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Pd, j’accuse della deputata Marianna Madia: “Troppi delinquenti nel partito”

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Messaggio Da Montalbano Mar 25 Giu 2013, 17:40

Pd, j’accuse della deputata Marianna Madia: “Troppi delinquenti nel partito”

La veltroniana di ferro denuncia "vere e proprie piccole associazioni a delinquere sul territorio", in occasione del tour di Fabrizio Barca, ex ministro della Coesione Territoriale nel governo Monti, che gira il Paese in vista del congresso del partito


“Nel Pd a livello nazionale ho visto piccole e mediocri filiere di potere. A livello locale, e parlo di Roma, facendo le primarie dei parlamentari ho visto, non ho paura a dirlo, delle vere e proprie piccole associazioni a delinquere sul territorio”. A pronunciare il pesante j’accuse ai quadri dirigenti del Pd e alle diramazioni territoriali del partito a Roma, non è una grillina, un’estremista di sinistra, ma Marianna Madia, giovane deputata Pd alla seconda legislatura. Veltroniana di ferro.

Anatemi che Madia lancia in occasione del tour di Fabrizio Barca, ex ministro della Coesione Territoriale nel governo Monti, che gira il Paese in vista del congresso del partito. Su un barcone lungo il Tevere Barca incontra i cittadini in un evento organizzato dai militanti di Sel e Pd per affrontare il nodo del futuro della sinistra italiana. L’ex ministro, nel centro culturale ‘Tevere democratico’, conclude il suo intervento e annota riflessioni, critiche e domande della platea. Prima di dare spazio ai militanti, la parola passa a due esponenti parlamentari, uno di Sel, Giorgio Airaudo, e una del Pd, proprio, Marianna Madia. L’onorevole piddina, nel suo intervento, cita Antonio Gramsci per richiamare tre forme di ipocrisia che garantisce: “Non le ritrovo nel documento di Fabrizio Barca e questo è già un passo avanti”. Poi lancia una granata nel terreno amico: “C’è una quarta forma di ipocrisia possibile che mi fa paura – prosegue Madia – e parlo per il Partito democratico, per casa mia”.

I presenti al convegno fanno una smorfia di sorpresa. “Spero che questa ipocrisia non ci sia nel futuro congresso. L’ipocrisia è pensare di parlare di linea politica senza capire che abbiamo un grossissimo problema di costituzione materiale del partito”. La parlamentare si scusa per aver ‘osato’ integrare il pensiero di Gramsci, ma la speculazione filosofica lascia presto il campo alla versione ‘cecchina’. La deputata che Walter Veltroni lanciò nell’agone politico alle elezioni nazionali del 2008 impallina gli attuali vertici nazionali. “Cosa ho visto nel Pd che ha gestito il gruppo parlamentare dall’inizio di questa legislatura?”. Si chiede la Madia: “Ho visto ipocrisia, ho vistoopacità, ho visto un sistema che non chiamerei neanche di correnti, ma di piccole e mediocri filiere di potere che sono attaccate così al potere e non vogliono cedere di un millimetro.

Ho visto veti incrociati per mantenere tutto questo. Tutto questo – precisa – l’ho visto da chi oggi ancora ci dirige. E questo è il livello nazionale”. Madia poi affonda anche il Pd nelle sue diramazioni locali romane con l’esplicito riferimento alle “associazioni a delinquere”. Testuale. Per la deputata è l’ora delle scelte e del rinnovamento. Ha lanciato la proposta di legge, insieme con il senatoreWalter Tocci e il deputato Pippo Civati, che prevede l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, i cosiddetti rimborsi elettorali, e la riforma del sostegno ai movimenti politici. Questa è la priorità insieme alla “costituzione materiale del partito”.

Parole pesanti quelle della deputata, una vera “orazione funebre” sui vertici nazionali, ma anche sulle diramazioni territoriali del Pd. Una reprimenda che ilfattoquotidiano.it pubblica oggi sul sito in versione integrale. La platea ascolta, qualcuno strabuzza gli occhi, c’è chi si alza stizzito, ma molti apprezzano. Subito dopo si torna agli interventi della platea, si torna a discutere intorno al documento dell’ex ministro. Fabrizio Barca, chiudendo la serata, si mostra colpito dall’analisi spietata della Madia, riprende le sue parole e si sofferma sulla credibilità del partito, il bisogno di rappresentare una capacità di cambiamento. “Essere un poco meglio per noi è un suicidio. Quello che racconta Marianna Madia – chiosa l’ex ministro – in Calabria, ad esempio, lo vedi benissimo, assume toni drammatici. In quella terra il partito è diviso tra veri e propri capibastone che vengono dal passato e un 25% di partito straordinario. Quello che ci hai detto in modo molto libero la gente lo vede. Le persone a quel punto scelgono altri”. Gli altri sono il Pdl con il quale oggi il Pd è al governo. Il suicidio è servito.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/25/pd-jaccuse-della-deputata-marianna-madia-troppi-delinquenti-nel-partito/636827/

Se le avessi dette io queste cose, immagino le reazioni. Da parte mia, posso aggiungere però che io ho visto di molto peggio...

Montalbano

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Messaggio Da einrix Mar 25 Giu 2013, 20:34

Caro Montalbano, anche io ho delle critiche da fare al PD, che non è un partito intoccabile ed è contendibile per la qual cosa possono anche esserci gruppi che si coalizzano per vincere primarie ed elezioni.

Me ne sono accorto di uno che nella mia città, si fa eleggere segretario provinciale, ovviamente essendosi costruito un entroterra che lo sostiene e per il quale non parlerei di banda o di cricca. I cittadini possono organizzarsi intorno a qualche figura che vogliono portare avanti, e questo può incontrare, favorire quegli agglomerati così necessari per avere successo dove le nomine si fanno votando.

La cosa che stigmatizzavo è che dopo essere stato nominato segretario provinciale in una provincia che non è che prenda il sessanta per cento dei voti, pensavo che incominciasse a lavorare per far crescere il partito. E invece, dopo qualche mese ci sono le elezioni regionali, ed ecco che lascia il posto da segretario provinciale, viene eletto in regione, e diventa anche quel segretario regionale che fa perdere le primarie con Pisapia, per arrivare, con queste elezioni, come segretario regionale che perde la competizione per la regione Lombardia, ad essere eletto in parlamento. Una carriera politica fatta in meno di una legislatura.

Anche qui, mi va bene che uno sgomiti e salga nella scala gerarchica del partito, ma non può solo essere una corsa per la carriera, ci deve essere il LAVORO nel partito. Per me è stato un errore eleggerlo segretario provinciale visto che come segretario è durato poco e non ha fatto niente e poi lasciargli fare male tutto il resto. Sarei stato più oculato, lo avrei fatto lavorare di più nella segreteria provinciale, e lo avrei fatto crescere. Invece ci ritroviamo in Parlamento uno che durante la sua vita politica, con impegno ha fatto solo carriera.

Se ragiona così ed è già deputata giovane, questa Marianna Madia non deve essere molto diversa dal parlamentare di cui parlo io a scopo didascalico.

Ecco, vorrei un segretario più attento al PARTITO, alla crescita delle strutture organizzative, e che evitasse quel protagonismo guascone fatto solo per la propria fama ed il proprio interesse, in barba ai fini della politica che deve avere per finalità il bene comune, la gestione del territorio e dello stato. Forse, di una qualsiasi Marianna Madia, non si direbbe Veltroniana di ferro, ma brava segretaria, brava politica, brava parlamentare.

E se Vanni mi legge, potrà raccontarne anche lui di cose da raddrizzare, ma volendo bene alla "DITTA" come dice Bersani, per il bene del paese.
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Messaggio Da Amiter Mar 25 Giu 2013, 20:59

... io invece vorrei un segretario più attento ai "miei" problemi :readpaper:... peraltro nemmeno un segretario di un partito in particolare... mi accontenterei di un partito qualunque...
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Messaggio Da Montalbano Mar 25 Giu 2013, 22:17

No, dai, è troppo divertente. Sono stato in quel partito per oltre due decenni, alla fine vedendo le cose descritte dalla Madia (che per inciso ho rivalutato perchè almeno ha dimostrato coraggio che pagherà in abbondanza, a meno che non sia coperta alla grande, cosa da non escludere) moltiplicate per dieci, puoi voler bene quanto ti pare al partito, ma se ne vuoi alla tua persona, non puoi che mandare a quel paese tutti. Parafrasando Blade Runner, ho visto cose che voi umani...e proprio per questo ho preso giacca e cappello e mi sono accomodato all'uscita. Da allora sto molto meglio, non debbo rispondere ad altri che alla mia coscienza e la mia soddisfazione è vedere i miei ex compagni abbassare lo sguardo per terra quando passo, per la vergogna di non avere avuto il mio stesso coraggio...

PS: voglio infine ricordare che c'è modo e modo di stare in un partito. Quando arrivai su Spazioforum, ci fu un forumista di sinistra che disse una cosa che mi fece enorme piacere. In sostanza disse che su POL ero stato una piccola celebrità per il fatto di aver sempre riconosciuto i difetti e i vizi del mio partito, all'epoca i DS. In effetti io la mia battaglia l'ho fatta per anni dall'interno, poi ho preso atto che quel partito è irriformabile e ho avuto la conferma negli anni a venire. Mai come oggi sono felice della scelta fatta e rimpiango solo di non averla fatta prima, almeno nel 2001 quando era già chiara l'involuzione moderata in atto, buttando così anni della mia vita che avrei potuto impiegare in maniera molto più produttiva...

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Messaggio Da CiRom Mar 25 Giu 2013, 22:37

Però, se uno, per ipotesi, avesse una bacchetta magica con la quale raddrizzare i torti e corregegre le storture di questo partito, basandosi sul discorso della Madia (e su quello di Montalbano), non saprebbe cosa fare di preciso.
Il coraggio vero - quello utile, voglio dire, parlo della  Madia - consiste nel fare nomi, raccontare episodi, indicare meccanismi perversi specifici: ma, essendo veltroniana, probabilmente ha un imprinting che le vieta "ma anche" di farlo.
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Messaggio Da Montalbano Mer 26 Giu 2013, 00:02

Dopo quello che ha detto mi attendo che la Madia faccia come me, ma ci credo poco. Come si fa a stare coi delinquenti?

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Messaggio Da Vanni Sandro Mer 26 Giu 2013, 07:11

einrix ha scritto:
E se Vanni mi legge, potrà raccontarne anche lui di cose da raddrizzare, ma volendo bene alla "DITTA" come dice Bersani, per il bene del paese.

Infatti.
La politica si occupa dei problemi della società e la società non è composta da verginelle immacolate. Gli interessi che si muovono al suo interno sono infiniti ed è normale che si ritrovino anche all'interno di un partito di massa come il PD. Mi preoccuperei del contrario.

Il PD è uno spaccato di società che non è fatto di cloni ma di menti pensanti. Il dibattito, il confronto, la lotta politica interna sono sintomi di vivacità, di presenza, di partecipazione.

Io, Einrix, Adam, Afam, Freg, Tarzan ed altri forumisti abbiamo percorsi di vita e formazioni diverse. E' inevitavile che sia così perchè viviamo in territori diversi e soprattutto perchè siamo persone libere e non sudditi di qualcuno. Crediamo però che le nostre idee acquisiscano una forza maggiore se si contaminano tra loro e fanno sintesi.

Tutto sommato, il valore aggiunto della partecipazione politica organizzata e strutturata, è inderettamente riconosciuto dai nostri denigratori del forum, dal momento che sono costretti a confrontarsi quotidianamente con il PD.
Il fatto, poi, che sentano il bisogno di partecipare al nostro dibattito interno, testimonia che sono consapevoli della mediocrità e povertà culturale dell'individualismo.

Purtroppo, e sottolineo purtroppo, il PD è l'unico strumento di partecipazione politica del Paese.
Tutti gli altri partiti e movimenti sono aziende padronali o sette ideologiche, in cui l'espressione del libero pensiero è bandito.



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Messaggio Da Montalbano Mer 26 Giu 2013, 08:00

Ormai quella dei partiti padronali è un mantra. Vuoto, per giunta. E stendiamo un pietoso velo sulla partecipazione, visto che quello che decidono gli iscritti del pd è più o meno carta straccia...

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Messaggio Da einrix Mer 26 Giu 2013, 08:12

riprendo questo pezzo dell'intervento di Montalbano:
"PS: voglio infine ricordare che c'è modo e modo di stare in un partito. Quando arrivai su Spazioforum, ci fu un forumista di sinistra che disse una cosa che mi fece enorme piacere. In sostanza disse che su POL ero stato una piccola celebrità per il fatto di aver sempre riconosciuto i difetti e i vizi del mio partito, all'epoca i DS. In effetti io la mia battaglia l'ho fatta per anni dall'interno, poi ho preso atto che quel partito è irriformabile e ho avuto la conferma negli anni a venire. Mai come oggi sono felice della scelta fatta e rimpiango solo di non averla fatta prima, almeno nel 2001 quando era già chiara l'involuzione moderata in atto, buttando così anni della mia vita che avrei potuto impiegare in maniera molto più produttiva..."

Non tutti siamo portati a fare vita di partito. Io ad esempio, prendo la tessera quasi con continuità dal 68, ma con l'eccezione di un paio d'anni all'inizio, non ho mai fatto vita di partito. Perché? Mi integro difficilmente in un gruppo politico che ha i suoi tempi, le sue regole, un certo modo di lavorare, che non si confanno al mio carattere, per molteplici ragioni. Chi sta in un partito in modo operoso ha altre capacità, altre qualità, diverse dalle mie. Se ragionassi come te però, e non riconoscessi questo mio limite, non potrei che criticare il partito perché addosserei su di lui quei difetti che invece dipendono da me. Ho osservato bene il profilo degli amici che invece si sono dati alla politica con successo, ed ho constatato che hanno profili differenti dal mio. Ero e sono più portato a fare altri lavori, in un altro rapporto con colleghi e la gente. Non sto a ripercorrere l'analisi che qualche altra volta ho fatto, ma del fatto che mi rivelò il mio limite ne darò un accenno.

Ad un congresso di sezione, tenni il mio discorso facendo una analisi della situazione politica che allora non era bellissima. Si era in pieno centro sinistra e c'era stata la rottura nel PSI che aveva portato alla Psiup. Con la mia relazione non si prospettavano tempi facili per il PCI ed il paese, e vedendo cosa poi è successo, si può anche credere che non avessi fatto una analisi errata. Quando intervenne il sindaco della città, mi disse che sbagliavo, e trasformò la mia analisi critica, tutta in positivo, mostrando le soluzioni ed il progetto di lavoro politico. La mia enfasi sulla critica della crisi e la mancanza di progettualità su come affrontarla, facevano la differenza. L'Italia non migliorò in quegli anni che preparavano le tensioni sociali e la stagione delle stragi, ma con quel discorso infuse nella gente quella speranza e quella voglia di resistere, che era comunque necessaria. Non so se lo facesse con la consapevolezza di chi sa bene qual'è la realtà, o se fosse un suo dono innato, ma quello era il modo giusto di fare politica. Non il mio che si fermava alle analisi e che non sapeva andare avanti. Ecco, quella responsabilità di coinvolgere un sacco di gente, in una battaglia in cui credo (ma credere è diverso dal sapere scientifico), non me la sono mai voluta prendere, per timore di trascinare quella stessa gente al disastro. Ho sempre preferito cercare delle risposte scientifiche in ambiti in cui il determinismo funzionasse, e così ho preferito continuare i miei studi di ingegneria. Un politico invece, sa prendere quelle decisioni, anche immotivate, e lo fa trascinando anche altri in quella sua avventura.

Non me la sento di criticare gli insuccessi della politica, quando persone in buona fede abbiano dato l'anima e la vita per la causa, e la mia critica non può che essere rispettosa, specie quando ne condivido le effimere finalità. Altri invece, a torto, criticano tutto senza sapere quale sia la difficoltà del fare politica prendendo decisioni sulla pelle della gente.

Ho parlato della "mia" politica. Della politica dal mio punto di vista, in cui ci sono persone come Vanni e molti altri, non della politica di chi pensi a costruire un comitato di affari, così come avviene nei partiti che avverso, e che vivono un altro metabolismo nel successo o nell'insuccesso delle persone.

...
Ovviamente questa è una analisi limitata e parziale, ma se provate ad estenderla, scoprirete che essa ha una sua logica che riprende molti di quegli atteggiamenti che ogni giorno possiamo osservare sulla scena delle nostre discussioni.
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Messaggio Da CiRom Mer 26 Giu 2013, 23:27

einrix ha scritto:
Non tutti siamo portati a fare vita di partito...
Non me la sento di criticare gli insuccessi della politica, quando persone in buona fede abbiano dato l'anima e la vita per la causa, e la mia critica non può che essere rispettosa, specie quando ne condivido le effimere finalità. Altri invece, a torto, criticano tutto senza sapere quale sia la difficoltà del fare politica prendendo decisioni sulla pelle della gente.

Nemmeno io ho la vocazione per fare la "vita di partito".
Resta da vedere cosa significa questo, per quanto riguarda me, ma anche per quanto riguarda la "vita di partito".
Non credo che debba essere solo io a fare un esame dei miei limiti, che per altro sono pronto a dichiarare per ciò che riguarda le virtù della costanza, della diligenza, necessarie sul piano organizzativo.
Tuttavia, non credo nemmeno che la vita di partito sia l'unico modo di fare politica.
Anzi, non credo che l'ottica politica sia l'unica o la più profonda, attraverso la quale guardare la vita e la società: probabilmente è da questa consapevolezza che nasce la mia scarsa vocazione, o forse è il contrario, ma c'è comunque un rapporto piuttosto stretto tra le due cose: la politica chiede di scegliere, e io sono disposto a scegliere sul piano pragmatico, ma la scelta chiede di limitare la propria visione su quello intellettuale, e io a questo non sono disponibile - come si dice: amicus Plato, sed magis amica veritas, un principio assai poco popolare nella "vita di partito".

A proposito dei travagli di chi sceglie di fare politica: fare bene qualunque cosa è difficile, ma appunto per questo ci si deve pensare bene prima di proporsi a un incarico. Troppa gente si mette a fare politica, pensando che basti la buona volontà (e magari la fedeltà...), quando magari si guardano bene dal mettere le mani a riparare un rubinetto del bagno perché (giustamente) "non sono capaci".
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Messaggio Da Vanni Sandro Gio 27 Giu 2013, 06:06

Raskol ha scritto:

Nemmeno io ho la vocazione per fare la "vita di partito".
Resta da vedere cosa significa questo, per quanto riguarda me, ma anche per quanto riguarda la "vita di partito".
Non credo che debba essere solo io a fare un esame dei miei limiti, che per altro sono pronto a dichiarare per ciò che riguarda le virtù della costanza, della diligenza, necessarie sul piano organizzativo.
Tuttavia, non credo nemmeno che la vita di partito sia l'unico modo di fare politica.
Anzi, non credo che l'ottica politica sia l'unica o la più profonda, attraverso la quale guardare la vita e la società: probabilmente è da questa consapevolezza che nasce la mia scarsa vocazione, o forse è il contrario, ma c'è comunque un rapporto piuttosto stretto tra le due cose: la politica chiede di scegliere, e io sono disposto a scegliere sul piano pragmatico, ma la scelta chiede di limitare la propria visione su quello intellettuale, e io a questo non sono disponibile - come si dice: amicus Plato, sed magis amica veritas, un principio assai poco popolare nella "vita di partito".

A proposito dei travagli di chi sceglie di fare politica: fare bene qualunque cosa è difficile, ma appunto per questo ci si deve pensare bene prima di proporsi a un incarico. Troppa gente si mette a fare politica, pensando che basti la buona volontà (e magari la fedeltà...), quando magari si guardano bene dal mettere le mani a riparare un rubinetto del bagno perché (giustamente) "non sono capaci".
Certo. I modi di fare politica sono tanti.
Restano però alcuni punti fermi, almeno per chi crede nella politica come partecipazione e non come delega.

1) Nelle moderne democrazie occidentali, i partiti sono strumenti tramite i quali i cittadini possono partecipare alla vita politica del Paese, ovvero fare le proprie scelte.  Può darsi che nel prossimo futuro la democrazia possa essere concepita in modo diverso, ma allo stato attuale senza partiti c'è dittatura.

2) I partiti democratici (cosa diversa da quelli padronali che andrebbero chiusi), vivono della militanza dei propri iscritti.   Senza di loro non esisterebbe nessun diritto di scelta neppure per i più pigri.

3) Elaborare una proposta politica (sul piano prtagmatico e/o intellettuale) non significa affatto "limitare la propria visione", ma al contrario metterla in gioco.   Del resto il compromesso "pragmatico" non ci sarebbe senza un precedente compromesso "intellettuale".  Farlo fuori dal partito non rende più "liberi" che farlo dall'interno.   Anzi, dall'esterno diventa un compromesso ancora più riduttivo, perchè fatto sui compromessi fatti da altri.    E' un pò contorto come ragionamento, ma ha un fondamento.

4) Sull'ultimo paragrafo concordo.   Il guaio è che nella cultura dell'antipolitica imperante, quella del politico è diventato un "lavoro".  Un lavoro oltretutto ben retribuito ma dequalificato, che può svolgere chiunque, anche improvvisandosi.  (basti vedere il successo del M5S che ha mandato in Parlamento 163 analfabeti della politica).  

Purtroppo o per fortuna non è così.  Per fare il politico ci vuole passione e, soprattutto, tanta ma tanta gavetta, perchè anche chi crede nella politica ha bisogno di "avere le palle".   Guardando in casa PD, tanto del casino che  è stato fatto in Parlamento deriva dal troppo repentino ricambio generazionale.

Sono troppi i parlamentari che si sono ritrovati, giovanissimi, a ricoprire un ruolo importante e delicato senza la necessaria preparazione e per questo più influenzabili dai "mi piace" di facebook che dalla base del partito e facilmente manipolabili dai vecchi marpioni della politica che hanno gioco facile nel continuare con i giochini di palazzo, magari usandoli come pedine sulla loro scacchiera.
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Messaggio Da CiRom Gio 27 Giu 2013, 08:06

Vanni Sandro ha scritto:
3) Elaborare una proposta politica (sul piano prtagmatico e/o intellettuale) non significa affatto "limitare la propria visione", ma al contrario metterla in gioco.   Del resto il compromesso "pragmatico" non ci sarebbe senza un precedente compromesso "intellettuale".  Farlo fuori dal partito non rende più "liberi" che farlo dall'interno.   Anzi, dall'esterno diventa un compromesso ancora più riduttivo, perchè fatto sui compromessi fatti da altri.    E' un pò contorto come ragionamento, ma ha un fondamento.

Il tuo ragionamento non è per niente contorto, ed è molto chiaro: un archetipo di partitocentrismo, secondo il quale, per esempio, "avere una propria visione" si realizza (e si esaurisce) nell'elaborazione di una proposta politica, che avviene ovviamente dentro il partito.
La ristretta specificità del tuo partitocentrismo risulterebba più evidente se, invece di usare il termine "visione", io avessi parlato di "libertà intellettuale": (auto-)limitazione della libertà intellettuale.
Il mondo e la vita non possono essere ridotti a un "fuori" e a un "dentro" il partito, e la stessa politica non è riducibile a questa unica categoria: una grande politica non è fatta da un grande partito, ma è il grande partito che deriva da una grande politica, ossia da una ricca, libera, intensa vita culturale, che il partito tutt'al più contribuisce a specchiare nella coscienza civile collettiva e a tradurre nell'ambito istituzionale.
Chi guarda le cose attraverso gli occhiali di partito (da "dentro" il partito) è come la formica in groppa all'elefante, che dice "abbiamo fatto tremare il ponte", e non si rende conto - non vuole rendersi conto - che è il livello culturale di un'epoca e di una società ciò che determina il livello della politica e la sua forza, i suoi risultati.
Non è un caso che la crisi della sinistra abbia coinciso con il degrado culturale della società italiana, e non è nemmeno un caso che il centro-sinistra sia finito ad avere come prospettiva (perfino salvifica, per alcuni) la figura di Matteo Renzi, dopo aver sperimentato nella sua discesa quella di Cicciobello Rutelli.
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Messaggio Da Tarzan Gio 27 Giu 2013, 10:01

Vanni Sandro ha scritto:

Infatti.
La politica si occupa dei problemi della società e la società non è composta da verginelle immacolate.  Gli interessi che si muovono al suo interno sono infiniti ed è normale che si ritrovino anche all'interno di un partito di massa come il PD.  Mi preoccuperei del contrario.

Il PD è uno spaccato di società che non è fatto di cloni ma di menti pensanti.  Il dibattito, il confronto, la lotta politica interna sono sintomi di vivacità, di presenza, di partecipazione.

Io, Einrix, Adam, Afam, Freg, Tarzan ed altri forumisti abbiamo percorsi di vita e formazioni diverse.  E' inevitavile che sia così perchè viviamo in territori diversi e soprattutto perchè siamo persone libere e non sudditi di qualcuno.   Crediamo però che le nostre idee acquisiscano una forza maggiore se si contaminano tra loro e fanno sintesi.

Tutto sommato, il valore aggiunto della partecipazione politica organizzata e strutturata, è inderettamente riconosciuto dai nostri denigratori del forum, dal momento che sono costretti a confrontarsi quotidianamente con il PD.
Il fatto, poi, che sentano il bisogno di partecipare al nostro dibattito interno, testimonia che sono consapevoli della mediocrità e povertà culturale dell'individualismo.

Purtroppo, e sottolineo purtroppo, il PD è l'unico strumento di partecipazione politica del Paese.
Tutti gli altri partiti e movimenti sono aziende padronali o sette ideologiche, in cui l'espressione del libero pensiero è bandito.

Certo caro Vanni, ognuno di noi ha le sue esperienze e le sue realtà da mediare con il Pd nazionale. Questa non è una mediazione da poco! E' niente pò pò di meno, che il percorso di un programma che si costruisce tenendo conto che i "peones" da noi esistono ancora e vanno ascoltati. Sì, ascoltati e accontentati,non espulsi come capiterebbe in qualunque altro partito o movimento padronale.

Ps. provate a pensare ad una Madia nel M5s...
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Messaggio Da Montalbano Gio 27 Giu 2013, 10:20

Io ho provato a pensare ai No Tav nel pd. Ah no, non ci sono più, li hanno espulsi...

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Messaggio Da Vanni Sandro Ven 28 Giu 2013, 06:59

Raskol ha scritto:

Il tuo ragionamento non è per niente contorto, ed è molto chiaro: un archetipo di partitocentrismo, secondo il quale, per esempio, "avere una propria visione" si realizza (e si esaurisce) nell'elaborazione di una proposta politica, che avviene ovviamente dentro il partito.
La ristretta specificità del tuo partitocentrismo risulterebba più evidente se, invece di usare il termine "visione", io avessi parlato di "libertà intellettuale": (auto-)limitazione della libertà intellettuale.
Il mondo e la vita non possono essere ridotti a un "fuori" e a un "dentro" il partito, e la stessa politica non è riducibile a questa unica categoria: una grande politica non è fatta da un grande partito, ma è il grande partito che deriva da una grande politica, ossia da una ricca, libera, intensa vita culturale, che il partito tutt'al più contribuisce a specchiare nella coscienza civile collettiva e a tradurre nell'ambito istituzionale.
Chi guarda le cose attraverso gli occhiali di partito (da "dentro" il partito) è come la formica in groppa all'elefante, che dice "abbiamo fatto tremare il ponte", e non si rende conto - non vuole rendersi conto - che è il livello culturale di un'epoca e di una società ciò che determina il livello della politica e la sua forza, i suoi risultati.
Non è un caso che la crisi della sinistra abbia coinciso con il degrado culturale della società italiana, e non è nemmeno un caso che il centro-sinistra sia finito ad avere come prospettiva (perfino salvifica, per alcuni) la figura di Matteo Renzi, dopo aver sperimentato nella sua discesa quella di Cicciobello Rutelli.
Vabbè, togli la parola "partito" se ti fa venire l'orticaria, e sostituiscila con "politica".
La nostra libertà intellettuale non viene affatto limitata dal confronto e dalla sintesi con idee diverse dalle nostre, anzi ne trae forza, indipendentemente dal fatto che questo avvenga dentro o fuori da un partito.

Se non mettiamo al servizio degli altri il nostro libero pensiero, questo resta sterile e fine a se stesso (e muore con noi).

E' la politica che valorizza la nostra libertà intellettuale, ancor più se in forma organizzata e strutturata.
Naturalmente è un mio "libero pensiero". Pd, j’accuse della deputata Marianna Madia: “Troppi delinquenti nel partito”  4211759125
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Messaggio Da einrix Ven 28 Giu 2013, 08:53

Questo dialogo con Vanni e Raskol, mi piace, ma non è facile intervenire, per la complessità delle tesi a confronto, che spesso pur appartenendo allo stesso insieme di concetti, vorrebbero differenziarsene. Per ora rifletto su quello che hanno scritto e poi, con calma cercherò di aggiungere qualcosa.
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Messaggio Da Osservatore Ven 28 Giu 2013, 16:49

Se ci sono troppi delinquenti nel PD, debbo supporre che, in qualche altro partito, avere dei precedenti giudiziari costituisca titolo di merito acquisito o da acquisire rapidamente.
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Messaggio Da CiRom Ven 28 Giu 2013, 17:49

Vanni Sandro ha scritto:
Vabbè, togli la parola "partito" se ti fa venire l'orticaria, e sostituiscila con "politica".
La nostra libertà intellettuale non viene affatto limitata dal confronto e dalla sintesi con idee diverse dalle nostre, anzi ne trae forza, indipendentemente dal fatto che questo avvenga dentro o fuori da un partito.
Se non mettiamo al servizio degli altri il nostro libero pensiero, questo resta sterile e fine a se stesso (e muore con noi).
E' la politica che valorizza la nostra libertà intellettuale, ancor più se in forma organizzata e strutturata.

Poiché tutto il discorso nasceva e verteva sulla "vita di partito", la sostituzione che tu proponi cambia le carte in tavola: cosa nient'affatto nuova, nelle nostre discussioni, ma che io non pratico, e non apprezzo quando viene praticata dagli altri.

Io non pretendo di addentrami nei meccanismi della tua, specifica e personale, "libertà intellettuale". Mi accontento di parlare dei miei meccanismi, e di quelli che penso (e che ho imparato a vedere) che valgano nella generalità dei casi.
Il confronto con idee diverse dalle nostre può avvenire sia fuori che dentro un partito, certamente: ma questo non dice nulla circa la "libertà intellettuale" e sue eventuali limitazioni. E meno ancora dice sulla libertà insita nell'appartenza a un partito, o meglio nel fare la "vita di partito".
La "libertà intellettuale" può avere a che fare con il "pensiero politico", e questo può tradursi sia nella forma-partito, e relativa appartenenza, sia nella critica alla forma-partito, o a un partito specifico, e nel rifiuto di un'appartenenza vincolante: in questi vari e decisivi passaggi sta tutto il nostro discorso.

Quella che tu descrivi è (1) l'idealizzazione di (2) un momento particolare della vita di un partito, ossia quello della sua creazione e delle sue fasi nascenti: Cristo non era cristiano e Lenin non era leninista.
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Messaggio Da Ospite Ven 28 Giu 2013, 18:24

Secondo me le parole della Madia preannunciano una battaglia congressuale di guerra per bande a base di colpi bassi ed altre simili carinerie, in stile cuccioli dalmata, per capirsi.

Scusate se ho così interrotto l'interessante corso preso dalla discussione, ma me lo son permesso nella convinzione che il preannunciato intervento di Einrix riporterà il discorso su più feraci binari.

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Messaggio Da einrix Ven 28 Giu 2013, 19:09

Raskol ha scritto:

Nemmeno io ho la vocazione per fare la "vita di partito".
Resta da vedere cosa significa questo, per quanto riguarda me, ma anche per quanto riguarda la "vita di partito".
Non credo che debba essere solo io a fare un esame dei miei limiti, che per altro sono pronto a dichiarare per ciò che riguarda le virtù della costanza, della diligenza, necessarie sul piano organizzativo.
Tuttavia, non credo nemmeno che la vita di partito sia l'unico modo di fare politica.
Anzi, non credo che l'ottica politica sia l'unica o la più profonda, attraverso la quale guardare la vita e la società: probabilmente è da questa consapevolezza che nasce la mia scarsa vocazione, o forse è il contrario, ma c'è comunque un rapporto piuttosto stretto tra le due cose: la politica chiede di scegliere, e io sono disposto a scegliere sul piano pragmatico, ma la scelta chiede di limitare la propria visione su quello intellettuale, e io a questo non sono disponibile - come si dice: amicus Plato, sed magis amica veritas, un principio assai poco popolare nella "vita di partito".

A proposito dei travagli di chi sceglie di fare politica: fare bene qualunque cosa è difficile, ma appunto per questo ci si deve pensare bene prima di proporsi a un incarico. Troppa gente si mette a fare politica, pensando che basti la buona volontà (e magari la fedeltà...), quando magari si guardano bene dal mettere le mani a riparare un rubinetto del bagno perché (giustamente) "non sono capaci".

Sul resto non vedo questioni rilevanti da discutere, ma su questo punto:
"Tuttavia, non credo nemmeno che la vita di partito sia l'unico modo di fare politica"
ho qualche osservazione da fare.

- Definiamo la politica come l'arte del governo.
- Quando parliamo di partiti, dobbiamo avere in mente l'Art. 49 della Costituzione:
"Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con
metodo democratico a determinare la politica nazionale
".
Se questi sono i vincoli concettuali, in quale altro modo si può fare politica? La risposta più semplice che mi sento di dare è: facendo l'elettore. Un elettore, quando vota non si porta da casa una scheda, ma la trova già precompilata dai partiti e può solo scegliere chi votare. Quindi, se anche non fa politica nei partiti, finisce per farla attraverso i partiti.

Se in un comune costituiamo una lista civica per concorrere alla carica di sindaco, quella lista potrebbe non avere le caratteristiche di un partito. Ma alla fine lo è quando, dovendo presentare firme, simbolo e lista, opera, secondo la legge elettorale, come se fosse un partito.

Se scrivo un libro che ha per oggetto la politica, parlo di politica, ma parlarne non basta, dato che la politica è agire.

Per quanti sforzi faccia, mi è difficile in un sistema democratico e con questa Costituzione trovare altri modi diversi dai partiti per fare politica.

Pensare, parlare e scrivere di politica, si, fare no! Insomma, il tuo "Il confronto con idee diverse dalle nostre può avvenire sia fuori che dentro un partito", non implica "fare" politica, dice solo che c'è libertà di pensiero.

Lo stesso Berlusconi ha dovuto costruirsi un partito finto per fare politica. Senza colpo di stato, non c'è altro modo per governare, cioè, fare politica. Semmai, questo aspetto, implica altre considerazioni che meriterebbero una qualche analisi. I problemi, anche se all'inizio appaiono semplici, sono sempre complessi e talvolta oscuri, e questo caso non fa eccezione.
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Messaggio Da CiRom Ven 28 Giu 2013, 23:50

einrix ha scritto:
Sul resto non vedo questioni rilevanti da discutere, ma su questo punto:
"Tuttavia, non credo nemmeno che la vita di partito sia l'unico modo di fare politica"
ho qualche osservazione da fare...
... Insomma, il tuo "Il confronto con idee diverse dalle nostre può avvenire sia fuori che dentro un partito", non implica "fare" politica, dice solo che c'è libertà di pensiero.

Non entro nel merito delle tue osservazioni, benché sarebbe interessante farlo.
Per quanto riguarda il nostro discorso, ti è sfuggito il fatto che io parlavo della "vita di partito", non dei partiti in quanto tali, del loro ruolo e del loro peso nella politica.
E ti è sfuggito che nel mio discorso ho voluto rivalutare, dal mio punto di vista, il rapporto tra libertà di pensiero e politica, intendendo la prima come il substrato essenziale della seconda, sia a livello individuale sia come formazione della coscienza collettiva.

Il confronto, poi, con idee diverse non implica nulla circa la libertà di pensiero, intesa come facoltà intellettuale personale, come modo di ragionare, come metodo di ricerca e di analisi: forse tu intendevi parlare di "libertà di pensiero" come libertà di espressione, presente o meno sotto un determinato regime politico. Non è di questo che si parlava.
Il confronto di idee, in realtà, avviene laddove esistano innanzi tutto idee, diverse tanto quanto sono diversi i modi attraverso i quali esse si formano: alcune in (relativa) libertà, altre come prodotto di un'appartenenza, altre come ingegnose giustificazioni "di mestiere", altre come deduzioni da un dogma, e via dicendo.
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Messaggio Da einrix Sab 29 Giu 2013, 13:44

Per Razkol

1. Diamo qualche ulteriore scorsa alle cose di cui stiamo dibattendo. Prendiamo questa frase:
«Per quanto riguarda il nostro discorso, ti è sfuggito il fatto che io parlavo della "vita di partito", non dei partiti in quanto tali, del loro ruolo e del loro peso nella politica».
La "vita di partito" sta al partito come la "vita dell'uomo" sta all'uomo. Saranno pure due concetti diversi , ma l'uomo è ciò che è nella misura in cui interagisce con l'ambiente, ed il Partito può essere uno degli ambiti in cui interagisce. Ma anche l'articolo 49 della Costituzione non definisce i Partiti, ma piuttosto dice cosa si deve fare attraverso di essi: "...per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale". Ora quello può essere il vissuto astratto nei partiti, finalizzato a concorrere, eccetera. Quindi, se non c'è vita di partito, non c'è neppure delega ai partiti (alle persone che danno espressione ai Partiti) e non ci sono partiti. Non esistono Partiti senza vita di partito, e con questa Costituzione, senza Partiti, non vi sono Istituzioni democratiche. Quindi che tu voglia parlare dell'una cosa o dell'altra, mi è indifferente, dato che l'una implica l'altra. Ora, poteva anche essermi sfuggito, come dici tu, ma dal mio punto di vista è irrilevante, in senso lato, distinguere tra "vita di partito" e Partito, che ha senso nella misura in cui il Partito è l'ambito in cui si fa "vita di Partito".

2. Su questo punto:
«E ti è sfuggito che nel mio discorso ho voluto rivalutare, dal mio punto di vista, il rapporto tra libertà di pensiero e politica, intendendo la prima come il substrato essenziale della seconda, sia a livello individuale sia come formazione della coscienza collettiva».
Di sicuro non mi è sfuggito, tanto che concordo perfettamente. Si può essere Aristotele ed educatore di Alessandro, ma è Alessandro che poi farà politica. Oppure si può essere Platone, e quando si fa politica ci si scontra con le proprie teorie. E gli esempi non mancano, dato che molti pensatori che mai hanno fatto politica, hanno teorizzato sulla forma dello stato, o analizzato i comportamenti delle società nei loro sviluppi storici. Mentre altri che non hanno mai teorizzato su alcunché hanno fatto politica, come Garibaldi, per esempio. Ma come si vede, la generalizzazione del principio: "libertà di pensiero", non porta direttamente alla democrazia, ciò che ci permetterebbe ancora di restare nel Partito Unico, e non esclusivamente nei Partiti (democratici) a cui si riferisce la nostra Costituzione, ed il nostro ragionare.

3. Anche qui:
«Il confronto, poi, con idee diverse non implica nulla circa la libertà di pensiero, intesa come facoltà intellettuale personale, come modo di ragionare, come metodo di ricerca e di analisi: forse tu intendevi parlare di "libertà di pensiero" come libertà di espressione, presente o meno sotto un determinato regime politico. Non è di questo che si parlava».
L'orizzonte entro cui mi muovo, è limitato alla democrazia ed alla Costituzione che ne traccia le regole. Quindi non generalizzo in maniera astratta.


4. infine:
«Il confronto di idee, in realtà, avviene laddove esistano innanzi tutto idee, diverse tanto quanto sono diversi i modi attraverso i quali esse si formano: alcune in (relativa) libertà, altre come prodotto di un'appartenenza, altre come ingegnose giustificazioni "di mestiere", altre come deduzioni da un dogma, e via dicendo».
E' tautologico che il confronto tra le idee presupponga le idee, perché avvenga. E' pure vero che si possa essere dogmatici sia nel "libero" confronto delle idee che nella vita di un partito, le ideologie sono risposte dogmatiche ai bisogni, che molto spesso devono essere verificate per controllare che posseggano ancora la loro validità, o che le condizioni in cui vengono applicate siano quelle correte e previste dal dogma. Ma spesso, sappiamo che non è così, infatti abbiamo visto tante volte come le idee invecchino, oppure vengano usare in maniera impropria, distorta.

Nel complesso ho fatto solo una serie di puntualizzazioni, per cercare di dare senso compiuto alle mie argomentazioni.
Spero sia stato utile.
Un saluto.
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Messaggio Da CiRom Dom 30 Giu 2013, 00:26

einrix ha scritto:
1. Diamo qualche ulteriore scorsa alle cose di cui stiamo dibattendo. Prendiamo questa frase:
«Per quanto riguarda il nostro discorso, ti è sfuggito il fatto che io parlavo della "vita di partito", non dei partiti in quanto tali, del loro ruolo e del loro peso nella politica».
La "vita di partito" sta al partito come la "vita dell'uomo" sta all'uomo. Saranno pure due concetti diversi , ma l'uomo è ciò che è nella misura in cui interagisce con l'ambiente, ed il Partito può essere uno degli ambiti in cui interagisce. ... Quindi, se non c'è vita di partito, non c'è neppure delega ai partiti (alle persone che danno espressione ai Partiti) e non ci sono partiti. Non esistono Partiti senza vita di partito, e con questa Costituzione, senza Partiti, non vi sono Istituzioni democratiche. Quindi che tu voglia parlare dell'una cosa o dell'altra, mi è indifferente, dato che l'una implica l'altra.

La vita di un uomo è la sua, non la vita di un altro.
La vita del partito è la vita del partito, non la mia.
La mia vita di partito è la mia - se la faccio - non la tua.
Votare per un partito non significa fare vita di partito.
La costituzione parla dei partiti, non della vita che io ci faccio dentro.
Un partito ha vita, quindi esiste, anche se io non ci vivo dentro, o non partecipo alle sue assemblee.

Poi, non è che "io voglio" parlare della vita di partito: questo era l'argomento al quale ho risposto, o meglio, ho aggiunto il mio commento, e mi sembra che il concetto l'avessi espresso proprio tu, con il significato identico e con l'identica (ovvia) distinzione che ho fatto io.
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Messaggio Da Vanni Sandro Dom 30 Giu 2013, 19:58

Raskol ha scritto:
La vita di un uomo è la sua, non la vita di un altro.
La vita del partito è la vita del partito, non la mia.
La mia vita di partito è la mia - se la faccio - non la tua.
Votare per un partito non significa fare vita di partito.
La costituzione parla dei partiti, non della vita che io ci faccio dentro.
Un partito ha vita, quindi esiste, anche se io non ci vivo dentro, o non partecipo alle sue assemblee.

Poi, non è che "io voglio" parlare della vita di partito: questo era l'argomento al quale ho risposto, o meglio, ho aggiunto il mio commento, e mi sembra che il concetto l'avessi espresso proprio tu, con il significato identico e con l'identica (ovvia) distinzione che ho fatto io.
Con i discorsi filosofici si può dimostrare tutto e il contrario di tutto, ma la realtà è una sola.
Un eremita è padrone della sua vita.
Se si costituisce una coppia, anche su un'isoletta sperduta in mezzo all'oceano, la nostra vita non è più solo nostra, ma è condizionata dalla vita del patner.
Se si vive in una società, la nostra vita si intreccia necessariamente con quella degli altri individui, ed è necessario costituire convenzioni, norme di comportamento, leggi, ecc..., in una parola "compromessi".
Queste norme possono essere imposte dal più forte o decise democraticamente, ricercando un equilibrio tra le diverse esigenze.
In una democrazia, gli individui accumunati da interessi e aspettative comuni si organizzano per avere più potere contrattuale con gli altri individui portatori di interessi diversi.
Chi si organizza, partecipa e dice la sua, non limita affatto la propria libertà, ma la esercita.
I partiti, nelle moderne democrazia, sono strumenti di partecipazione alle scelte.
Se vengono utilizzati come tali rappresentano l'esaltazione della libertà individuale.
Chi, legittimamente, preferisce intervenire successivamente,giudicando le decisioni prese da altri cittadini tramite la "vita di partito", in realtà esercita una libertà ridotta.
Non capisco come si possa pensare l'esatto contrario.
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Messaggio Da rikkitikkitavi Lun 01 Lug 2013, 20:32

marianna madia? ma non era mica quella che era assente alla votazione sullo scudo fiscale, perché era a curarsi in brasile?
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Messaggio Da Montalbano Lun 01 Lug 2013, 22:49

E che sarà mai, mo' per uno scudo fiscale se sa la stamo a tira' tanto? Er più pulito, c'ha la rogna...

Montalbano

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Messaggio Da rikkitikkitavi Mar 02 Lug 2013, 21:33

Montalbano ha scritto:E che sarà mai, mo' per uno scudo fiscale se sa la stamo a tira' tanto? Er più pulito, c'ha la rogna...

 ma per carità: solo che non mi sembra proprio la persona più adatta a dare lezioni di vita al prossimo.
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Messaggio Da Erasmus Mer 03 Lug 2013, 01:06

Caro Vanni Sandro
Come si suol dire, "te la canti e te la suoni".
E arrivi a conclusioni di una superficialità sconcertante.

Ma ti rendi conto che la sinistra italiana è arrivata a questa attuale situazione (di vecchiaia e ... prossimità alla morte) senza aver mai governato davvero, e sempre in continue divisioni interne?

Siamo arrivati ad un PD dove ancora prevalgono i vecchi "compagni", che però convivono con i vecchi loro nemici "democristiani". Tutto sommato,  quali mai moderne, attuali, revisionate posizioni li distinguano "a sinistra" delle antiche posizioni di un Fanfani?  Anzi mi sembrano molto più "liberisti" e meno "socialisti" questi ex-compagni di quanto non fossero i fanfaniani (quelli trombati dai morotei nei primi anni '60, da quei morotei ed epigoni destinati a colludere con la cosiddetta "sinistra" con essa nel PD ... l'avrebbe mai immaginato un Gramsci?).

Adesso non mettermi tout court tra i vostri "critici". Sarebbe un'ulteriore enorme superficialità (che tuttavia non mi stupirebbe affatto).

La morale vera è che la cosiddetta "sinistra" italiana (come del resto anche quella francese post-Mitterand e quella di molti altri stati europei) è tanto brava nel criticare dall'opposizione quanto ... "vivace" nelle beghe interne (e nelle interne divisioni) e dispersiva quando il governo è a portata di mano (o quasi)!

[Ripassati la storia delle divisioni nella "sinistra" italiana: PSI prefascismo e PCI di Bordiga – PSIUP – PSDI – PSU (fasulla riunificazione dei socialisti) e ancora PSIUP – AO/Arcobaleno – e poi PDS (Occhetto)– RC (Bertinotti)– PdCI (Cossutta) – DS –PD –SEL ...
Per non parlare di "correnti" (come secchiani al tempo di Togliatti;  e "miglioristi"/"carristi"  ecc. per finire con Renzi ... cose di cui però non sono per nulla competente almeno da trent'anni!)] 
Vanni Sandro ha scritto:[...] il PD è l'unico strumento di partecipazione politica del Paese.
Tutti gli altri partiti e movimenti sono aziende padronali o sette ideologiche, in cui l'espressione del libero pensiero è bandito.
Ah così?
Sicchè, per esempio, Il Movimento Federalista Europeo (sezione Italiana della UEF), attivo senza soluzione di continuità e senza aver mai cambiato nome dal 1943  ad oggi, secondo te cade necessariamente nella tipologia da te elencata. Sarebbe dunque:
• una azienda padronale, oppure
• una setta ideologica 
• (in entrambi i casi sarebbe una organizzazione che soffoca l'espresioone di libero pensiero) oppure
• ... non sarebbe un vero movimento politico. :ghigno: 

[Ho preso questo movimento politico perché lo conosco bene, ma soprattutto perché non mi metto a fare esempi di partiti che concorrono, presentandosi alle varie elezioni, alla presa del potere;  se no finisce ancora che qualcuno mi (ri)classifica di questa o di quella parte o fazione].

Ma ti rendi conto delle scempiaggini con cui si arriva con le tue apodittiche semplificazioni?

Carissimi Vanni SandroEinrixex-Freg53 (che non ricordo più che nick ha assunto) & Co: non vi rendete conto (ma ... niente paura ché siete in ottima compagnia!) di avere una concezione del partito vecchia e logora. Tanto meno potreste rendervi conto del perché i partiti storici stanno andando a picco in tutta Europa nonostante rimpasti e ristrutturazioni. Tanto meno ancora potreste rendervi conto del fatto che i nuovi movimenti e/o partiti che vi silurano inesorabilmente (oddio: nuovi rispetto ai vecchi e storici partiti, dato che io tra questi ci metto sia la Lega Nord che il M5S e addirittura Forza Italia) riescono a silurarvi nonostante siano assolutamente effimeri, destinati a non durare più a lungo della stessa leadership dei  personaggi più o meno carismatici che li "possiedno", li tengono in pugno e se ne servono personalmente.
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Messaggio Da Vanni Sandro Mer 03 Lug 2013, 05:22

Erasmus ha scritto:Caro Vanni Sandro
Come si suol dire, "te la canti e te la suoni".
E arrivi a conclusioni di una superficialità sconcertante.

Ma ti rendi conto che la sinistra italiana è arrivata a questa attuale situazione (di vecchiaia e ... prossimità alla morte) senza aver mai governato davvero, e sempre in continue divisioni interne?

Siamo arrivati ad un PD dove ancora prevalgono i vecchi "compagni", che però convivono con i vecchi loro nemici "democristiani". Tutto sommato,  quali mai moderne, attuali, revisionate posizioni li distinguano "a sinistra" delle antiche posizioni di un Fanfani?  Anzi mi sembrano molto più "liberisti" e meno "socialisti" questi ex-compagni di quanto non fossero i fanfaniani (quelli trombati dai morotei nei primi anni '60, da quei morotei ed epigoni destinati a colludere con la cosiddetta "sinistra" con essa nel PD ... l'avrebbe mai immaginato un Gramsci?).

Adesso non mettermi tout court tra i vostri "critici". Sarebbe un'ulteriore enorme superficialità (che tuttavia non mi stupirebbe affatto).

La morale vera è che la cosiddetta "sinistra" italiana (come del resto anche quella francese post-Mitterand e quella di molti altri stati europei) è tanto brava nel criticare dall'opposizione quanto ... "vivace" nelle beghe interne (e nelle interne divisioni) e dispersiva quando il governo è a portata di mano (o quasi)!

[Ripassati la storia delle divisioni nella "sinistra" italiana: PSI prefascismo e PCI di Bordiga – PSIUP – PSDI – PSU (fasulla riunificazione dei socialisti) e ancora PSIUP – AO/Arcobaleno – e poi PDS (Occhetto)– RC (Bertinotti)– PdCI (Cossutta) – DS –PD –SEL ...
Per non parlare di "correnti" (come secchiani al tempo di Togliatti;  e "miglioristi"/"carristi"  ecc. per finire con Renzi ... cose di cui però non sono per nulla competente almeno da trent'anni!)] 

Ah così?
Sicchè, per esempio, Il Movimento Federalista Europeo (sezione Italiana della UEF), attivo senza soluzione di continuità e senza aver mai cambiato nome dal 1943  ad oggi, secondo te cade necessariamente nella tipologia da te elencata. Sarebbe dunque:
• una azienda padronale, oppure
• una setta ideologica 
• (in entrambi i casi sarebbe una organizzazione che soffoca l'espresioone di libero pensiero) oppure
• ... non sarebbe un vero movimento politico. :ghigno: 

[Ho preso questo movimento politico perché lo conosco bene, ma soprattutto perché non mi metto a fare esempi di partiti che concorrono, presentandosi alle varie elezioni, alla presa del potere;  se no finisce ancora che qualcuno mi (ri)classifica di questa o di quella parte o fazione].

Ma ti rendi conto delle scempiaggini con cui si arriva con le tue apodittiche semplificazioni?

Carissimi Vanni SandroEinrixex-Freg53 (che non ricordo più che nick ha assunto) & Co: non vi rendete conto (ma ... niente paura ché siete in ottima compagnia!) di avere una concezione del partito vecchia e logora. Tanto meno potreste rendervi conto del perché i partiti storici stanno andando a picco in tutta Europa nonostante rimpasti e ristrutturazioni. Tanto meno ancora potreste rendervi conto del fatto che i nuovi movimenti e/o partiti che vi silurano inesorabilmente (oddio: nuovi rispetto ai vecchi e storici partiti, dato che io tra questi ci metto sia la Lega Nord che il M5S e addirittura Forza Italia) riescono a silurarvi nonostante siano assolutamente effimeri, destinati a non durare più a lungo della stessa leadership dei  personaggi più o meno carismatici che li "possiedno", li tengono in pugno e se ne servono personalmente.
Caro Erasmus,
qua le uniche sconcertanti superficialità, apodittiche semplificazioni e scempiaggini sono le tue.
Apri la porta ed esci di casa, il mondo  fuori  è diverso da quello che immagini ed è in continua evoluzione.  Non sarà un gran che ma è sicuramente migliore del Medioevo.
Vanni Sandro
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Pd, j’accuse della deputata Marianna Madia: “Troppi delinquenti nel partito”  Empty Re: Pd, j’accuse della deputata Marianna Madia: “Troppi delinquenti nel partito”

Messaggio Da rikkitikkitavi Mer 03 Lug 2013, 06:08

in effetti è vero: erasmus ha dimenticato l'asinello, il centro-sinistra con il trattino e senza, l'extra-mappa di linus e l'espulsione del manifesto (per tornare a parlare di cose serie).
per favore erasmus, la prossima volta cerca di essere meno superficiale! Pd, j’accuse della deputata Marianna Madia: “Troppi delinquenti nel partito”  292285641 Pd, j’accuse della deputata Marianna Madia: “Troppi delinquenti nel partito”  292285641
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