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Messaggio Da Vargas Dom 21 Apr 2013, 08:14

1. In primo luogo, il metodo e la democrazia. Su questo punto non dev'esservi alcun dubbio sulla legittimità della scelta. Non lo dico in termini meramente formali ma con convinzione. Credo nella democrazia rappresentativa, finché qualcuno mi mostrerà un altro sistema egualmente valido, ciò che non è ancora mai avvenuto. Sulle Cinque stelle c'è un equivoco che si trascina dall'inizio e che ha raggiunto il parossismo in questa occasione: o si è all'interno di un sistema partitico qual è disegnato dalla Costituzione o si agisce dall'esterno. Nel primo caso, sorry, non vedo che cosa vi sia di scorretto in quanto è accaduto. Piaccia o no ai suoi iscritti, il partito o movimento che sia rappresenta un quarto degli italiani e se vuole decidere qualcosa deve cercare accordi: non perché questo sia scritto in un libro arcano della partitocrazia, ma perché gli altri italiani, quel 75% che non si riconosce in Grillo, avrà pure qualche diritto. Se invece si agisce da fuori, lo si faccia ma senza contaminazioni con il primo sistema: non si è una forza di parlamento, grande ma minoritaria, e al contempo un blog o un Twitter come gli altri. Se così è, Rodotà non è stato scelto dagli otto milioni di elettori delle Cinque stelle, ma dalle poche migliaia (la somma non a caso non è stata mai resa nota dal trasparente leader) di utenti che hanno partecipato alle Quirinarie. Se si scegliesse questa strada, perché non allora anche il candidato di AreaForum (Cireno?), o quello del Gruppo Amici di Maria Defilippi (Belén? No, non ha l'età), quello degli Ultras Curva Sud (er Bimbo de Oro, che poi sarebbe uno splendido presidente), e così via? Che cosa dà a venti o trentamila italiani (lo 0,0005% della popolazione) il potere di scegliere il mio presidente? Essere iscritti al blog di Beppe Grillo? Non penso. Essere collegati a un partito che si trova dentro il palazzo? Forse, ma allora quando si entra ci si spoglia delle armature e si decide secondo le regole democratiche previste dalla Costituzione.
2. Sul nome: i miei dubbi li ho e li avevo. Passata l'ubriacatura emotiva di ieri notte, quando ero felice della scelta di Napolitano perché comunque salvava un sistema democratico nel quale fermamente credo, essi riemergono. Napolitano è una persona eccellente e ha dato il meglio di sé proprio al Quirinale. Ma non rappresenta, ovvio, un ricambio generazionale, ed è il risultato di un accordo tra forze politiche che hanno dimostrato di gestire la crisi male (il PD) o troppo bene, ma con altri fini (PDL). Rodotà era un nome che a me piaceva molto, ma i Cinque stelle lo hanno (pour cause) bruciato.
3. Il futuro prossimo. Si andrà probabilmente verso le larghe intese, viste generalmente - non senza ragione - come il male assoluto. Il problema però è alla radice e preesiste alle elezioni del presidente: il paese è diviso in tre porzioni quasi uguali, che oscillano tra il 25 e il 29%, e varie altre dispersioni, la più importante delle quali si riconosce in Monti, senza nemmeno raggiungere il dieci percento. La novità, rispetto al passato, è che quelle parti non si riconoscono mutuamente come interlocutori validi, cosa che non accadeva neanche quando le differenze ideologiche erano più profonde (con l'eccezione del MSI, tenuto a distanza da tutti nella prima Repubblica). Come la si veda, su un piano matematico, dunque neutro e oggettivo, almeno due componenti devono assemblarsi, ma come? PDL e Cinque stelle mai, è questo è ovvio. Il PD poteva forse farlo, scegliendo Rodotà, ed è stato forse l'errore strategico di Bersani, ma va anche riconosciuto che Grillo non ha fatto molto per rendere potabile l'intesa, portata avanti a suon di insulti. Poteva avvenire il contrario, con una convergenza di Grillo e dei suoi sul nome di Prodi, e allora si inverte l'onere della prova: ci dicano i cittadini perché non l'hanno fatto, tanto più che il nome era compreso tra i vincitori delle Quirinarie. PD e PDL? Prospettiva angosciante, ma l'alternativa qual è ancora? Un protrarsi del governo tecnico, privo delle più elementari responsabilità politiche verso gli elettori? Tornare alle urne e consegnare di nuovo il paese a Berlusconi? Non è facile, i numeri hanno questo di loro, sono spietati, non li puoi imbrogliare.
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Messaggio Da Rom Dom 21 Apr 2013, 18:18

Non riesco a condividere il tuo ottimismo, o almeno quello contenuto nel punto 1 del tuo discorso - che per altro è fortemente contraddetto da tutto il punto 3.

Intanto la rappresentatività di questo parlamento è praticamente annullata dalla legge elettorale vigente, che peggiora al massimo grado la già scarsa rappresentatività del sistema bipolare e maggioritario.

C'è poi un problema che è tutto interno al PD, che si è manifestato platealmente in questa occasione, dopo essere stato relativamente latente fin dalla sua nascita: una rappresentatività fortissimamente limitata da equilibri interni che di fatto ne hanno bloccato l'iniziativa, costringendo a faticosi compromessi che non rappresentano né la cosiddetta anima cattolica, né l'anima di sinistra.

E infatti, questo è Napolitano, oggi, in coerenza con tutta la sua storia: un comunista poco comunista, nel passato, un liberale dal passato comunista nei tempi più recenti, un espressione del centro-sinistra all'atto della sua prima elezione, un presidente troppo conciliante con Berlusconi durante il suo mandato, e infine il presidente più presidenzialista in un sistema costituzionale che non lo prevede, e anche il presidente che vede come meglio assoluto un governo Monti che è stato travolto nelle ultime elezioni: il candidato perfetto per un PD costretto a non avere un'anima e ad affidarsi al gioco dei numeri, prescindendo dalla volontà dei suoi elettori, e degli elettori in generale.
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Messaggio Da Vargas Dom 21 Apr 2013, 18:55

Caro Rom, su molti punti sono d'accordo con te, e comunque non mi sembra che il mio intervento fosse così ottimista.
Nel paragrafo 1 facevo un convinto elogio del sistema rappresentativo, che confermo: non tuttavia della specifica legge elettorale italiana, pessima. Il che non toglie che affidarsi a un blog mi sembrerebbe anche peggio.
C'è però un punto sul quale occorre essere sinceri e non illudersi: non è la (pessima) legge elettorale che ha portato a una divisione del paese. Essa esiste di per sé, indipendentemente. Non credo che con un'altra legge elettorale Berlusconi non arrivi a un quarto abbondante dell'elettorato - anzi, dobbiamo quasi ringraziare questa (pessima) legge elettorale, senza la quale il PD non avrebbe avuto nemmeno la maggioranza nella Camera.
Sui problemi interni al PD poco da dire, hai ragione, e lo avevo detto, nei giorni scorsi: il PD deve prendersela solo con se stesso per il pasticcio su Prodi.
Infine, non sono mai stato comunista, mai, ma sempre di sinistra, con convinzione. Tuttavia ho troppo rispetto per chi la pensa diversamente da me, non posso cancellare l'esistenza di dieci milioni di votanti del centrodestra, né di qualche milione che sostiene Monti. Se il PD non riesce a convincerli, è inevitabile che non possa formare un governo da solo.
A mio avviso possiamo fare analisi raffinate, disquisizioni squisite, teorie sofisticate, ma la realtà dei fatti spesso è semplice e banale, è fatta di pochi numeri, di concetti elementari ma solidi come roccia. Nessuno studio elevato riuscirà a far sparire gli ostacoli che ho menzionato prima.
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Messaggio Da einrix Dom 21 Apr 2013, 21:02

E' chiaro che il PD (il centro sinistra) non poteva eleggere un presidente da solo, ma se fosse stato unito, avrebbe potuto far eleggere Marini, con la maggioranza dei due terzi, o Prodi, con la maggioranza semplice.

Invece si è diviso, ed è finito in balia del M5S e del PdL. Monti ha atteso in quella quarta votazione se Prodi avesse preso tutti i voti del centro sinistra, a cui aggiungere i suoi, la volta dopo, ma la disfatta ha fatto precipitare la crisi.

Per fortuna Napolitano, ma anche il PdL e Monti (va detto) hanno chiuso una vicenda che più penosa per il PD non avrebbe potuto essere.

Non poteva accadere nulla di diverso dalle cose che si sono preordinate: Marini, Prodi, Napolitano, ma per come sono accadute, il PD resterà segnato per tutta questa legislatura, e le dimissioni della direzione del PD, rappresenta un rilevante atto in questa difficile vicenda politica.

Nulla da dire e nulla da eccepire su Napolitano, che con estrema rapidità ha risolto un dramma che agli occhi di molti avrebbe provocato tensioni e lacerazioni nel paese.

Anche pensando al futuro, al lavoro che si dovrà fare per formare un governo, seppure non si parlerà di governo tecnico, dovrà trattarsi di un governo politico che per il sostegno al senato, dovrà tenersi largo e attento a non utilizzare la tecnica dei due forni, perché potrebbe essere sottoposto a gravi sobbalzi.

Sarà un governo diverso da quello che voleva Bersani, e controllato da quei poteri forti che trovano riferimenti importanti nel PdL e nella coalizione di Monti. Quindi, non ci saranno lenzuolate, ma interminabili discussioni con le parti sociali che eroderanno l'efficienza delle riforme promesse. E se fosse il III governo Amato, si tratterebbe comunque di un governo a termine, come già fu per i due governi precedenti, molto diversi per l'azione politica svolta.

Insomma, anche per Napolitano la vicenda italiana sarà un rompicapo che non gli darà mai un solo istante di tregua. Avrebbe meritato di riposarsi, se solo il PD non avesse dimostrato quella debolezza interna che sta compromettendo il suo stesso futuro.

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Messaggio Da Rom Dom 21 Apr 2013, 23:59

[quote="Vargas"
C'è però un punto sul quale occorre essere sinceri e non illudersi: non è la (pessima) legge elettorale che ha portato a una divisione del paese. Essa esiste di per sé, indipendentemente. Non credo che con un'altra legge elettorale Berlusconi non arrivi a un quarto abbondante dell'elettorato - anzi, dobbiamo quasi ringraziare questa (pessima) legge elettorale, senza la quale il PD non avrebbe avuto nemmeno la maggioranza nella Camera.
[/quote]

Sull'argomento Berlusconi non solo sono d'accordo con te, ma ho un'idea anche più radicale: l'Italia è un paese diviso da sempre, e io ho sempre contestato la lettura ottimisticamente "costutuzionalistica" che si usava dare nella prima repubblica.
E' un paese diviso culturalmente, ben prima che politicamente, e solo il gran corpo della Balena Bianca democristiana ha potuto mascherare questa realtà.
Il bipolarismo, in coincidenza con la scomparsa della DC, ha fatto solo venire alla luce questa divisione, e ne ha mostrato le esatte proporzioni.
Non solo e non tanto Berlusconi, ma ciò che lui rappresenta, sono molto più forti di quanto dicano i numeri di queste ultime elezioni o gli stretti confini del PDL, perfino quelli dei suoi momenti di maggior successo.
E la sinistra non ha mai superato la barriera che il PCI più il PSI hanno raggiunto, sommandoli insieme, negli anni '70, ossia non è mai stata maggioranza e non ci si è mai nemmeno avvicinata. E questo rimane vero anche se alla sinistra marxista aggiungiamo le componenti liberal e quelle cattolico-popolari, sulle quali per altro ci sarebbero diverse cose da obiettare.

Le varie versioni di "compromesso storico" - tra le quali l'idea stessa del PD - sono l'unica via per arrivare al governo, sia con un sistema proporzionale, sia con quello maggioritario-bipolare.
Ma, mentre il compromesso di Berlinguer si basava sull'esistenza di un PCI forte, e quello craxiano su un PSI cinico e spregiudicato, quello di ultima generazione si fonda su una sinistra debole e ideologicamente subordinata, per quanto riguarda i rapporti interni a quel pentapartito zippato dentro la sigla PD, che genera a sua volta un PD debole e ideologicamente subordinato in rapporto a eventuali "compromessi storici" con altre forze politiche.
Diciamo che con ogni probabilità un PD che avesse agito, così com'è ora, nella prima repubblica proporzionalistica, avrebbe subito la stessa sorte di quello attuale.

Quando dico che l'attuale sistema non è rappresentativo, no parlo solo della legge elettorale nei suoi aspetti tecnicamente discutibili, ma anche e soprattutto di quanto gli aspetti tecnici influiscano sulla scarsa rappresentatività della volontà degli elettori, più che del loro numero.
Questa è la situazione, sono perfettamente d'accordo: peccato che nel centro-sinistra preferiscano leggere i fondi di caffé, piuttosto che la realtà della situazione, e non da oggi.
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