad una società che sia più efficiente e più giusta, e che sfrutti la produttività a proprio vantaggio, non lasciandosela sfuggire di mano al punto che possa produrre disoccupazione, e che sfrutti anche tutta la formazione scolastica e la salute per produrre innovazione, se non mandiamo a mente almeno queste cose, allora possiamo solo cambiare canale, ma non la nostra esistenza.
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Messaggio Da Lara Ven 01 Nov 2013, 01:19

Vargas ha scritto:Io partirei proprio da quello che ha scritto Rom: «Le migrazioni non hanno prodotto partiti a sinistra». E' vero, in questi vent'anni le fughe dall'ex PCI-PDS-DS-Ulivo-PD si sono sempre attestate sull'uno, sul tre, sul cinque o sei per cento. Ma perché è successo, perché succede? E' un periodo statisticamente troppo lungo per pensare che sia soltanto colpa della televisione, dei mezzi di informazione, di Baffino, o che sia tutta colpa della gente, del volgo incolto, impreparato, incapace di capire gli eroici autori di generose fughe in avanti. Torno a quanto avevo scritto qualche settimana fa: in tutto l'Occidente convenzionalmente inteso ci sono grandi partiti di centrosinistra, ormai svincolati da qualsiasi forte matrice ideologica, che si differenziano da quelli di centrodestra per gli obiettivi concreti, non per le posizioni astratte: vogliono il mercato come quelli, gli investimenti privati come quelli, ma vogliono anche difendere i ceti più deboli, proporre una più equa distribuzione del reddito e dei carichi delle spese comuni. Perché solo in Italia questo non può succedere? Qual è la maledizione che ci colpisce? Non sarà anche questa una forma di narcisismo? Lo stesso tra l'altro avviene a destra, le fughe dei vari Storace di turno si arenano sempre contro l'evidenza di un due o tre per cento quando va bene.
Riuscite ad immaginare un discorso politico tra la Santanchè e Verdini? Pensate a qualche visione del mondo, sia pure conservatrice? A linee armoniche di sviluppo nazionale, a traguardi sociali?
Se non vogliamo prenderci in giro, e senza tema di prendere in giro i protagonisti delle nostre fantasie, è facile immaginare il tipo di discorsi che intercorrono tra questi luminosi esempi di classe dirigente: affari, intese di posizionamento, organizzazione strategica di relazioni , e la cura spasmodica  per mettere una pezza  ai guai di “quello là”, l’acchiappavoti.
Siamo del resto edotti dei traffici pubblicitari ,immobiliari, finanziari che orbitano  intorno a certi palazzi istituzionali, e dei sorprendenti esiti privati di tanta attività pubblica.
Una recente inchiesta del Fatto parla di un milione di posti di lavoro nati intorno alla politica, e della imbarazzante percentuale di PIL  derivante da impieghi pubblici.
Non è un caso che solo l’Italia e la Grecia non abbiano un reddito minimo garantito, né una indennità di disoccupazione uguale per tutti.
I due paesi in testa alla classifica del debito e della decrescita sono i paesi ostaggio delle proprie caste politiche, che esercitano il padrinato territoriale sulle risorse pubbliche e trasformano in privilegi e concessioni i diritti universali di cui godono i cittadini di tutti gli altri paesi europei.
Se ci fosse un reddito minimo garantito, come potrebbero i ras di provincia arruolare schiere di vigili urbani, guardie forestali, netturbini, consulenti. Sono i primi a spiegarti che si tratta di ammortizzatori sociali, ma col nome e cognome del padrino a cui essere riconoscente.
Il feudalesimo del ventunesimo secolo è vivo, vegeto e non si vergogna.
In Italia, la rivoluzione francese e quella liberale sono passate invano, lasciando dietro di sé il paesaggio immutato delle classi privilegiate e della plebe, in cui si fa fatica a scorgere il profilo dei veri “cittadini”.
La vituperata Democrazia Cristiana degli anni sessanta aveva se non altro prodotto una mobilità sociale di cui si è perso persino il ricordo, poi la restaurazione ha ripreso con vigore a mangiare spazio, occasioni, futuro ad un paese distratto, rimesso all’angolo dal proprio rigenerato feudalesimo.
“Le forze della reazione” , le chiamavano i socialisti dei primi del novecento. Ma non si tratta di una reazione, è solo un accorto sistema di scambi e malfunzionamento, un sabotaggio primario dei meccanismi fondamentali dello stato, come la giustizia e l’istruzione, e poi il crocevia burocratico che colloca incomprensibili  “autorizzazioni” in capo ad ogni iniziativa concreta, disegnando limiti discrezionali alla libertà di qualcuno e all’anarchia di qualcun altro.
L’Italia è un paese feudale, ed è per questo che si votano i ricchi e gi imbonitori, ed è per questo che l’aspirazione maggiore è quella di essere arruolati, perchè l’indipendenza  si paga come una mancanza di status.
Non per nulla, la Mafia alligna da un secolo, senza arretramenti, mutevole e vittoriosa, sulla pelle di una “cittadinanza” indifesa, quando non complice per mancanza di alternative.
Il paese è pieno di Brunetta che scattano in difesa degli interessi di Mediaset, e di altri improvvisati azzeccagarbugli il cui unico faro è agire nell’interesse di qualcuno, perché solo così ci si garantisce ruolo ed esistenza. A destra come a sinistra.

L’indipendenza è un lusso da democrazie evolute, da opinioni pubbliche accorte, da passioni indomite e da mancanza di calcolo. Troppe cose per un povero italiano, ancora alle prese con baroni, cavalieri e padrini.
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Messaggio Da einrix Ven 01 Nov 2013, 11:11

Cara Lara, leggevo Galli della Loggia qualche giorno fa e faceva il tuo stesso ragionamento. Non sono per niente d'accordo. Si fa un discorso a partire dalle inefficienze dello stato e della politica per coprire il vero intento liberista che è nascosto dietro: ridimensionare lo stato sociale.
 
Ormai, a furia di sentire certe cose, le senti in bocca anche a fior di gente che dice di essere di sinistra. Ma sono sbagliate. Mi dirai che non è così, ma non è che la confusione ed il mascheramento involontario dei concetti ti salva. Lo si vede lontano un miglio che al fondo dei tuoi argomenti ci sono le stesse critiche del Corriere della Sera ed un pensiero bocconiano.
 
Per fare un discorso di sinistra occorre partire dall'ingiustizia, dai centri di potere economici, da chi vuole asservire lo stato anche con la politica. E poi si scende per gradi sino alle inefficienze ed al basso rendimento della macchina pubblica. Ma risolti i primi problemi si vedrà che anche molti degli altri andranno a posto.
 
Berlusconi è un imprenditore venuto allo scoperto, che si è voluto fare i fatti suoi da Roma, ma tutti gli altri hanno sempre brigato per piegare la politica ai loro interessi. Lo fanno anche i lavoratori, o le persone che comunque sono dipendenti a reddito fisso, figuriamoci se non lo fanno i ricchi e i potenti.
 
La politica viene piegata agli interessi di ricchi stolti e questo va contro quel patto sociale che sta in piedi solo se si rispettano tutte le componenti della società e se si aiutano le più deboli a rimettersi in piedi.
Tu e il Corriere della Sera fate il ragionamento inverso, anche se con molti mascheramenti.
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Messaggio Da Lara Ven 01 Nov 2013, 20:41

Poi, con calma, mi spieghi dove hai letto che io vorrei ridimensionare lo stato sociale.
Se ti soffermi sulla parte in cui mi chiedo come mai non riusciamo a mettere in campo una indennità di disoccupazione universale e il reddito miinimo garantito, forse ti accorgerai che mi sono laureata alla Sapienza e non alla Bocconi.
Galli Della Loggia è una lettura che non pratico da sempre, per manifesta insignificanza.
Forse, semplicemente, non mi sono spiegata e, forse, ti sono antipatica.
Ma non puoi farmi sostenere tesi opposte a quanto ho cercato, forse confusamente, di esporre.
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Messaggio Da einrix Ven 01 Nov 2013, 21:57

Lara, mi sei simpatica.

Quando leggo questa frase, anche se riportata da un altro giornale: Una recente inchiesta del Fatto parla di un milione di posti di lavoro nati intorno alla politica, e della imbarazzante percentuale di PIL derivante da impieghi pubblici.

Sento puzza di zolfo.

Se lo associ al "cuore gettato oltre la siepe" del reddito minimo garantito fai filotto. Il reddito minimo garantito non c'è perché non ci sono i soldi, e perché oggi i soldi vengono spesi per la cassa integrazione. Ci sono persone che senza quella cassa integrazione perdono lo stipendio, visto che il posto lo hanno già perso. Insomma c'è in corso una guerra tra poveri con l'aggravanti della crisi. La volontà di cambiare c'è ma occorre uscire dalla crisi.

Io mi domando, perché uno che queste cose dovrebbe saperle, parla di reddito minimo garantito adesso? Allora torno al gioco degli scacchi: si muove l'alfiere, ma si hanno in testa altre mosse, per dopo.

Metto assieme le due cose e faccio la mia contro mossa: quello che ti ho scritto. La tua controreplica è solo un pedone che avanza.

E poi, il reddito minimo garantito è un fraseggio del tipo non vedenti, operatori ecologici, cesellatori di zolle, ecc.

Sono soldi che dai ad un disoccupato, che puoi anche chiamare in cerca di prima occupazione, e che diventa incomprensibile quando si parla di precariamente occupati.
Lavorano un giorno si e tre no o il datore li paga in nero, o li sottopaga?

La via maestra è il riodino degli ammortizzatori sociali, ma occorre aspettare che dal tubo escano le casse integrazioni speciali. Ed io credo che per qualche anno ce ne saranno ancora. Se non fosse così, la Fornero avrebbe già fatto tutto, e invece siamo ancora in mare aperto.

Ma se è così perché si tirano in ballo questi meloni. Semplice: si fa propaganda per Grillo e dintorni. Poi se Grillo si lascia scappare  che occorre guardare a destra allora il cerchio è chiuso, e siamo allo scacco al re.

No, Lara, questi ragionamenti comandati non funzionano, o quanto meno, sollevano risposte del tipo le mie, e fanno il paio con gli attacchi a Napolitano, anche se non si sa perché, tanto per fare insieme qualche cosa che ci permetta di contarci.
Capisco che anche questa è discussione, ma vedi da che angolatura l'ho presa? Ma cosa avrei dovuto fare, avrei dovuto seguirti in discorsi che erano solo pretestuosi? No. Dico che sono pretestuosi e te ne spiego anche il motivo; poi tirale tu le conclusioni se sei in buona fede.

Io sono ancora di quelli che ritiene d'avere il cielo stellato sopra di se e la legge morale dentro.

Lara, non te la prendere. E' solo una risposta.

Buona notte, Ciao a tutti.
Enrico
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Messaggio Da Rom Sab 02 Nov 2013, 07:37

einrix ha scritto:Quando leggo questa frase, anche se riportata da un altro giornale: Una recente inchiesta del Fatto parla di un milione di posti di lavoro nati intorno alla politica, e della imbarazzante percentuale di PIL derivante da impieghi pubblici.

Sento puzza di zolfo.

Se lo associ al "cuore gettato oltre la siepe" del reddito minimo garantito fai filotto. Il reddito minimo garantito non c'è perché non ci sono i soldi, e perché oggi i soldi vengono spesi per la cassa integrazione. Ci sono persone che senza quella cassa integrazione perdono lo stipendio, visto che il posto lo hanno già perso. Insomma c'è in corso una guerra tra poveri con l'aggravanti della crisi. La volontà di cambiare c'è ma occorre uscire dalla crisi.
Einrix, io non ti capisco.
Prima di spiegare il perché, però, devo insistere su un'esortazione che già ti ho fatto, senza avere risposta: leviamo di mezzo l'idea che, qui, ci siano persone che parlano per scimiottare, o propagandare, idee di altri, o perché hanno la mente manipolata da altri.

In Italia abbiamo praticamente da sempre - diciamo in tutta la storia della repubblica - un doppio binario sul quale muovere le nostre analisi socio-politiche: un'impostazione liberale e un'impostazione socialista, entrambe "progressiste" rispetto al coacervo clericale, fascista, borbonico e savoiardo/colonialista dell'italietta monarchica che aveva coronato le proprie magnifiche sorti con la guerra a fianco della Germania hitleriana.
Secondo i liberali era necessario liberare l'Italia dalle pastoie clericali, affrontare il tema dei diritti civili, modernizzare lo stato e la sua burocrazia, curare gli aspetti istituzionali della democrazia repubblicana.
La visione socialista era più attenta a interpretare questa modernizzazione democratica in chiave di giustizia sociale e di ridefinizione dei rapporti di forza nel sistema economico.
In altri paesi occidentali, nei quali la fase "liberale" era molto più matura e consolidata, queste due posizioni erano ben distinte, tanto che potevano dar luogo a schieramenti politici e partitici contrapposti: conservatori e progressisti, destra e sinistra, liberali e socialisti.
In Italia no, sappiamo bene com'è andata - ovviamente lasciamo il PLI di Malagodi nell'angolo insignificante che gli spetta.
A distanza di sessant'anni la situazione non è cambiata un granché: una visione liberale e una socialista rappresentano ancora non solo "un" progresso, ma entrambe "il" progresso, rispetto all'esistente.
Lara ha una formazione e un'impostazione liberale, che nel tempo si è evoluta verso una forma di liberal-socialdemocrazia, vale a dire un liberalismo molto più critico verso il capitalismo rispetto a quello classico.
Io ritengo - non da oggi, per altro, ma da sempre - che una rivoluzione liberale sia una condizione necessaria ma non sufficiente: faccio parte, insomma, di quel vasto popolo di sinistra che ha sostenuto in modo decisivo le battaglie radicali sui diritti civili, anche in contrasto con le posizioni ufficiali del PCI di allora, pur essendo perfettamente consapevole che quelle rivendicazioni appartenevano alla sfera delle "libertà borghesi".

Quello che non capisco è la posizione dalla quale guardi tu questo insieme di cose.
Quando ti trovi di fronte a critiche di marca socialista, prendi le parti della visione "riformista liberale".
Quando ti si propone una critica liberale, la definisci "bocconiana", come fanno gli antagonisti e i grillini, ma alludendo in modo vago a suggestioni pseudo-bolsceviche.
Non mi meraviglia che tu ti possa ritrovare abbastanza bene nel PD, dove queste questioni sono irrisolte, con l'accortezza di definirle  una "ricchezza delle diversità".
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Messaggio Da cireno Sab 02 Nov 2013, 08:59

Lara ha scritto:Riuscite ad immaginare un discorso politico tra la Santanchè e Verdini? Pensate a qualche visione del mondo, sia pure conservatrice? A linee armoniche di sviluppo nazionale, a traguardi sociali?
Se non vogliamo prenderci in giro, e senza tema di prendere in giro i protagonisti delle nostre fantasie, è facile immaginare il tipo di discorsi che intercorrono tra questi luminosi esempi di classe dirigente: affari, intese di posizionamento, organizzazione strategica di relazioni , e la cura spasmodica  per mettere una pezza  ai guai di “quello là”, l’acchiappavoti.
Siamo del resto edotti dei traffici pubblicitari ,immobiliari, finanziari che orbitano  intorno a certi palazzi istituzionali, e dei sorprendenti esiti privati di tanta attività pubblica.
Una recente inchiesta del Fatto parla di un milione di posti di lavoro nati intorno alla politica, e della imbarazzante percentuale di PIL  derivante da impieghi pubblici.
Non è un caso che solo l’Italia e la Grecia non abbiano un reddito minimo garantito, né una indennità di disoccupazione uguale per tutti.
I due paesi in testa alla classifica del debito e della decrescita sono i paesi ostaggio delle proprie caste politiche, che esercitano il padrinato territoriale sulle risorse pubbliche e trasformano in privilegi e concessioni i diritti universali di cui godono i cittadini di tutti gli altri paesi europei.
Se ci fosse un reddito minimo garantito, come potrebbero i ras di provincia arruolare schiere di vigili urbani, guardie forestali, netturbini, consulenti. Sono i primi a spiegarti che si tratta di ammortizzatori sociali, ma col nome e cognome del padrino a cui essere riconoscente.
Il feudalesimo del ventunesimo secolo è vivo, vegeto e non si vergogna.
In Italia, la rivoluzione francese e quella liberale sono passate invano, lasciando dietro di sé il paesaggio immutato delle classi privilegiate e della plebe, in cui si fa fatica a scorgere il profilo dei veri “cittadini”.
La vituperata Democrazia Cristiana degli anni sessanta aveva se non altro prodotto una mobilità sociale di cui si è perso persino il ricordo, poi la restaurazione ha ripreso con vigore a mangiare spazio, occasioni, futuro ad un paese distratto, rimesso all’angolo dal proprio rigenerato feudalesimo.
“Le forze della reazione” , le chiamavano i socialisti dei primi del novecento. Ma non si tratta di una reazione, è solo un accorto sistema di scambi e malfunzionamento, un sabotaggio primario dei meccanismi fondamentali dello stato, come la giustizia e l’istruzione, e poi il crocevia burocratico che colloca incomprensibili  “autorizzazioni” in capo ad ogni iniziativa concreta, disegnando limiti discrezionali alla libertà di qualcuno e all’anarchia di qualcun altro.
L’Italia è un paese feudale, ed è per questo che si votano i ricchi e gi imbonitori, ed è per questo che l’aspirazione maggiore è quella di essere arruolati, perchè l’indipendenza  si paga come una mancanza di status.
Non per nulla, la Mafia alligna da un secolo, senza arretramenti, mutevole e vittoriosa, sulla pelle di una “cittadinanza” indifesa, quando non complice per mancanza di alternative.
Il paese è pieno di Brunetta che scattano in difesa degli interessi di Mediaset, e di altri improvvisati azzeccagarbugli il cui unico faro è agire nell’interesse di qualcuno, perché solo così ci si garantisce ruolo ed esistenza. A destra come a sinistra.

L’indipendenza è un lusso da democrazie evolute, da opinioni pubbliche accorte, da passioni indomite e da mancanza di calcolo. Troppe cose per un povero italiano, ancora alle prese con baroni, cavalieri e padrini.
Verdini e la Santanchè certamente avranno incontri del genere ma fino a quando gli italiani, frastornati da media servili, continueranno a credere che la Santanchè lotta per Berlusconi - così come fanno la Carfagna o Capezzone e simil-buzzurrame vestito Armani perché Berlusconi è “il meglio”, la diga contro i “comunisti” “l’imprenditore che ha creato un impero”- fino a quando gli italiani vedranno così c’è poco da stupirsi. E nemmeno devi stupirti del milione di posti di lavoro creati dalla politica, perché ci si dovrebbe stupire molto di più dei posti di lavoro creati dalle varie mafie in luoghi dove il lavoro regolare è una chimera per cause note che mai si è cercato di correggere. 
Certo, ci fosse un reddito minimo garantito….ma come sostenerlo se non con una politica di redistribuzione della ricchezza, leggi qualcosa di scandalosamente (per certa gente) vicina alle teorie marxiste? Togliti quindi ogni illusione, io continuerò a prendere 480 euro di pensione al mese, perchè l'INPS ha smarrito i miei sette anni da diriginte, e chi abita Caserta o Corleone continuerà a trovare lavoro solo presso la premiata ditta Mafia&Camorra & Co.


Dici che la rivoluzione francese è passata invano…ma la la rivoluzione francese non aveva la pretesa di cambiare la società! Quella rivoluzione ha semplicemente cambiato i padroni, passando dal governo dei nobili e del clero a quello della borghesia, la nuova classe arrivata con la rivoluzione industriale in atto. E questo non lo dice Cireno ma Carlo Marx, quindi fidiamoci….


L’Italia non è un Paese feudale, almeno a non pare, però è uno specchio di quel che significa nella sostanza “la democrazia” dei Paesi occidentali. Perché laddove comanda il capitalismo parlare di democrazia è una contraddizione: il capitalismo non può essere democratico, quindi quello che ci viene propinato è solo finzione, pseudo-democrazia. 
Ti faccio, per concludere, un solo esempio a dimostrazione di quanto sopra: cancellazione dei contributi statali alla stampa e cancellazione dei contributi ai partiti. Una nazione che pensa che i partiti non debbano essere aiutati nella loro presenza dalla collettività NON E’ una nazione democratica, perché lascia nelle sole mani della finanza e della ricchezza di associarsi in partito e di mantenere, anche perdendo, reti televisive, giornali, apparati ecc. Solo chi è ricco, allora, può scendere in lizza con risorse proprie. Lobby e capitalisti che finanziano le campagne elettorali sono estremamente efficaci nell’ accompagnare al potere le caste politiche che a loro servono. Ed ecco che viene, per sostenere la tesi della cancellazione di denaro pubblico a stampa e partiti, citato l’esempio degli USA, il che fa sinceramente ridere: sono forse gli Usa un Paese davvero democratico?
Siamo seri.
 
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Messaggio Da Vargas Sab 02 Nov 2013, 11:19


Cireno, sbaglierò certamente, ma nel mio modo di vedere i grandi filosofi vanno letti sempre come uomini e non come profeti. Insomma, Marx è importante ma tutto meno che infallibile, e la sua lettura dell'Illuminismo e della rivoluzione francese, dettata dalla sua visione anti borghese, secondo me non è corretta. Credo invece che poche modifiche alla struttura della società umana siano state profonde e durature come la sostituzione dell'aristocrazia con la borghesia, che tra l'altro è caratterizzata, rispetto alla prima, dalla tendenza a potersi espandere e accogliere al suo interno persone che ascendano socio-economicamente dal basso. Il che ovviamente non vuol dire che non vi fossero tutti gli orribili sfruttamenti e le barriere quasi invalicabili alla crescita economica e sociale dei lavoratori che poi sono stati all'origine delle lotte operaie del XIX secolo. La realtà è molto più complessa e sfaccettata. Quanto alla domanda se gli Stati Uniti siano una democrazia vera, mi assumo il rischio di essere in minoranza assoluta qui dentro e dico sì, con convinzione. Altri saranno i difetti di quel paese ma non questo. E giochini sulla decadenza, sull'ineleggibilità, sulle incompatibilità in America non sarebbero stati possibili. Provate a burlarvi dei mezzi di informazione a Washington, ne sanno qualcosa uomini diversi tra loro ma egualmente potenti, come il troppo vituperato Nixon e Bill Clinton.
C'è stato un tempo in cui anche in Italia, sia pur con molti difetti, certi meccanismi ancora funzionavano, addirittura troppo, portando alle dimissioni persone che pagavano per scandali relativi a loro parenti e congiunti. Basti pensare al caso Montesi o a Giovanni Leone. Sembra preistoria, oggi.
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Messaggio Da cireno Sab 02 Nov 2013, 13:04

Vargas ha scritto:
Cireno, sbaglierò certamente, ma nel mio modo di vedere i grandi filosofi vanno letti sempre come uomini e non come profeti. Insomma, Marx è importante ma tutto meno che infallibile, e la sua lettura dell'Illuminismo e della rivoluzione francese, dettata dalla sua visione anti borghese, secondo me non è corretta. Credo invece che poche modifiche alla struttura della società umana siano state profonde e durature come la sostituzione dell'aristocrazia con la borghesia, che tra l'altro è caratterizzata, rispetto alla prima, dalla tendenza a potersi espandere e accogliere al suo interno persone che ascendano socio-economicamente dal basso. Il che ovviamente non vuol dire che non vi fossero tutti gli orribili sfruttamenti e le barriere quasi invalicabili alla crescita economica e sociale dei lavoratori che poi sono stati all'origine delle lotte operaie del XIX secolo. La realtà è molto più complessa e sfaccettata. Quanto alla domanda se gli Stati Uniti siano una democrazia vera, mi assumo il rischio di essere in minoranza assoluta qui dentro e dico sì, con convinzione. Altri saranno i difetti di quel paese ma non questo. E giochini sulla decadenza, sull'ineleggibilità, sulle incompatibilità in America non sarebbero stati possibili. Provate a burlarvi dei mezzi di informazione a Washington, ne sanno qualcosa uomini diversi tra loro ma egualmente potenti, come il troppo vituperato Nixon e Bill Clinton.
C'è stato un tempo in cui anche in Italia, sia pur con molti difetti, certi meccanismi ancora funzionavano, addirittura troppo, portando alle dimissioni persone che pagavano per scandali relativi a loro parenti e congiunti. Basti pensare al caso Montesi o a Giovanni Leone. Sembra preistoria, oggi.


Io sono convintamente marxista e pur non considerando affatto Marx come un profeta lo giudico come un filosofo di grandissime visioni. Sulla Rivoluzione Francese  lui ha scritto quelle parole perché era convinto, e anche cireno lo è, che in buona sostanza si è trattato del rovesciamento dell’aristocrazia a favore di una nuova classe dirigente che, nei fatti, ha poi prodotto una nuova, e per certi versi anche più dura, diseguaglianza di classe. Marx poi pensava che a quella Rivoluzione borghese dovesse seguire una seconda fase rivoluzionaria, quella che avrebbe dovuto portare il popolo nella sua interezza, e non solo la classe borghese, al governo del Paese. Che è quello che non è avvenuto anzi, dopo la rivoluzione si sono avuti due regimi assolutamente illiberali: il Terrore e Napoleone, quindi è stato giusto da parte di Marx definire quella Rivoluzione come “Libertà, Eguaglianza, Proprietà e Bentham”
 
Sulla “democrazia americana” io mi scuso con te ma mi dichiaro in profondo disaccordo. Raffrontarla poi a una schifezza di democrazia levantina quale è la nostra è un errore: negli Usa c’è una debole democrazia difesa da forti regole etiche per quel che riguarda la moralità e l’onestà di chi riveste cariche pubbliche. E del resto con una stampa davvero libera, a differenza del vergognoso asservimento in cui opera la nostra, sarebbe difficile altrimenti. Considero la democrazia americana una falsa democrazia in quanto la maggioranza della popolazione è tenuta legata da una delle forme più subdole che il capitalismo ha escogitato: l’indebitamento. Scrive Michael Hardt su questo tema:-




-Essere indebitato è oggi la condizione generale della vita sociale. E’ quasi impossibile vivere senza contrarre debiti, per la casa, per l’istruzione, per l’automobile, per il mobilio di cas, per le spese mediche. Mentre il debito diventava lo strumento principale con cui affrontare le necessità sociali, la rete sociale di sicurezza passava da un sistema di welfare a quello di debitfare. Il debito ci controlla, non solo disciplina il consumo ma detta anche il nostro ritmo di lavoro e le nostre scelte, anche di lavoro. 
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Messaggio Da einrix Sab 02 Nov 2013, 20:05

Caro Rom, il pezzo l'ho scritto, il Computer non me lo ha cancellato, ma non lo pubblico, proprio per quel: «Prima di spiegare il perché, però, devo insistere su un'esortazione che già ti ho fatto, senza avere risposta».
 
Se ti rileggi il tuo pezzo puoi già immaginarti la mia risposta, quindi evito di mandartela.
 
Amici come prima, buona serata a tutti.
Enrico.
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Messaggio Da einrix Sab 02 Nov 2013, 20:17

Condivido caro Vargas il tuo ragionamento, meno il pezzo sulla democrazia negli USA. Ci sono classi sociali troppo forti che prevaricano quelle deboli, molto più che in Europa. In quanto ai : «E giochini sulla decadenza, sull'ineleggibilità, sulle incompatibilità in America non sarebbero stati possibili.» mi basta ricordare come Bush abbia vinto le elezioni con i brogli elettorali. O come sia andato l'impichmentcon Klinton. Di come abbiano sistemato la successione di ben due Kennedy, o di come Obam firmi il giorno dopo la sua prima elezione che Guantanamo vada smantellata, ed è ancora la. E se non basta, oggi sappiamo che ambasciatori e governanti, Obama compreso, quando volevano sapere di più sui governanti europei, chiedevano di metterli sotto sorveglianza. Come dicono i tedeschi, così è anche peggio della DDR (almeno per questo aspetto). Ma anche in quanto a muro non scherzano, visti i morti che ci sono sul confine messicano. Non sono vopos che sorvegliano e sparano, ma sono persone che se le vesti da Vopos, fanno lo stesso la loro bella figura. ovviamente gli USA sono anche l'altra cosa che dicevi tu, ma senza queste, si finisce che si prendono lucciole per lanterne.
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