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La crisi di governo

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Messaggio Da einrix Gio 13 Feb 2014, 18:10

http://www.unita.it/politica/l-intervento-di-matteo-renzi-alla-direzione-pd-video-1.551338


L'intervento di Renzi

e le immediate conseguenze:
13/02/2014 18:19
Letta domani al Colle per dimissioni
18.19
Letta domani al Colle per dimissioni
Il presidente del Consiglio, Letta, sa-
lirà domani al Colle per dimettersi.

"A seguito delle decisioni assunte oggi
dalla Direzione nazionale del Partito
Democratico, ho informato il presidente
della Repubblica, Giorgio Napolitano,
della mia volontà di recarmi domani al
Quirinale per rassegnare le dimissioni
da presidente del Consiglio dei mini-
stri", ha affermato il premier Enrico
Letta.
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Messaggio Da afam Gio 13 Feb 2014, 21:24

Staremo a vedere, Einrix. La crisi di governo 2035563755
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Messaggio Da einrix Gio 13 Feb 2014, 23:23

Afam, la situazione era brutta anche col governo Letta ormai impantanato da troppi veti incrociati, come del resto lo sono tutti i governi da un sacco di anni.
Renzi fa il rambo, rischiando di spaccare tutto. Credo abbia una sola probabilità su cento di riuscire - non a fare un governo, che quello può anche farlo - ma di uscire dai veti incrociati, o la palude, come la chiama lui. A questo punto gli faccio i miei migliori auguri, ma tutto sarà in salita.

Buona notte.
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Messaggio Da Rom Ven 14 Feb 2014, 07:26

Il problema - da anni - non è "chi" fa cosa, ma la cosa.

La cosa è abbastanza chiara, da tempo, e perfino noiosa nella sua apparente ineluttabilità.
Io, in tutta sincerità, non ce la faccio più a ripetere gli stessi discorsi, anno dopo anno, mese dopo mese. Stamattina ho anche un leggero mal di denti.
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Messaggio Da einrix Ven 14 Feb 2014, 09:23

Mi spiace proprio per il tuo mal di denti Rom, spero che in un modo o nell'altro passi presto.
 
Si, è la "cosa", non chi, anche se spesso senza un "chi" si resta ad aspettare come nel deserto dei tartari, oppure la "cosa", in realtà è una "falsa cosa".
 
Il Parlamento può fare qualche riforma, ma in questo quadro ideologico non può costruire le fabbriche che ci servono per dare lavoro e per pagare i debiti. Chi dovrebbe farle non dice che non sa farle o non ha la forza per farle, ma prende la scusa che costa troppo farle e vuole pagare meno tasse o ridurre gli stipendi erodendo proprio il potere d'acquisto di quei dipendenti, che cambiando cappello sono i consumatori, o peggiorando quella distribuzione delle risorse, che attraverso il Welfare permettono al paese che è più in crisi, di resistere. E pensare, poi, che in prima approssimazione uno paga le tasse se guadagna, salvo non avere appetiti così smisurati da non averne mai abbastanza.
 
Ecco, se il quadro - o un pezzo del quadro - è questo, che ci sia Renzi, o Letta o Berlusconi (se non fosse un delinquente), non cambia molto sul piano complessivo, perché il governo incide molto poco quando per ideologia è costretto a stare nei parametri di Maastricht, e non può investire direttamente nel proprio sviluppo, come ha fatto il Giappone, la Corea, la Cina, la Russia ed anche l'Italia di Enrico Mattei, ma deve lasciar fare a Squinzi che più di così non sa fare.
 
Magari Renzi riuscisse a fare il miracolo, non importa neppure che fosse solo per ambizione personale. E' che di solito chi si sente rottamatore, poi finisce solo per fare lo sfascia carrozze, mentre per costruire ci vogliono altre vocazioni ed altre sensibilità, che nel breve periodo sembra che non funzionino, ma che alla lunga sono le sole che danno uno sviluppo sicuro e robusto.
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Messaggio Da Amiter Ven 14 Feb 2014, 12:04

Rom ha scritto:Il problema - da anni - non è "chi" fa cosa, ma la cosa.

La cosa è abbastanza chiara, da tempo, e perfino noiosa nella sua apparente ineluttabilità.
Io, in tutta sincerità, non ce la faccio più a ripetere gli stessi discorsi, anno dopo anno, mese dopo mese. Stamattina ho anche un leggero mal di denti.
Tu dici che la cosa è abbastanza chiara?
Non so, sarà che questi giochetti di segreteria a me non hanno mai appassionato più di tanto...
Rimane il fatto che siamo sempre noi... il popolo che aspetta gli "ometti"(*) della provvidenza, che vanno lì a risolvere chissà cosa o a fare chissà quale miracolo... quando più sparano palle più ci affascinano... e se poi, come in questo caso, hanno persino una "condannetta" in primo grado, il fascino pare moltiplicarsi...


(*) in effetti tutti questi grandi uomini o donne, nemmeno mi sembra di vederne... come disse Andreotti... "non mi credo un uomo superiore... perché non lo sono, fra parentesi... però, se mi guardo in giro, non ne vedo tanti..."
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Messaggio Da einrix Ven 14 Feb 2014, 14:41

Tanto per segnare i punti di partenza del nuovo governo:
 
La produzione nel 4° trimestre è aumentata dello zero virgola. E' importante solo perché come da anni accadeva non fa un altro meno.
Poi c'è il debito, che alla fine del 2013 è calato di 36,5 miliardi, anche quello invertendo la tendenza.
Buona cenerentola sarà l'occupazione, che nonostante il miglioramento del debito e la ripresa produttiva, dovrebbe continuare a calare ancora per un anno -  sempre che insista la prospettiva del miglioramento - per poi riprendere a risalire.
 
Ecco, Renzi parte da qui, e vediamo adesso cosa è capace di fare.
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Messaggio Da Tarzan Ven 14 Feb 2014, 17:08

Ora il galateo democristiano esige che Letta, accoltellato, accetti di diventare ministro dell'Economia del futuro governo Renzi, suo accoltellatore.
Nei processi staliniani, i condannati ringraziavano sempre la Corte.
Mah...Però Renzi così si gioca le mutande senza rete: quasi quasi mi piace.
Rien ne va plus.
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Messaggio Da Rossoverde Ven 14 Feb 2014, 18:27

einrix ha scritto:Tanto per segnare i punti di partenza del nuovo governo:
 
La produzione nel 4° trimestre è aumentata dello zero virgola. E' importante solo perché come da anni accadeva non fa un altro meno.
Poi c'è il debito, che alla fine del 2013 è calato di 36,5 miliardi, anche quello invertendo la tendenza.
Buona cenerentola sarà l'occupazione, che nonostante il miglioramento del debito e la ripresa produttiva, dovrebbe continuare a calare ancora per un anno -  sempre che insista la prospettiva del miglioramento - per poi riprendere a risalire.
 
Ecco, Renzi parte da qui, e vediamo adesso cosa è capace di fare.
Piazza Affari ha chiuso in deciso rialzo con l'indice Ftse Mib che ha aggiornato i massimi da inizio luglio 2011. La giornata è stata caratterizzata dalle notizie arrivate dal fronte politico. Enrico Letta ha rassegnato le sue dimissioni da presidente del Consiglio. Le consultazioni per la formazione del possibile nuovo governo Renzi sono già iniziate oggi pomeriggio. Dopo oltre due anni nel quarto trimestre del 2013 il Pil italiano è tornato a crescere con un +0,1%, mentre nell'intero 2013 la flessione del Pil è stata pari all'1,9%. Ora attenzione al giudizio di Moody's che questa sera renderà noto il suo aggiornamento sul rating dell'Italia. Questa mattina la Banca d'Italia ha evidenziato che il debito pubblico tricolore a dicembre si è attestato a 2.067,49 miliardi di euro, in calo dal record di 2.104,04 miliardi messo a segno in novembre. Alla fine del 2012 il debito tricolore era pari a 1.989,46 miliardi di euro. Con l'attesa per la formazione del nuovo governo a Piazza Affari l'indice Ftse Mib ha chiuso con un rialzo dell'1,62% a 20.436 punti. 


Non c'è che dire siamo in piena ripresa grazie a Letta e Renzi che continuerà nel suo solco, la strada è dritta e ben tracciata , ora il Pd la percorrerà  senza nessun tentennamento portando l' Italia fuori delle secche in cui i precedenti governi l'avevano portata e con la benedizione , soprattutto, di Lor Signor, Carlo De Benedetti in testa ( Berlusconi evitiamo di nominarlo). Coraggio amici piddini Renzi l'avete voluto con una schiacciante maggioranza del resto dopo quel che è successo oggi a Cremaschi , si può dire , che ci si può aspettare di tutto.
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Messaggio Da einrix Ven 14 Feb 2014, 18:51

Lo so che lo dici per battuta, Rossoverde, ma visto che dobbiamo recuperare più di venti punti di PIL che tra tutto abbiamo perso in questi pochi anni, era prevedibile rimbalzare dopo aver toccato il fondo. perché di questo si tratta.
 
Neppure il governo Renzi sarà il mio governo, come del resto non lo è stato il governo Monti ed il governo Letta. Volevo il governo Bersani e solo per quello ho dato il mio voto.
 
Questo sarà il governo che sarà fino a che si potrà. Il PD potrà solo fare la sua parte essendo uno dei tre partiti più importanti, ed è megli che sia lui, piuttosto che uno degli altri due. O preferiresti, rossoverde, che fosse uno degli altri due (Berlusconi o Grillo)? Poi mi spieghi per fare che cosa.

La democrazia, si sà, è poco efficiente, o almeno non lo è quanto una dittatura, ma anche con questi difetti la preferisco ai governi autoritari che vorrebbero darmi Berlusconi e Grillo.
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Messaggio Da Amiter Sab 15 Feb 2014, 17:50

... tra l'altro, il calo di 36,5 miliardi del debito si riferisce a dicembre 2013 rispetto al mese precedente... perché rispetto all'anno precedente è comunque (nonostante tutto) aumentato di circa 80 miliardi... e infatti la percentuale sul pil ha sforato il 130%.
Le fluttuazioni di questi numeri sono invece abbastanza frequenti, e seppure c'è da riconoscere che gli ultimi dati al ribasso sembrano attestare una certa tendenza a derivata nulla, mi pare un po' pochino per considerarla una buona base di partenza per il nuovo governo...
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Messaggio Da einrix Sab 15 Feb 2014, 20:08

Amiter ha scritto:... tra l'altro, il calo di 36,5 miliardi del debito si riferisce a dicembre 2013 rispetto al mese precedente... perché rispetto all'anno precedente è comunque (nonostante tutto) aumentato di circa 80 miliardi... e infatti la percentuale sul pil ha sforato il 130%.
Le fluttuazioni di questi numeri sono invece abbastanza frequenti, e seppure c'è da riconoscere che gli ultimi dati al ribasso sembrano attestare una certa tendenza a derivata nulla, mi pare un po' pochino per considerarla una buona base di partenza per il nuovo governo...
 
Condivido quello che dici. Ma è certo che il mercato mondiale sta riprendendo, e molti paesi escono dalla recessione, il che aiuta tutti. Ma credo che per noi non ci sarà ripresa perché c'è proprio un defici strutturale di impresa. L'80% va bene, ma ci manca un buon venti per cento ed una struttura di medie e grandi imprese che possano trascinare le nuove tecnologie. L'Università senza industrie di rilievo, non fa ricerca, e le industrie piccole non sanno che farsene della ricerca: è fuori dalle loro possibilità. Questo, il mio, è un discorso molto spannometrico, ma per l'essenziale è così che funziona, poi ci sono tante sub condizioni che permettono anche l'outorcing di attività altamente specialistiche in distretti tipo Silicon walley, ma senza la California chiudono. Non è che noi, nel deserto della Val di Sangro possiamo far nascere delle nuove società avveniristiche, a qualche centinaio di chilometri si tagliano, cuciono e incollano solo scarpe o si fa della maglieria. Magari avessimo delle macchine programmabili che fanno un metro e mezzo di maglia al secondo, come in Giappone. In quei settori, trent'anni fa, nelle valli lombarde c'erano fabbriche di macchine tessili altamente produttive. Finito quel ciclo di sviluppo non sono più andati avanti, mentre nel mondo si va ancora avanti. Quindi, esporteremo un po di più verso chi cresce, ma noi non cresceremo. Al più aumenteremo un po di saturazione dei nostri impianti e ridurremo un po di cassa integrazione. E' questo che ci dobbiamo aspettare nei prossimi anni da Squinzi, perché intanto, il governo, con Civati o Mattei, non è attrezzato neppure ideologicamente a rifare qualche iniziativa di sviluppo strategico alla Enrico Mattei. Posono solo ridurre le spese, o tagliando il Welfare, o, col cacciavite, riducendo gli sprechi, che credo siano diminuiti anche grazie alla crisi. Sulla corruzione, tutto il mondo è paese, per ridurla, occorre fare delle lenzuolate per ridurre le certificazioni e le autorizzazioni inutili, come ha fatto Bersani nel commercio. E ce n'é di più la dove le norme siano più intricate e la soluzione sia affidata alla solerzia di funzionari che hanno le leve per aumentare o diminuire le velocità delle pratiche. Con poche norme, però, ci vuole anche gente che non ne approfitti, e in Italia, troppa gente ritiene che la morale sia regolabile in base alle convenienze. Insomma, siamo un paese difficile, in un mondo che diventa sempre più difficile.
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Messaggio Da einrix Dom 16 Feb 2014, 09:17

Ho trovato per diversi spunti interessante questo ritratto di Renzi da parte di Dario Di Vico, sul Corriere della Sera, che per questa volta non chiamo il giornale di Lor Signori, dato che l'argomento è tutt'altro che appiattito su di una line confindustriale, ma che interpreta un mondo politico ed economico, il nostro, molto legato dalle rappresentanze, che spesso, anziché rappresentare organi di aiuto e facilitazione per i singoli addetti ai lavori, divengono corporazioni più burocratiche dello stato, anzi, la premessa alla burocrazia statale.
 
Questo è l'articolo che il mio amico Alessandro mi ha mandato con la sua rassegna stampa.
 
"
CORSERA

Improbabili alleati

Dario Di Vico
Per una singolare congiuntura astrale sono state le spallate di Giorgio Squinzi e Susanna Camusso ad accelerare nei giorni scorsi la caduta di Enrico Letta e l’avvio di una crisi di governo di tipo extraparlamentare. Il diavolo poi ci ha messo del suo e la manifestazione degli artigiani e dei commercianti di Rete Imprese Italia, convocata per martedì 18 a Roma, è stata decisa con un governo in carica che quel giorno non ci sarà più. Le parti sociali, quindi, pur duramente provate da cinque anni di crisi economica si sono ritrovate a spianare la strada di Palazzo Chigi al segretario del Pd e a tornare di conseguenza al centro della ridefinizione degli equilibri politici. La circostanza vista dal lato di Matteo Renzi suona paradossale, non solo per le ripetute scaramucce che l’hanno visto duellare con la Cgil in entrambe le primarie, ma soprattutto perché nella sua cultura politica i corpi intermedi sono tutt’altro che un fattore decisivo. Tra la grande politica e il comune cittadino nella visione di Renzi c’è il ruolo - forse sopravvalutato - dei sindaci, che appaiono l’unico anello di congiunzione tra società civile ed élite politiche, tra territori e Roma.
 
Certo, nella maturazione di queste posizioni ha contato l’esperienza personale di amministratore locale e comunque la discontinuità con la tradizione democristiana è evidentissima e distingue Renzi dallo stesso Letta, più legato alla cultura di matrice Arel attentissima al ruolo dei corpi intermedi. È vero, caso mai, che nella visione del rapporto tra la società di mezzo e i cittadini il segretario del Pd è molto più vicino alle idee di Mario Monti o Pietro Ichino, assai severi nei confronti delle confederazioni dell’impresa e del lavoro. Non è un caso che i colonnelli renziani abbiano proposto di esportare questa visione liberale e universalistica anche nella selezione dei gruppi dirigenti sindacali proponendo di scegliere i leader con il metodo delle primarie. A molti è sfuggito, ma nelle bozze del Jobs Act c’è un altro segnale di insofferenza nei confronti degli istituti della società di mezzo: la proposta di abrogare l’iscrizione obbligatoria delle imprese alla Camera di Commercio. Un’ipotesi di provvedimento che ha messo in allarme il mondo camerale.
Nella cultura economica di Renzi le imprese rivestono sicuramente un ruolo centrale: in un discorso è arrivato a dire che fa più sinistra «un imprenditore che assume» che tanti comizi dei sindacati. Ma il premier in pectore pare scindere nettamente la funzione d’impresa dalla rappresentanza collettiva degli interessi. Non ama particolarmente le associazioni di categoria - ha partecipato all’ultima assemblea degli industriali di Verona più che altro per prendersi la soddisfazione di battere in casa sua Flavio Tosi -, porta invece sugli scudi i singoli imprenditori o manager che reputa innovativi/coraggiosi. Da qui la ostentata predilezione per Oscar Farinetti, Andrea Guerra di Luxottica o Vittorio Colao di Vodafone, tutto sommato una simpatia di fondo verso Sergio Marchionne e la ricerca di una buona relazione con le multinazionali straniere. Come testimoniano i ripetuti riconoscimenti per General Electric e Gucci e il loro operato in Toscana.
Il messaggio che emerge può essere riassunto così: per conquistare il consenso non ho bisogno di canali preferenziali (come quelli offerti dalle parti sociali), me la gioco nella comunicazione diretta con il grande pubblico. È chiaro che in questo modo la rappresentanza viene depotenziata, specie quella sindacale, perché Renzi le nega a priori il monopolio della produzione di coesione sociale. Se fosse del tutto coerente, però, il segretario del Pd illuminerebbe con maggiore attenzione la realtà del lavoro autonomo (in espansione, per altro, per le dinamiche dell’auto-impiego giovanile) mentre, come gli è stato fatto notare, il suo Jobs act si concentra totalmente sui temi del lavoro dipendente.
Se questa, comunque, è a grandi linee la visione che il segretario del Pd ha maturato in materia di corpi intermedi ora non gli resta che agire di conseguenza. Eviti la tentazione di «rimborsare» le parti sociali solo perché i penultimatum di Squinzi e Camusso lo hanno agevolato nel dar corpo alla staffetta. Rispetti la difficile azione delle forze di rappresentanza in un contesto in cui il promesso Primo anno della ripresa assomiglia molto al Sesto anno della crisi, le ascolti - dunque -, ma non le ripaghi con la moneta dell’allungamento dei riti e delle procedure. Sostituisca la vecchia idea dello scambio (non decido senza concertare) con una visione più moderna dell’interazione tra politica e società. La vera moneta da rimettere in circolazione, di cui anche la rappresentanza ha urgente bisogno, è il problem solving , ovvero la produzione di soluzioni. Il resto lo abbiamo ampiamente già visto e non funziona.
15 febbraio 2014"
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