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La "Democrazia capitalista realmente esistente"

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Messaggio Da Lara Dom 25 Ago 2013, 23:11

Alcuni interessanti stralci da una conferenza di Noam Chomsky. La traduzione non è granchè, ma il contenuto si inserisce sulle riflessioni in corso circa la vera natura della odierna democrazia.


La 'democrazia capitalista realmente esistente'


In base a una dottrina diffusamente accettata viviamo in democrazie capitaliste che sono il miglior sistema possibile, nonostante alcuni difetti.  Negli anni c'e' stato un dibattito interessanti sul rapporto tra capitalismo e democrazia; ad esempio, i due sistemi sono compatibili? Non mi occupero' di questo perche' vorrei discutere un sistema diverso, quello che potremmo chiamare la 'democrazia capitalista realmente esistente' RECD [acronimo inglese] per brevita', pronunciato, per caso, 'wrecked' [naufragata, distrutta]. Tanto per cominciare, in che modo la RECD sta alla democrazia? Beh, dipende da cosa intendiamo con 'democrazia'. Ce ne sono versioni diverse. Una e' una specie di versione largamente condivisa: e' l'alta retorica del genere Obama, discorsi patriottici, cio' che e' insegnato a scuola ai bambini, e cosi via. E' la versione statunitense, e' il governo 'di, da e per il popolo'. Ed e' molto facile paragonarla alla RECD.
Negli Stati Uniti uno degli argomenti principali delle scienze politiche accademiche e' lo studio degli atteggiamenti e della politica e della loro correlazione. Lo studio degli atteggiamenti e' ragionevolmente facile negli Stati Uniti; una societa' considerevolmente oggetto di sondaggi, sondaggi piuttosto seri e accurati, e la politica si puo' constatare e si possono confrontare le due cose. E i risultati sono interessanti. Nel lavoro che costituisce il riferimento aureo del settore, si conclude che circa il 70% della popolazione ''' il 70% piu' in basso nella scala di reddito/ricchezza ''' non ha alcuna influenza sulla politica. E' in effetti disemancipato. Salendo sulla scala di ricchezza/reddito, si trova un po' piu' di influenza sulla politica. Quando si arriva al vertice, che forse e' un decimo dell'un percento, le persone essenzialmente ottengono quello che vogliono, cioe' decidono della politica. Percio' il termine appropriato per questo non e' democrazia; e' plutocrazia.

La politica e' in generale quasi l'opposto dell'opinione pubblica


Inchieste di questo genere si rivelano roba pericolosa perche' possono dire troppo alla gente a proposito della natura della societa' in cui vive. Percio', fortunatamente, il Congresso ha messo al bando i relativi finanziamenti, e cosi non dovremo preoccuparcene in futuro.
Queste caratteristiche dalla RECD emergono in continuazione. Cosi, il principale problema nazionale negli Stati Uniti e' l'occupazione. I sondaggi lo rivelano molto chiaramente. Per i ricchissimi e le istituzioni finanziarie e' il deficit. Beh, e la politica? Attualmente e' in corso negli Stati Uniti una 'confisca', un forte taglio dei fondi. E' in funzione dell'occupazione o del deficit. Beh, del deficit.
L'Europa, per inciso, sta molto peggio, cosi fuori di testa che persino il The Wall Street Journal e' rimasto inorridito per la scomparsa della democrazia in Europa. Un paio di settimane fa aveva un articolo che concludeva che 'i francesi, gli spagnoli, gli irlandesi, gli olandesi, i portoghesi, i greci, gli sloveni, gli slovacchi e i ciprioti hanno tutti, in varia misura, votato contro il modello economico del blocco della moneta unica, da quando e' iniziata la crisi tre anni fa. Tuttavia le politiche sono cambiate poco in risposta a una sconfitta elettorale dopo l'altra. La sinistra ha sostituito la destra; la destra ha cacciato la sinistra. Persino il centrodestra ha annientato i comunisti (a Cipro), ma le politiche economiche sono rimaste essenzialmente le stesse: i governi continueranno a tagliare le spese e ad aumentare le tasse.' Non importa cio' che pensa la gente, 'i governi nazionali devono seguire le direttive macroeconomiche stabilite dalla Commissione Europea'. Le elezioni sono quasi insignificanti, in larga misura come nei paesi del Terzo Mondo governati dalle istituzioni finanziarie internazionali. E' questo che l'Europa ha scelto di diventare. Non deve diventarlo.
Ritornando agli Stati Uniti, dove la situazione non e' cosi tanto brutta, c'e' la stessa disparita' tra l'opinione pubblica e la politica su una vasta gamma di temi. Si prenda, ad esempio, il caso del salario minimo; l'idea e' che il salario minimo dovrebbe essere indicizzato al costo della vita e sufficientemente elevato da prevenire la caduta sotto la soglia della poverta'. L'ottanta per cento del pubblico e' a favore di questo e lo e' il quaranta per cento dei ricchi. Qual e' il salario minimo? E' in discesa ben sotto questi livelli. Lo stesso vale per le leggi che agevolano l'attivita' sindacale; fortemente appoggiate dal pubblico; contrastate dai ricchissimi; svaniscono. Lo stesso vale per l'assistenza sanitaria nazionale. Gli Stati Uniti, come forse sapete, hanno un sistema sanitario che e' uno scandalo internazionale; ha un costo pro capite doppio di quello di altri paesi dell'OCSE e risultati relativamente scarsi. Il solo sistema privatizzato, in larga misura non regolato. Al pubblico non piace. La gente chiede un sistema sanitario nazionale, opzioni pubbliche, da anni, ma le istituzioni finanziarie pensano che vada bene cosi e dunque permane: stasi. In realta', se gli Stati Uniti avessero un sistema di assistenza sanitaria simile a paesi paragonabili, non ci sarebbe alcun deficit. Il famoso deficita' sarebbe cancellato, il che comunque non importa poi tanto.
Uno dei casi piu' interessanti ha a che fare con le tasse. Per 35 anni ci sono stati sondaggi su 'quali pensa dovrebbero essere le tasse?' Vaste maggioranze hanno affermato che le imprese e i ricchi dovrebbero pagare tasse piu' elevate. Stanno costantemente calando in questo periodo.
E via di seguito, la politica in generale e' l'opposto dell'opinione pubblica, il che e' una proprieta' tipica della RECD.
 
Istituzioni finanziarie

Tornando all'economia, il cuore dell'economia oggi e' costituito dalle istituzioni finanziarie. Si sono vastamente ingrandite dagli anni '70, assieme a uno sviluppo parallelo: l'accelerato trasferimento della produzione all'estero. Ci sono stati anche cambiamenti critici nel carattere delle istituzioni finanziarie.
Se si risale agli anni '60, le banche erano banche. Se avevate dei soldi li depositavate nella banca perche' li prestasse a qualcuno per comprare una casa, o avviare un'attivita', o cose del genere. Ora quello e' un aspetto molto marginale delle istituzioni finanziarie di oggi. Sono prevalentemente dedite a intricate, esotiche manipolazioni dei mercati. E sono enormi. Negli Stati Uniti le istituzioni finanziarie, prevalentemente le grandi banche, avevano il 40% dei profitti dell'industria nel 2007. Cio' alla vigilia della crisi finanziaria della quale sono state largamente responsabili. Dopo la crisi numerosi economisti professionisti ''' il premio Nobel Robert Solow, Benjamin Friedman di Harvard ''' hanno scritto articoli in cui hanno segnalato che gli economisti non hanno compiuto molti studi sull'impatto delle istituzioni finanziarie sull'economia. Il che e' a suo modo notevole, considerandone la portata. Ma dopo la crisi hanno dato un'occhiata e entrambi hanno concluso che probabilmente l'impatto delle istituzioni finanziarie sull'economia e' negativo. In realta' ci sono alcuni che sono molto piu' franchi di cosi. Il corrispondente finanziario piu' rispettato del mondo di lingua inglese e' Martin Wolf, del Financial Times. Egli scrive che 'il settore finanziario fuori controllo si sta mangiando la moderna economia di mercato dall'interno, proprio come la larva della vespa pompilide si mangia l'ospite in cui e' stata deposta'. Per 'economia di mercato' egli intende l'economia produttiva.
C'e' un numero recente del principale settimanale finanziario, Bloomberg Business Week, che ha pubblicato uno studio del FMI che ha rilevato che le maggiori banche non realizzano alcun utile. Quello che guadagnano, secondo gli analisti del FMI, deriva dalla politica assicurativa del governo, la cosiddetta politica del 'troppo grandi per fallire'. C'e' un salvataggio ampiamente pubblicizzato, ma quello e' il meno. C'e' un'intera serie di altri meccanismi attraverso i quali la politica di assicurazione governativa aiuta le grandi banche: credito a basso costo e molte altre cose. E, almeno secondo il FMI, sta li la totalita' dei loro profitti. I redattori della rivista affermano che cio' e' cruciale per capire perche' le grandi banche costituiscono una minaccia per l'economia globale e, ovviamente, per il popolo del paese.
Dopo il crollo, si e' avuta la prima seria attenzione degli economisti professionisti a quello che e' chiamato rischio sistemico. Sapevano che esisteva ma non era granche' oggetto di indagine. 'Rischio sistemico' significa il rischio che se una transazione fallisce, puo' collassare l'intero sistema. E' quella che, nella teoria economica, e' chiamata una esternalita'. E' una nota a pie' di pagina. Ed e' uno dei difetti fondamentali dei sistemi di mercato; un difetto ben noto, intrinseco, sono le esternalita'. Ogni transazione ha impatti su altri di cui semplicemente non si tiene conto in un'operazione di mercato. Il rischio sistemico e' un rischio grosso.
 
(Fonte: znetitaly.altervista.org)
 di Noam Chomsky ''' 17 giugno 2013
DW Global Media Forum ''' Bonn:  'Il futuro della crescita ''' Valori economici e media'
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Messaggio Da einrix Mar 27 Ago 2013, 09:01

Conferenza difficile questa di Noam Chomsky.La "Democrazia capitalista realmente esistente", è una espressione complessa che incorpora due idee -l'idea della democrazia, e quella del capitalismo - che possono anche servire, l'una da cilindro e l'altra da colomba, per ogni gioco di prestigio. Alla democrazia moderna ci si arriva dopo le monarchie che si trasformano in Costituzionali e parlamentari, e con un allargamento della base elettorale, prima a tutti gli uomini, e poi anche alle donne. Si può forse sostenere che gli stadi precedenti delle riforme costituzionali fossero migliori di quelle attualmente esistenti in Europa, nelle Americhe ed in tanta parte del resto del mondo? Almeno sotto questo aspetto, la democrazia supera per giustizia politica, tutte le altre forme di governo. Il fatto che si possa governare bene o male, a favore soltanto di qualcuno, o di tutti, fa la differenza del risultato. Quando si parla di Capitalismo, si intende ormai sempre riferirsi alla classe capitalista, e quasi mai ad una risorsa economica che viene impiegata per produrre merci. Quindi, Noam Chomsky, mette a confronto il massimo di giustizia politica esistente con il massimo di ingiustizia economica che si conosce, ed il risultato, specie se associato al cattivo governo, non può che essere drammatico, o quanto meno deludente. Ma è davvero sempre così? Come si può costruire una società ricca e giusta utilizzando le leve della democrazia e del capitale; e dando quella risposta, si dovrà precisare di chi è la responsabilità, e in quali forme dovrà avvenire. Una idea interessante la propone Karl Popper, nel suo libro: "La società aperta ed i suoi nemici". Libro scritto dopo essere stato testimone, in una Europa flagellata dai totalitarismi e dalla guerra, riflettendo proprio sulle vie che avrebbero potuto scongiurare le nuove catastrofi.
Trovo quelle idee, davvero molto interessanti e giuste, depurate da quell'ideologia che per cento anni ha scatenato le classi, in un conflitto sociale in cui tutti erano perdenti. Non potendo cambiare la natura dell'uomo, se ne asseconda la tendenza e l'azione verso quella cooperazione, senza la quale scoppia il conflitto sociale. E si costruisce quell'idea di Società aperta, in cui per starci - nelle condizioni sociali in cui ci si trova in quel momento - si deve lavorare per il benessere proprio a condizione che soddisfi il requisito di fare l'interesse comune. Da quell'idea è nata anche la nostra Costituzione, con quell'articolo 1, in cui si dice che la Repubblica Italiana è fondata sul lavoro, e con quell'articolo 41, in cui si afferma che "L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità; sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali". In queste condizioni, solo chi viola questi principi, insieme a tutti gli altri, sulle libertà personali, crea le premesse per una critica del groverno e della società, ancorché sul concetto di Democrazia o su quello di capitalismo, che astratti dai loro significati storici, sono semplicemente strumenti della politica e dell'economia.
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Messaggio Da Adam Mar 27 Ago 2013, 09:25

La questione che pone Chomsky - in termini un po' confusi e non credo a causa di una approssimativa traduzione - è la "questione" che sta al centro di ogni serio dibattito sulla politica: la democrazia è governo del popolo o no?

La risposta che lui ne dà è condivisibile: non è democrazia, ma plutocrazia. E' un po' come i vecchi titoli irredimibili del debito pubblico di anteguerra, che avevano un valore facciale di cento, ma che a venderli ricavavi bazzecole. Democrazia è una maschera che il vero potere finanziario usa per darsi un'aria di legittimità.

E il paradosso più sconfortante è che l'unico strumento che dovrebbe avere un senso democratico, i sondaggi, la voce rilevata dei campioni "rappresentativi" che insieme alle elezioni sono i mezzi concessi al popolo per esprimere la propria scelta, sono invece usati per dosare la droga e ammannirla al popolo in misura tale da poter continuare ad usare surrettiziamente la democrazia come reale strumento di potere al servizio degli interessi di pochi a danno della stragrande maggioranza dei più.

I rimedi a tutto ciò stanno in ogni caso sulle ginocchia di Giove, che si guarda bene da renderli disponibili al genere umano.
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Messaggio Da Arzak Mar 27 Ago 2013, 09:29

Il rapporto fra democrazia ed iniziativa privata è sintetizzabile in questa semplice statistica:  in Italia le classi sociali che incassano il 30% del reddito nazionale pagano l'80% delle tasse globali.
Se poi si considera lo squilibrato uso dei mezzi di comunicazione, che dovrebbero formare la pubblica opinione affinchè i cittadini esplichino in modo consapevole il loro diritto a partecipare alla vita democratica del paese, se ne ricava che da noi esiste una democrazia malata, ossia una non-democrazia. Come dice einrix, se non si vuole che questi concetti restino parole vuote, occorre che il bilanciamento di potere fra iniziativa privata e democrazia venga riequilibrato al più presto.
Come? Redistribuzione dei redditi, azzeramento delle lobby dell'informazione e liberalizzazione delle professioni. Il minimo che si richiede ad una classe politica se non vuole essa stessa venire scavalcata dalla demagogia di destra o da quella "nè di destra nè di sinistra".


Ultima modifica di Arzak il Mar 27 Ago 2013, 14:44 - modificato 1 volta.
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Messaggio Da einrix Mar 27 Ago 2013, 13:44

Non è facile discutere di democrazia se si esce dal contesto dei principi - sull'uguaglianza dei diritti e dei doveri - e da quello statistico: una testa un voto. E se si fa riferimento al cittadino reale, vale lo stesso tipo di riserve, dato che in rapporto alle capacità e all'etica individuali se vale la media, non si possono dimenticare gli scostamenti dalla media medesima, specie quando vengono elusi o si superano i limiti della legge. I cittadini giusti e quelli ingiusti, nel confronto, tendono a formare quelle categorie che poi diventano classi e forme di governo, la dove i giusti sono i perdenti naturali, salvo per la protezione che può conferire loro la legge e il buon governo. In fondo Noam Chomsky fa lo stesso discorso di Trasimaco, che però, al contrario, ha per intento di mostrare come l'ingiustizia si identifichi con la virtù, e ci vuole tutta la capacità argomentativa di Socrate, per mostrare che ha torto, perché i suoi discorsi, come quelli dei liberisti e delle destre di oggi, possono persino apparire plausibili. Trasimaco inizia la sua argomentazione con la tesi che il giusto non è altro che l'interesse del più forte, poi, di fronte all'argomentazione di Socrate che gli pone il caso che anche il più forte possa sbagliare, e quindi cadere nell'errore, Trasimaco precisa, aggiungendo: "chi governa, per quanto è governante, non sbaglia ( cioè, se sbaglia, automaticamente non è governante, come il medico, quando sbaglia, va contro la natura delle sue dottrine mediche, e quindi non è medico) e stabilisce senza sbagliare ciò che è meglio per sé, e al suddito tocca eseguirlo". Come nel nostro caso, la materia si confonde, ed una giustizia conforme all'interesse del più forte, diviene la capacità di chi conosce la scienza medica di esercitare la medicina, e di chi conosce l'arte della guerra di esercitare l'arte militare, e di chi conosce la politica, di esercitare l'arte del governo. E quando qualcuno non fosse all'altezza del compito, ecco che passa nella categoria di quelli che non esercitano, ma che vengono esercitati. Per Socrate, quel punto di vista è equivoco. L'arte medica è utile in quanto cura il corpo nei momenti della debolezza e della malattia. Al medico ne verrà un vantaggio corrispondente alla capacità che avrà avuto nel curare il malato. Quindi, se la scienza medica ed il medico è la parte forte, ed il malato la parte debole, la giusta cura sarà a vantaggio di entrambi, e la cura sbagliata comprometterà la salute del malato e la credibilità del medico. Se Berlusconi e le destre avessero governato bene il paese, e non avessero sperperato risorse, quando non le avessero rubate, qualcuno avrebbe da ridire della ricchezza e del potere mediatico del loro discutibile leader? Lo stesso vale per le banche, quando raccolgono i risparmi da finalizzare agli investimenti produttivi e che poi azzardano speculazioni finanziarie tali da mettere in difficoltà gli stati, quando guadagnano, e di ridurre al lastrico le imprese, quando perdono e perciò chiudono o frenano il credito.
Per la seconda volta ho generalizzato e non sono entrato nel merito delle osservazioni di Noam Chomsky, o delle risposte di chi è intervenuto, per non correre il rischio di infilarmi in una matassa intricata, anche se ho provato a mostrare come, tra le ragioni di Noam Chomsky e di un liberista di destra vi sia pura simmetria intorno all'oggetto del potere, tanto che quella simmetria viene riprodotta tra destra e sinistra, nei parlamenti delle democrazie di mezzo mondo.
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Messaggio Da einrix Mar 27 Ago 2013, 14:49

Un articolo, che in senso lato affronta il problema del potere e del governo è questo di Claudio Sardo. Come Chomsky non da soluzioni, ma fa osservazioni e traccia problemi.

http://editoriale.comunita.unita.it/2013/08/26/e-necessario-ribellarsi-alla-dittatura-del-presente/

Considero intrigante questo pezzo di apertura:

"La crisi consuma fiducia, e persino speranza. Basta guardarsi attorno: si allarga la forbice tra ricchi e poveri, il lavoro che manca restringe pure i diritti, la società dei due terzi è capovolta dallo scivolamento del ceto medio e dalla precarietà dei giovani. La politica, per parte sua, appare impotente: le istituzioni democratiche continuano a perdere la partita con poteri esterni più forti e i canali della rappresentanza sono spesso ostruiti, benché la domanda di partecipazione si manifesti in forme inedite, e talvolta impetuose. Ma, oltre le evidenze, c’è un lato oscuro della crisi. Che tocca l’uomo, le sue relazioni, la capacità stessa di produrre cambiamenti. Viviamo in una sorta di dittatura del presente."

Vi vedo rappresentata una società che per nessuna ragione al mondo dovrebbe aver paura del futuro, visti i mezzi di cui dispone, e che invece, pare precipitata nello scoramento e nella paura, senza un avvenire.

A leggere quelle frasi mi corre sempre alla mente quanto l'aumento della produttività in tutti i settori, riduca di per se il tempo di lavoro utile alla sussistenza. Ma anziché aumentare il tempo per le proprie attività liberali e di pensiero, produce povertà e disoccupazione. Cercherei il modo di scardinare questo meccanismo perverso per poi trasformarlo in un analogo meccanismo virtuoso. Tutta la politica del nostro futuro si gioca intorno a queste cose.

Salario minimo, è una semplificazione al limite della mistificazione. La soluzione è in un cambiamento di mentalità rispetto alla ricchezza ed al lavoro, nel rispetto di tutti.
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Messaggio Da Lara Mar 27 Ago 2013, 15:07

Io credo che il nocciolo della questione stia nell’uso che si fa del capitale. In passato, esso era un fattore determinante della produzione, e quindi della creazione di ricchezza. La statistica riportata da Chomsky, per cui nel  2007 le istituzioni finanziarie, prevalentemente le grandi banche, avevano il  40% dei profitti dell'industria statunitense, illustra efficacemente la deviazione degli impieghi di capitale e la tendenza a produrre profitti senza produrre ricchezza.
Le borse che si rianimano dopo un’ondata di licenziamenti stanno a significare il ripristino di profitti alti grazie al taglio unilaterale dei costi. La produzione di ricchezza può rimanere inalterata o diminuire, o persino scomparire, quello che conta è la remunerazione del capitale, il profitto.
Perché il capitale non è solo un fattore della produzione. Esso è sinonimo di proprietà, quindi di potere decisionale, quindi di libertà di impiego al proprio esclusivo interesse.
Un rapporto di forza, questo, sancito dal diritto primario ma che, in società complesse, dovrebbe essere regolato dal patto sociale, che elargisce favori e impone restrizioni all’interesse personale.
Molti italiani non hanno capito, ad esempio, che il signor B. ha rubato profitti agli azionisti della propria azienda, simulando costi per costituire fondi neri. Molti pensano che, essendo proprietario di quella azienda, era suo diritto appropriarsi degli utili a suo piacimento.
La battuta sulle grandi imprese che “privatizzano i profitti e socializzano le perdite”  è ormai antica quanto il capitalismo, e segnala la mancanza di una contropartita richiesta dalla società  per le condizioni che permettono all’impresa di produrre, vendere e fare profitti.
Il capitale che si remunera  senza produrre potrebbe essere l’emblema più vistoso del parassitismo sociale. Misteriosamente, però, si additano al pubblico ludibrio invalidi ed esodati, cassintegrati e disocuppati, di cui la società si prende carico malvolentieri, elargendo loro un sostegno miserabile.
Le cifre di questi sostegni non sono nemmeno paragonabili alle cifre elargite alla finanza autoreferente e incontrollata, che, col suo gigantismo e il suo avventurismo, ha preteso di prosperare solo con moltiplicatori finanziari, generando profitti geometrici sul nulla, mentre produzione e ricchezza si acquattavano come fantasmi nella società senza capitali.
La “democrazia capitalistica” di cui parla Chomsky è esattamente questo. Non la demonizzazione del capitale, ma l’incapacità di demolire in parte il rapporto di forza che consente al capitale di impiegarsi nel modo più deleterio per la comunità, senza cornici di contenimento, quelle che si pretendono per  i semplici prestatori d’opera, e per altre risorse comunitarie, sottratte all’arbitrio privato.
L’altra argomentazione, dispiegata con sovrana arroganza dai campioni dell’ultraliberismo, per cui non bisogna salvare aziende decotte e incapaci di produrre utili, è stata oggi marchianamente contraddetta dallo  studio del FMI che ha rilevato che le maggiori banche non realizzano alcun utile. Quello che guadagnano deriva dalle politiche di sostegno governative e dal  credito a basso costo operato dalle banche centrali.
La plutocrazia sulle spalle del sistema fiscale è il salto mortale rovesciato che questa democrazia malata è riuscita a realizzare, mentre il benessere progressivo conquistato nei decenni passati dalle classi meno abbienti comincia a regredire.
La politica, i sondaggi, le elezioni, le auhorities e le leggi sembrano quegli insetti fastidiosi sulla corazza del rinoceronte, che si limita a muovere la coda, restandosene perfettamente immobile nel suo pezzetto di stagno. Fino a che sarà prosciugato.  Ma il mondo è pieno di stagni.
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Messaggio Da einrix Mar 27 Ago 2013, 19:05

Se parliamo di banche, l'essenziale lo si può dire con ciò che c'è scritto su Wikipedia.
http://it.wikipedia.org/wiki/Banca
di cui riepilogo i due punti che mi interessano.

1) La banca è un'impresa privata che distribuisce beni e servizi e fornisce alla clientela mezzi di pagamento e di intermediazione finanziaria tra offerta e domanda di capitali, i primi provenienti per lo più dalle famiglie o privati (clienti correntisti) sotto forma di depositi ovvero crediti (es. risparmi), i secondi richiesti soprattutto dal settore impresario sotto forma di prestiti per far fronte ai propri investimenti e in parte anche dalle famiglie o privati stessi (es. mutui).
La principale entrata delle banche sono i guadagni sui servizi offerti quali ad esempio gli interessi attivi sui prestiti nei confronti dei debitori, che sono garantiti da una percentuale di riserva obbligatoria dei depositi forniti invece dalla clientela ovvero i creditori cui spettano interesse passivi inferiori.
L'insieme delle banche, regolate e coordinate dalla rispettiva banca centrale, dà vita al sistema creditizio-bancario che è parte o sottosistema del sistema economico.

2)Le banche in epoca moderna.
Nei primi del Novecento, il Glass-Steagall Act aveva introdotto una distinzione giuridica tra banche di commercio pubblico e banche d'investimento pubblico, attività che non potevano essere svolte dallo stesso soggetto giuridico per il conflitto di interessi esistente fra le due. Il Glass-Steagall Act proibiva alle banche commerciali, o a società da esse controllate, di sottoscrivere, detenere, vendere o comprare titoli emessi da imprese private.

Questa separazione fu decisa dopo che un comitato d'inchiesta (noto come Pecora Committee), promosso dal Senato americano in seguito ai numerosi fallimenti conseguenza della crisi del '29, verificò che alcune banche avevano collocato presso i propri clienti titoli emessi da imprese loro affidate e che queste avevano successivamente utilizzato i fondi così raccolti per rimborsare i prestiti precedentemente concessi dalla banca. In sostanza, le banche avrebbero trasformato potenziali sofferenze in emissioni collocate presso i propri clienti. in altri casi, gli istituti di credito emettono dei prestiti con la cosiddetta "opzione convertendo", che permette al debitore, in presenza di determinate condizioni economiche, di non rimborsare il prestito e cedere alla banca altrettante azioni di proprietà.

Il Glass Steagall fu revocato negli Stati Uniti, mentre era presidente Bill Clinton e Ministro del Tesoro Robert Rubin. Alla distinzione fra banca commerciale e banca di investimenti si è progressivamente sostituito il modello di banca universale, che tende a includere l'attività assicurativa. Il Gramm-Leach-Bliley Act del 1999 abrogava il Glass-Steagall Act. La legge passò al Senato con un voto di 90 contro 8, col contributo di 38 Democratici, inclusi: Joe Biden, John Kerry, Tom Daschle, Dick Durbin e (perfino) John Edwards.
Come detto, la separazione è stata superata dal modello di banca universale, che dagli anni novanta tende a integrarsi con il settore assicurativo,(terziario) pubblico.

Dal che si vede che la banca è uno strumento indispensabile alla formazione dei capitali. Che poi questi, servano a sviluppare imprese di beni e servizi, o per mere speculazioni, ciò dipende dalla natura delle leggi, oltre che dall'animo umano. E questo è irrimediabilmente portato all'azzardo, al raggiro, alla via dei facili guadagni. Quest'ultima bolla è stata fatta nascere da un presidente democratico - Klinton - che ha revocato il Glass Steagall. Quando si parla in negativo di democrazia capitalista, occorre essere daccordo che si sta dando il senso ed il significato che da ad essa Noam Chomsky, ma in senso letterale quello è un concetto ideterminato e incomprensibile. Guai se non ci fosse il capitale, se non si fosse capaci di accumularlo. Non partirebbe nulla, perché per fare qualsiasi impresa buona o cattiva, ci vuole il capitale. Impresa buona o cattiva; è quello il punto. Così come buona o cattiva può essere la democrazia, perche non mancano al suo intermno, i nemici e gli incompetenti. Credo che dovremmo dare per scontato la bontà dalla nostra forma di Stato e della nostra Costituzione, e dovremmo interessarci di più dei nemici che ogni giorno mettono a repentaglio l'unità del paese, ed il suo sviluppo, nei mille modi che conosciamo e che fanno parte della lotta e del dibattito politico.
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Messaggio Da Lara Mar 27 Ago 2013, 20:12

Ti ringrazio per la lezioncina sulle banche, ma quello che si lamentava è appunto il fatto che le banche non facciano più il loro mestiere. Il fatto che non facciano utili significa che non forniscono capitali, anzi ne succhiano allo stato per ricapitalizzarsi. Se queste organizzazioni non riescono a stare sul mercato svolgendo la loro attività, dovrebbero chiudere i battenti e non pesare sul bilancio dello stato, continuando a staccare cedole  e distribuire stipendi milionari ai dirigenti.
Le banche, da strumento di formazione del capitale, attraverso la raccolta del risparmio, sono diventate strumento di distruzione di ricchezza, immobilizzando risparmio e sovvenzioni per garantire la propria sopravvivenza. Una sopravvivenza messa a repentaglio dalla loro stessa politica di speculazione carpiata su prodotti finanziari e assicurativi, sfuggendo il rischio imprenditoriale dell’erogazione del credito alla produzione, che dovrebbe essere la loro mission.
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Messaggio Da einrix Mer 28 Ago 2013, 08:02

Le banche fanno il loro mestiere, è lo Stato che non fa il suo. Una banca deve portare utili ai propri azionisti, e la vocazione al mestiere deve essere coerente alle leggi, perché non stiamo neppure a parlare di chi truffa o comunque sta infrangendo la legge. Se la legge consente di correre rischi più ampi, o se consente incroci di partecipazione con le imprese loro clienti, tanto da creare le sicure premesse del conflitto di interesse, è lo Stato, democratico o meno, che sbaglia, e deve essere lo stato che deve porvi rimedio ripristinando quelle leggi restrittive che esistevano già. In più, i mercati telematici e la globalizzazione, impongono nuove regole aggiuntive di tutela per la funzione desiderata delle banche e a difesa del risparmiatore.
La critica ha un senso se è la premessa per correggere gli errori, se invece resta pura e semplice critica, e manca l'iniziativa per correggere gli errori, allora diventa, se non inutile, inefficace. Purtroppo vi sono un sacco di esperti di critica che non sanno andare oltre quella. A noi invece servono critici capaci di cambiare ciò che deve essere cambiato. Per questo, certi discorsi, anche se fatti da Naom Chomsky, mi lasciano perplesso, e peggio mi sento se poi c'è, chi fa come Grillo che, sulle cose da fare, le spara pure grosse - del tipo: "se va, va".
Certo che lo Stato può, e spesso deve, rifinanziare le banche che nel rispetto della legge sono sull'orlo del fallimento, perché se fallissero, i costi economici per i cittadini e per il paese nel suo complesso, sarebbero ben maggiori. Uno Stato che non voglia trovarsi in quelle condizioni deve dotarsi di leggi più stringenti che eliminino alla radice quel genere di rischio.
E chi lo deve fare, uno Stato autoritario come la Cina, o non è meglio che lo faccia uno Stato democratico come il nostro?
Solo i nemici del nostro sistema democratico e della nostra Costituzione, possono brigare perché le banche possano finire a pescare nella speculazione, anche a rischio del disastro economico. E quei nemici sono a destra, e non importa se per mano di Klinton. Ma a sinistra non ci si può perdere solo nella critica, ma occorre avanzare le proposte che risolvano quelle criticità, e nel caso delle banche, occorre ritornare alle leggi di un ventennio fa, fatte salve le innovazioni della moneta elettronica e la Globalizzazione dei Mercati, per i quali, forse, occorre cambiare la "serratura".
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