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La crisi siriana

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Messaggio Da Adam Gio 29 Ago 2013, 08:44

Che le immagini scioccanti di quei bimbi uccisi dal gas non mi abbiano fatto dormire e, come me credo, milioni di altri esseri umani e che abbiano provocato una multiforme reazione delle Cancellerie è comprensibile e giusto. Che tale reazioni si materializzino in un'azione militare anche non invasiva, ma mirata a distruggere punti vitali nell'organizzazione militare siriana, prima ancora di sapere con ragionevole certezza se il responsabile del massacro è il Governo di Assad, o qualche organizzazione ribelle, è non solo inopportuno, ma giuridicamente e strategicamente sbagliato.

Bene fanno il Segretario dell'ONU Ban Ki-moon e il nostro Ministro degli Esteri Bonino a esprimere parere contrario ad un'eventuale decisione di USA, UK, Francia e Turchia di dare il via all'azione militare vietando, nel nostro caso, l'uso delle basi operative per dar corso all'azione stessa.

L'esperienza di Irak e Afganistan insegnano che le azioni militari si limitano a sostituire un male con un altro non meno grave, e la Siria sede di uno scontro di fazioni religiose all'interno del mondo islamico, deve trovare in se la forza di reagire e se ciò sarà causa di altri morti, almeno porterà ad una stabilizzazione naturale e non imposta da potenze estranee al problema. Morti, ricordiamolo, che come numero può anche essere inferiore a quello che la guerra sicuramente porterebbe.

Oltretutto, i precari equilibri esistenti nel mondo arabo e mussulmano in genere se resi precari da azioni esterne, disequilibrano ulteriormente il settore petrolifero in un momento critico dell'economia mondiale, come il recente aumento a 116 $/Brl dell'olio dimostra, inficiando quindi quell'inizio di ripresa che pare fare capolino sia negli States che in Europa.
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Messaggio Da einrix Sab 31 Ago 2013, 17:39

Per la guerra ci sono sempre immagini di bambini feriti o cadaveri. Senza quelle vittime non si chiamerebbe nemmeno guerra.Sta di fatto che in Siria, Assad non è riuscito a fare nulla di quello che suo Padre e Nasser avevano sognato. Un po per colpa loro, ma tanto anche per colpa della cultura che si portano dentro come popolo. E' un disastro ovunque, nel Nord Africa, o in Medio Oriente. Non si riesce a convivere perché si vuole imporre la propria religione, la propria educazione, la propria spocchia. Il Libano, che di tutti quei paesi era quasi una Svizzera, sin dagli anni sessanta è stato funestato da orrori ideologici, favoriti in tutti i modi da un imperialismo che cessava di essere Francese e che stava divenendo americano e sionista. Adesso è il momento della Siria, sospinta alla guerra, da Israele, dagli Stati Uniti, ma anche da tutte quelle tendenze ideologiche che non riescono a far spuntare la democrazia nel Mondo Arabo.
 
Vedo molto problematico l'attacco statunitense. Chi è poi Obama da arrogarsi il diritto di punire qualcuno perché usa gas e napalm. Non hanno forse fatto di peggio, loro, in tutte le guerre che hanno combattuto, dal Vietnam ad oggi? Certo, il Gas resta solo nei magazzini di pochi stati che non hanno firmato la convenzione sul bando di quelle armi, ma altri hanno le atomiche, e il nucleare è molto peggio della chimica.
Se vi è un pericolo in quella regione, è proprio dovuto all'arsenale nucleare sionista, contro il gas siriano. Ma altri pericoli sono nel cono d'ombra della politica, visto che le guerre incominciano sempre con un colpo di fucile, ma non si sa mai come finiscono. La Russia ha degli interessi, in quell'area, ed ha schierato il doppio delle navi americane. Gli stessi siriani hanno missili antinave e antiaerei. Non ci vuole niente, che siano proprio loro a reagire pesantemente, assistiti dai russi, almeno per la mira satellitare. Se i siriani affondassero due i tre navi americane, che avessero lanciato missili su Damasco, chi si troverebbe nel mondo a non dar ragione al rais siriano?
 
Obama si è messo in un brutto guaio. La guerra non va mai minacciata, e credo che su quella strada vi siano già degli ostacoli per un facile ritorno. E poi, quella memoria storica che vuole che sia la Francia, come ex nazione coloniale, a doversi interessare della Siria, fa accaponare la pelle. In Libia volevano che intervenissero gli Italiani, e quando, come in Somalia, sono intervenuti gli anglo-francesi e gli americani, tutto è stato fatto ostentando quel senso di potenza, che sa di profumo iperialista.
 
Sono queste le cose che mi vengono in mente, alla vigilia di una battaglia che non so se ci sarà.
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Messaggio Da ART Sab 31 Ago 2013, 18:11

Adam ha scritto:
L'esperienza di Irak e Afganistan insegnano che le azioni militari si limitano a sostituire un male con un altro non meno grave, e la Siria sede di uno scontro di fazioni religiose all'interno del mondo islamico, deve trovare in se la forza di reagire e se ciò sarà causa di altri morti, almeno porterà ad una stabilizzazione naturale e non imposta da potenze estranee al problema.
E' impossibile, perchè le "potenze estranee al problema" in quell'aera ci sono sempre state e ci sono anche nel caso della Siria, stretta alleata di Putin.


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Messaggio Da einrix Sab 31 Ago 2013, 19:24

Commoventi queste parole di Rampini:
"Grande discorso di Obama: avrei il potere per agire subito, ma voglio un dibattito al Congresso perche` l’America e` la piu` antica liberaldemocrazia, la sua leadership si basa sui principi e sui comportamenti, non solo sulla forza militare.
E dietro questo rinvio dell’attacco a Damasco emerge la figura di Obama in tutta la sua autenticita`: davvero “guerriero riluttante”, che si oppose alla Guerra in Iraq, e non vuole tradire i propri valori ne` il proprio passato"

Non che non abbia ragione, su Obama, ma gli USA sono anche imperialismo messo alla frusta da Russia e Cina. Senza contare l'India e il Brasile, e si può continuare con il Pakistan o con l'Indonesia. Erano altri i tempi di Suharto e del dominio USA in Asia. Adesso quelle nazioni vogliono camminare da sole. Resta così una Siria ad allenare i muscoli di un pugile che non ha più il fisico di una volta; almeno in rapporto a quello degli altri.
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Messaggio Da ART Sab 31 Ago 2013, 22:46

einrix ha scritto: ma gli USA sono anche imperialismo messo alla frusta da Russia e Cina.
Non sarei molto entusiasta di questo, perchè quando avranno frustato abbastanza diventeranno "imperialisti" anche loro, e probabilmente peggio degli USA.

La Cina già adesso prepara degli "spot pubblicitari" per promuovere il suo:
https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=aRdIDKy_UXc

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Messaggio Da einrix Dom 01 Set 2013, 07:49

Certo che non sono entusiasta. La Cina poi, è già uno stato imperialista, al suo interno. Per quanto facesse schifo il governo monastico del Tibet, aveva più legittimità lui del regime di Pechino, su quelle terre. La Russia, il suo imperialismo interno ormai lo ha abbandonato, dato che molte province europee e asiatiche sono diventate stati indipendenti, ed all'esterno gli resta solo qualche approdo navale e nulla più. Per la Siberia è un altro discorso: contesa dalla Cina e da una natura che però ora pare più mite rispetto ai tempi dei Gulag.
 
Sta di fatto che quelli che ieri erano interlocutori impotenti, o solo per la deterrenza nucleare, ora hanno un proprio sviluppo industriale, una propria capacità di deterrenza, non sul piano numerico, come un tempo, ma su quello tecnologico. In più, hanno un tale bisogno di energia, risorse minerali e di cibo, che rappresentano sempre una bella spinta a quell'aggressività che, a parità di altre condizioni, fa la differenza.
 
La Russia, per non perdere i suoi approdi in Siria, è disposta a "regolare" il cambio di regime, solo a certe condizioni. E proprio per questo impedirà quel rapido collasso del regime di Damasco che invece vogliono gli USA. Senza contare in che brutto momento ci troviamo ora, con i militari al potere in Egitto, che non ascoltano più i consigli degli americani e che sono sull'orlo di una guerra civile.
 
Mi aspetto di tutto anche dalla Persia, per non parlare di Israele, sempre sull'orlo del collasso dei nervi, vista la loro sindrome aliena in Palestina.
 
E' una fortuna pure che l'Europa in questo momento non sia unita, per dar modo alla pressione di scaricarsi nel Mediterraneo, come lungo processo di cambiamenti, senza che inizi anche lei a far mostra di politica muscolare. C'è da aspettarsi che in futuro non sarà così, e se non si stringerà l'alleanza politica, si dovrà necessariamente stringere quella militare, per sostenere quella economica che esiste già di fatto da oltre mezzo secolo. In quel momento conterà molto quale sarà la situazione nel Mondo e nel Mediterraneo in particolare. Non sapremo non resistere a politiche egemoniche, che non sempre sono di amicizia; e se anche resistessimo noi, potrebbero essere altri a rompere la pace.
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Messaggio Da ART Lun 02 Set 2013, 20:29

einrix ha scritto:La Russia, il suo imperialismo interno ormai lo ha abbandonato, dato che molte province europee e asiatiche sono diventate stati indipendenti, ed all'esterno gli resta solo qualche approdo navale e nulla più. Per la Siberia è un altro discorso: contesa dalla Cina e da una natura che però ora pare più mite rispetto ai tempi dei Gulag.
Con questo non sono d'accordo, nel senso che la Russia sta affrontando ancora il periodo post-guerra fredda trovandosi in condizioni non ottimali, ma (almeno sotto Putin) non ha mai rinunciato veramente a una politica "imperialista": ne sono prove chiare fattori come il tentativo di mettere in piedi la specie di confederazione con Bielorussia e Kazakistan, i contrasti con gli stati baltici dell'UE (sfociati in cyber-guerra con l'Estonia), il sostegno alle repubblichette-fantocci come Transinistria, Abkazia e Ossezia del nord, e soprattutto il vasto programma di ammodernamento e potenziamento delle forze armate che fra l'altro nel giro di qualche anno la porterà a spendere regolarmente non meno di 100 miliardi all'anno per la difesa.
 
einrix ha scritto: E' una fortuna pure che l'Europa in questo momento non sia unita, per dar modo alla pressione di scaricarsi nel Mediterraneo, come lungo processo di cambiamenti, senza che inizi anche lei a far mostra di politica muscolare.
Su questa affermazione non sono molto d'accordo, anzi, la definirei oscena. Non è mai una fortuna che l'Europa non sia unita... come se noi dovessimo girare sempre in funzione di quello che succede nel resto del mondo invece che in funzione del nostro poter campare solo indipendenti e sovrani (cioè uniti).

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Messaggio Da Adam Mar 03 Set 2013, 08:08

A prescindere dal merito dell'intervento militare in Siria, credo vada sottolineato il fatto dell'oggettivo indebolimento della Presidenza Obama che il suo comportamento nella circostanza in questione gli ha provocato. La sua indole pacifista che prima cede alla vulgata degli USA gendarmi dell'umanità, poi prevalgono i dubbi giustificati dal sostanziale isolamento che la politica internazionale gli ha imposto, tanto da costringerlo a scaricare sul Congresso la responsabilità della decisione, sperando - secondo me - in un pronunciamento negativo verso l'intervento. Evento questo del tutto probabile per la convergenza delle forze in campo: pacifiste a sinistra; tattiche di contrapposizione politica alla presidenza a destra. Una sorta di eterogenesi dei fini.

Gli sviluppi del caso, hanno, a mio parere, anche provocato un indebolimento della già precaria notorietà di  Hollande, visto che rischia di ritrovarsi con un cerino acceso del quale non sa come disfarsene.
 
In tutto questo, non si può non notare come l'Europa appaia come uno sfondo sbiadito, ininfluente su di un caso che, se prevalesse l'opzione militare, potrebbe dare inizio ad una nuova drammatica fase della storia dell'Umanità.

Mi piacerebbe che in occasione del G 20 Letta trovasse il modo di far sentire forte e chiara la voce prevalente nel nostro paese che, pur inorridita dai misfatti di Siria, non crede che il caso abbia come soluzione l'aggressione militare. Mai come in questo caso, due torti non fanno un a ragione
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