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Riforma della politica

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Messaggio Da Montalbano Mar 04 Giu 2013, 20:05

Non volevo dirlo, ma io mi accontento che si realizzi il dettato costituzionale, cose come quelle ricordate qui sopra, diritto al lavoro e ad una vita dignitosa, magari 'na trombata con Vanessa Incontrada, oppure anche all'aperto, basta che ce fate fiata', quarche volta...

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Messaggio Da rikkitikkitavi Mar 04 Giu 2013, 20:11

Montalbano ha scritto:Non volevo dirlo, ma io mi accontento che si realizzi il dettato costituzionale, cose come quelle ricordate qui sopra, diritto al lavoro e ad una vita dignitosa, magari 'na trombata con Vanessa Incontrada, oppure anche all'aperto, basta che ce fate fiata', quarche volta...

attento a te: hai visto bossi come si è ridotto per una trombata .... Riforma della politica - Pagina 4 292285641
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Messaggio Da cciappas Mar 04 Giu 2013, 20:30

Raskol ha scritto:

Mi devi perdonare, ma questo mi sembra un caleidoscopio tautologico, assolutamente bizantino. Insomma, un gioco di parole.
La politica, come attività, la fanno tutti, secondo il proprio ruolo: i cittadini che votano, quelli che non votano, quelli che scappano all'estero inseguiti dai mandati di cattura, i giornali, i parlamentari: come dire che, a rigore, tutti sono "cittadini" e tutti i soggetti giuridici e istituzionali sono costituiti da "cittadini", compresi i partiti e i loro quadri dirigenti.
Il concetto di "cittadino", come tu lo usi nella tua definizione, è l'antefatto ideologico del populismo, perchè cancella la politica come processo storico e come espressione della complessità sociale, fatta di rapporti economici, di classe, di culture e interessi diversi.
Cittadini, partiti, istituzioni e soggetti sociali sono, in realtà, un hardware che deve produrre idee e scelte per essere definito come "politica": giudicare, discutere, parlare di politica, quindi, significa parlare di quelle idee e di quelle scelte, anche analizzando i rapporti che le producono, cioè quelli tra categorie, classi e culture diverse dei cittadini e partiti, e tra partiti e istituzioni e altri soggetti sociali. Quello che ha sempre fatto la sinistra, contrapponendosi al populismo della destra, o alla semplificazione sociologica dei liberaldemocratici.

poi alla fine le scelte le fano i vertici,,, e i cittadini devono solo ingoiare tutto... anche se è il contrario di ciò che le maggioranze vorrebbero.. perchè alla fine i privilegi se li prendono i ricchi..

ora sono anni che dicono che bisogna diminuire le tasse sul lavoro invece aumentano l'iva e dicono che ci volgiono 18 mesi per fare la nuova legge elettorale.. e intanto la chiesa continua a non pagare l'imu....

cciappas

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Messaggio Da Montalbano Mar 04 Giu 2013, 21:14

rikkitikkitavi ha scritto:

attento a te: hai visto bossi come si è ridotto per una trombata .... Riforma della politica - Pagina 4 292285641
Vabbè, se la passava male già prima...

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Messaggio Da Adam Mar 04 Giu 2013, 22:25

Montalbano ha scritto:Non c'è nulla di male a dare una interpretazione solidaristica delle regole economiche e sociali che informano l'attuale società. In fondo è quello che afferma Adam. Quello che non si riesce a capire è come possano stare nello stesso partito quelli che danno una interpretazione di questo tipo della lotta politica e quelli che invece parlano di lotta di classe, anzi, precisiamo: quelli che affermano che il pd fa lotta di classe. A parte l'estemporaneità di una simile affermazione, mi chiedo sempre perchè Adam non dissolva l'equivoco ricordando il motivo della sua permanenza nel partito, che credo non sia proprio la voglia di sovvertire l'ordinamento esistente in senso marxista. E non credo che sia un bene che persone con idee così diverse stiano nello stesso partito, immobilizzandolo di fatto. Ma se non capiscono loro, io non posso farci nulla...

Adam e qualcuno, non so quanti, stanno nel Partito Democratico perché nello spirito e nella lettera della sua costituzione aveva l'ambizione di rappresentare il principio del solidarismo come asse portante del suo esistere. Asse che definisco ambizioso perché sintesi di due scuole di pensiero di diversa origine:quella socialista dei DS ex comunisti ed ex PSI e quella liberal-democratica di provenienza Popolare ex DC oltre ai resti di quelli che erano i piccoli partiti d'opinione reduci della prima repubblica, segnatamente liberali e laici .

L'esperienza di questi sei anni, tanti ne sono passati dal Lingotto, ha dimostrato subito che la sintesi progettata non era sopportabile per la parte che proponeva un conflitto insanabile sul piano della laicità che sia per i liberal-democratici, sia per i socialisti è un valore irrinunciabile. Perciò coloro che erano difensori dei principi non negoziabili imposti dalla Chiesa di Roma, se ne sono prontamente allontanati. Ma un'altra ambiguità continua a lacerare le coscienze di coloro che operano all'interno del partito, ed è quella che pone la lotta di classe come substrato imprescindibile della politica.

Nei fatti tale conflitto si riassume nel contrasto tra diverse e opposte soluzioni sui problemi del lavoro, che vede schierati gli stessi sindacati che in Italia molto più che altrove informano le loro decisioni su base ideologica e quindi segnatamente politica, rendendo tra l'altro problematica la realizzazione di quel fondamentale valore che è l'unità sindacale, come forza da esprimere nei confronti con le controparti.

L'errore malizioso che una rozza critica di sinistra compie nel giudicare coloro che non la pensano come loro, pur operando nello stesso partito, è quella di liquidarli definendoli tout court neo liberisti, fiancheggiatori di quel neoliberismo che tanto male ha fatto e che continuerebbe a fare se non contrastato. Negando quindi che si possa perseguire un solidarismo moderno adattato nel contempo alle difficili condizioni finanziarie dello Stato e alle inderogabili necessità della nazione.

Adam e non so quanti altri aspettano di vedere se la democratica assemblea congressuale del prossimo autunno orienterà la maggioranza del partito verso la conservazione dei principi della conflittualità permanente tra classi sociali, o darà il suo maggioritario consenso alla nuova visione solidarista che vede in Renzi il suo portavoce. Credo che il tempo degli equivoci stia per scadere e dunque l'obiettivo che personalmente ritengo essenziale è quello di fare chiarezza e se è necessario distinguere in due formazioni il futuro del centrosinistra, non avere perplessità e mettere un trattino tra due nuovi partiti predisposti a collaborare secondo i principi della prevalenza della maggioranza ma nella ferma determinazione che sono la solidarietà sociale e il primato dello Stato sull'individuo, i principi fondamentali per far partire una nuova terza repubblica.
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Messaggio Da CiRom Mar 04 Giu 2013, 22:53

Vanni Sandro ha scritto:
Chiacchiere al vento.
Tra un quarto d'ora esco e mi incontro con un gruppo di capifamiglia stranieri disoccupati (che per me sono cittadini) per trovare, con loro, qualche soluzione a problemi che li mordono nella carne viva.
In una situazione economica già pesante, due anni fa abbiamo accolto ... Per me erano cittadini. Tu chiamali pure come vuoi.
Dopo poco abbiamo accolto i profughi della Libia, che per me erano cittadini.... Tu chiamali pure come vuoi.

Credevo che stessimo discutendo con un minimo di serenità e di educazione, e di comprensione reciproca almeno per ciò che riguarda il senso letterale del discorso.
Io non ho minimamente disprezzato i "cittadini", né come termine, né come persone: non sono un cretino, solo perché dissento da te, e questo espediente di attribuire pensieri patentemente idioti al proprio interlocutore trovo che sia inaccettabile.
Io parlavo dell'uso che si fa del concetto di "cittadino", e ho tentato di spiegare il perché.
Se la spiegazione ti sembra troppo filosofica, posso parlare più chiaramente: uscire ad aiutare il povero disoccupato, o il profugo, lo fa anche il prete, o l'assistente sociale, o la dama di carità, tutti molto onorevolmente sul piano etico personale, o professionale.
Ma queste azioni non hanno in se stesse una valenza politica, non sono politica, a meno che non si dia alla politica un significato che poco ha a che fare con le istituzioni e con un progetto di società - e non arrivo a dire, nonostante che ce ne siano buone ragioni, che per molti versi rappresentano, di fatto, un comodo supporto ad un sistema sociale di ingiustizia e disuguaglianza.
Per essere più chiaro: sarebbe politica, invece, laddove i profughi o i disoccupati si unissero tra loro, e avessero un fondo di solidarietà e un coordinamento, che mirasse a migliorare la loro condizione.
Tu puoi aiutarli quanto vuoi, ma la tua azione personale o di gruppo non serve a cambiare il contesto sociale che produce quelle situazioni.
Al che, non posso fare a meno di farti la domanda: la sinistra è quel genere di visione politica che vuole cambiare il contesto che genera disuguglianze e ingiustizie, o è una visione della vita per cui quello che conta è assistere il bisognoso, il debole e l'umiliato, caso per caso?
Sul piano personale non c'è dubbio che cambiare il contesto è fuori portata, ed è onorevole fare ciò che è nelle nostre immediate e dirette possibilità, cioè aiutare il più debole caso per caso.
Proprio per questo, però, è stata "inventata" la politica, cioè un insieme di meccanismi e di rapporti che ampliano le facoltà individuali e che non sono semplici "strumenti", ma dimensioni diverse nelle quali operano soggetti diversi dal generico "cittadino" di buona volontà.
Se ancora non sono stato chiaro: tu, o io, da soli non siamo "sinistra", e non lo sono nemmeno un milione di "cittadini" che fanno le stesse cose che fai tu. Una sinistra esiste solo se dieci, mille o un milione di persone pensano secondo certi principi e agiscono di conseguenza per renderli operativi nell'organizzazione sociale.
Io non credo che la riforma della politica significhi tornare al tempo della solidarietà individuale e del soccorso di quartiere: queste son cose che esistevano, e anzi venivano incoraggiate, anche nei regimi più oppressivi, nei quali l'autocrate si compiaceva del suo "popolo buono" e magari, benevolmente, elargiva un finanziamento per l'ospitale dei poveri vecchi, o la mensa per gli orfani e le vedove.
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Messaggio Da Montalbano Mar 04 Giu 2013, 23:44

Adam ha scritto:

1) Adam e qualcuno, non so quanti, stanno nel Partito Democratico perché nello spirito e nella lettera della sua costituzione aveva l'ambizione di rappresentare il principio del solidarismo come asse portante del suo esistere. Asse che definisco ambizioso perché sintesi di due scuole di pensiero di diversa origine:quella socialista dei DS ex comunisti ed ex PSI e quella liberal-democratica di provenienza Popolare ex DC oltre ai resti di quelli che erano i piccoli partiti d'opinione reduci della prima repubblica, segnatamente liberali e laici .

2) L'errore malizioso che una rozza critica di sinistra compie nel giudicare coloro che non la pensano come loro, pur operando nello stesso partito, è quella di liquidarli definendoli tout court neo liberisti, fiancheggiatori di quel neoliberismo che tanto male ha fatto e che continuerebbe a fare se non contrastato. Negando quindi che si possa perseguire un solidarismo moderno adattato nel contempo alle difficili condizioni finanziarie dello Stato e alle inderogabili necessità della nazione.

1) E questa era anche la mia ambizione quando sono stato tra i firmatari della mozione per l'istituzione del pd. Era l'ultima occasione che davo al mio ex partito, ma già sapevo in partenza che sarebbe stata tradita. E con questo rispondo pure alla menata che fanno spesso alcuni trinariciuti fuori tempo massimo, quando affermano che bisognava rimanere dentro per condurre la mia battaglia. Era una battaglia ormai persa e del tutto inutile. Una battaglia che vedeva nella realizzazione della Costituzione il punto di incontro tra le scuole che hai ricordato e che non è stata neanche abbozzata in quanto, con tutta evidenza, il pd si risolveva nella ricerca di una massa critica in grado di attirare consensi elettorali, senza però sciogliere uno dei tanti nodi rimasti insoluti all'atto della sua nascita.

2) Non sono tra quelli che definisce i laici che non arrivano dal Pci-Pds-Ds come neo liberisti, così come non giudico negativo il solidarismo di tipo cattolico. Sono semplicemente altra cosa da una analisi sociale di tipo marxista che, a differenza delle altre scuole di pensiero ricordate, cerca di affrontare i nodi sociali prendendo atto che la società, nel suo complesso, si muove sulla base di interessi di classe. Classi che si scompongono di continuo, come dimostra il momento storico, ma che continuano a muoversi per realizzare i loro interessi a discapito delle altre. Il non aver capito questo principio, è alla base del disastro sociale che stiamo vivendo, in quanto impedisce di affinare strumenti in grado di tagliare le unghie del grande capitale che sta mettendo a ferro e fuoco l'Europa. Proprio per questo motivo, io sono contrario al pd, che non è riuscito a dare una sintesi come quella che ricordavo e immobilizza la sinistra di tipo marxista, che in Italia ancora c'è, per fortuna, in una organizzazione del tutto inconcludente. Mentre sarei pronto ancora ad impegnarmi in un partito che prendesse a cuore la realizzazione dell'unico vero grande programma di tipo progressista che sia mai stato elaborato nel nostro paese, la carta costituzionale che è una summa delle migliori scuole politiche del nostro paese. Ed è per questo che una parte ben precisa del pd, eterodiretta da poteri forti di tipo economico e non, la vuole manomettere...

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Messaggio Da Vanni Sandro Mer 05 Giu 2013, 06:34

Adam ha scritto:

Adam e qualcuno, non so quanti, stanno nel Partito Democratico perché nello spirito e nella lettera della sua costituzione aveva l'ambizione di rappresentare il principio del solidarismo come asse portante del suo esistere. Asse che definisco ambizioso perché sintesi di due scuole di pensiero di diversa origine:quella socialista dei DS ex comunisti ed ex PSI e quella liberal-democratica di provenienza Popolare ex DC oltre ai resti di quelli che erano i piccoli partiti d'opinione reduci della prima repubblica, segnatamente liberali e laici .

L'esperienza di questi sei anni, tanti ne sono passati dal Lingotto, ha dimostrato subito che la sintesi progettata non era sopportabile per la parte che proponeva un conflitto insanabile sul piano della laicità che sia per i liberal-democratici, sia per i socialisti è un valore irrinunciabile. Perciò coloro che erano difensori dei principi non negoziabili imposti dalla Chiesa di Roma, se ne sono prontamente allontanati. Ma un'altra ambiguità continua a lacerare le coscienze di coloro che operano all'interno del partito, ed è quella che pone la lotta di classe come substrato imprescindibile della politica.

Nei fatti tale conflitto si riassume nel contrasto tra diverse e opposte soluzioni sui problemi del lavoro, che vede schierati gli stessi sindacati che in Italia molto più che altrove informano le loro decisioni su base ideologica e quindi segnatamente politica, rendendo tra l'altro problematica la realizzazione di quel fondamentale valore che è l'unità sindacale, come forza da esprimere nei confronti con le controparti.

L'errore malizioso che una rozza critica di sinistra compie nel giudicare coloro che non la pensano come loro, pur operando nello stesso partito, è quella di liquidarli definendoli tout court neo liberisti, fiancheggiatori di quel neoliberismo che tanto male ha fatto e che continuerebbe a fare se non contrastato. Negando quindi che si possa perseguire un solidarismo moderno adattato nel contempo alle difficili condizioni finanziarie dello Stato e alle inderogabili necessità della nazione.

Adam e non so quanti altri aspettano di vedere se la democratica assemblea congressuale del prossimo autunno orienterà la maggioranza del partito verso la conservazione dei principi della conflittualità permanente tra classi sociali, o darà il suo maggioritario consenso alla nuova visione solidarista che vede in Renzi il suo portavoce. Credo che il tempo degli equivoci stia per scadere e dunque l'obiettivo che personalmente ritengo essenziale è quello di fare chiarezza e se è necessario distinguere in due formazioni il futuro del centrosinistra, non avere perplessità e mettere un trattino tra due nuovi partiti predisposti a collaborare secondo i principi della prevalenza della maggioranza ma nella ferma determinazione che sono la solidarietà sociale e il primato dello Stato sull'individuo, i principi fondamentali per far partire una nuova terza repubblica.
Come sai su Renzi ho molte perplessità, perchè tolta la sua ambizione personale, resta assai poco.
Sul piano politico, dalla prima Leopolda in poi, ha detto tutto e il contrario di tutto, seguendo i mutamenti degli umori del Paese alla ricerca continua di facile consenso.
E' per questo che non ha neppure la stoffa del leader.

Il PD è un partito vero, nel quale si confrontano programmi e progetti e nel quale ci sono passaggi ineludibili, come il Congresso, in cui è la base a decidere.
Questa volta Renzi non potrà giocare dall'esterno ma dovrà presentare alla comunità di uomini e donne del Partito Democratico, il suo progetto di società.
Dovrà metterlo nero su bianco e dovrà impegnarsi a rispettare le regole del partito.

Se otterrà il consenso della maggioranza dovrà attenersi al programma con il quale si presenta perchè sarà quello che la nostra gente voterà, non la sua faccia.

Se risulterà in minoranza, dovrà rispettare le regole che liberamente ha accettato con l'iscrizione al PD, secondo le quali le scelte possono essere di sintesi o prese a maggioranza, ma diventano la linea del Partito.

Se vorrà continuare a fare il cane sciolto è padronissimo di farlo. Ma fuori dal Partito.

Naturalmente quello che vale per lui vale per tutti, perchè un partito di massa ha ragione di vivere solo se chi ne fa parte si riconosce nei valori fondanti e ne rispetta le regole.
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Messaggio Da Vanni Sandro Mer 05 Giu 2013, 07:02

Raskol ha scritto:

Credevo che stessimo discutendo con un minimo di serenità e di educazione, e di comprensione reciproca almeno per ciò che riguarda il senso letterale del discorso.
Io non ho minimamente disprezzato i "cittadini", né come termine, né come persone: non sono un cretino, solo perché dissento da te, e questo espediente di attribuire pensieri patentemente idioti al proprio interlocutore trovo che sia inaccettabile.
Io parlavo dell'uso che si fa del concetto di "cittadino", e ho tentato di spiegare il perché.
Se la spiegazione ti sembra troppo filosofica, posso parlare più chiaramente: uscire ad aiutare il povero disoccupato, o il profugo, lo fa anche il prete, o l'assistente sociale, o la dama di carità, tutti molto onorevolmente sul piano etico personale, o professionale.
Ma queste azioni non hanno in se stesse una valenza politica, non sono politica, a meno che non si dia alla politica un significato che poco ha a che fare con le istituzioni e con un progetto di società - e non arrivo a dire, nonostante che ce ne siano buone ragioni, che per molti versi rappresentano, di fatto, un comodo supporto ad un sistema sociale di ingiustizia e disuguaglianza.
Per essere più chiaro: sarebbe politica, invece, laddove i profughi o i disoccupati si unissero tra loro, e avessero un fondo di solidarietà e un coordinamento, che mirasse a migliorare la loro condizione.
Tu puoi aiutarli quanto vuoi, ma la tua azione personale o di gruppo non serve a cambiare il contesto sociale che produce quelle situazioni.
Al che, non posso fare a meno di farti la domanda: la sinistra è quel genere di visione politica che vuole cambiare il contesto che genera disuguglianze e ingiustizie, o è una visione della vita per cui quello che conta è assistere il bisognoso, il debole e l'umiliato, caso per caso?
Sul piano personale non c'è dubbio che cambiare il contesto è fuori portata, ed è onorevole fare ciò che è nelle nostre immediate e dirette possibilità, cioè aiutare il più debole caso per caso.
Proprio per questo, però, è stata "inventata" la politica, cioè un insieme di meccanismi e di rapporti che ampliano le facoltà individuali e che non sono semplici "strumenti", ma dimensioni diverse nelle quali operano soggetti diversi dal generico "cittadino" di buona volontà.
Se ancora non sono stato chiaro: tu, o io, da soli non siamo "sinistra", e non lo sono nemmeno un milione di "cittadini" che fanno le stesse cose che fai tu. Una sinistra esiste solo se dieci, mille o un milione di persone pensano secondo certi principi e agiscono di conseguenza per renderli operativi nell'organizzazione sociale.
Io non credo che la riforma della politica significhi tornare al tempo della solidarietà individuale e del soccorso di quartiere: queste son cose che esistevano, e anzi venivano incoraggiate, anche nei regimi più oppressivi, nei quali l'autocrate si compiaceva del suo "popolo buono" e magari, benevolmente, elargiva un finanziamento per l'ospitale dei poveri vecchi, o la mensa per gli orfani e le vedove.
Conosco benissimo la differenza di ruoli tra un partito e la Caritas, tanto per fare un esempio.
Tant'è che milito nel PD e non nella Caritas. Anche se in certi contesti la sinergia delle azioni dei due soggetti assume un valore aggiunto.

Incontrare i profughi libici per aiutarli nel percorso per l'ottenimento del permesso di soggiorno e dello status di rifugiati politici, attraverso un'azione legale collettiva, è fare politica.

Mettere loro a disposizione intepreti per metterli in condizione di capire ciò che li circonda, avvocati per seguire l'iter burocratico del riconsoscimento dei propri diritti, corsi di italiano per favorire la loro integrazione, iscriverli all'ufficio del lavoro anche se non ancora in regola con i permessi per dar loro l'opportunità di un inserimento lavorativo, è fare politica.

Costituire una società che sottoscrive i contratti di locazione e si fa garante del pagamento degli affitti in modo da offrire subito sistemazioni dignitose, far fronte al clima di ostilità da parte di certi settori di opinione pubblica, ecc.. è fare politica, non carità cristiana.

Tutto questo percorso POLITICO è possibile solo se sostenuto ed integrato dal volontariato sociale.

Ecco perchè è sbagliato contrapporlo alla politica perchè sono due ruoli che si integrano a vicenda. Questo, naturalmente, nell'ottica di una cultura solidaristica e di sinistra. E' per questo che tutta la filippica dell'altro post, in cui tutto il tuo ragionamento ruotava su un termine che avevo usato (cittadini) era fuorviante ed etichettava la mia cultura politica per quella che non è.
Tutto qui.
Vanni Sandro
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Messaggio Da cireno Mer 05 Giu 2013, 07:20

Adam ha scritto:

........................................
L'errore malizioso che una rozza critica di sinistra compie nel giudicare coloro che non la pensano come loro, pur operando nello stesso partito, è quella di liquidarli definendoli tout court neo liberisti, fiancheggiatori di quel neoliberismo che tanto male ha fatto e che continuerebbe a fare se non contrastato. Negando quindi che si possa perseguire un solidarismo moderno adattato nel contempo alle difficili condizioni finanziarie dello Stato e alle inderogabili necessità della nazione.

Adam e non so quanti altri aspettano di vedere se la democratica assemblea congressuale del prossimo autunno orienterà la maggioranza del partito verso la conservazione dei principi della conflittualità permanente tra classi sociali, o darà il suo maggioritario consenso alla nuova visione solidarista che vede in Renzi il suo portavoce. Credo che il tempo degli equivoci stia per scadere e dunque l'obiettivo che personalmente ritengo essenziale è quello di fare chiarezza e se è necessario distinguere in due formazioni il futuro del centrosinistra, non avere perplessità e mettere un trattino tra due nuovi partiti predisposti a collaborare secondo i principi della prevalenza della maggioranza ma nella ferma determinazione che sono la solidarietà sociale e il primato dello Stato sull'individuo, i principi fondamentali per far partire una nuova terza repubblica.

Comincio con il rispondere a questo post di ADAM, perché non mi sarebbe possibile rispkndere in un solo post a tutti i bellissimi interventi di Raskol, di VanniSandro, di Montalbano e di Rikki: tutti meritano una risposta personalizzata.
Caro Adam, non c’è una “rozza critica di sinistra” ma solo, renditene conto, un’illusione che si chiama PD, un partito che dopo aver abbandonato la visione socialista di stampo marxista, da non confondere con le applicazioni stile Stalin o Mao, ha nei fatti creato un partito che con la sinistra c’entra ormai pochissimo, e la dimostrazione se vuoi l’hai anche dall’ultimo governo Letta che coabita con chi ha causato molti dei disastri, anche etici, che l’Italia sta attraversando, faccenda che sarebbe, per un partito minimamente di sinistra, una cosa IMPOSSIBILE al di là di qualsiasi giustificazione. Il fatto che sia stato Napolitano a volerlo, come si dice, non dovrebbe interessare nessuno, Napolitano è quel "comunista"che ai suoi tempi spingeva perché il PCI entrasse nell’area di pensiero craxiana; il fatto che andare alle elezioni avrebbe portato l’Italia nel fosso per la mancanza di un governo è un’altra stupidaggine, così come la previsione che voleva che avrebbe vinto Berlusconi, perché questo governo Letta è la prova eclatante che COMUNQUE ha vinto Berlusconi, visto che il PD ha accettato tutto quello che Berlusconi ha chiesto, l’IMU, la non patrimoniale: ci manca che il PD accetti anche il presidenzialismo proposto dal Pdl e poi siamo alla frutta davvero.

La visione solidaristica, caro amico, assomiglia alle visione solidaristica della borghesia milanese dell’Ottocento, quella che aveva nel Manzoni il suo punto di riferimento. In quel tempo nelle valli bergamasche si moriva di ipotiroidismo alimentare, di pellagra perché si mangiava solo polenta e anche nella civile e ricca Milano la gente, mio nonno e mia mamma mi raccontavano, mangiava mezzo uovo sodo con sei michette di pane, lavorando dieci dodici ore il giorno, e in famiglia si metteva l’aringa affumicata, UNA, in mezzo al tavolo e tutta la famiglia ci intingeva la polenta sopra per prenderne almeno l’odore, bene in una società come questa, cosa ha pensato di fare per solidarietà la buona borghesia milanese? La Società per la Protezione degli Animali.
Amico mio, la solidarietà è un’arma di difesa delle classi meno fortunate, ma la povertà, la miseria, l’ingiustizia sociale non si battono, e nemmeno si combattono, con uno strumento ch è molto più adatto alla visione cristiana della vita: lasciate che i ricchi siano ricchi però diamo almeno da mangiare ai poveri nelle mense dei frati. Un po’ poco per la sinistra, ti pare?
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Messaggio Da Vanni Sandro Mer 05 Giu 2013, 07:58

cireno ha scritto:

Comincio con il rispondere a questo post di ADAM, perché non mi sarebbe possibile rispkndere in un solo post a tutti i bellissimi interventi di Raskol, di VanniSandro, di Montalbano e di Rikki: tutti meritano una risposta personalizzata.
Caro Adam, non c’è una “rozza critica di sinistra” ma solo, renditene conto, un’illusione che si chiama PD, un partito che dopo aver abbandonato la visione socialista di stampo marxista, da non confondere con le applicazioni stile Stalin o Mao, ha nei fatti creato un partito che con la sinistra c’entra ormai pochissimo, e la dimostrazione se vuoi l’hai anche dall’ultimo governo Letta che coabita con chi ha causato molti dei disastri, anche etici, che l’Italia sta attraversando, faccenda che sarebbe, per un partito minimamente di sinistra, una cosa IMPOSSIBILE al di là di qualsiasi giustificazione. Il fatto che sia stato Napolitano a volerlo, come si dice, non dovrebbe interessare nessuno, Napolitano è quel "comunista"che ai suoi tempi spingeva perché il PCI entrasse nell’area di pensiero craxiana; il fatto che andare alle elezioni avrebbe portato l’Italia nel fosso per la mancanza di un governo è un’altra stupidaggine, così come la previsione che voleva che avrebbe vinto Berlusconi, perché questo governo Letta è la prova eclatante che COMUNQUE ha vinto Berlusconi, visto che il PD ha accettato tutto quello che Berlusconi ha chiesto, l’IMU, la non patrimoniale: ci manca che il PD accetti anche il presidenzialismo proposto dal Pdl e poi siamo alla frutta davvero.

La visione solidaristica, caro amico, assomiglia alle visione solidaristica della borghesia milanese dell’Ottocento, quella che aveva nel Manzoni il suo punto di riferimento. In quel tempo nelle valli bergamasche si moriva di ipotiroidismo alimentare, di pellagra perché si mangiava solo polenta e anche nella civile e ricca Milano la gente, mio nonno e mia mamma mi raccontavano, mangiava mezzo uovo sodo con sei michette di pane, lavorando dieci dodici ore il giorno, e in famiglia si metteva l’aringa affumicata, UNA, in mezzo al tavolo e tutta la famiglia ci intingeva la polenta sopra per prenderne almeno l’odore, bene in una società come questa, cosa ha pensato di fare per solidarietà la buona borghesia milanese? La Società per la Protezione degli Animali.
Amico mio, la solidarietà è un’arma di difesa delle classi meno fortunate, ma la povertà, la miseria, l’ingiustizia sociale non si battono, e nemmeno si combattono, con uno strumento ch è molto più adatto alla visione cristiana della vita: lasciate che i ricchi siano ricchi però diamo almeno da mangiare ai poveri nelle mense dei frati. Un po’ poco per la sinistra, ti pare?
Con tutta onestà, non mi sembra che questo governo sia supino ai voleri di Berlusconi (che probabilmente lo affosserà molto presto).
Sull'IMU che tu citi, ad esempio, Berlusconi aveva promesso la sua abolizione e il rimborso di quanto pagato nel 2012.
Il governo Letta ha solo sospeso il pagamento per avere il tempo di rimodulare questa imposta, ovvero esentare le prime case sotto un certo importo e far gravare la differenza sugli immobili di lusso, che era la proposta di Bersani.

A me non piace il tanto peggio tanto meglio, perchè ai poveri tocca sempre il peggio e ai ricchi il meglio. Credo che essere di sinistra significhi sempre ottenere il massimo possibile, per i più deboli, nelle condizioni date.
Tu sei convinto che nuove elezioni (oltretutto con questa legge elettorale), avrebbero segnato la riscossa della sinistra. Io ho molti dubbi in proposito perchè nel clima di disaffezione alla politica che stiamo vivendo, con la forza mediatica dei partiti populisti pronti a cavalcare le paure e difficoltà della gente, lo sfascismo di destra ha gioco facile.

A questo si aggiunge che realisticamente, si sarebbe andati a votare a Settembre-Ottobre, con centinaia di migliaia di lavoratori senza più neppure la cassa integrazione, altre migliaia del comparto ILVA nell'abbandono più totale, con migliaia di professionisti e piccoli imprenditori creditori della Pubblica Amministrazione in ginocchio, ecc...

Per me essere di sinistra significa cercare di non lasciare soli questi cittadini, anche e soprattutto sul piano culturale e politico, facili prede del populismo e dell'antipolitica.

Tornare subito al voto sarebbe stato irresponsabile sotto l'aspetto sociale e avrebbe rappresentato un suicidio politico per la sinistra.
E' un mio giudizio sincero. Non faccio certo salti di gioia per la maggioranza di governo che si è creata. Cerco però di stare con i piedi per terra.
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Messaggio Da Ospite Mer 05 Giu 2013, 08:42

Vanni Sandro ha scritto:
Conosco benissimo la differenza di ruoli tra un partito e la Caritas, tanto per fare un esempio.
Tant'è che milito nel PD e non nella Caritas. Anche se in certi contesti la sinergia delle azioni dei due soggetti assume un valore aggiunto.

Incontrare i profughi libici per aiutarli nel percorso per l'ottenimento del permesso di soggiorno e dello status di rifugiati politici, attraverso un'azione legale collettiva, è fare politica.

Mettere loro a disposizione intepreti per metterli in condizione di capire ciò che li circonda, avvocati per seguire l'iter burocratico del riconsoscimento dei propri diritti, corsi di italiano per favorire la loro integrazione, iscriverli all'ufficio del lavoro anche se non ancora in regola con i permessi per dar loro l'opportunità di un inserimento lavorativo, è fare politica.

Costituire una società che sottoscrive i contratti di locazione e si fa garante del pagamento degli affitti in modo da offrire subito sistemazioni dignitose, far fronte al clima di ostilità da parte di certi settori di opinione pubblica, ecc.. è fare politica, non carità cristiana.

Tutto questo percorso POLITICO è possibile solo se sostenuto ed integrato dal volontariato sociale.

Ecco perchè è sbagliato contrapporlo alla politica perchè sono due ruoli che si integrano a vicenda. Questo, naturalmente, nell'ottica di una cultura solidaristica e di sinistra. E' per questo che tutta la filippica dell'altro post, in cui tutto il tuo ragionamento ruotava su un termine che avevo usato (cittadini) era fuorviante ed etichettava la mia cultura politica per quella che non è.
Tutto qui.
Finalmente un momento di (involontaria?) chiarezza.

Infatti, la questione centrale che Raskol aveva posto era:
la sinistra è quel genere di visione politica che vuole cambiare il contesto che genera disuguglianze e ingiustizie, o è una visione della vita per cui quello che conta è assistere il bisognoso, il debole e l'umiliato, caso per caso?
Nell'ormai consueto e scontato tentativo di replicare qui il dialogo «Dove vai? Vendo pesci?», Vanni non risponde direttamente, ma proclama di ben conoscere la differenza di ruoli tra partito e Caritas e ci fornisce - inserendoli nella categoria della politica e rivendicandoli quale esemplare attività del suo partito - una serie di interventi a favore di profughi libici; non accorgendosi, nella foga oratoria, che essi rientrano tutti, senza travalicarla, nella tipologia di attività che la Caritas ed altre associazioni di volontariato - non a caso con maggior presenza sul territorio e, spesso, qualità - svolgono istituzionalmente.

No, caro Vanni, quelle attività, quali tu le presenti, non sono politica ma assistenza.
E certamente non sono "sinistra", per quello che tale termine è comunemente inteso e storicamente la sinistra è stata ed è.

E sono buono, perchè qualcuno più intransigente di me potrebbe a ragione sostenere che, dette azioni portano a ridurre le tensioni sociali, senza almeno tentare di mutare le condizioni date che le hanno generate, esse sono conservatrici, in quanto contribuiscono al mantenimento dello stato delle cose.

La collocazione politica di persone e partiti non si giudica per come essi qualificano sè stessi, ma per come - con le loro azioni - mostrano di concepire il proprio ruolo nella società ed il futuro di questa.

Se e nella misura in cui il pd è quello che tu hai descritto, sinistra non è.

Tutto qui

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Messaggio Da Adam Mer 05 Giu 2013, 08:52

Se si confonde la solidarietà con l'assistenza, il solidarismo, vera e incontestabile cifra della sinistra, con l'assistenzialismo tipico della destra caritatevole,, allora il dialogo si interrompe per evidente incompatibilità lessicale.
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Messaggio Da Vanni Sandro Mer 05 Giu 2013, 09:13

Bessarione13 ha scritto:


Nell'ormai consueto e scontato tentativo di replicare qui il dialogo «Dove vai? Vendo pesci?», Vanni non risponde direttamente, ma proclama di ben conoscere la differenza di ruoli tra partito e Caritas e ci fornisce - inserendoli nella categoria della politica e rivendicandoli quale esemplare attività del suo partito - una serie di interventi a favore di profughi libici; non accorgendosi, nella foga oratoria, che essi rientrano tutti, senza travalicarla, nella tipologia di attività che la Caritas ed altre associazioni di volontariato - non a caso con maggior presenza sul territorio e, spesso, qualità - svolgono istituzionalmente.

No, caro Vanni, quelle attività, quali tu le presenti, non sono politica ma assistenza.
E certamente non sono "sinistra", per quello che tale termine è comunemente inteso e storicamente la sinistra è stata ed è.

E sono buono, perchè qualcuno più intransigente di me potrebbe a ragione sostenere che, dette azioni portano a ridurre le tensioni sociali, senza almeno tentare di mutare le condizioni date che le hanno generate, esse sono conservatrici, in quanto contribuiscono al mantenimento dello stato delle cose.

La collocazione politica di persone e partiti non si giudica per come essi qualificano sè stessi, ma per come - con le loro azioni - mostrano di concepire il proprio ruolo nella società ed il futuro di questa.

Se e nella misura in cui il pd è quello che tu hai descritto, sinistra non è.

Tutto qui
Se è così sono orgoglioso di non essere di sinistra.
Aspetto di sapere cosa fanno le persone "autenticamente di sinistra" per tutelare i diritti e gli interessi di questi cittadini del mondo.

Resta il fatto che questi esseri umani, grazie a conservatori come il sottoscritto e al partito di destra in cui milita, hanno avuto l'opportunità di realizzare un loro progetto di vita.
Ieri sera, come molte altre sere, ho potuto toccare con mano i bisogni di queste persone e organizzare con loro un percorso per affrontarli e risolverli.
Sabato pomeriggio ci ritroviamo di nuovo per fare il punto della situazione.

Spero che nel frattempo la "sinistra" batta un colpo e mi dica cosa devo fare per entrare a far parte della sua famiglia.

A me sembra che tu concepisca la "sinistra" come l'Araba fenice: che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sà.
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Messaggio Da Ospite Mer 05 Giu 2013, 09:43

Adam ha scritto:Se si confonde la solidarietà con l'assistenza, il solidarismo, vera e incontestabile cifra della sinistra, con l'assistenzialismo tipico della destra caritatevole,, allora il dialogo si interrompe per evidente incompatibilità lessicale.
Si, probabilmente il crollo della scalata al cielo cui ambiva la sinistra ha generato, non diversamente da quello della torre di Babele, la diversificazione dei linguaggi. O, più probabilmente, io ho sbagliato termine.
Ma non, credo, la sostanza del mio discorso.

Che il solidarismo sia una caratteristica tipica della sinistra non c'è dubbio, ma il suo elemento caratterizzante principale è quello di operare per il mutamento dello stato delle cose in direzione di una società di liberi e uguali ed è in tale contesto che l'intervento a favore dei deboli e bisognosi trasmuta da assistenza a solidarietà.

La sinistra non offre solo aiuto ai deboli e ai ceti disagiati, ma cerca di organizzarli, renderli coscienti delle ragioni delle loro condizioni (fornire una coscienza di classe, si sarebbe detto una volta) e spingerli alla lotta per tale migliore società.

Nel mio post rilevavo che la presentazione da parte di Vanni dell'attività del pd nel suo territorio non contiene nulla delle caratteristiche ora ricordate e non si differenzia quindi, come tipologia, da quella che Charitas e altre associazioni di volontariato svolgono egregiamente nel Paese.

Se quello è essere di sinistra, lo sono allora anche la Charitas e onlus varie?

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Messaggio Da Ospite Mer 05 Giu 2013, 09:56

Vanni Sandro ha scritto:
Se è così sono orgoglioso di non essere di sinistra.
Aspetto di sapere cosa fanno le persone "autenticamente di sinistra" per tutelare i diritti e gli interessi di questi cittadini del mondo.

Resta il fatto che questi esseri umani, grazie a conservatori come il sottoscritto e al partito di destra in cui milita, hanno avuto l'opportunità di realizzare un loro progetto di vita.
Ieri sera, come molte altre sere, ho potuto toccare con mano i bisogni di queste persone e organizzare con loro un percorso per affrontarli e risolverli.
Sabato pomeriggio ci ritroviamo di nuovo per fare il punto della situazione.

Spero che nel frattempo la "sinistra" batta un colpo e mi dica cosa devo fare per entrare a far parte della sua famiglia.

A me sembra che tu concepisca la "sinistra" come l'Araba fenice: che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sà.
Il mio intervento non era in nessun modo di critica di quanto fatto a favore dei profughi, di cui da un punto di vista di solidarietà umana i protagonisti possono giustamente essere orgogliosi, bensì diciamo così della sua qualificazione politica, dato che era stato portato quale esempio dell'essere di sinistra del pd.

Per cui ci possiamo risparmiare mozioni degli affetti, confronti personali e sparate demagogiche e restare nel campo della razionale discussione, se ne siamo in grado.

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Messaggio Da Vanni Sandro Mer 05 Giu 2013, 10:07

Bessarione13 ha scritto:
Si, probabilmente il crollo della scalata al cielo cui ambiva la sinistra ha generato, non diversamente da quello della torre di Babele, la diversificazione dei linguaggi. O, più probabilmente, io ho sbagliato termine.
Ma non, credo, la sostanza del mio discorso.

Che il solidarismo sia una caratteristica tipica della sinistra non c'è dubbio, ma il suo elemento caratterizzante principale è quello di operare per il mutamento dello stato delle cose in direzione di una società di liberi e uguali ed è in tale contesto che l'intervento a favore dei deboli e bisognosi trasmuta da assistenza a solidarietà.

La sinistra non offre solo aiuto ai deboli e ai ceti disagiati, ma cerca di organizzarli, renderli coscienti delle ragioni delle loro condizioni (fornire una coscienza di classe, si sarebbe detto una volta) e spingerli alla lotta per tale migliore società.

Nel mio post rilevavo che la presentazione da parte di Vanni dell'attività del pd nel suo territorio non contiene nulla delle caratteristiche ora ricordate e non si differenzia quindi, come tipologia, da quella che Charitas e altre associazioni di volontariato svolgono egregiamente nel Paese.

Se quello è essere di sinistra, lo sono allora anche la Charitas e onlus varie?
Ci sono due modi di creare una società giusta e solidale:
1) l'imposizione di un modello sociale tramite la "dittatura del proletariato" o qualcosa di simile (metodo che è fallito ovunque).
2) passo dopo passo, attraverso la progressiva conquista di diritti e miglioramento delle condizioni di vita.

Secondo te il primo metodo è di sinistra e il secondo no? E' più di sinistra la gallina domani rispetto all'uovo oggi? Forse.

Io invece non credo ci sia molta differenza tra chi mi popone di stringere i denti in cambio del sogno di una vita migliore, sia essa il paradiso eterno che quello terrestre.
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Messaggio Da Vanni Sandro Mer 05 Giu 2013, 10:11

Bessarione13 ha scritto:Il mio intervento non era in nessun modo di critica di quanto fatto a favore dei profughi, di cui da un punto di vista di solidarietà umana i protagonisti possono giustamente essere orgogliosi, bensì diciamo così della sua qualificazione politica, dato che era stato portato quale esempio dell'essere di sinistra del pd.

Per cui ci possiamo risparmiare mozioni degli affetti, confronti personali e sparate demagogiche e restare nel campo della razionale discussione, se ne siamo in grado.
Non è questione di affetti ma di come si è o meno coerentemente di sinistra.
Non ho ancora capito cosa dovrebbero fare, secondo te, una persona e un partito di sinistra per questi cittadini.
Almeno possiamo confrontarci su cose concrete.
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Messaggio Da Ospite Mer 05 Giu 2013, 10:29

Vanni Sandro ha scritto:
Ci sono due modi di creare una società giusta e solidale:
1) l'imposizione di un modello sociale tramite la "dittatura del proletariato" o qualcosa di simile (metodo che è fallito ovunque).
2) passo dopo passo, attraverso la progressiva conquista di diritti e miglioramento delle condizioni di vita.

Secondo te il primo metodo è di sinistra e il secondo no? E' più di sinistra la gallina domani rispetto all'uovo oggi? Forse.

Io invece non credo ci sia molta differenza tra chi mi popone di stringere i denti in cambio del sogno di una vita migliore, sia essa il paradiso eterno che quello terrestre.
Ti è già stato fatto rilevare - e non solo da me - che il tuo modo di tentar di sfuggire quando messo alle strette parlando d'altro e mettendo in bocca agli altri scemenze che questi non si sono mai sognati di pensare, prima ancora che scorretto e in palese malafede è offensivo, ma tu insisti come se niente fosse.

Non è mia intenzione continuare ad essere offeso senza reagire.

Mi ricordi certi funzionarietti che giravano nelle sezioni del PCI al tempo della sua decadenza e ti compiango.

E questo è tutto.

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Messaggio Da CiRom Mer 05 Giu 2013, 10:35

Adam ha scritto:
Adam e qualcuno, non so quanti, stanno nel Partito Democratico perché nello spirito e nella lettera della sua costituzione aveva l'ambizione di rappresentare il principio del solidarismo come asse portante del suo esistere. Asse che definisco ambizioso perché sintesi di due scuole di pensiero di diversa origine...

Ma un'altra ambiguità continua a lacerare le coscienze di coloro che operano all'interno del partito, ed è quella che pone la lotta di classe come substrato imprescindibile della politica.
Nei fatti tale conflitto si riassume nel contrasto tra diverse e opposte soluzioni sui problemi del lavoro.

Non c'è stata alcuna sintesi: il solidarismo, così inteso, è la versione minimalista del socialismo e del riformismo, ossia quella che si risolve nella carità istituzionalizzata, in modo da tacitare la coscienza senza scalfire i meccanismi che generano ingiustizia e disuguaglianza. In altri lidi si è chiamato "capitalismo compassionevole".

Io non ho l'ambizione di sapere cosa avviene nelle coscienze e dunque non so se ci siano lacerazioni.
Quelle che vedo riguardano il partito, e chiamarle lacerazioni è un complimento eufemistico, che comunque è in aperta contraddizione con la "sintesi" di cui sopra.

La "lotta di classe", in quanto "lotta", è una scelta politica: lo è anche quando la lotta la fa il capitalismo (nazionale e internazionale) contro i suoi oppositori e contro tutto ciò che mette in discussione i suoi principi e i suoi interessi.
Curiosamente, però, di questa lotta di classe operata dal capitalismo non si usa individuare il carattere "divisivo" o peggio ancora eversivo e anti-democratico, ma viene sistematicamente (ideologicamente e politicamente) derubricata a meccanismo economico, da gestire secondo le regolette del "buon governo" e da controbilanciare, appunto, col solidarismo.
In sostanza, l'unico disarmo che viene considerato in linea con la modernità è quello, unilaterale, delle altre classi, diverse da quella capitalista: per essere sicuri che siano meno evidenti gli aspetti contradditori di questa impostazione, si decide di non usare più il termine "classe", preferendo quello più neutro di "categoria" o anche "ceto sociale" o "categoria di reddito", col sottinteso implicito che questi termini rappresentino una sorta di classificazione della classe unica dei "cittadini" - che, in quanto unica, non ha ragione di "lottare" contro se stessa.

A margine di tutto questo, è evidente che il conflitto non si riduce certo alla questione del lavoro e sui relativi dettagli contrattualistici, ma investe - o meglio, investirebbe - l'impianto stesso della produzione di ricchezza, lo sfruttamento delle risorse, il concetto di sviluppo e l'etica dei rapporti sociali.
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Messaggio Da Vanni Sandro Mer 05 Giu 2013, 10:50

Bessarione13 ha scritto:
Ti è già stato fatto rilevare - e non solo da me - che il tuo modo di tentar di sfuggire quando messo alle strette parlando d'altro e mettendo in bocca agli altri scemenze che questi non si sono mai sognati di pensare, prima ancora che scorretto e in palese malafede è offensivo, ma tu insisti come se niente fosse.

Non è mia intenzione continuare ad essere offeso senza reagire.

Mi ricordi certi funzionarietti che giravano nelle sezioni del PCI al tempo della sua decadenza e ti compiango.

E questo è tutto.
Io mi sono limitato ad esprimere il mio pensiero e a farti domande, per capire.
Vorrei sapere dove sono stato offensivo nei tuoi confronti e dove ti avrei messo in bocca scemenze, in modo scorretto e in malafede.
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Messaggio Da Ospite Mer 05 Giu 2013, 11:04

Vanni Sandro ha scritto:
Io mi sono limitato ad esprimere il mio pensiero e a farti domande, per capire.
Vorrei sapere dove sono stato offensivo nei tuoi confronti e dove ti avrei messo in bocca scemenze, in modo scorretto e in malafede.
Insisti eh?
cerca dove io abbia parlato di imposizione del modello sociale, dittatura del proletariato e galline o altri volatili oggi o domani e vedrai che, sforzandoti un po', ti rispondi da solo.

Purtroppo per te i sullodati funzionarietti mi hanno ben allenato a riconoscerne i metodi.

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Messaggio Da Montalbano Mer 05 Giu 2013, 11:52

Poi sono io ad essere cattivo coi funzionarietti che girano online...

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Messaggio Da Vanni Sandro Mer 05 Giu 2013, 11:57

Bessarione13 ha scritto:
cerca dove io abbia parlato di imposizione del modello sociale, dittatura del proletariato e galline o altri volatili oggi o domani e vedrai che, sforzandoti un po', ti rispondi da solo.

Purtroppo per te i sullodati funzionarietti mi hanno ben allenato a riconoscerne i metodi.
Calmati un attimo e cerca di ascoltare .
Ti ho fatto un elenco sommario di ciò che il mio partito e le amministrazioni del mio territorio, hanno fatto di fronte alle emergenze umanitarie nate dopo la "primavera araba".

te le riassumo sinteticamente:
1) occupaione dell'area lager circondata da reti e filo spinato, in località Coltano (PI), dove Maroni voleva internare 600 immigrati (azione politica)

2) accoglienza in strutture aperte gestite dal volontariato (scelta politica diversa dai CIE, come è avvenuto in tutte le altre Regioni)

3) assistenza legale per il riconoscimento dell'asilo politico, in opposizione alle direttive del ministro Maroni (iniziativa politica)

4) Insegnamento della lingua italiana per favorire l'inserimento nel nuovo contesto sociale e la conoscenza delle leggi e dei diritti (questione squisitamente politica)

5) Forzatura della normativa e iscrizione nei registri degli uffici del lavoro, per favorire il loro inserimento lavorativo e la loro vita autonoma (azione politica)

6) Assegnazione di alloggi requisiti dal mercato, attraverso la stipula di regolari contratti di affitto, tramite la garanzia ai proprietari da parte di una srl appositamente costituita, con il triplice scopo di toglierli dalle strutture di assistenza, avviarli ad un percorso di indipendenza, strapparli al mercato nero degli affitti. (scelta politica)

7) attività culturali per fronteggiare l'ostilità nei loro confronti portata avanti da chi, approfittando della crisi economica, cavalca la ventata razzista che da noi è arrivata principalmente dal M5S. Tra queste l'iniziativa di dare la cittadinanza onoraria ai bambini figli di sranieri, nati in Italia. (gesto simbolico ma fortemente politico).

Attività politiche portate avanti grazie anche al sostegno e alla collaborazione con il volontariato, che nell'emergenza ha garantito a queste persone cibi caldi, vestiario, un tetto e generi di prima necessità.

In risposta mi sento dire che le attività che ho elencato sono tutte imputabili allo spirito, seppur nobile, della carità cristiana e che niente hanno a che fare con i valori della sinistra.


Ti ho chiesto allora in cosa consite, per te, l'essere di sinistra. Perchè se fosse vera la tua affermazione io entrerei in una palese crisi di identità, dal momento che non sono credente, che non sono mai stato mosso dalla carità, e che ho sempre ritenuto la solidarietà un valore di sinistra, contrapposto all'egoismo della destra.

Non capisco perchè essere solidali con chi è in difficoltà sia incompatibile con la lotta per un mondo migliore. Per me un modello di società fondato sulla giustizia sociale e sull'uguaglianza si costruisce giorno dopo giorno, rimuovendo una alla volta tutte le ingiustizie sociali e le barriere culturali che ci sono.

E' più o meno quello che ho cercato di sostenere nei post precedenti. Ma mi è stato detto che la sinistra è altro.
L'unica risposta che mi sono dato, dal momento che nessuno me lo spiega, è che per qualcuno essere di sinistra significhi unicamente lottare per rovesciare il sistema.
Se mi sono sbagliato chiedo scusa, non era certo mia intenzione offendere nessuno. Era solo un ragionamento fatto a voce alta per cerrcare di capire ciò che viene affermato ma non spiegato.
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Messaggio Da Adam Mer 05 Giu 2013, 13:16

La caparbietà con la quale si derubrica il solidarismo a semplice assistenza caritatevole, è il sintomo di quella egemonia culturale che affossa il Partito Democratico. Egemonia che viene da lontano e che ancora affetta una parte della sinistra, forse più fuori dai quadri del partito, o addirittura dal partito visto da certa sinistra - qui ben rappresentata - come usurpatore di rappresentanza, piuttosto che tentativo di allargare il consenso sulla sintesi (ripeto: sintesi) di culture di diversa provenienza.
Caparbietà che espressa com'è da menti indubbiamente attrezzate, farebbe vacillare le mie convinzioni, se non le corroborassi con la parola di Bobbio, che proprio con la solidarietà definiva il discrimine tra destra e sinistra.

Allargare, poi, il concetto di classe ai fenomeni del capitalismo finanziario applicato, mi pare assolutamente pretestuoso per sviare la questione che ci riguarda e che vorrebbe l'eliminazione di ogni clima conflittuale (che la lotta di classe crea per definizione) non adatto a quella collaborazione che è l'unica via per far ripartire l'economia senza quei reciproci sospetti che l'emergenza non ci consente di coltivare.
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Messaggio Da Pantera Mer 05 Giu 2013, 13:31

Vanni Sandro ha scritto:Quello che mi meravilia è che si sia ancora qualche persona, convinta di essere di sinistra, che crede alle panzane del buffone genovese.

Che peraltro non é nemmeno Genovese e non ha una goccia di sangue Ligure
Riforma della politica - Pagina 4 2318016202
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Messaggio Da CiRom Mer 05 Giu 2013, 14:07

Adam ha scritto:La caparbietà con la quale si derubrica il solidarismo a semplice assistenza caritatevole, è il sintomo di quella egemonia culturale che affossa il Partito Democratico. ...
Allargare, poi, il concetto di classe ai fenomeni del capitalismo finanziario applicato, mi pare assolutamente pretestuoso per sviare la questione che ci riguarda e che vorrebbe l'eliminazione di ogni clima conflittuale (che la lotta di classe crea per definizione) non adatto a quella collaborazione che è l'unica via per far ripartire l'economia senza quei reciproci sospetti che l'emergenza non ci consente di coltivare.

L'eliminazione del clima conflittuale fa comodo a chi dallo status quo trae solo vantaggi, e non a caso il primo esempio storico del quale si ha notizia in questo senso è il famoso e tuttora ineguagliato apologo di Menenio Agrippa, che infatti è il cavallo di battaglia di conservatori e privilegiati d'ogni tempo.
Se siamo qui a discutere ancora - direi meglio: di nuovo - di questo apologo, dimostra quanta strada all'indietro sia stata fatta in questi ultimi anni: un argomento di questo tipo sarebbe stato giudicato un'anticaglia anche dai liberaldemocratici, "conservatori illuminati", di alcuni decenni addietro.
Ma è comunque un bene che tutto ciò sia espresso con chiarezza da Adam, perché ci aiuta a capire quale sia l'effettiva collocazione ideologica di questa famosa "sintesi", certamente più conservatrice di quanto fosse la vecchia Democrazia Cristiana e meno caratterizzata in senso progressista dei partiti laici e riformisti che l'hanno affiancata nella prima repubblica.

Il solidarismo: non si capisce cosa c'entri con l'egemonia culturale, se non con quella cattolica-clericale.

Ricomprendere, in una posizione di spicco, il capitalismo nella lotta di classe non è pretestuoso, ma una semplice constatazione.
La prima e più feroce lotta di una classe contro un'altra è stata quella del capitalismo contro non solo i lavoratori, ma contro qualunque formula politica che ne limitasse il potere, anche prima che il socialismo romantico e successivamente quello marxista organizzassero un'opposizione sociale e politica.
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Messaggio Da Montalbano Mer 05 Giu 2013, 14:55

Adam ha scritto:La caparbietà con la quale si derubrica il solidarismo a semplice assistenza caritatevole, è il sintomo di quella egemonia culturale che affossa il Partito Democratico. Egemonia che viene da lontano...
Mi stupisce che una persona consapevole come te non sappia che questo tipo di dibattito non è confinato alla egemonia culturale di gramsciana memoria, ma è da sempre presente anche nella discussione riguardante la politica angloamericana. Non a caso uno di coloro che partecipano a questa discussione ha parlato di capitalismo compassionevole, termine varato per bollare le politiche proposte da conservatori inglesi e repubblicani statunitensi, i quali vogliono privatizzare tutto per poi lasciare alla carità privata l'assistenza di tutti coloro che non ce la fanno a fare una vita dignitosa...

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Messaggio Da Montalbano Mer 05 Giu 2013, 14:57

Pantera ha scritto:

Che peraltro non é nemmeno Genovese e non ha una goccia di sangue Ligure
Riforma della politica - Pagina 4 2318016202
Cosa gravissima, immagino. Hai preparato la Soluzione Finale per questo sub-umano?

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Messaggio Da CiRom Mer 05 Giu 2013, 14:57

Vanni Sandro ha scritto:
Incontrare i profughi libici per aiutarli nel percorso per l'ottenimento del permesso di soggiorno e dello status di rifugiati politici, attraverso un'azione legale collettiva, è fare politica.
...Ecco perchè è sbagliato contrapporlo alla politica perchè sono due ruoli che si integrano a vicenda. Questo, naturalmente, nell'ottica di una cultura solidaristica e di sinistra. E' per questo che tutta la filippica dell'altro post, in cui tutto il tuo ragionamento ruotava su un termine che avevo usato (cittadini) era fuorviante ed etichettava la mia cultura politica per quella che non è.

Quello che c'è di sbagliato nella tua posizione, che vai precisando di post in post, è che tu vuoi disegnare una definizione di "politica" e di "sinistra" sull'esatta falsariga, punto per punto, su quello che tu fai.
E tu, non io, contrapponi la tua azione a una "politica" non meglio precisata, ma che, dato il modo in cui si è sviluppata la discussione, risulta essere quella delle istituzioni e dei partiti, o di una coscienza più radicalmente riformista dei problemi di sistema.

Io non ho etichettato niente, ma ho dato un giudizio che segue a un ragionamento, e comunque non mi riferivo alla tua cultura politica, ma a quello che avevi scritto e sulla cultura politica che da questo sarebbe risultata, non tanto nella tua coscienza (nella quale non mi permetto di entrare) ma in quella del partito, espressa in azioni, posizioni e programmi.
Quanto al termine "cittadini", tu - non io - ne hai fatto un punto centrale e ripetutamente sottolineato: non credo che tu lo abbia usato, e sottolineato, come generico sinonimo di "persone". Certamente non ti sfugge che, nella terminolgia politica, la parola "cittadini" ha sempre un significato: nel contesto rivoluzionario dell'89 francese aveva un senso ugualitario, nelle epoche successive il significato politico si è differenziato, diventando più complesso e in certi casi più ambiguo. Do per scontato che tu conosca benissimo i termini di questa complessità, quindi evito ulteriori "filippiche".

Quello che, infine, dev'esserti chiaro è che non stiamo qui a discutere ed obiettare su quello che tu scegli di fare, ma sul significato politico che tu gli dai, specialemente quando lo proietti sul piano generale e di partito.
Se qualunque obiezione ti sembra una calunnia, me ne scuso. Ma i problemi che riguardano la politica e il PD rimangono.
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